
OWEN
‘Ghost Town’-CD
(Polyvinyl)
Una delle migliori proposte indie rock degli ultimi anni, sulla scia dei più noti Kings Of Convenience e Iron & Wine (che figura tra l’altro tra i produttori), Mike Kinsella, in arte Owen e forse più noto per aver suonato in numerose band quali Cap’n’Jazz, Joan Of Arc e American Football, è tornato a Chicago per registrare ‘Ghost Town’, armato di chitarra acustica, rinchiuso nella sua vecchia stanza da letto dove ha ricavato una sala di registrazione. Ascoltando ‘Ghost Town’ ci si immerge in una atmosfera rarefatta, quasi magica, dove il delicato suono della voce di Mike accompagnato al dolce acustico, ci traghettano in una serie di emozioni quotidiane che rendono le tracce assolutamente piacevoli e rilassanti, quasi ipnotiche: ‘No Place Like Home’ e ‘An Animal’ ne sono il perfetto esempio. Nella parte finale dell’album ci si lascia andare forse un po’ troppo alla malinconia, ma anche questo serve a rendere più significativo il viaggio ed in definitiva forse completa la chiusura nel migliore dei modi con ‘Summertime Rolls’. Un lavoro che tutti i fan, non solo di Owen, ma di Mike, dovrebbero possedere; una piccola perla che ci mostra di come anche solo con una chitarra si possa fare un album di valore.
(Fabrizio De Guidi)

COLLAPSE UNDER THE EMPIRE
‘Shoulders & Giants’-CD
(Cargo)
Personalmente ho sempre amato le colonne sonore dei film, per il modo in cui sono in grado di dare un ulteriore senso e spessore ad un film. Ricordiamoci di Rota, Morricone, Badalamenti, solo per citarne alcuni tra i più famosi. Ascoltando ‘Shoulders & Giants’, capita di sentirsi risucchiati in un mondo parallelo, come quello cinematografico, dove l’atmosfera ed il mondo intorno a noi prendono vita. Il duo di Amburgo, seppur da pochi anni sulle scene ma con già all’attivo tre album ed altrettanti ep, ha composto un sorprendente lavoro, catalogabile come post-rock, dove ogni pezzo strumentale è legato all’altro, creando una sorta di concept album, riconducibile per stile e completezza ovviamente agli If These Trees Could Talk, passando per i God Is An Astronaut e rubando un po’ anche dagli Underoath per le parti elettroniche. Non c’è una traccia che sia particolarmente significativa rispetto alle altre, non per demerito, ma perché tutte nel loro modo hanno una personalità e contribuiscono a creare un pezzo unico, un album che può benissimo essere accostato ai capostipiti del genere, senza sfigurare in alcun modo.
(Fabrizio De Guidi)

CARDIAC
‘La Parte Del Corpo Scoperta’-EP
(Joy De Vivre)
Certe volte non serve fare le cose in grande, non servono proclami, non servono tante pubblicità. Molto spesso bastano due parole, una canzone, un passaggio di mani. E tanta, tanta gavetta. I Cardiac sono una delle più fresche ed oscure novità del panorama musicale italiano. Infatti non si sa molto di loro, ma questo non pregiudica di certo il loro lavoro. Un piccolo ep, ‘La Parte Del Corpo Scoperta’, composte di tre tracce più una cover. Un piccolo grande lavoro per questi veronesi, all’esordio su cd, che racchiude in sé tre canzoni, di cui la parte da padrona la fa ‘In Ombra’, poesie accompagnate da una melodica quanto tagliente voce femminile, suoni che spaziano dal prog-rock alla new wave, che riconducono alle amabili e sinistre sensazioni dei Diaframma, ai più recenti Evanescence (in larga parte solo per il cantato), con una chiatarra per alcuni riff ricorda i System Of A Down, ma più certamente ai CCCP, di cui presentano una godibile rivisitazione di ‘Curami’. Un disco che risulta essere un buon punto di partenza per un gruppo che ancora deve farsi conoscere bene, ma che è sicuramente da tenere d’occhio perché probabilmente faranno buone cose in futuro.
(Fabrizio De Guidi)

BRAT PACK
‘Stupidity Returns’-CD
(Shield)
Brat Pack, o di come sia più sbagliato giudicare una band dal paese di provenienza! Sì, da come suonano, in effetti, sembrano venire da qualche spiaggia della California, mentre in realtà provengono da Nijmegen, Olanda, città che, oltre al nome impronunciabile, è famosa per aver dato alla luce i fratelli Van Halen. Con il loro ‘Stupidity Returns’, secondo full-lenght dopo il convincente esordio con ‘Hate The Neighbours’, tornano con un sound più maturo e non sfigurano affatto, meritando paragoni con band di una certa levatura quali RKL, NoFX e Descendents, grazie a voci sorprendentemente pulite e a riff tecnici e ricercati, completando il pacchetto con un buon supporto di batteria. Da ascoltare assolutamente ‘Safe And Sound’, ‘Radical Development’ e ‘Crisis’, senza dubbio le più rappresentative di questo veloce disco. Una cosa è certa, se questo album fosse uscito negli anni d’oro del punk hardcore sarebbe diventato una pietra miliare del genere.
(Fabrizio De Guidi)

AA.VV.
‘Mixed Signals’-CD
(Run For Cover)
Direttamente da Jeff Casazza, fondatore della Run For Cover Records, ci troviamo tra le mani questa compilazione intitolata ‘Mixed Signals’ che va a celebrare la cinquantesima release dell’etichetta, che vede la partecipazione di giovani indie band della scena underground provenienti da un po’ tutto il territorio statunitense, gruppi sotto contratto e gruppi amici. Si comincia subito forte con i Polar Bear Club e la loro ‘Killin’ It’, per poi rallentare (si fa per dire) con i Balance And Composure, passando poi al triello Tigers Jaw – Hostage Calm – The Menzingers, forse tre dei gruppi più interessanti non solo dell’intero album: il duetto voce maschile/voce femminile di ‘Distress Signal’, la spensierata ma veritiera ‘The “M” Word’ e la potente ‘Irish Goodbyes’ non hanno niente da invidiare a pezzi di alcuni dei loro colleghi con più esperienza. Si procede velocemente con i CSTVT e i Daylight, arrivando ai End of A Year Self Defense Family e alla loro ‘I’ve Got An Idea’ che ricorda molto lo stile Pete Doherty, e all’urlata ‘Texts And Tomes’ dei Daytrader. Poi i Make Do And Mend ci mostrano tutta la loro cattiveria e forza con ‘Coats’: segnatevi il loro nome perché hanno tutte le premesse per fare bene, e ,tra l’altro, è da poco uscito il loro album di debutto. Concludono con calma le canzoni dei The Tower And The Fool e dei The World Is A Beautiful Place, giusto per finire in bellezza. Non c’è niente da fare, un’ulteriore prova di come la scena musicale underground sia presente e non dorma.
(Fabrizio De Guidi)