
SKRILLEX
‘Scary Monsters And Nice Sprites’-CD
(Mau5trap)
4/5
Un vero fenomeno questo Skrillex. Un’artista capace di costruirsi una carriera solista dopo la sua dipartita dai From First To Last e che oggi viene osannato in tutto il mondo. I motivi di cotanto interesse nei suoi confronti sono facilmente riscontrabili dal fatto che, sostanzialmente, questo simil nerd ha dato lustro a una scena in ascesa come quella dubstep. Che la musica elettronica abbia aperto le sue porte a collaborazioni insolite ormai è un dato di fatto: nel metal ormai sembra essere una scelta gettonata quella di affidarsi a DJ di fama per collaborazioni di ogni sorta, stesso dicasi per il rock. E allora ecco Sonny Moore, in arte Skrillex, che dopo essersi presentato nel mondo alternative con collaborazioni degne di nota con Bring Me The Horizon e Korn, decide di dare un seguito al suo esordio ‘My Name Is Skrillex’ mandando alle stampe ‘Scary Monsters And Nice Sprites’. Come definirlo? Una bomba. Essere di fronte a un’artista in piena crescita è sempre gratificante, ma qui c’è molto di più, ci sono idee, stravaganza e una voglia fottuta di lasciare il vuoto dietro di sé. Il modo di intendere la parola dubstep di questo personaggio è distruttiva, beat martellanti, suoni freddi e meccanici a profusione e la capacità di spiazzare sempre l’ascoltatore. Nulla a che vedere con quello che la scena electro inglese ci offre insomma, qui di pettinato e ballabile non c’è praticamente nulla. Semplicemente selvaggio, ‘Scary Monsters And Nice Sprites’ è quanto di più pesante ed eccentrico si possa trovare oggigiorno sul mercato discografico, un contenitore di idee e soluzioni che potrebbe aiutare tanti DJ senza speranze.
(Arturo Lopez)

MAINLINE
‘Azalea’-CD
(Autoproduzione)
4/5
Tornano a distanza di qualche anno dall’ultimo lavoro i piemontesi Mainline, mostrando una maturazione stilistica ormai conseguita. ‘Azalea’ è la naturale evoluzione di una band che ha avuto modo di crescere confrontandosi con colleghi internazionali non da poco come Misery Signals e Alexisonfire, nomi che hanno agevolato l’ascesa del quintetto al punto da portarli a essere oggigiorno uno dei nomi di punta della scena post-hardcore italiana. Questo nuovo capitolo discografico si mostra omogeneo all’ascolto, dando l’impressione di essere stato studiato nei minimi dettagli. Da cosa si nota ciò? Dalla cura del dettaglio innanzitutto: ogni musicista ha svolto la parte che gli compete donando qualcosa in più del semplice compitino, assistito da un talento della produzione quale Fusini che – come al solito – ha dato ancor più groove al muro sonoro dei Mainline. ‘Azalea’ ha poco o nulla di italiano all’ascolto, è un disco dal forte approccio esterofilo (cosa giustissima), che a tratti sa entusiasmare e che vista la pochezza delle nuove produzioni poste sul mercato da band ben più blasonate si pone tra i migliori lavori della categoria. L’unica cosa che fa strano è la mancanza di un’etichetta a supportare il tutto, ma forse meglio così. Il DIY in fondo è una soluzione talmente romantica e coraggiosa che va oltre ogni regola di mercato.
(Arturo Lopez)

SWEET DANGER
‘City Nights’-CD
(This Is Core Music)
3/5
Il pop-punk pare abbia un mercato florido vista la quantità industriale di band che di anno in anno si affacciano sulla scena italiana. A dar manforte a questa tesi ecco gli Sweet Danger che per evitare di bruciarsi subito all’esordio hanno pensato bene di rilasciare un EP di sei brani, ‘City Nights’. In un genere dove si è detto tutto è fisicamente difficile per una band trovare una soluzione che possa aiutare a farsi notare rispetto alla concorrenza. Ciò porta le band a mettere in atto la più semplice delle regole: “fai il tuo senza sfigurare” e di sicuro è quello che i Sweet Danger hanno fatto in questo EP. Una scelta che non ci sentiamo di criticare vista la storia ancora tutta da scrivere dei ragazzi e quindi passiamo a al vaglio il tutto. La scena americana ha sicuramente influenzato non poco il gruppo, che di tanto in tanto riporta alla mente i primi Ataris, bilanciando con cura elementi quali melodia e altri più in linea coi trend odierni. I momenti più ispirati sono quelli che vanno verso il punk-rock vecchia scuola, adottati di tanto in tanto ma capaci di dare brio e velocità a brani altrimenti fotocopia. Insomma trattandosi di un’apripista l’idea che si ha è quella di una band che merita una chance ma che deve lavorare sodo, cercando una strada personale che darà loro molte più soddisfazioni rispetto a qualcosa di standardizzato come il pop-punk.
(Arturo Lopez)

CAD [:TCHAD:]
‘Tazky Kov’-CD
(My Sleeping Cat Records)
3/5
Che le metal band dell’est Europa siano la rappresentazione più pura e cruda della scena lo si sapeva da tempo, al punto che imbattersi con alcuni adepti di tanto in tanto fa sempre piacere. Questa è la volta dei Cad [:Tchad:] e del loro quarto album ‘Tazky Kov’, stampato nel formato che più ci piace, il vinile. Che dire… I nostri citano Madball, Agnostic Front, Cannibal Corpse e Six Feet Under nelle loro principali influenze e in effetti qui c’è tutto meno che una logica. Il terzetto pesta come un fabbro dal primo all’ultimo minuto, avvicinandosi più al death/brutal che ad altre sonorità. Registrazione low cost, miraggio e masterizzazione a cura dei Mana Studios (di proprietà di Erik Rutan degli Hate Eternal) e un entusiasmo che ormai sembra merce rara per la maggior parte dei gruppi occidentali sono altri aspetti interessanti di questo lavoro, che evidenzia oltretutto la buona tecnica strumentale dei musicisti. Unica “ignorantata” classica delle band dell’est la scelta di proporsi in madrelingua, cosa che rende ancor più estremo e fuori dagli schemi questo ‘Tazky Kov’. Se siete alla ricerca di nuove esperienze mistiche, fatevi avanti!
(Arturo Lopez)

YOUNG ENGLISH
‘I Hate My Friends’-CD
(Panic Records)
3
Orange County, oltre ad essere famosa per i numerosi teen drama, è culla spesso e volentieri formazioni musicali di indubbio valore che non vi sto certo ad elencare. Sarà il sole, sarà il mare, saranno proprio i teen drama che danno quel pizzico di sprint in più? Questa volta tocca agli Young English ed il loro EP di debutto composto di quattro pezzi chiamato ‘I Hate My Friends’, titolo che non riesco a capire se ironico o meno, dato che come cover vediamo un ragazzo immortalato mentre sta precipitando dalle scale. Beh, ironia o meno, poco importa. I ragazzi ci riportano indietro agli anni ’90 (se volete pensate a Beverly Hills 90210, che tra l’altro dista nemmeno un centinaio di chilometri da O.C.) con sonorità emo-pop-punk, con chitarre dai riff distorti ma orecchiabili e batteria leggermente più pesante del solito che, seppur abbiano un gusto di “già sentito”, riescono a ricreare un’atmosfera invernale, che calza a pennello con la data di uscita del disco. Testi semplici che calcano le tipiche tematiche adolescenziali, dal disagio del vivere in un piccolo quartiere dove la routine è di norma (‘Neighbors’), al ricordo di un amore durato solo una sera (‘I Knew You Once’). Il bilancio è positivissimo e di sicuro più di un ascolto lo meritano.
(Fabrizio De Guidi)

ERRA
‘Impulse’-CD
(Tragic Hero Records)
3
Dopo una prova convincente con l’EP dello scorso anno ‘Andromeda’, la giovane band di Birmingham, gli Erra, si presentano ufficialmente con il full-lenght ‘Impulse’, che esce sotto l’egida della Tragic Hero Records. Subito il primo pezzo ‘White Noise’ ci fa capire che non abbiamo davanti cinque ragazzini sprovveduti, che sanno benissimo giostrarsi nel metalcore melodico tra rallentamenti di ritmo, accelerazioni, assoli di chitarra e via dicendo. Anche i duetti, seppur con alle volte un cantato alle volte un po’ tirato e sotto la media, riescono a non far sfigurare troppo i pezzi in sé ed i testi, non banali e che vi invito a leggere indipendentemente dall’ascolto del disco, tra cui emergono ‘Seven’ e ‘Architect’ (i miei preferiti), che contribuiscono a creare quell’atmosfera oscura e contrastante tra metal e melodia. Mi ricordano molto gli Ocean, ma in salsa metalcore, anche se l’essere descritti come un derivato non lo meritano.
(Fabrizio De Guidi)

HONEST ABE
‘Someone Punch Abel’-MCD
(Glory Kid)
3
Se siete fan di Iron & Wine, gli Honest Abe non potete di certo perderveli. Ma chi sono gli Honset Abe? Sono un duo folk di Riverside CA composto da Jesse Avila, chitarra/voce/percussioni, accompagnato al violoncello da Rosemary Danelski. A molti di voi i nomi non suoneranno familiari, ma forse è meglio così, tanto sono sicuro che rimarrete sorpresi alla fine del loro piccolo EP di sei pezzi, per la durata totale di circa 20 minuti. Intrecciando accordi caldi ma semplici ad un delicato sottofondo di violoncello sfiorato, talvolta arricchito da un tamburello forsennato, e dalla chiara voce di Jesse, veniamo catapultati nella tranquillità di un buio salotto illuminato solamente dal fuoco di un camino, e noi seduti sul divano a gustarci pezzi come pieni di paura di non essere amati come ‘Hormones’, dell’odio sussurrato di ‘You Were Hiding, I Fell Asleep’, della tristezza evocata da ‘Why’d They Take My Coat?’. Uno dei debutti più leali che abbia mai visto, e il loro nome è forse il migliore che potessero scegliere per rappresentarsi.
(Fabrizio De Guidi)

JACK OF HEART
‘Only Seven Inches For Your Girlfriend?’-CD
(Teenage Menopause Records)
4
Direi che le chiavi di ricerca che hanno messo sul loro bandcamp possono introdurre la band meglio di quanto io possa fare: death garage lo-fi punk Paris. In verità vi dico che questi Jack Of Heart non sono esattamente di Parigi ma del Sud francese (chissenefrega, aggiungo alla mia precisazione), non sono punk ma hanno quel psychedelic rock che mi ricordano tanto i Brain Jonestown Massacre (una citazione per alcuni amici, che solo loro capiranno) e per qualche pezzo sembrano farsi prestare la voce da un giovane Nick Cave e per altri da un vecchio frigorifero rumoroso, sono tanto lo-fi (registrazioni analogiche) e garage, e se vi cercate qualche loro intervista in giro per il web capirete che razza di elementi sono, anche se in realtà basterebbe leggere il titolo! In questo LP di prossima uscita troviamo tutto quello che ci serve per amare i JOH, quindi pezzi fumosi e caotici come ‘Nowadays’e ‘San Francisco’, altri più calmi e smooth come ‘It’s You Baby’, che ci proiettano in maniera limpida nelle atmosfere tipiche degli anni ’60-’70, quando tutto era ancora possibile.
(Fabrizio De Guidi)

GALLOWS
‘Death Is Birth EP’-MCD
(TDON Records)
4
Quando un gruppo celebre come i Gallows perde il suo elemento di punta (Frank Carter, che se non conoscete, potete leggervi una sua intervista su Salad Days Mag #8) è sempre un punto di domanda il futuro: continuare, sciogliersi e riformarsi poi, sostituire il membro perduto, smettere definitivamente e cercare un lavoro serio. Nel loro caso, è stato scelto di continuare con lo stesso nome, sostituendo il partente con Wade MacNeil (Alexisonfire, Black Lungs). Dopo questa breve intro, i dubbi rimangono, perché come diceva la Zingara “chi lascia la via nuova, sa quel che perde ma non sa quel che trova”, ma presto ci possiamo accorgere di quanto siano immotivati. In poco meno di quattro mesi rilasciano questo EP ‘Death Is Birth’, che è tutta un programma, per due motivi: dal lato puramente musicale e tecnico, quattro pezzi che sono “tutto odio e vendetta urlata”, veloci e taglienti, tra cui risaltano ‘Mondo Chaos’ e ‘True Colours’ (di soli 36 secondi!), ma anche ‘Hate! Hate! Hate!’ non scherza; dal lato umano e della band, ci dimostrano come i ragazzi abbiano saputo fare quadrato e non scoraggiarsi, e che forse Carter (ora al lavoro con il suo nuovo progetto Pure Love) non fosse i Gallows, ma solamente una prima donna che vuole solamente tatuare.
(Fabrizio De Guidi)