JOHN WESLEY COLEMAN III/FOLLOWED BY STATIC
‘Personality Pancake/Bacon Bear’-CD
(Way Out There Records)
Prima uscita per la Way Out There Records, e primo interessante split tra due realtà provenienti entrambe da Austin (Texas). John Wesley Coleman, già chitarrista dei Golden Boys, propone quattro canzoni dinoccolate, punk nelle intenzioni più che nella forma, con il suono sporco del garage che domina la scena almeno quanto il songwriting sghembo. ‘Personality Pancake’ è il brano che possiede le caratteristiche più commerciali (prendendo quest’affermazione con le dovute molle), ‘I’m Fucked And I’m Cool’ carica sulle chitarre e sugli ululati dell’artista statunitense, ‘Funky Monster’ è lineare e settantiana. I Followed By Static, invece, occupano la seconda parte dello split con il loro rock che si poggia sulla tradizione a stelle e strisce, con un ottimo bilanciamento tra rumore e melodia. ‘Trask 2011’ gira tutta attorno ad un riff hendrixiano, ‘Cop Gloves’ è stata definita dall’Austin Chronicle “la più seria pretendente al titolo di singolo dell’anno” grazie ai suoi agganci pop (e all’organo hammond) e ‘Bacon Bear’ è un viaggio folk in giro per gli USA. Ottima prima uscita per questa nuova realtà discografica che parte dall’Italia per indagare gli Stati Uniti e il mondo.
(Flavio Ignelzi)
BAYONET
‘Bayonet’-CD
(Mightier Than Sword Records)
I Bayonet altro non sono che il nuovo gruppo di Buddy Nielsen (già con i Senses Fail), assistito da Jeremy Comitas (The Banner) alle chitarre, da Paul Klein (Suburban Scum) alla batteria e da Will Putney (Fit For An Autopsy) al basso. Il loro furioso hardcore si ispira in maniera esplicita a quello di inizio decade (i nomi di riferimento potrebbero essere quelli di American Nightmare, Tragedy, Kid Dynamite, Hope Conspiracy) e questo e.p. di cinque tracce eponimo lo dimostra senza possibilità di smentita. Si parte con ‘Nightmare’, rabbia e coinvolgimento, seguita da ‘Who’s Gonna Want Me Now’, una scheggia di pochi secondi che lascia letteralmente basiti. ‘Harsh’ inizia atmosferica, per poi esplodere senza ritegno, prima di una ‘Black Bird’ dalle chiare referenze Misfits. ‘New York Minutes’ chiude il breve dischetto con un ulteriore fardello di rancore hc riversato sul povero ascoltatore, per un lavoro che probabilmente può dare qualcosa in più in sede live. Non so se si tratta di un progetto estemporaneo o se è in preparazione il full-length; fatto sta che il quartetto del New Jersey dimostra di essere un ottimo combo di professionisti che non fa cilecca.
(Flavio Ignelzi)
PENTIMENTO
‘Wrecked’-CD
(Panic Records)
Un e.p. di sei canzoni per i Pentimento da Buffalo, NY, in cui l’hardcore melodico si fonde e si confonde con l’indie/emo, almeno per quanto riguarda la passionalità elargita nella musica. ‘The Rules Of Attraction’ parte con il suo sferzante intrigo di chitarre e sembra immediatamente di fare un salto indietro di qualche anno e di essere al cospetto di una band del catalogo Jade Tree o Deep Elm di fine anni novanta. ‘Walking Calmly In Your Wake’ procede sugli stessi binari espressivi, prima di una ‘Words With Friends’ che aumenta il carico di chitarre e di pesantezza. ‘Everything’s Eventual’ raggiunge addirittura delle vette di magniloquente epicità, mentre ‘Maybe, Just Maybe’ garantisce ottimi riscontri commerciali grazie ai suoi motivi catchy. Si chiude con ‘Isn’t It Obvious’ che possiede i tratti caratteristici dell’hardcore, con un ottimo lavoro percussivo del batterista. La durata limitata dell’e.p. non permette di sbilanciarsi troppo, ma sembra che i Pentimento posseggano una grande energia combinata a una emotività intrinseca, e questo insieme alla scelta di registrare con meno artifici possibili di studio stende un forte e immediato legame diretto con l’ascoltatore. Bravi.
(Flavio Ignelzi)
BEDOUIN SOUNDCLASH
‘Light The Horizon’-CD
(Rude Records)
Provengono dal Canada, ma i Bedouin Soundclash posseggono (in accordo con il loro monicker) delle evidenti ascendenze etniche e arabe. Tornano a quattro anni dal precedente disco (‘Street Gospels’ del 2007), con i membri fondatori Jay Malinowski (voce e chitarra) e Eon Sinclair (basso) che hanno scelto di farsi coadiuvare alla batteria dal bravo Sekou Lumumba. Sound internazionale nel senso di “world”, che può avvicinarsi a una versione ska/rocksteady del Peter Gabriel post-Genesis (periodo ‘Us’, più o meno), quindi sufficientemente mainstream da attirare pure l’attenzione del grande pubblico, ma forse un po’ troppo patinato per convincere tutti coloro i quali cercano emozioni più vere dalla musica. Del suo ce lo mette pure l’anonimo lavoro del produttore King Britt, che ha un portfolio talmente vasto che va da Macy Gray a Miles Davis, passando per gli Everything But The Girl. Le atmosfere quasi western di ‘May You Be The Road’, che contrastano abbastanza con quelle reggae di ‘The Quick & The Dead’ ad esempio, sono quelle che convincono di più, insieme alle chitarre quasi surf di ‘Rolling Stone’, sempre su battute in levare. Ascolto preventivo d’obbligo.
(Flavio Ignelzi)



















