Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Salad Days Magazine | April 10, 2020

Scroll to top

Top

No Comments

Black Label Society ‘Catacombs Of The Black Vatican’

Black Label Society ‘Catacombs Of The Black Vatican’
Salad Days

Review Overview

7
7
7

Rating

BLACK LABEL SOCIETY
‘Catacombs Of The Black Vatican’-CD
(Mascot Records/E1 Music)
7/10


I Black Label Society sono uno dei quei gruppi che ho sempre evitato come la peste. Primo perchè il loro hard heavy metal venato di blues e southern rock sound non mi attira affatto, sia perchè leggere le dichiarazioni pro guerra in Iraq e pro religione cattolica del leader Zakk Wylde mi fanno veramente cascare i testicoli per terra. Uno che nelle interviste ti dice che non bisogna criticare il proprio governo nel bel mezzo di una guerra, che Bush aveva tutti i diritti di fare quello che ha fatto e che lui è un soldato del Signore, bhè, vaffanculo! Il nostro comunque, a parte questo lato redneck ignorantone e conservatore, dimostra di essere un rocker di razza in quest’ennesima uscita discografica. Come precedentemente accennato il nostro è una sorta di eroe dell’hard heavy metal imbevuto di blues e di southern rock, un suono che si abbina perfettamente a lunghe cavalcate in sella ad una Harley Davidson sulle aride e polverose strade che corrono in mezzo al deserto americano (preferibilmente la mitica Route66). Il tutto accompagnato da stivali e pantaloni di pelle, l’immancabile gilet aperto ed ettolitri di birra a buon mercato. Ecco, l’universo dei Black Label Society sta tutto qui, niente di più niente di meno. Incarna lo spirito ed il modo di vivere di centinaia di migliaia di rocker e metallari sparsi sul pianeta terra, al quale interessa solo musica rumorosa, birra a volontà, un bel pompino sul retro del pick up e magari una sfumacchiata di erba. Il nostro confeziona 15 pezzi (3 sono bonus track) che spaziano tra momenti tirati e ricchi di groove, infarciti di assoli, inframmezzati con le classiche ballatone dal gusto sudista, dove attraverso una voce arrocchita dall’alcol, il nostro ci racconta il mondo a modo suo. Proprio nelle ballate che si capisce di che pasta è fatto Wylde: la capacità di comporre pezzi orecchiabili ideali per cuori infranti e persone a cui la vita ha sbattuto la porta in faccia. Musicalmente siamo su livelli elevati. Chitarristicamente parlando siamo su livelli ineccepibili: maneggia la chitarra come se fosse tutt’una con le proprie mani, creando un suono corposo ma che non eccede mai nella mera esecuzione fine a sé stessa. Un suono torrido, sudato e per questo vivo. Basso e batteria si prostrano completamente alla sei corde, ricomprendo il ruolo di onesti gregari, quindi non aspettatevi particolari funanbolismi. Il gruppo è di Zakk Wylde e si sente. Tutto è in funzione della sua voce e della sua chitarra. Parlando di voce, risulta come sempre adatta al genere. Molto bassa, roca, quasi blues. Sinceramente non credo che riascolterò questo album più delle canoniche due che mi concedo prima di recensire un disco, anche perchè ho fatto un po’ fatica ad arrivare alla fine. Però so che ci sono migliaia di fan che lo apprezzeranno, quindi credo che il buon vecchio Zakk abbia fatto centro un’altra volta.
(Marco Pasini)

Submit a Comment