BROKENDOLLS INTERVIEW
I Brokendolls provengono da Cerea, provincia di Verona, da poco hanno sfornato il loro secondo disco; ‘TWOFITHYNINE’, qui davanti a me ho Ros il cantante, straripante animale da palco; impossibile vederlo fermo per più di un paio di secondi, dando l’idea di essere un’anima dannata in continuo movimento. I Brokendolls non fanno musica da “fighetti”, la birra è il loro carburante. Schietti sono orgogliosi di quello che stanno facendo…

SD: La prima domanda è d’obbligo, perché il disco si chiama ‘TWOFIFTYNINE’?
B: E’ il tasso alcoolico che il nostro bassista aveva un anno fa dopo una festa, quando fu fermato dai carabinieri, come puoi ben capire patente revocata e un po’di casino con i caramba, era un mostro in movimento. E’ dato che le nostre liriche parlano solo d’alcool, ‘Twofiftynine’ è in onore del bassista.
SD: E’ un disco dedicato all’alcool?
B: Non in maniera cosi esplicita, non è che siamo alcolizzati, non dobbiamo far vedere di saper bere, i Brokendolls parlano di festa, sia in maniera positiva che in maniera negativa, pro e contro vedi la patente ritirata, due punto cinquantanove è decisamente un bel casino. Il resto parla di vita vissuta, non canzoni fatte a caso, tutti fatti realmente accaduti. ‘The Revenge Of Ford Taunus’ parla dell’esperienza fatta con un vecchio Ford Taunus, sempre di propietà del bassista, due anni fa a Bassano del Grappa, quando quattro stronzi ‘audio tuning’ ci hanno dato fastidio e noi li abbiamo picchiati. ‘Lookin’ For A Driver’ è il problema del sabato sera, cercare qualcuno che guida l’auto mentre te la spassi. ‘Monday In The Jacks’ è il problema del lunedì mattina dopo che hai fatto il leone tutta la domenica, beh te ne stai seduto in bagno a causa del troppo alcool, ripeto non è che siamo alcolizzati ma però…facciamo festa

SD: Cerea Drunk City Rockers?
B: Cerea è un posto davvero depresso. I problemi della pianura padano veneta sono: il primo è la nebbia, poi le persone che hanno come modelli di vita: macchinone, vestirsi da fighetti anche se in un mese prendi novecento euro, però fai debiti per vivere…questa è una cazzo d’utopia. Noi cerchiamo di scappare da tutto questo, facendo skate e rock’n’roll!
SD: Sicuramente spiccherete come personaggi a Cerea?
B: Come brutta gente da vedere, ma solo per quelli che si ritengono omologati, per quelli un po’ più underground no, ma ormai dopo tre anni anche gli altri si sono abituati a noi, anche se c’è ancora chi associa capelli lunghi e tatuaggi alla droga.

SD: Come è nata la band, come vi siete trovati?
B: Tutti a parte il sottoscritto suonavano in altre band, io non ho mai fatto niente a parte organizzare concerti o fare il dj, loro li conoscevo giravamo insieme in skate, un giorno sono venuti a prendermi a casa che cercavano un cantante.
SD: Eri l’unico che non suonava e ti hanno scelto come cantante?
B: Perchè sono amico di tutti, conosco tutti, organizzo concerti da dieci anni, sono arrivati una sera a casa mia con una cassa di birra e una bottiglia di Jack Daniels e lì praticamente mi hanno imposto di andare a cantare e io ho accettato. Ora vado a lezione da un amico, mi spiega, mi aiuta con la pronuncia inglese, gli esercizi da fare prima di cantare; non fumare, non bere (figurarsi quando non deve cantare allora), come puoi vedere non sono ubriaco. Inizi a suonare all’estero, in Germania, non puoi andare a fare figuracce.

SD: Il vostro punto d’unione è stato lo skate?
B: Skate e amicizia, quella vera, soprattutto nelle nostre zone dove ti dicono ciao e ti accoltellano alle spalle.
SD: Avete dei posti dove skateare a Cerea?
B: Abbiamo un indoor skatepark privato, perché gli altri posti è un casino, cosi noi ci siamo fatti il nostro posto per stare in pace, paghiamo, abbiamo costruito le strutture, è nostro: ONLY FOR LOCALS. Il Conkster Park si trova a casa di un ragazzo, siamo in dieci a fare skate e non vogliamo nessuno, non vogliamo fighetti o poser, solo bandana, tatuaggi e Suicidal Tendecies, noi siamo cosi sempre ventiquattro ore al giorno, non è la nostra divisa da fighetto per fare skate; quando lavori, quando vai a fare la spesa, noi siamo sempre vestiti così. E’proprio un’attitudine, quella che nella bassa padano veneta non esiste con persone che si rinnovano l’armadio una volta al mese, oggi faccio lo skater, domani il metallaro, poi il fighetto, poi vado ad ascoltare l’indy e cosi via, quelli con noi non centrano niente, meglio pochi ma buoni.

SD: I Suicidal (Tendecies) restano un gruppo di riferimento importante per voi?
B: Suicidal e AC/DC, per l’attitudine hardcore e stile di vita sempre i Suicidal, ci piace mescolare l’hardcore con l’hard rock, questo è il nostro contesto. Come influenze musicali siamo di provenienza diversa ma alla fine l’attitudine è quella.

SD: Il disco è stato prodotto da Luca Isabelle dei Cowboy Prostitues?
B: Si, lui vive in Svezia, quando ha voluto tornare in Italia per suonare ci siamo incontrati, io gli organizzavo i concerti ed è nato un certo feeling, poi tramite Jack della Rocky Rocketz Management li abbiamo fatti suonare in giro, lui in Svezia ha aperto uno studio e ci ha fatto da produttore. Luca però è intervenuto soprattutto nelle parti vocali, siamo stati noi da soli ad arrivarci, suonando molto dal vivo in questi ultimi due anni, riesci ad apprendere molto. Luca poi…..ci ha messo la ciliegina sulla torta, ci conosce molto bene sa chi siamo, come suoniamo, quello che volevamo da lui e dove volevamo arrivare, ci siamo proprio trovati bene.
SD: Prima hai accennato ai concerti fatti all’estero, come è stata la risposta del pubblico tedesco e scandinavo?
B: Meglio all’estero, il problema che c’è in Italia è che la maggioranza del pubblico compra T-shirt, spille gadget, all’estero comprano vinili e cd; qua non interessa possedere musica originale o supportare la band in questo modo, in Germania l’acquisto lo fanno per partito preso, ancora prima di vederti suonare, in Italia comprano la T-shirt da esibire con la fighetta. All’estero parti svantaggiato, sei italiano, mafia, pizza e le solite cose, sei tu che devi fargli vedere quanto vali, che attitudine hai, come ti muovi.

SD: In Svezia durante la produzione avete fatto concerti?
B: Zero, dodici ore di lavoro al giorno, senza uscire dallo studio, poi in Svezia io avevo un problema particolare: la figa…e in Svezia sono tutte fighe, quindi mi rinchiudevano dentro lo studio, Luca mi teneva a guinzaglio, niente distrazioni, ma è stato un bene, perché in otto giorni abbiamo fatto tutto, io sono passato da fumare un pacchetto di sigarette al giorno a due.

SD: Dopo la tua esperienza svedese, riesci a spiegarmi la ragione percui un paese cosi piccolo ha una scena rock molto attiva che domina a livello europeo da anni?
B: Per me proprio perché il paese è piccolo, nelle scuole c’è libertà di scelta dello strumento, non il flauto, ti danno la batteria, la chitarra, sono avanti rispetto a noi, supportano con la musica e lo sport le aspirazioni giovanili, cercano in questo maniera di tener lontano i giovani dal bere e dalla droga. Nel paese dove eravamo, c’era la prima fabbrica d’armi a livello mondiale, quando ha chiuso le famiglie si sono trovate senza lavoro è scattato un sussidio per impedire che il paese si svuotasse, infatti vivono ancora lì, se hai bisogno di soldi per uno strumento ti danno un po’di soldi e quando un giovane va via di casa lo aiutano con l’affitto.

SD: Considerate questo progetto Brokendolls come un hobby fatto seriamente? Dato che come sappiamo in Italia non si campa suonando un certo tipo di musica…
B: In Italia la cultura musicale è quella che è, si siamo un gruppo che c’è la mette tutta, si fa il culo, in Italia nessuno ti regala niente, ti sbatti per tutto; per le date per organizzare i concerti, i tour, i rapporti con le altre band. Abbiamo la fortuna di aver trovato persone come il “Gallo”(Gallinini Andrea/Tornado Ride Records) che ci ha dato una grossa mano con la sua etichetta. Persone come lui le senti a pelle che sono quelle giuste per te, uno che crede tanto in quello che fa, nella musica, ha l’attitudine giusta, persone rare da trovare, mi sono sentito orgoglioso quando mi ha chiamato a far parte dei Postal Market Babies (punk’n’rolla side project di Ross e appunto Gallo).
SD: Eppure noi avremmo anche tutte le componenti del settore: musicisti, fotografi, label, solo che sono destinati a rimanere a livello underground, sempre hobby resta vero?
B: In effetti ci sono tantissime persone che si danno da fare, perdono tempo e alla fine tutto questo non viene considerato come un lavoro, l’importante è crederci sempre, avere l’attitudine, puoi anche suonare per niente ma l’importante è sempre avere l’attitudine giusta e quella o l’hai o non l’hai! Noi puntiamo tutto su questo…che anche un gruppo di cinque deficienti riesca a fare qualcosa di buono con il rock’n’roll.

The Brokendolls I Myspace
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