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Salad Days Magazine | February 19, 2019

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Da Milano Centrale a Gaza e ritorno

Da Milano Centrale a Gaza e ritorno
Salad Days

Il tempo non esiste: abbiamo le prove! Da Milano Centrale 2018 a Gaza 2019 e ritorno, é un viaggio che si risolve in pochi densissimi istanti.

Impossibile accorgersi dell’orologio che avanza, insieme ai giorni e alle notti: impossibile per chi resta abbracciato ai suoi fratelli in un’overdose di solidarietà. Questa parola dimenticata è stata la rotta, l’obiettivo, la stella cometa del Gaza Freestyle. In fisica due corpi sono solidali quando strettamente connessi l’uno all’altro: la ruota al suo asse, il tetto ai suoi pilastri, la fionda al suo sasso. Nei rapporti umani questo tipo di relazione si instaura ogniqualvolta si è capaci di immedesimarsi nella gioia o nella sofferenza del (per usare un termine tanto caro al cristianesimo) “prossimo”. Il risultato di questa immedesimazione è per forza pratico: hai vinto? Ti abbraccio! Stai male? Provo ad aiutarti! Nel bene o nel male sperimentare la solidarietà è quanto di più umano esista: il cuore si scalda e la mente si espande. Abbiamo vissuto questo sentimento immenso tra i muretti di quello che il 16 dicembre 2018 è stato certamente lo street spot più bello di sempre: una MC capace di skateare con Gaza, tra le urla e gli svarioni di una bella session pompata da qualche “premio”. I laserflip regalati da Nahuel, la fotta del Prode di ritorno a Milano, la presa perennemente bene di Diego e ti tutta la Chef crew, i trick stragasati dei ragazzini venuti a respirare un pò di freschezza di strada, tutto bene tra un powerslide e un hippie jump contest. Ci siamo scaldati con le buone vibrazioni ed il vin brulè (tecnica: fornello da campeggio in cartone) raccogliendo una valanga di tavole, scarpe, ruote e pure un bel pò’ di cash.

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In qualche ora, prima che il freddo e il buio prendessero il sopravvento, la solidarietà della nostra comunità di skateboarder si è fatta ponte tra due angoli lontani dello stesso mare: Bahr al Abyad al Moutawassekh, aka Mediterraneo. Dall’altra parte la solidarietà si è fatta lotta: l’ingresso nella striscia di Gaza è una serie interminabile di controlli e di persone ostili. Alcuni di noi passeranno senza problemi tra le maglie della rete di sicurezza che “protegge” Israele dai suoi eventuali nemici: altri ne subiranno le più dure maniere, ostaggi per ore di umanoidi macchina incapaci di emozioni. Ad accoglierci nel piazzale dove finiremo lo skatepark i nostri amici e i frammenti di una bomba che si è portata via un edificio distante 50 metri dal cantiere e parecchie vite innocenti. Ciononostante dopo 10 mesi di assenza le distanze sembrano accorciarsi e la voglia di lavorare insieme, solidali, è tantissima. Dagli occhi dei giovani e dei giovanissimi che spalano e spingono le carriole trasuda la necessità dell’altro dove: il Gaza Freestyle incarna per queste anime imprigionate tutto ciò che sta oltre quelle mura che separano la Striscia dal resto del mondo. La solidarietà si fa palla da demolizione, apre nei muri e tra il filo spinato una breccia fatta di sorrisi umani pronti a condividere la loro cultura libera con una popolazione stremata dal martirio e dalla privazione dell’orizzonte. Il tempo della solidarietà umana sfugge tra le mani di chi la coltiva: un lampo separa il 2018 dal 2019, Milano Centrale da Gaza, il Mediterraneo da Bahr al Abyad al Moutawassekh. Luoghi distanti dove la cultura libera, il freestyle, uniscono di fatto genti diverse in una condivisione positiva, solidale. Portare a Gaza le forme in calcestruzzo armato del nostro skateboarding ha significato sforzarsi di condividere un linguaggio del corpo e una teoria delle linee con altri esseri umani ignari del nostro gioco: tutto è nuovo, tutto è da costruire, tutto può succedere.

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Tutto è successo: decine di metri cubi di calcestruzzo armato sono stati preparati a betoniera (manualmente) da un team di 7-8 giovanissimi che macinavano una carriola zeppa ogni 10 minuti, centinaia di metri lineari di ferri d’armatura sono stati tagliati e legati insieme, tonnellate di terra bagnata spostate a carriola per dare forma a quello che oggi possiamo chiamare il primo skatepark della Striscia di Gaza. La solidarietà tra la comunità degli skateboarder e la più vasta prigione a cielo aperto del mondo oggi pesa 1000 tonnellate di sassi, sabbia, acciaio e cemento, uniti insieme dalle braccia di una collettività multicolore fusa nello skateboarding. Grazie di cuore a tutti coloro che ci hanno aiutato nella raccolta dei fondi e dei materiali:
Bastard
Watto’s Supply
Samurai Suicide Distribution
SSD
Chef
Pinbowl Skatepark
Pleasure
Mayday Distribution
Yeah Skateboards
Les Biers Du Grant San Bernard
Soncont
Avoid
The Skateshop
Blast Distribution
Tony Marello
Intrappola

e tutte le singole persone che hanno supportato il progetto donando qualcosa, nonché tutti quelli che ci stiamo dimenticando. Un ringraziamento particolare va agli artisti Simone Chiolerio e Mad Rioska che ci hanno supportato con il loro disegni. Missione compiuta :)
Restiamo umani, skate or die! GF (Gaza Freestyle)

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