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Salad Days Magazine | December 4, 2020

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Autechre ‘Sign’

Autechre ‘Sign’
Salad Days

Review Overview

9
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Rating

AUTECHRE
‘Sign’-LP
(Warp)
9/10


Nome culto a livello globale della scena elettronica più integerrima e intransigente, gli Autechre hanno da parecchi anni creato una sorta di vuoto attorno a loro, una trincea in cui confinarsi. Il suono è diventato imperturbato, freddo, insensibile annullando qualsiasi tipologia di melodia. Uno stridore che attanaglia, uno sfrigolare che impaurisce, sono gli algoritmi delle I.A. che ormai ci circondano, una realtà in cui l’uomo è solo una protesi a servizio delle macchine e che presto verrà definitivamente tolta. ‘Sign’ fin dal titolo, però (per modo di dire), si allontana da quanto sopra descritto, in cerca di linee morbide dentro trame rigide, sminuzzate melodie, accenni a ritmi umanizzati. Anche la durata dell’intero lavoro richiama una forma di comunicabilità: tempi contenuti, inizi circolari che lambiscono la fine, segni e forme conosciute; e pensare che anche una sola traccia degli ultimi lavori dei nostri avrebbe coperto l’intera durata di ‘Sign’, in pratica una dichiarazione di concretezza. La violenza sonora sta comunque alla base dell’album, sferragliamenti, brusii, formazioni solide sintetiche affiorano e si insinuano nel percorso come un’onda sinusoidale. Tutto questo però sembra avvolto dentro un velo nostalgico, soffice e, improvvisamente, ‘Sign’ diventa come una miniera d’oro. Gli Autechre riescono sotto strati ferrosi e corrosivi di materia informe a creare un mondo ancora inesplorato, dove l’uomo può ancora incontrare/affrontare la macchina. ‘Sign’ è punto fermo nel buio universo elettronico.
(Giuseppe Picciotto)

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