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Salad Days Magazine | August 5, 2020

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A.A.V.V. ‘Something Higher – Hard To The Soul’

A.A.V.V. ‘Something Higher – Hard To The Soul’
Salad Days

Review Overview

7
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Rating

A.A.V.V.
‘Something Higher – Hard To The Soul’-CD
(Youth Crew)

7/10

Il titolo della compilation esprime il programma: ‘Something Higher – Hard To The Soul”. C’era un tempo, diciamo soprattutto i primi anni ’90 del secolo scorso, in cui l’hardcore esprimeva le proprie differenziazioni, partendo però sempre da un’ispirazione alta. Posizioni molto estreme e a volte taglienti, ma dettate dall’ispirazione di dare un senso più profondo e alto al contenuto musicale. La voglia di non ridurre il tutto ad un bel sound potente tout court; la volontà di non lasciar diventare il genere uno dei tanti in circolazione, privo di un fondamento valoriale e filosofico. Straight-edge, militanza, vegetarianesimo, spiritualità, positività. Una ricerca che vide, in seguito, molti perdersi per strada ed anche rinnegare le proprie radici, ma che lasciò un segno. Un segno che, bene o male, ha poi continuato la sua influenza negli anni a venire. I tempi son sicuramente cambiati: esser straight-edge oggi può voler dire tutto o niente, magari può essere un misto di superficialità, far casino con gli amici, luoghi comuni a profusione, astenersi dal bere ma poco o nulla a che fare con lo spirito di vent’anni fa. Esser hardcore oggi può anche, in molti casi, significare accodarsi a quella cultura così recente e di cattivo gusto, che incita gli adepti ad essere o diventare “ignoranti a tutti i costi”. Tant’è. Ognuno si faccia la propria strada, nel modo che ritiene più consono alle proprie inclinazioni. In antitesi (è il caso di dirlo) a tutto ciò, questa compilation ripesca quelle lezioni storiche, autentiche, magari opinabili ma decisamente genuine. Dario Santori di Youth Crew Records, in collaborazione con la greca Beyond This World Records, mette insieme bands europee e del continente americano. I Lifeline vedono il sodalizio di Robert Ehrenbrand dei Boysetfire e Don Foose in un gruppo che sciorina efficaci riffs old school e testi decisamente ragionati e consapevoli, adulti, in senso positivo. I Seven Daggers, Salt Lake City, di Dan Davis, già nel Waterfront negli anni ’90, richiamano alla memoria i Verbal Assault con un sound che suona vintage ai più, ma che colora degnamente l’insieme di questa compilation. Tre ex membri degli olandesi Birds Of A Feather (già ex. Mainstrike, Manliftingbanner), scombinano le carte rispetto alle loro esperienze passate con un hardcore non troppo veloce ma dissonante, vagamente richiamabile agli American Nightmare. Las Palabras Queman, giovanissimi argentini, si ispirano a Youth Of Today e Mindset ma si distinguono decisamente dalla massa delle Youth Crew bands attuali, per lo sforzo di cantare nella loro lingua madre e di esprimersi in modo più personale ed elaborato rispetto ai clichés dei testi del filone. Constrict da Barcellona, potentissimi, drammatici, hanno imparato bene la lezione dei mai dimenticati Strain ed Unbroken. Through Jades Eyes sono assieme ai Safe i più melodici del lotto. Quest’ultimi, però, dimostrano una crescita notevole rispetto ai lavori precedenti: pur mantenendo un buon tenore di originalità espressiva, sono innegabili le piacevoli influenze dei Dag Nasty di ‘Wig Out At Denkos’ e dei migliori Ataris. Lascio per ultimi i Traces Of You, di cui palerò più estesamente nella recensione del loro ultimo lavoro. Maturati sui palchi europei ed asiatici, mantengono alto il livello di tensione emotiva del disco con una loro personale rivisitazione del suono di bands quali Morning Again, 108 ed i più recenti Comback Kid. Chiudono il disco due degne cover degli Shelter, ad opera dei rimpianti (italiani) Fumbles In Life e degli olandesi Birds Of A Feather. Alla voce Bigma, oramai eminenza grigia dell’hardcore straight-edge europeo. Cover come omaggio a chi ha ispirato il promotore di questo lavoro e delle bands che vi hanno partecipato.
(Giovanni Codello)

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