SUPERHILLCOOL INTERVIEW
Quanto è legato il mondo del rock a quello dei comics? E quanto è difficile la vita del “fumettaro” in Italia? Lo abbiamo chiesto a Sergio Barbasso, autore del progetto SuperHillCool (www.superhillcool.com) realizzato in modo assolutamente autonomo ed indipendente: scrittura, disegno, colorazione, lettering. In pratica si tratta di un fumetto DIY in pieno stile punk…

SALAD DAYS – Ciao Sergio, bentrovato su Salad Days Magazine. Innanzitutto presentati e presentaci il tuo fumetto.
Sergio Barbasso – Ciao a tutti, mi chiamo Sergio Barbasso, ma per gli amici dell’Agenzia delle Entrate sono semplicemente “Cartella n°00124839274716″. Sono ricco, famoso e tutti quelli che dicono che in realtà mi guadagno da vivere facendo il grafico sottopagato mentono. Tre anni e mezzo fà mi è venuta la brillante idea di creare un fumetto pirla e dal nome altrettanto pirla, e così dopo aver detto addio al mio tempo libero l’ho pensato, disegnato, ripassato, colorato, effettato, ultimato ed infine stampato. Ed ora eccomi qui. A cercare di diventare ancora più ricco allestendo banchetti di fortuna in locali e festival rock sfidando le condizioni meteo più improbabili, e cercando di vendere copie su copie della ISSUE #1 per rientrare almeno delle spese. Certo, avrei potuto citofonare in una villa a caso ad Arcore e dire che ero minorenne e bisognoso, ma ho preferito autoprodurmi tutto dall’inizio alla fine. Che idiota.
SD – Quali sono gli autori a cui ti ispiri? Mi verrebbe da dire Matt Groening per alcune caratteristiche, Bryan Lee O’Malley per altre…
SB – Sono sincero, prima di questa avventura non avevo mai scritto niente nè tantomeno sapevo come realizzare uno storyboard, e dopo anni di lavoro a computer nemmeno sapevo se riuscivo a disegnare qualcosa di decente… quindi sono andato a ruota libera con l’aiuto di internet ma senza farmi troppo influenzare dagli altri; sicuramente gli unici input mi sono arrivati dai cartoni animati in tv, ma nel momento in cui ho disegnato i personaggi per la prima volta ho pensato solo “lo stile manga non fa per me” e “gli occhioni giganti e tondi mi fanno ridere”. Ah, e poi che i Raised Fist spaccano il culo ai passerotti.
SD – Come nascono i personaggi e le ambientazioni di “SuperHillCool”?
SB – Diciamo che in buona parte è colpa della birra; non tanto delle prime due quanto di quelle successive. In realtà inconsciamente ero alla disperata ricerca di una valvola di sfogo per le mie minchiate, e non essendoci stata poi la necessità di inventare a tavolino personaggi che potessero funzionare perchè DOVEVO farlo, ho attinto da ciò che mi circondava e dalle mie più grandi passioni (musica in primis, ma anche cinematografia e viaggi) per creare storie che facessero ridere me e i miei amici. Alcuni personaggi quindi sono caricature di amici e parenti, altri sono persone bizzarre che ho visto in giro (tipo il manager della Emorrock Records), altri ancora sono… IO. Sai com’è, ho pensato che dal momento che faccio un fumetto tutto mio che disegno io coi personaggi che voglio io è giusto che ci sia anch’io… e così sono il batterista dei Uattaffac, la band rivale. Eh sì. Son soddisfazioni.

SD – Sembrerebbe pronto per diventare un cartone…
SB – In effetti era nato proprio per essere un cartone, solo che dopo aver disegnato circa 200 tavole per neanche 2 secondi di scena ho capito che o brevettavo il “cartoon autoprodotto” come nuova forma di suicidio o ridimensionavo la cosa… e visto che all’Ufficio Brevetti mi facevano storie per il fatto del suicidio ho “ripiegato” sul formato fumetto, scoprendo che in realtà è un’ottima piattaforma per la narrazione delle mie storie, e molto utile per il concetto di sintesi. Sto comunque lavorando perchè diventi prima o poi un cartone, anche perchè i personaggi erano stati pensati per avere certe voci e movenze che su carta non posso ovviamente ricreare; ma ci vuole tempo. Cominciamo a vendere ‘ste 1000 copie intanto, và.
SD – Che ne pensi del fumetto digitale, nel senso di fruito senza la carta? Ha futuro? Mi viene in mente “Sugarshock!” di Whedon/Moon, simile per tematiche a “SuperHillCool”…
SB – Come autore emergente direi che è un’ottima cosa, perchè molte più persone possono venire a conoscenza di ciò che faccio e leggere le mie storie, tant’è che proverò sicuramente anch’io a proporre prossimamente i SuperHillCool anche in versione digitale. Come fruitore invece non so ancora, ho provato a scaricare un paio di fumetti digitali ma mi sentivo un po’ impacciato nel leggerli in quella maniera; credo comunque ci voglia solo un po’ di pratica, il cambiamento non si può ignorare e va sempre assecondato, mai porsi dei limiti. Sono in ogni caso straconvinto che il fumetto su carta non morirà mai, diventerà una cosa per cultori come lo è adesso il vinile e come tra poco lo sarà il CD, e proprio per questo ne acquisterà di brutto in valore e fascino.
SD – Visto che evidentemente segui il mondo del rock, quali sono i tuoi ascolti preferiti? Suoni in qualche band?
SB – Ho suonato la batteria fino a qualche anno fa in una gran bella band di Milano, però se prima battevo per passione, ora mi sa che devo battere per lavoro… per il resto, sono un divoratore di musica e collezionista sfegatato di CD, dall’Hardcore più violento ai City and Colour, dal prog italiano di Area e Banco agli esperimenti moderni di Patton, Meshuggah e The Dillinger Escape Plan. In linea di massima adoro tutto ciò che è suonato col cuore, quindi anche la band della Brianza che fa musica da paura e che non conosce nessuno. Ma il più grande artista in assoluto è Marco Carta, non dimentichiamolo mai. Anzi no, dimentichiamolo.

SD – Cosa significa fare fumetti in Italia?
SB – Essere un pirla, credo. Non tanto per i fumetti in sè, quanto per il fatto che qualsiasi cosa fatta in Italia è sempre più difficile da realizzare che da altre parti. Faccio il grafico da più di 10 anni, ho realizzato copertine di CD anche per artisti famosi e faccio un lavoro che adoro, ma il merito qui a Berluscolandia purtroppo non mi ha mai portato da nessuna parte. “Fantastiche le tue grafiche, sei davvero bravo, veloce e puntuale. Però sai, il figlio di un mio amico che quando non si fa le pippe su YouPorn ogni tanto smanetta un po’ con Photoshop mi costa meno di te”. È frustrante vedere che tanti disegnatori di talento (ma è un discorso che vale anche per molte altre figure professionali in ambito creativo) qui in Italia devono sbattersi come dei matti per pochi euro, non vengono gratificati e se provano ad investire su sè stessi lo stato anzichè promuoverli e supportarli gli tira tante di quelle sberle con le tasse da far passare la voglia di fare qualsiasi cosa. Ecco perchè per far sopravvivere il mio fumetto mi troverò una vecchiaccia coi soldi: è l’unico modo per attenuare la mia precarietà.
SD – I tre fumetti che tutti dovrebbero aver letto.
SB – Dipende cosa si cerca quando si compra un fumetto: se uno cerca umorismo a palate direi “A come Ignoranza” di Daw, mentre se uno vuole il disegno fantastico tipo “gioia per gli occhi” ce n’è a quintalate, della Marvel, della DC… se invece uno cerca sia umorismo a go-go che disegni fantastici beh… è appena uscito il nuovo fumetto dei SUPERHILLCOOL, sapete?
SD – Se non avessi fatto il “fumettaro”, cosa avresti fatto?
SB – La escort. O la twingo. Non sono fumettaro di professione e probabilmente non lo diventerò mai, però se non avessi fatto il grafico mi sarebbe piaciuto continuare a suonare la batteria, girare il mondo con la mia musica, drogarmi, spaccare tutto e poi a 40 anni cercare di rientrare in società con qualche lavoretto non impegnativo, tipo scrivere testi per Zucchero, o per Raf.

SD – Cosa dobbiamo aspettarci da te per il futuro?
SB – Farò il bravo, te lo giuro. Il progetto che ho messo in piedi prevede non solo il fumetto dei SuperHillCool ma anche il fumetto parallelo dei Uattaffac, che vedrà la luce appena il fumetto potrà autofinanziarsi e potrò permettermi i disegnatori/coloristi per la prossima storia; ho già altre sceneggiature pronte e un quaderno strapieno di idee e stronzate, nonchè un piano di marketing abbastanza verosimile… l’ideale sarebbe trovare prossimamente un investor (meglio se negli States) e creare un ottimo team di lavoro col quale sfornare storie su storie dedicandomi esclusivamente alle sceneggiature, agli storyboard e alla supervisione, ma comunque con o senza investor continuerò fino a quando saprò che sto facendo qualcosa che mi rende felice e che fa divertire gli altri. Nel frattempo voi spargete la voce più che potete, amici di Salad Days Mag, che il passaparola è l’unico strumento grazie al quale un’autoproduzione totale come la mia può pensare di avere un futuro. E se volete farvi un po’ di risate, comprate i miei fumetti e venite a trovarmi ai banchetti! E mi raccomando: stay Super. Stay HillCool.
www.superhillcool.com
(Txt by Flavio Ignelzi x Salad Days Mag – All Right Reserved)