VVAA
‘Volcom Entertainment Rock-Tested’-CD
(Volcom Entertainment)
Adoro le compilation. Soprattutto quelle dall’intento puramente promozionale in cui c’è un bel miscuglio di generi, tendenze, attitudini, suoni. Anzi, più è mista, l’insalatona, più mi diverto. Non fa eccezione questa ‘Volcom Entertainment Rock-Tested’, che sembra avere come unico obiettivo quello di presentare l’intero catalogo Volcom, la casa discografica californiana legata all’omonima azienda d’abbigliamento (se siete surfer, skateboarder o snowboarder, dovreste in qualche modo conoscerla). Musica per sport estremi, quindi, dall’hard-rock settantiano dei Year Long Disaster al retro-doom sabbathiano degli ASG, dall’heavy-rock ultraclassico di Valient Thorr e Totimoshi (gran pezzo!) a quel mix The Cult + Billy Idol che sono i Sexty Sexers, dallo strambo punk/beat di The Riverboat Gamblers e Goons Of Doom al reggae/dub di Pepper e Sabotage Soundsystem (in versione slow), fino al grunge di Kandi Coded e ((Sounder)). L’eterogeneità la fa da padrone, i nomi non sono famosissimi (a parte i Pearl Jam, naturalmente, presenti con la conosciuta ‘Got Some’ tratta dall’ultimo ‘Backspacer’) però sembrano tutti solidi e/o promettenti. Una buona vetrina per la Volcom, quindi, ma anche una raccolta che si lascia ascoltare con discreto piacere.
(Flavio Ignelzi)
‘77
’21st Century Rock’-CD
(Weight Recordings)
Trascorre il tempo ma la voglia di rock non muore mai, come testimonia questo quartetto anglo-iberico dedito al più viscerale omaggio SONICO agli AC/DC; diretti senza fronzoli i quattro muchachos suonano un disco come se gli ultimi trent’anni non fossero passati affatto, fedeli solo alla “Bon Scott era” del quale il cantante chitarrista Armand Valeta sfodera una più che impressionante somiglianza vocale. Come allora sono due fratelli i leader della band, Armand e LG Valeta (chitarra) che, trovati in J.T. Dolphin (batteria) e Raw (basso) i due pezzi che mancavano per completare il gruppo, sfoderano questo disco dove i testi, guarda un po’, sono ispirati da donne non proprio virtuose o da serate finite male (o bene, secondo l’interpretazione) per colpa di qualche bicchiere di troppo. Difficile rimanere fermi ascoltando ‘Big Smoke Pigs’o ‘Hard Working Liar’, la lasciva ‘Double-Tongued Woman’che spicca sicuramente per il suo andamento lento blues, forse la canzone con più personalità; chiude la title track con il suo anatemico ritornello. Per essere un disco d’esordio, ‘21st Century Rock’ risulta essere un buon lavoro, certamente con un pizzico di coraggio in più poteva addirittura essere ottimo. A maggio i ’77 verranno in tour in Italia, cerchiamo di non perderci una grande rock band!
(X-Man)
SIX MAGICS
‘Behind The Sorrow’-CD
(Coroner)
Il Cile non è proprio l’ombelico del mondo in fatto di metal, così lontano (apparentemente) dagli ingranaggi del music-biz, da quei giochi di potere che decretano vincitori e vinti delle classifiche e che possono portare al successo indipendentemente da meriti o virtù. Proprio da Santiago arrivano i Six Magics, quintetto di power-metal moderno che propone il nuovo ‘Behind The Sorrow’. Rimbalzando abilmente tra i luoghi comuni, l’album taglia & incolla un riffing epico (Edguy, Kamelot) in matrici quasi prog (Evergrey, Symphony X), tinteggiato da melodie gotiche che sembra di aver già udito da qualche altra parte (Lacuna Coil, Within Temptation) e impoverito dalle corde vocali della bella ma insicura Elyzabeth Vásquez. I suoni sono perfetti, a tratti pure debordanti (merito del produttore David Prater, già collaboratore dei Dream Theater) e gli arrangiamenti seguono schemi collaudati, sebbene la scintilla in più che fa la differenza brilla solo in un paio di episodi (l’opener ‘Run’ è uno di questi). Cioè, formalmente quasi ineccepibili, perfino fastidiosamente manieristici, ma purtroppo privi di una direzione musicale personale e, alla fine dei conti, prossimi alla noia.
(Flavio Ignelzi)




















