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Salad Days Magazine | November 29, 2022

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Berri Txarrak ‘Denbora Da Poligrafo Bakarra’

Berri Txarrak ‘Denbora Da Poligrafo Bakarra’
Salad Days

Review Overview

7
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BERRI TXARRAK
‘Denbora Da Poligrafo Bakarra’-CD
(Spinefarm)
7/10


Per festeggiare i venti anni di carriera il gruppo basco (partito come band hardcore per finire in un calderone alternative rock/punkcore/post-grunge sempre rigorosamente cantato in lingua madre) ha fatto le cose in grande dando alle stampe tre ep raccolti in un lussuoso digipack, e che vede il terzetto collaborare per ogni lavoro un producer diverso. Nel primo lavoro intitolato ‘Sutxakurrak’ il combo euskadi ritrova dietro alla console Ross Robinson, già al lavoro con il precedente ‘Haria’, che regala quel tocco ruvido ma ben definito alle composizioni. In questi primi sette brani i Berri Txarrak recuperano il background più pesante e hardcore degli esordi pur mantenendo il gusto per la melodia che da sempre caratterizza la band. Se questo primo ep non regala particolari novità nel secondo, intitolato ‘Helduleku Guztiak’, le cose si fanno decisamente più interessanti visto che l’apporto del producer Ricky Falkner (nome di punta in Spagna ma pressochè sconosciuto dalle nostre parti) ha portato probabilmente sul piatto la sua esperienza in ambito pop ricercato che si traduce in un soft rock radiofonico sempre particolare e mai commerciale: i ritmi si fanno più regolari, le distorsioni vengono messe da parte e i brani si fanno leggeri e rilassati. Il meglio dell’uscita viene probabilmente relegato all’ultima parte del progetto intitolata ‘Xake-Mate Kultural Bat’ e che vede la collaborazione con la leggenda punk-core Bill Stevenson: si torna ovviamente a spingere il pedale dell’acceleratore e sembra davvero di avere a che fare con le cose migliori dei vecchi Rise Against, non a caso una band particolarmente amica dei Berri Txarrak. ‘Denbora Da Poligrafo Bakarra’ non raccoglie il miglior materiale dei Berri Txarrak (‘Libre’ e ‘Payola’, il primo per highlight del versante hc della band, il secondo per quello della svolta alternative rock) ma riesce comunque a dare una buona idea di tutte le sfaccettature di questa piccola grande band davvero poco conosciuta dalle nostre parti, e poi rappresenta un ottimo mezzo per iniziare a familiarizzare con il terzetto basco.
(Davide Perletti)

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