YOUR DEMISE INTERVIEW

Home sweet home! In mezzo a molteplici sfumature di music business esistono ancora gruppi capaci di fare esattamente ciò che vogliono. Una volta la chiamavano libertà artistica, oggi azzardo. Esempio lampante gli Your Demise di St. Albans, capaci di mandare a quel paese colui che tutti ritenevano la punta di diamante della band (il cantante) per ritrovare cosa? La serenità. Stuart Paice o semplicemente “Stu” è la classica persona che non le manda a dire, sempre disponibile al confronto e senza alcun pelo sulla lingua, tutt’altro che un lord inglese insomma. Lo incontriamo a Londra, dove i nostri sono nel pieno della fase promozionale del nuovo lavoro ‘The Kids We Used To Be…’, un disco che riporta gli Your Demise agli esordi, ossia al tanto amato hardcore e proprio da qui parte la nostra chiaccherata.
SD: Con ‘Ignorance Never Dies’ vi eravate guadagnati la palma di next big thing della scena metalcore, oggi siamo di fronte a un ‘The Kids We Used To Be…’ che si annovera tra le migliori uscite hardcore europee dell’anno. Finito di confonderci le idee?!
Stu: Ah ah ah! Capisco ciò che dici, ma penso saremmo stati noiosi a riproporre un disco come ‘Ignorance Never Dies’, pur apprezzandolo non riesco ad amarlo come ‘The Kids We Used To Be…’. E non è una frase promozionale del cazzo, ogni volta che penso a quel disco mi tornano in mente un sacco di situazioni di merda che fortunatamente sono state risolte con scelte di gruppo decisamente importanti.
SD: Ti riferisci alla dipartita di George (l’ex cantante – nda) dalla band?
Stu: Sì. Con lui non è mai stato facile nulla, voleva avere il pieno controllo di tutto e sembravamo quasi dei burattini. Il solo pensare che in ‘Ignorance…’ erano presenti pezzi dub mi fa venire il voltastomaco, ma probabilmente eravamo coglioni noi che gli lasciavamo fare tutto ciò che voleva. Col tempo le cose andarono sempre peggio, al punto che in tour lui se ne stava praticamente tutto il tempo sul furgone da solo mentre noi eravamo nei club. Da lì a poco lo affrontammo di petto dicendogli che nessuno di noi lo voleva più nella band e apriti cielo! Gli Your Demise sono tornati a essere una band affiatata e soprattutto un gruppo di amici!
SD: Accidenti, un personaggio mica da ridere…
Stu: Ecco il termine giusto! Era un personaggio! E siccome a noi i fenomeni ci stanno parecchio sulle palle meglio cambiare strada. La gente inizialmente era presa malissimo da questa nostra scelta, poi una volta scoperto Ed hanno apprezzato non poco il suo essere così easy. Quando devi cercare un nuovo membro non è mai facile, non sai mai chi ti puoi trovare di fronte. Una volta incontrato Ed – che alcuni di noi già conoscevano – è stato amore a prima vista, sembrava fosse uno della band già da un casino di tempo.

SD: La scelta di tornare a far del caro buon vecchio punk hardcore è legata all’arrivo del nuovo cantante Ed o al fatto di essere stati praticamente quasi tutto l’anno negli States?
Stu: Un mix di cose. Quando Ed è entrato nella band è stato chiaro dicendoci “io col metal non centro nulla, a me piace il punk hardcore” e credimi, quando disse ciò non credevamo alle nostre orecchie visto che era esattamente ciò che volevamo! I nuovi pezzi sono nati con l’apporto di ogni membro della band e non di un’unica testa come in passato, trovi situazioni old school, roba più melodica e altra più live e tamarra come piace a noi. E’ un disco vario e che dal vivo è molto divertente da suonare. Il fatto di esser stati per parecchio tempo negli States ci ha aiutato parecchio sotto l’aspetto professionale, prima non eravamo abituati a sistemare i particolari di una canzone, oggi siamo sempre in ballo a trovare soluzioni migliori. Insomma come ti dicevo ci sono una serie
di cose che ci hanno riportato all’hardcore.
SD: Ma questa tanto decantata scena alternative americana in cosa è meglio di quella europea secondo te?
Stu: Mah, se confronti i due tipi di pubblico l’unica differenza sta nella lingua, in America di città in città l’inglese viene parlato in maniera diversa e spesso ci siamo trovati a sentirci ignoranti visto che non capivamo un cazzo di quello che ci dicevano! E siamo inglesi, vedi tu! Dal punto di vista live non cambia granché rispetto all’Europa, l’organizzazione può essere ottima o di merda ovunque a mio avviso. Certo se sei una band europea confrontarti per la prima volta con gli States ti sembra di essere in un sogno, ma poi alla fine tutto il mondo è paese e anzi una cosa brutta l’America ce l’ha e sono gli spostamenti. Per suonare in due città differenti devi farti migliaia di km. al giorno. Una merda!
SD: Aver suonato con Devil Wears Prada, Unearth, Misery Signals e altri nomi noti dell’ambiente
alternative vi ha aiutati in qualche modo a livello di visibilità?
Stu: Un sacco! In America a meno che tu non sia un nome noto come i Bring Me The Horizon, gli europei vengono considerati degli sfigati e ovviamente ciò è toccato anche a noi. Poi col fatto di avere la testa dura e aver suonato per mesi da loro ci hanno accettato al punto da osannarci più dei vari headliner con i quali ci esibivamo ogni sera. Il tour coi Devil Wears Prada è stato sicuramente il migliore sotto ogni aspetto, sono nate amicizie ed è stato davvero figo suonare conloro!

SD: Come si vive a St. Albans?
Stu: Bene, nulla di esagerato ma sinceramente preferisco posti come St. Albans a metropoli del cazzo dove sarei perennemente sotto stress e nervosissimo. Qui ho tutto, famiglia, ragazza, amici e band, ogni parte del mio cuore è legata a questa località e ci sto benissimo. Anche musicalmente stiamo crescendo parecchio, pensa solo a noi e i Lower Than Atlantis. Due band conosciute a livello internazionale che arrivano da un posto sconosciuto. Incredibile no?! Sarà l’aria che respiriamo a far venir fuori fenomeni! Ah ah ah!
SD: ‘Miles Away’ oltre a essere una delle vostre migliori canzoni di sempre è anche una hit di Madonna. Diccelo che siete tutti suoi grandi fan su!
Stu: Ah ah ah! Assolutamente sì! E statene pur certi che sul prossimo disco vi troverete una canzone intitolata ‘Like A Virgin’! A parte gli scherzi questa è una cosa che ci hanno fatto notare i fan, noi siamo troppo grezzi per badare a queste cose!
SD: Cosa ti piace maggiormente di ‘The Kids We Used To Be…’?
Stu: La sua varietà, è un disco che ti fa cantare, che ti gasa. Di gente incazzata in giro ce n’è fin troppa, fare un disco metal oriented non avrebbe avuto senso data anche la situazione che oggi siamo noi i primi a esser più rilassati di un tempo. Se vi piace il punk hardcore veloce, l’approccio live e cantare, il nostro lavoro potrebbe stuzzicarvi!

SD: A breve partirete in tour europeo col carrozzone del Never Say Die assieme a Bleeding Through, Comeback Kid, Parkway Drive e molti altri. Possiamo definirlo il tour della vostra consacrazione anche a livello europeo?
Stu: Oh cazzo no! Ste frasi portano una sfiga terribile! (risate) Diciamo che dopo aver realizzato il sogno di suonare al Download Fest adesso stiamo per avverarne un altro. Di sicuro per noi è un’occasione importantissima, promuovere il nuovo disco con un tour così importante a livello europeo non capita spesso e quando ci è stata data l’occasione non ci abbiamo pensato due volte! Non siamo alla ricerca di trofei o consacrazioni, siamo gli Your Demise e non i Metallica, suoniamo per passione e non per milioni di euro. Se poi la gente ci porterà a essere un nome importante sarà solo perché ce lo siamo guadagnato con un numero spropositato di km. in furgone in lungo e largo per il mondo. Il giorno che mi sentirò consacrato sarà quando Lars Ulrich mi chiamerà per chiedermi di dividere il palco coi Metallica, allora lì sì che mi sentirò una star!
SD: La cosa migliore e peggiore di far parte degli Your Demise?
Stu: Penso che Oz, il nostro chitarrista, rispecchi sia il bene che il male degli Your Demise, ecco lui è il lato bello e brutto della band!

(Interview by Eros Pasi)
Your Demise I Myspace