IRONWILL
‘Unturned’-CD
(Blood & Ink Records)
Sono cristiani, suonano un melodic/metallic hardcore dalle esplicite caratterizzazioni emotive, ricordano inevitabilmente i maestri Poison The Well (ma anche una marea di tante altre band simili) e posseggono una carica istintiva non indifferente. Gli Ironwill arrivano da Augusta (Georgia) ed il loro debutto su Blood & Ink Records allinea una dietro l’altra otto (stuzzicanti) tracce in poco meno di mezz’ora. Se l’inizio affidato a ‘Visionaries’ (anche singolo) risulta abbastanza canonico, per quanto deflagrante, con ‘The Prodigal’ il riffing pare di matrice classic heavy-metal. Poi le parti strumentali della title-track e di ‘Sri Lanka’ conducono nelle vicinanze del post-rock degli Isis, mentre le conferme hc/metal arrivano da ‘Firm Foundations’ e ‘Breaking Ties’. ‘Unturned’ forse faticherà un po’ per farsi notare all’interno del mercato internazionale, così intasato di nomi e progetti, ma il suo contenuto dovrebbe allettare tutti coloro i quali voglio intravedere una via d’uscita dal tunnel dello screamo sempre uguale a sé stesso. Gli Ironwill si dimostrano maturi e consapevoli, esplosivi in molti passaggi, e sapranno conquistare chi vorrà concedere loro qualche ascolto più attento.
(Flavio Ignelzi)
BARELY AWAKE
‘Failure’-CD
(Stage Diving Agency)
Sulla scia di act quali As I Lay Dying e Hopesfall, ecco arrivare da Pesaro i Barely Awake, giovane promessa del metal-core più standardizzato e ortodosso. Il loro debutto 7-tracce (ma ci sono una ‘Intro’ e una ‘Outro’) non presenta novità di sorta, si allinea ai codici riconosciuti del genere proponendo una scrittura derivativa (impossibile dire il contrario), ma anche solida, figlia diretta dei rooster Solid State/Ferret/Victory e via discorrendo. Questa non vuol essere necessariamente una critica, perché anche lo stereotipo dev’essere utilizzato con perizia e spesso è meglio ascoltare qualcosa di deliberatamente schierato ma ben realizzato, piuttosto che una inconcludente colata di originalità fine a se stessa. E’ il caso della band marchigiana, naturalmente. Prendete il pezzo ‘Till Death Do Us Part, Bitch’ (ma lo stesso ragionamento lo si potrebbe fare per ‘The Scarecrow’): cinque minuti di scream, qualche coro clean, break metal, accelerazioni hc, che si fondono egregiamente costruendo un ottimo modello metal-core che non sfigurerebbe nell’album di qualche grosso nome. A questo aggiungete una capacità tecnica di prim’ordine, ed ecco una promessa tricolore bella che servita.
(Flavio Ignelzi)
QUAKERS AND MORMONS
‘Evolvotron’-CD
(La Valigetta)
Quaccheri e Mormoni: da una parte, oscuri paesaggi di suggestivo hip-hop urbano; dall’altra, lampi frenetici in forma di incontenibili scariche di drum’n’bass. Elementi giustapposti in un’amalgama difficile da far funzionare, sulla carta. Qui, sarà per la grande tecnica o per il buon gusto, nascono pezzi miracolosi che trovano un perfetto equilibrio, riuscendo addirittura, in taluni casi, a scoprire un insospettato senso del pop (i frammenti melodici nel singolone ‘New York Town’, lo sviluppo retrò di ‘Dancing In The Mud’). D’altronde il progetto è una derivazione (sperimentale) più o meno diretta dei favolosi My Awesome Mixtape (Maolo e Mancio), e si avvale della collaborazione/produzione di Riccardo Gamondi, aka Rico (Uochi Toki). Il risultato, che si tratti di ipnosi rallentate e funerarie come ‘Plastic Bags’, o di pattern jazzati quasi vintage come ‘Background, Foreground’, ha sempre una particolarità distintiva che mi sembra davvero originale. Per quanto mi riguarda, questo significa solo che i Quakers And Mormons tracciano una strada un po’ più inconsueta e coraggiosa rispetto a quella seguita dalla maggioranza; ma sapendo benissimo, in compenso, dove andare. Seguiteli.
(Flavio Ignelzi)
PAOLO RIGOTTO
‘Corpi Celesti’-CD
(Solita Musica/Synpress44)
Straniante e divertito hellzapoppin’ di generi e influenze, ‘Corpi Celesti’ è l’esordio solista di Paolo Rigotto, già batterista dei progster Syndone e dei Banda Elastica Pellizza (Premio Tenco 2008). Il musicista torinese, senza falsi pudori o timori reverenziali, fa sfoggio di una chiara impronta zappiana nel modo di comporre, priva di schemi e prendendosi la libertà di sfruttare ogni possibile spunto creativo, la qual cosa si traduce, in termini italiani, con riferimenti inevitabili a Elio E Le Storie Tese (‘Canzoni D’Amori’) e a certi Skiantos. Un album adulto quantunque (auto)ironico, popolato da strumenti acustici e da scintille elettroniche che interagiscono senza attriti e senza pestarsi i piedi tra loro. Come nello svolgimento robotico dell’opener ‘Cronofilia (Canzone Per Berta)’, o ancora nei tipici samples del s.o. Windows caratterizzanti la pluripremiata ‘Scheda Madre’ (vincitrice del terzo premio “La musica elettronica italiana nel 2061”, promosso dal Festival Club To Club in collaborazione con il Comitato Italia 150). A volte in maniera irrazionale, altre con una rigorosità quasi prog, il disco raggiunge lo scopo di deliziare con classe così come è stato realizzato (e la spassosa ghost-track sta lì a dimostrarlo).
(Flavio Ignelzi)




































































