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Salad Days Magazine | September 28, 2020

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Body Count ‘Carnivore’

Body Count ‘Carnivore’
Salad Days

Review Overview

6
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Rating

BODY COUNT
‘Carnivore’-CD
(Century Media)
6/10


Nel 1992, quando uscì l’omonimo LP di debutto della band losangelina capitanata dalla leggenda dell’hip hop di South Central Ice-T, i Body Count si attirarono numerose critiche per via di quel brano chiamato ‘Cop Killer’, scritto dopo il violento pestaggio ad opera della locale polizia di LA (a detta di Henry Rollins nel suo libro ‘Get In The Van’, la più bastarda che tu potessi incontrare negli anni’80, altro che i bonari sbirri della serie tv CHiPs) ai danni dell’afroamericano Rodney King, che poi sfociarono nella rivolta di Los Angeles qualche tempo dopo, in cui morirono 50 persone, risvegliando (ma quando mai è andato a dormire, mi chiedo) il problema del razzismo negli Stati Uniti. La band con quel brano non ci andava affatto per il sottile, ed il risultato furono condanne da parte dell’apparato delle forze dell’ordine della città degli angeli e il conseguente taglio del brano incriminato dalle stampe successive di vinili, cd e cassette del loro debutto. Di acqua ne è passata da quel preistorico 1992, gli Stati Uniti sono sempre un paese dalle mille contraddizioni (ma quale altra nazione non lo e’), hanno eletto un presidente che sembra uscito da un cartone animato (ma noi non rallegriamoci, il re mida di Arcore era sulla stessa linea) ed in generale la discriminazione è sempre ben radicata, tra un hamburger e una bandierina al vento. I Body Count nel frattempo hanno inciso altri album, sono andati in pausa due volte, per poi tornare in pianta stabile dal 2014, con una nuova line up, visto che hanno dovuto fare i conti con diversi decessi dei membri originali. Assieme al fido chitarrista Ernie C (co-fondatore), il nostro Ice-T torna con un nuovo album. Ci troviamo di fronte ad un moderno crossover, niente di tracendentale, ma quasi sempre piacevole. Troviamo anche degli ospiti, ovvero Jasta degli Hatebreed, Gale dei Power Trip, Dave Lombardo, e Amy Lee degli Evanescence. I nostri pagano il loro rispetto a Lemmy con una cover indemoniata del classico ‘Ace Of Spades’ (nell’album precedente, ‘Bloodlust’ avevano omaggiato con il medley ‘Raining In Blood/Postmortem’ gli Slayer). C’è pure il tempo per riproporre il vecchio hit single del 1988 (dal debutto) ‘Colors’, qui riaggiornato in chiave metal. Per il resto è un album che ha dei buoni pezzi, come ‘Point The Finger’ (dove Riley dei Power Trip canta simil death metal, un nuovo corso per i futuri album del gruppo texano?) e brani mosci come ‘When I’m Gone’ (in coppia con Amy Lee degli Evanescence), dedicato alla morte del giovane rapper Hussle. Tracy Lauren Marrow (vero nome di Ice-T) rappa ancora con stile e potenza e le sue liriche sono infiammate al punto giusto. Passano gli anni, ma l’incazzatura è sempre tale e quale. Un album discreto, avrei tagliato qualche pezzo e come EP forse avrebbe funzionato meglio, ma in generale non mi sembra il caso di bocciarlo. Ah, sia ben inteso, se cercate raffinatezze, statene alla larga…
(Marco Pasini)

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