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Salad Days Magazine | June 27, 2019

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Be The Wolf interview

Be The Wolf interview
Salad Days

Con il debut album ‘Imago’ fresco d’uscita i torinesi Be The Wolf sono riusciti ad unire le sonorità made in UK e USA in maniera ottimale…

…sfornando un disco dalla grande vena melodica ma che possiede anche una verve rock graffiante e moderna. Abbiamo incontrato la band al completo (Federico – voce e chitarra, Marco – basso, Paul – batteria) durante il Press Day di presentazione del disco per una chiacchierata incentrata proprio sull’uscita della loro prima fatica targata Scarlet Records.

SD: Innanzitutto complimenti per il disco, davvero ben riuscito. Partiamo con una breve presentazione della band: da quello che abbiamo capito nonostante il disco di debutto sia uscito solo adesso siete già attivi da qualche tempo…
(Federico): Si abbiamo iniziato a suonare insieme circa quattro anni fa e dal 2012 iniziato a pubblicato i primi brani su Youtube. Il nostro esordio in realtà è una fotografia a 360 gradi della band, in questo momento ma anche della nostra storia. Abbiamo suonato tanto in Italia ma siamo riusciti anche a fare qualche tappa in Inghilterra, precisamente a Londra e nel Kent.

SD: Come mai avete scelto il nome Be The Wolf? Senza ascoltare il disco e leggendo il nome mi sarei aspettato una proposta decisamente più aggressiva con questo moniker.
(Federico): E’ un inno al vivere spontaneamente e legato alle proprie radici. Vivere in maniere istintiva…
(Paul): In pratica un invito a non seguire la massa…
(Federico): E’ abbastanza autobiografico: quando avevamo iniziato c’è stato un periodo nel quale non avevamo ancora ben chiaro cosa avremmo fatto, trovavamo molta monotonia nelle band intorno a noi e c’era questo discorso di “scena”, di appartenere per forza a qualcosa e di essere accumunati gli uni agli altri. Il nome in pratica significa questo, un invito ad essere il lupo e non la pecora e pensare con la propria testa. Non è quindi un discorso legato al genere musicale.

SD: Parlando questo termine “scena” quindi come vi trovate a vivere “musicalmente” la vostra città, Torino, che sembra ultimamente essere un po’ meno viva rispetto al passato?
(Federico): La scena rock è diventata una cosa abbastanza autocelebrativa e quindi raramente viene fuori dalla cerchia della città. Ultimamente funziona molto il circuito indie cantato in italiano, con un certo look e un certo modo di fare. Insomma appartengono ad una certa “scena” e si porta dietro anche un atteggiamento un poí ostracizzante rispetto a chi cerca di fare qualcosa di diverso. Questa chiusura porta a una situazione del tipo “te la suoni e te la canti”.
(Marco): Il problema è che a Torino hanno chiuso anche un sacco di locali e se non riesci a suonare in “casa” è sempre difficile poi uscire.

SD: Pensate ci sia qualche gruppo affine alle vostre sonorità?
(Marco): Non ci interessa far parte di qualcosa di chiuso o suonare in un determinato posto perchè apparteniamo per forza a un determinato giro di persone. Per tornare al nome siamo un po’ il lupo di noi stessi.
(Paul): E’ difficile trovare un gruppo a Torino che abbia le nostre sonorità. In questo senso sì, siamo il lupo fuori dal branco che sta iniziando a trovare la propria strada. Di scena rock ne esiste parecchia ma non nel nostro contesto.
(Marco): Paradossalmente ci troviamo ad avere più affinità con un gruppi diversi, tipo metalcore o hip hop o elettronica, che hanno la nostra stessa attitudine o approccio alle cose piuttosto che magari gruppi che suonano rock.

SD: Nella recensione di ‘Imago’ ho citato gruppi come Don Broco e Low Than Atlantis per quanto riguarda le melodie e le sonorità inglesi che ritrovo nella vostra musica.
(Federico): Sono gruppi che apprezziamo ma non sono nostre influenze dirette, al contrario probabilmente sono tutti gruppi che hanno avuto influenze affini alle nostre.
(Marco): Da bassista apprezzo molto i Don Broco, per le ritmiche e li ascolto molto.
(Federico): I Lower Than Atlantis per esempio sono partiti da sonorià molto post hardcore, e anche questo è un aspetto che ci avvicina a loro perchè anche noi, soprattutto loro due, sono partiti da quelle sonorità. Un altro gruppo al quale ci hanno accumunato sono i Fall Out Boys che ho conosciuto praticamente solo quando li hanno citati in una nostra recensione.

SD: E quali sono invece le vostre influenze dirette?
(Marco): Io sono forse quello più mainstream, se una canzone è bella non mi interessa il genere. Al momento dico i Biffy Clyro perchè per me racchiudono davvero il meglio che c’è in circolazione.
(Federico): Richie Kotzen perchè riesce a prendere quell’hard rock antico ma renderlo moderno. Per me è paragonabile a Prince, Lenny Kravitz, ha una verve mainstream ma che riesce a rendere fruibili anche le parti più tecniche.
(Paul): Per me davvero tantissime ma in ottica Be The Wolf ti dico Queens Of The Stone Age perchè per me sono l’unione perfetta con il mio passato più heavy con le cose più melodiche e le ritmiche più dilatate.

SD: Per riassumere la proposta dei Be The Wolf quale canzone scegliereste?
(Federico): Il singolo ‘The Fall’ e ’24′ per motivi diversi. Sono pezzi che da soli rappresentano la vena mainstream, più accattivante, ma anche la vena rock. Sono abbastanza diversi ma sono brani legati sia alla concezione che abbiamo adesso ma anche a quello che potremmo essere in futuro.

SD: Avere già pezzi nuovi in cantiere?
(Federico): Si ne abbiamo molti pronti. Suonano “Be The Wolf” alla luce delle esperienze che abbiamo fatto in questi anni; sono maggiormente raw e spontanee e si sente ovviamente il nostro affiatamento come trio.

SD: Tornando al disco la copertina è davvero molto bella e curata, che significato ha?
(Federico): L’ho realizzata io e ha un significato molto personale: siamo stati fermi per diversi anni, suonando sì live ma a livello discografico non siamo mai emersi. Quando abbiamo iniziato a pianificare la nostra prima uscita volevamo un concept che raffigurasse una nascita da “adulto”: siamo venuti al mondo oggi con questo disco ma abbiamo già detto tanto e siamo pronti a spiccare il volo. L’imago è il terzo stadio della metamorfosi dell’insetto e quello raffigurato in copertina è attorniato da simboli di vita e di morte. L’Imago quando nasce ha già le ali ed è pronto a volare quindi da questo punto di vista la copertina doveva raffigurare la nostra nascita con tutte le nostre caratteristiche ed attributi già pronti.

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SD: Scarlet e Bagana.
(Federico): Ci troviamo molto bene e ne siamo contenti. A prescindere dal genere trattato da Scarlet in generale sentiamo che abbiamo qualcuno che lavora con la band perchè ha voglia di puntare su di noi, non sei trattato come una tra le tante band del roster. Anche il concept del quale ti parlavo prima è stato incoraggiato e seguito in ogni dettaglio.
(Paul): Percepiamo che qualcuno crede in noi.
(Marco): Per una band che comunque cerca in tutti i modi di riuscire ad arrivare a qualcuno avere una label come Scarlet è una sicurezza, non ti lascia in balia degli eventi da solo.

SD: Puntate più all’Italia o all’estero? Le vostre sonorità sono molto “internazionali”…
(Paul): L’obiettivo fin dall’inizio è sempre stato l’estero, non per screditare il nostro paese di origine ma perchè ci vediamo meglio in Inghilterra ad esempio, visto che il nostro genere, la lingua che parliamo, ci sembra che sia meglio recepibile all’estero.
(Marco): Si dice che per piacere fuori devi prima piacere a casa tua, in realtà nel nostro caso è stato un po’ il contrario.
(Paul): Come in realtà tanti artisti italiani hanno fatto in passato, hanno avuto più successo all’estero per poi sfondare anche in Italia.

SD: Quindi progetti futuri?
(Marco): Sicuramente suonare tantissimo e farci conoscere il più possibile dal pubblico, sia italiano che estero. Il live è l’aspetto che più ci preme.
(Paul): E’ il nostro pane quotidiano, abbiamo bisogno dell’aspetto live.
(Marco): Abbiamo bisogno di suonare live l’album e di farci conoscere per la nostra musica dal vivo, soprattutto in questo periodo in cui il web è pieno di musica ma che poi portata dal vivo ha pecche enormi, magari sul cantato ecc…
(Paul): Insomma suonare, suonare e suonare.

SD: Grazie per la disponibilità, volete lasciare il classico ultimo messaggio?
(Federico): Un saluto a tutti, speriamo che il nostro disco vi piaccia e che l’intervista vi abbia invogliato ad ascoltare il disco e venire a vederci live.
(Paul): Che il vostro lupo sia con voi.
(Marco): Ciao a tutti.

https://www.facebook.com/bethewolf/

(Txt by Davide Perletti x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

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