Andrew Paley – Mixtape

Posted by Salad Days On February - 21 - 2012 ADD COMMENTS

ANDREW PALEY – MIXTAPE

Andrew Paley, singer and founder of The Static Age as MIXTAPE starring of this week…5 bullets of his finest selecta; they come from Burlington, Vermont, where the kingdom of Burton snowboard was born, Felix Willikonsky from Flix Records, the label who put out their ‘In the City Of Wandering Lights’, send us these 5 songs. We really appreciate and hope to see The Static Age live in Italy very soon, up for you guys and obviously…don’t forget the struggle, don’t forget the streets! SUPPORT!!!

1) The Replacements – Answering Machine
2) Billy Bragg – Cindy Of A Thousand Lives
3) Propagandhi – Today’s Empires, Tomorrow’s Ashes
4) Mew – Am I Wry?
5) Peter Gabriel – Biko

www.myspace.com/thestaticage
www.thestaticage.com

V Spartacus – Episode Two

Posted by Salad Days On January - 27 - 2012 ADD COMMENTS

GIORNI DI UN FUTURO SBAGLIATO

Sono un abitante della terra…non saprei dirvi quanti millenni del futuro rispetto alla vostra linea temporale…ho recuperato la conoscenza del vostro presente dai nostri immensi database…vi mando questa comunicazione nell’antico modo a monito perche’ non commettiate gli errori che hanno portato noi al capolinea dell’umanità…spero di riuscire ad esprimermi in un modo a voi comprensibile…il nostro modo di comunicare si e’ evoluto…gli esseri umani si sono evoluti…in meglio o in peggio lo lascio decidere a voi…forse non dovevamo cambiare cosi’ tanto…e se vi dicessi che non sto scrivendo questa lettera con le mani?…Abbiamo stipulato accordi…con cose che non si dovrebbero nemmeno nominare…hanno rivoluto indietro tutto…milioni di volte tutto…abbiamo deciso di sopperire ai nostri deficit fisici di nostra mano…ora mi guardo e non so se sia un corpo quello con sopra la mia testa…abbiamo trovato le nostre nuove alleanze nei piu’ oscuri angoli dell’ universo…non le abbiamo firmate noi le condizioni…l’hanno fatto i nostri governanti…noi le abbiamo solo accettate…all’inizio erano I GOVERNI i nostri rappresentanti…in seguito divenne IL GOVERNO…poi L’IMPERO MONDIALE…un impero…una Lingua…una Moneta…un Dio…loro li conoscevano da millenni…ci vendettero in massa come schiavi…un pianeta intero…noi illusi pensavamo fossero venuti ad insegnarci l’universo…i piu’ fortunati vennero mangiati…ho visto un uomo sventrato con gli organi disposti su di un tavolo…tenuto in vita da inconcepibili tecnologie veniva usato come strumento musicale allorchè con una bacchetta colpivano un organo che dava un suono diverso a seconda del tipo di parte venisse sollecitata…chi scampo’ al rapimento globale organizzo’ una resistenza…al primo scontro con un colpo solo distrussero l’equivalente in territorio della vostra RUSSIA…cento milioni di morti educheranno le altre migliaia ancora libere allo sconforto ed alla resa ci mandarono a dire…non avvenne…in avamposti sottomarini e sotterranei fondemmo l’uomo con la macchina per renderlo piu’ forte…la natura ancora dalla nostra parte ci forni’ nuovi batteri su cui poter costruire armi che nemmeno la tenebra aveva ancora concepito…la guerra duro’ per anni…l’equilibrio tra le parti mantenne invariato il risultato con gravissimi danni al pianeta…irrimediabili danni…quindi ora io sono rimasto l’ultimo esemplare di new technosapiens…i miei fratelli e sorelle si sono autoeliminati poche ore fa durante la cerimonia finale…a me e’ toccato il compito di chiudere il cancello…devo premere il pulsante che fara’ detonare il centro di questa morente terra e finirla qui…non fatevi ingannare dai vostri governanti…pretendete la verita’ a qualsiasi costo…non c’è sconfitta nel cuore di chi combatte…prego gli dei che abbiamo sostituito molto tempo fa che i nostri nemici non trovino mai la vostra linea temporale…ora tocca a voi…
V SPARTACUS

Ascolti:
Rammstein-Feuer Frei
Kraftwerk-Das Modell
Daft Punk-Tecnologic
Ill Bill ft Cavalera-War Is My Destiny

Darkest Hour interview

Posted by Salad Days On December - 19 - 2011 ADD COMMENTS

DARKEST HOUR INTERVIEW
La band più nordica che la scena statunitense abbia mai avuto è riuscita a coronare il sogno di una vita, fare della musica la propria vita senza mai scendere a compromessi. A parlarcene in questa veloce chiacchierata è il chitarrista Mike Schleibaum.

SD: Come sta andando questo tour europeo in compagnia di Machine Head, Devildriver e Bring Me The Horizon?
DH: Alla grande! Stiamo suonando in club molto grossi ed essere sullo stesso palco dei Machine Head credo sia il sogno di ogni musicista.

SD: Quanto vi aiuta a livello di immagine far parte di un tour simile?
DH: Più che a livello di immagine ti aiuta a livello di curriculum. Nel senso che questa è un’esperienza che rafforza il nostro nome in vista di un futuro ritorno in Europa in veste di headliner. L’immagine non subisce alcuna variazione, la maggior parte dei nostri fan non spende 40 euro per vederci suonare venti minuti e ai fan dei Machine Head credo non interessiamo più di tanto pur godendo della loro stima.

SD: Insomma una visione poco romantica di un tour sognato da molti…
DH: No, affatto. Siamo felicissimi di essere qui, ma per forza di cose siamo costretti a guardare oltre senza soffermarci più di tanto sul fatto di essere fighi per via di un tour coi Machine Head. Se vuoi vivere di musica e sei una band come la nostra avere occupato un periodo così lungo è controproducente. Non ci permette di essere on the road con un tour nostro e nemmeno di metterci a scrivere nuovi brani.

SD: Vivere di musica è possibile per una band come la vostra?
DH: Sì, ma rispetto a tanti altri colleghi dobbiamo faticare il doppio. Suoniamo in ogni parte del mondo senza fermarci mai e quando lo facciamo è solo perché stiamo scrivendo un nuovo disco. Amo suonare e amo fare questo tipo di musica. Altro non saprei fare.

SD: Personalmente mi ritengo un vostro vecchio fan, ma non ti nego che dopo ‘Hidden Hands Of A Sadist Nation’ ho smesso di ascoltarvi…
DH: Hai fatto male! A parte gli scherzi, credo anche io che quel disco sia il punto massimo dei Darkest Hour, ma sono conscio del fatto che non potevamo continuare a scrivere lo stesso disco per anni. E’ giusto cambiare, andare incontro alle proprie esigenze da musicista ed è quello che abbiamo fatto. Sarai però d’accordo con me nel dire che dal vivo siamo sempre gli stessi?

SD: …Beh la indole distruttiva non l’avete persa di certo. Quali concerti in Italia ricordi con maggior piacere?
DH: Quello del tour promozionale di ‘Hidden Hands…’ al Leonkavallo di Milano. In quell’occasione si creò una situazione assurda, una sala piccolissima gremita all’inverosimile e una cappa di fumo e sudore che rendeva ancor più ostico il tutto. Fu un concerto memorabile.

SD: Quando vi vedremo nuovamente dalle nostre parti?
DH: Nel 2012, ma non chiedermi quando. Stiamo cercando di mettere in piedi un tour da headliner… Chissà.

Darkest Hour I Myspace
www.DarkestHour.cc

(Txt by Arturo Lopez & Pics Rigablood x Salad Days Mag- All Rights Reserved)

Crash Of Rhinos live al Blah Blah, Torino, 20/11/2011

Sembrava di stare a un concerto degli Eversor, modalità post hc anni ’90. Stupendo.

www.myspace.com/crashofrhinosband

(Txt & Pics by Luca Benedet x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

Living Dead Lights interview

Posted by Salad Days On November - 25 - 2011 ADD COMMENTS

LIVIND DEAD LIGHTS INTERVIEW

SD: Let’s talk about “Living Dead Lights”. Describe it.
LDL: Raw, Attitude, Rock n Roll with something to say! A cultural experience!

SD: Introduce the band and the past musical experiences (perhaps through your tattoos)
LDL: Taka Tamada Vocals/Guitar… Kyoto Japan
Alan Damien Guitar. Hollywood Ca.
Martin Kelly Bass Ireland/UK
Nick Battani Drums Austin TX
Basically Taka and Alan were friends for a while and used to song write on the side while they were in other bands…and Nick and Martin had played together in a band before too…more or less social circumstances and a series of events brought this band together.

SD: What are the records that have influenced you?
LDL: GNR ‘Appetite For Destruction’! Beatles ‘White Album’, Skid Row ‘Slave To The Grind’, Sex Pistols ‘Nevermind The Bollocks’, Marilyn Manson ‘Antichrist Superstar’, Nirvana ‘Nevermind’, Johnny Cash ‘Folsom Prison’, Dead Boys ‘Young Loud And Snotty’ and 1000′s more!!!!!!

SD: What do you say to those who say that you copy the Hardcore Superstar?
LDL: To be honest we’ve never really heard of them until lately…they don’t play European rock bands in The US…its too bad…Americas rock scene sucks!

SD: If you weren’t been musicians, what job would you have done?
LCD: Martin likes to do magic and juggle, Alan would be a con-artist or a house husband…or a stunt double in porno, Nick would be a bill collector or a shoe salesman, and Taka likes to draw pictures of unicorns and color stuff something like that.

SD: In recent times, what is the record that has disappointed more?
LDL: Almost every new band over the past 10 years! (I dont think theres been very many good new bands since the 90′s) nobody has anything to say anymore…people are becoming too concerned with aesthetics rather than the depth or soul of their music. This is the fault of the industry though…there has been no real artist development since then.

SD: And the cd that you liked most?
LDL: There’s a lot of good cds…right now im listening to Rob Zombies ‘Hellbilly Deluxe 2′ (not his best work but we love Rob & John5)

SD: Do you like Italy? What do you love about our country?
LDL: Italy was amazing! The fans and the people were really cool to us!…Love the quality of the people and their genuineness…the food the countryside, the artwork and the history of every area of the country!

SD: What do you hate about California (where you are from)?
LDL: Hahaha The Los Angeles Airport! LAX and loser poser wannabees.

SD: Ok, thank you very much for the interview. Anything else to say to our readers?
LDL: Get ready for our New Full-Length Record in Spring 2012

Living Dead Lights I Myspace
www.livingdeadlights.com

(Txt by Flavio Ignelzi; Pics by Ricky Monti x Salad Days Magazine – All Rights Reserved)

Trieste Tattoo Convention 2011

Posted by Graphic deparment On November - 23 - 2011 ADD COMMENTS

La 4° Edizione di Trieste Tattoo Expo si è svolta questo weekend al Centro Espositivo d’Arte Moderna e Contemporanea a Trieste.

Ecco un photo report dal Evento.

 

 

 

 

© Pics by Alexandra Romano

Este Halloween Bmx Jam – photorecap

Posted by Salad Days On November - 23 - 2011 ADD COMMENTS

Halloween Bmx Jam – Este (Pd) – photorecap

Ci sono cose che nascono per la semplice passione di stare assieme, condividere un pomeriggio, tirare due tricks e… bersi un vino mangiando due caldarroste. Halloween Bmx Jam è stato proprio questo. Nel piccolo skate park di Este, una cittadina in provincia di Padova, si sono radunati quasi una trentina di rider provenienti da Trento, Cesena, Pordenone, Brescia e molte altre zone del nord Italia per partecipare all’evento organizzato da Rider House Shop e CalleMarconi. La jam è iniziata con una free session di circa due ore dove si sono viste delle belle manovre e gran tricks. Alla fine Flavius Lacatusu si portava a casa il best trick con i suoi flair. Poi quando il sole ha iniziato a calare i riders ed il pubblico si sono avvicinati all’asticella per il bunny hop contest. La gente ha gasato per bene i ragazzi che non si sono tirati indietro. Alla fine Mattia Rocchi (check out suo su Salad Days Mag #10 fuori a gennaio 2012) ha ottenuto il terzo posto, il local Flavius Lacatusu il secondo posto e Tharaka Piumal al primo posto con un bel 1,08! Spettacolo! Che dire della giornata? Speriamo che questo appuntamento venga riproposto anche nel 2012! Grazie a NoSoccer, Salad Days Mag, Murder, Quintin, DC, Vans che hanno supportato l’evento.


(Ph. Alex Luise)


(Ph. Alex Luise)


(Ph. Alex Luise)


(Ph. Alex Luise)


(Ph. Alex Luise)


(Ph. Alex Luise)


(Ph. Alex Luise)

(Txt Alex Luise; Pics Salad Days Mag – All Right Reserved)

www.callemarconi.com
www.riderhouse.it

Eastpak Antidote Tour – photorecap

Posted by Salad Days On November - 11 - 2011 ADD COMMENTS

Eastpak Antidote Tour – photorecap

LIVING WITH LIONS

THE GHOST INSIDE

AUGUST BURN RED

(Pics by Alice Scomparin x SALAD DAYS MAG -All Right Reserved)

www.eastpakantidotetour.com

The Brokendolls interview

Posted by Salad Days On October - 16 - 2011 ADD COMMENTS

BROKENDOLLS INTERVIEW

I Brokendolls provengono da Cerea, provincia di Verona, da poco hanno sfornato il loro secondo disco; ‘TWOFITHYNINE’, qui davanti a me ho Ros il cantante, straripante animale da palco; impossibile vederlo fermo per più di un paio di secondi, dando l’idea di essere un’anima dannata in continuo movimento. I Brokendolls non fanno musica da “fighetti”, la birra è il loro carburante. Schietti sono orgogliosi di quello che stanno facendo…

SD: La prima domanda è d’obbligo, perché il disco si chiama ‘TWOFIFTYNINE’?
B: E’ il tasso alcoolico che il nostro bassista aveva un anno fa dopo una festa, quando fu fermato dai carabinieri, come puoi ben capire patente revocata e un po’di casino con i caramba, era un mostro in movimento. E’ dato che le nostre liriche parlano solo d’alcool, ‘Twofiftynine’ è in onore del bassista.

SD: E’ un disco dedicato all’alcool?
B: Non in maniera cosi esplicita, non è che siamo alcolizzati, non dobbiamo far vedere di saper bere, i Brokendolls parlano di festa, sia in maniera positiva che in maniera negativa, pro e contro vedi la patente ritirata, due punto cinquantanove è decisamente un bel casino. Il resto parla di vita vissuta, non canzoni fatte a caso, tutti fatti realmente accaduti. ‘The Revenge Of Ford Taunus’ parla dell’esperienza fatta con un vecchio Ford Taunus, sempre di propietà del bassista, due anni fa a Bassano del Grappa, quando quattro stronzi ‘audio tuning’ ci hanno dato fastidio e noi li abbiamo picchiati. ‘Lookin’ For A Driver’ è il problema del sabato sera, cercare qualcuno che guida l’auto mentre te la spassi. ‘Monday In The Jacks’ è il problema del lunedì mattina dopo che hai fatto il leone tutta la domenica, beh te ne stai seduto in bagno a causa del troppo alcool, ripeto non è che siamo alcolizzati ma però…facciamo festa

SD: Cerea Drunk City Rockers?
B: Cerea è un posto davvero depresso. I problemi della pianura padano veneta sono: il primo è la nebbia, poi le persone che hanno come modelli di vita: macchinone, vestirsi da fighetti anche se in un mese prendi novecento euro, però fai debiti per vivere…questa è una cazzo d’utopia. Noi cerchiamo di scappare da tutto questo, facendo skate e rock’n’roll!

SD: Sicuramente spiccherete come personaggi a Cerea?
B: Come brutta gente da vedere, ma solo per quelli che si ritengono omologati, per quelli un po’ più underground no, ma ormai dopo tre anni anche gli altri si sono abituati a noi, anche se c’è ancora chi associa capelli lunghi e tatuaggi alla droga.

SD: Come è nata la band, come vi siete trovati?
B: Tutti a parte il sottoscritto suonavano in altre band, io non ho mai fatto niente a parte organizzare concerti o fare il dj, loro li conoscevo giravamo insieme in skate, un giorno sono venuti a prendermi a casa che cercavano un cantante.

SD: Eri l’unico che non suonava e ti hanno scelto come cantante?
B: Perchè sono amico di tutti, conosco tutti, organizzo concerti da dieci anni, sono arrivati una sera a casa mia con una cassa di birra e una bottiglia di Jack Daniels e lì praticamente mi hanno imposto di andare a cantare e io ho accettato. Ora vado a lezione da un amico, mi spiega, mi aiuta con la pronuncia inglese, gli esercizi da fare prima di cantare; non fumare, non bere (figurarsi quando non deve cantare allora), come puoi vedere non sono ubriaco. Inizi a suonare all’estero, in Germania, non puoi andare a fare figuracce.

SD: Il vostro punto d’unione è stato lo skate?
B: Skate e amicizia, quella vera, soprattutto nelle nostre zone dove ti dicono ciao e ti accoltellano alle spalle.

SD: Avete dei posti dove skateare a Cerea?
B: Abbiamo un indoor skatepark privato, perché gli altri posti è un casino, cosi noi ci siamo fatti il nostro posto per stare in pace, paghiamo, abbiamo costruito le strutture, è nostro: ONLY FOR LOCALS. Il Conkster Park si trova a casa di un ragazzo, siamo in dieci a fare skate e non vogliamo nessuno, non vogliamo fighetti o poser, solo bandana, tatuaggi e Suicidal Tendecies, noi siamo cosi sempre ventiquattro ore al giorno, non è la nostra divisa da fighetto per fare skate; quando lavori, quando vai a fare la spesa, noi siamo sempre vestiti così. E’proprio un’attitudine, quella che nella bassa padano veneta non esiste con persone che si rinnovano l’armadio una volta al mese, oggi faccio lo skater, domani il metallaro, poi il fighetto, poi vado ad ascoltare l’indy e cosi via, quelli con noi non centrano niente, meglio pochi ma buoni.

SD: I Suicidal (Tendecies) restano un gruppo di riferimento importante per voi?
B: Suicidal e AC/DC, per l’attitudine hardcore e stile di vita sempre i Suicidal, ci piace mescolare l’hardcore con l’hard rock, questo è il nostro contesto. Come influenze musicali siamo di provenienza diversa ma alla fine l’attitudine è quella.

SD: Il disco è stato prodotto da Luca Isabelle dei Cowboy Prostitues?
B: Si, lui vive in Svezia, quando ha voluto tornare in Italia per suonare ci siamo incontrati, io gli organizzavo i concerti ed è nato un certo feeling, poi tramite Jack della Rocky Rocketz Management li abbiamo fatti suonare in giro, lui in Svezia ha aperto uno studio e ci ha fatto da produttore. Luca però è intervenuto soprattutto nelle parti vocali, siamo stati noi da soli ad arrivarci, suonando molto dal vivo in questi ultimi due anni, riesci ad apprendere molto. Luca poi…..ci ha messo la ciliegina sulla torta, ci conosce molto bene sa chi siamo, come suoniamo, quello che volevamo da lui e dove volevamo arrivare, ci siamo proprio trovati bene.

SD: Prima hai accennato ai concerti fatti all’estero, come è stata la risposta del pubblico tedesco e scandinavo?
B: Meglio all’estero, il problema che c’è in Italia è che la maggioranza del pubblico compra T-shirt, spille gadget, all’estero comprano vinili e cd; qua non interessa possedere musica originale o supportare la band in questo modo, in Germania l’acquisto lo fanno per partito preso, ancora prima di vederti suonare, in Italia comprano la T-shirt da esibire con la fighetta. All’estero parti svantaggiato, sei italiano, mafia, pizza e le solite cose, sei tu che devi fargli vedere quanto vali, che attitudine hai, come ti muovi.

SD: In Svezia durante la produzione avete fatto concerti?
B: Zero, dodici ore di lavoro al giorno, senza uscire dallo studio, poi in Svezia io avevo un problema particolare: la figa…e in Svezia sono tutte fighe, quindi mi rinchiudevano dentro lo studio, Luca mi teneva a guinzaglio, niente distrazioni, ma è stato un bene, perché in otto giorni abbiamo fatto tutto, io sono passato da fumare un pacchetto di sigarette al giorno a due.

SD: Dopo la tua esperienza svedese, riesci a spiegarmi la ragione percui un paese cosi piccolo ha una scena rock molto attiva che domina a livello europeo da anni?
B: Per me proprio perché il paese è piccolo, nelle scuole c’è libertà di scelta dello strumento, non il flauto, ti danno la batteria, la chitarra, sono avanti rispetto a noi, supportano con la musica e lo sport le aspirazioni giovanili, cercano in questo maniera di tener lontano i giovani dal bere e dalla droga. Nel paese dove eravamo, c’era la prima fabbrica d’armi a livello mondiale, quando ha chiuso le famiglie si sono trovate senza lavoro è scattato un sussidio per impedire che il paese si svuotasse, infatti vivono ancora lì, se hai bisogno di soldi per uno strumento ti danno un po’di soldi e quando un giovane va via di casa lo aiutano con l’affitto.

SD: Considerate questo progetto Brokendolls come un hobby fatto seriamente? Dato che come sappiamo in Italia non si campa suonando un certo tipo di musica…
B: In Italia la cultura musicale è quella che è, si siamo un gruppo che c’è la mette tutta, si fa il culo, in Italia nessuno ti regala niente, ti sbatti per tutto; per le date per organizzare i concerti, i tour, i rapporti con le altre band. Abbiamo la fortuna di aver trovato persone come il “Gallo”(Gallinini Andrea/Tornado Ride Records) che ci ha dato una grossa mano con la sua etichetta. Persone come lui le senti a pelle che sono quelle giuste per te, uno che crede tanto in quello che fa, nella musica, ha l’attitudine giusta, persone rare da trovare, mi sono sentito orgoglioso quando mi ha chiamato a far parte dei Postal Market Babies (punk’n’rolla side project di Ross e appunto Gallo).

SD: Eppure noi avremmo anche tutte le componenti del settore: musicisti, fotografi, label, solo che sono destinati a rimanere a livello underground, sempre hobby resta vero?
B: In effetti ci sono tantissime persone che si danno da fare, perdono tempo e alla fine tutto questo non viene considerato come un lavoro, l’importante è crederci sempre, avere l’attitudine, puoi anche suonare per niente ma l’importante è sempre avere l’attitudine giusta e quella o l’hai o non l’hai! Noi puntiamo tutto su questo…che anche un gruppo di cinque deficienti riesca a fare qualcosa di buono con il rock’n’roll.

The Brokendolls I Myspace

(Txt by X-Man x Salad Days Mag – All Right Reserved)

Screaming Eyes interview

Posted by Salad Days On October - 15 - 2011 ADD COMMENTS

SCREAMING EYES INTERVIEW
A furia di buone produzioni la scena italiana è riuscita a conquistarsi una piazza d’onore anche in terra estera, arrivando a risultati fino a qualche anno fa impensabili. Oggi è il momento degli Screaming Eyes che da quanto fanno sentire nel debutto ‘Greed’ hanno tracciato le basi di un futuro se non altro molto promettente…

SD: Ho avuto la fortuna di poter parlare sia del vostro debutto che dell’EP d’esordio, a mio avviso la crescita è evidente. In cosa pensate siano cambiati gli Screaming Eyes in questo arco di tempo?
SE: Siamo cresciuti sia dal punto di vista personale che artistico, senza dubbio la ragione principale della nostra crescita è stata la maggiore intesa che nel tempo si è venuta a creare tra i due chitarristi Matti e Ame. Il secondo infatti all’epoca dell’EP era da poco con noi. Inoltre per il disco sebbene la musica sia stata scritta principalmente dai chitarristi c’è stato spazio per tutti, pensa che ‘We Are’ è stata scritta dal nostro batterista Brok!

SD: Nell’EP troviamo in produzioni Ettore Rigotti, mentre su ‘Greed’ invece due nomi nuovi e senza ombra di dubbio emergenti nella scena. Come è stato lavorare con due tipi di produttori così diversi in tutto tra loro?
SE: Lavorare con persone così differenti inevitabilmente ci ha aiutato a crescere sotto più aspetti, tutti in ugual modo importanti e allo stesso tempo diversissimi tra loro. L’esperienza ormai più che decennale di Ettore chiaramente ci ha fornito strumenti di lavoro incredibilmente validi sui quali abbiamo continuato a esercitarci per quasi un anno e che hanno portato un mucchio di miglioramenti in fase di composizione e registrazione. Se a questo aggiungi l’energia di due ragazzi come Becko e Cresta che a soli 23 anni hanno già alle spalle un’immensa quantità di esperienze live a livello internazionale e una maturità in fase di mixing impressionante il risultato di tutti questi “incontri” non può che essere quantomeno interessante.

SD: Cosa vi ha spinto ad affidarvi a un nuovo produttore?
SE: Principalmente le tempistiche che stavano restringendosi e la nuova etichetta (This Is Core Music), oltre che ovviamente la curiosità verso nuove esperienze, stuzzicata dalle ottime produzioni Skie che ci vennero fatte ascoltare.

SD: Cosa vi aveva spinto ai tempi a pubblicare un EP di così pochi brani? Di questi tempi una scelta davvero coraggiosa…
SE: Onestamente il budget, abbiamo deciso di puntare sulla qualità musicale e in fatto di produzione. Per budget intendiamo sia quello quantificato in vile ma necessario denaro, sia quello temporale; Avevamo fretta di fare uscire qualcosa e volevamo che fosse di buon livello. L’idea era quella di offrire un’idea di cosa avevamo in mente senza annoiare eccessivamente l’ascoltatore. In fondo era solo un antipasto e grazie al cielo la cosa ha funzionato!

SD: In fatto di influenze ho citato due scuole metal specifiche: quella di nuova generazione di matrice americana (dalle nuove generazioni metalcore in poi per intenderci) e quella nordica. La prima in fatto di groove e la seconda in fatto di tecnica strumentale. Siete d’accordo su quanto dico o avete altre idee in fatto di linee guida?
SE: Beh, ci hai preso in pieno! Siamo tutti cresciuti ascoltando da un lato i mostri sacri svedesi, in particolare In Flames, Dark Tranquillity, At The Gates e Soilwork e dall’altro gli abitanti dell’olimpo americano come Death, Pantera e Slipknot (giusto per fare qualche nome in epoche diverse). Da subito abbiamo seguito e apprezzato il nascere della nuova corrente con una componente “core” con Killswitch Engage, i primi Trivium e Darkest Hour, fino ad arrivare ad August Burns Red, As I Lay Dying, Bring Me The Horizon e così via. In altre parole sì, ci hai inquadrato benissimo!

SD: Quanto tempo avete impiegato a mettere in piedi il nuovo album?
SE: Praticamente un anno!

SD: A cosa dobbiamo la scelta del titolo, ‘Greed’?
SE: Il titolo deriva dalla visione che abbiamo del panorama sociale attuale, non solo italiano ma mondiale (così evitiamo inutili speculazioni). Abbiamo quindi deciso di mettere in evidenza simbolicamente quello che a nostro avviso è il peccato capitale che più ha creato disastri nel mondo. In verità il titolo doveva essere Cashocracy, ma poi abbiamo optato per ‘Greed’.

SD: I testi vengono accomunati da un unico denominatore/concept o trattano tematiche più ampie?
SE: No, nessun concept vero e proprio, almeno per questa volta. Ci sono molti pezzi in cui però esterniamo la nostra indignazione verso il periodo storico che stiamo attraversando, quindi sì, per la maggior parte dei pezzi il denominatore comune c’è eccome ed è l’attualità (‘Cash-O-Crazy’, ‘We Are’, ‘Pull The Trigger’, ‘Moderns’ ad esempio), dal punto di vista economico e sociale (abbiamo fatto di tutto per non tirare in ballo direttamente la politica). Negli ultimi anni di cose ne sono successe davvero tante e senza dubbio hanno influenzato le tematiche. Molti testi inoltre sono stati scritti nel bel mezzo del caso Assange, della crisi economica che nonostante tutto continua, del menefreghismo abbastanza generalizzato, quindi puoi immaginare che la componente emotiva è stata decisamente influente. Per completare il quadro, ci sono anche pezzi i cui temi sono più astratti (‘Dream Pt. 9′, ‘One Last Trip’) e tentiamo di evocare emozioni e immagini in maniera un poco più astratta e lasciando più spazio all’interpretazione.

SD: Musicalmente la vostra crescita mi è sembrata evidente fin dal primo ascolto. Come è stato lavorare sui nuovi brani? E’ stato un percorso a ostacoli rispetto alle passate esperienze o tutto è andato in maniera tranquilla?
SE: Non ti nascondo che ci siamo fatti prendere un po’ dalla tipica sindrome dello studente, ma tutto sommato contando che è stato il nostro primo full-length abbiamo gestito discretamente bene il tempo a nostra disposizione. La crescita è stata decisamente aiutata dall’introduzione di un metodo più strutturato nella composizione con il quale ci siamo imposti di registrare le canzoni ad una qualità buona per poterle ascoltare e modificare “da fuori”, senza doverle suonare. Per questo dobbiamo ringraziare principalmente Ame che è ottimo anche dietro al mixer!!

SD: Se vi chiedessi tre band o album che vi hanno ispirato in fase di stesura chi tirereste fuori?
SE: August Burns Red, As I Lay Dying, Killswitch Engage

SD: Se non erro nel disco sono presenti due guest, volete presentarceli?
SE: In realtà ci siamo dovuti presentare noi! Per chi segue il panorama metalcore italiano sono gente ben conosciuta, Davey è stato il cantante dei Doomsday, Cresta chitarrista dei suddetti Doomsday e degli Everland… Credo che ogni presentazione sia superflua a questo punto!

SD: L’artwork riprende concetti direi quotidiani, business, metropoli e manager in preda a una crisi di nervi. Su cosa si basa il concept grafico?
SE: L’artwork è direttamente ispirato alla canzone che doveva essere almeno per assonanza la title-track: ‘Cash-O-Crazy’, dove effettivamente si descrive un mondo nel quale la follia è portata dal denaro e dall’eccessiva avidità… Daniele di Skie Graphic ha fatto un superbo lavoro nel rendere quest’idea un’immagine concreta!

SD: Siete di Mondovì, paese dove ha preso vita un’altra ottima realtà metal italiana, gli Stigma. In che rapporti siete e come viene preso il successo di band non prettamente commerciali dalla vostra zona?
SE: I rapporti con gli Stigma sono stati per lunghissimo tempo molto buoni, poi le strade diciamo che si sono divise un po’. Per rispondere all’altra domanda il successo di band locali non è da prendere bene o male, è una cosa ottima perché oltre a valorizzare persone che si sono sempre impegnate e ci hanno creduto fino in fondo (oltre a Stigma mi preme ricordare If I Die Today e Septycal Gorge i quali fanno parte di diritto del panorama nazionale e sono anche loro di Mondovì e dintorni), fanno sì che la scena locale venga conosciuta aprendo migliori opportunità alle altre band che fanno parte della scena. In sostanza per noi quindi il successo di una band nostra concittadina è una cosa molto positiva!

SD: A breve partirete con un tour che vi porterà a suonare in diverse città d’Italia, quali sono i vostri progetti in merito?
SE: Come prima cosa senz’altro confermare su palco quello che siamo riusciti a dare su disco, in altre parole far sì che il verdetto del palco del quale hai parlato tu sia positivo, facendo di tutto per avvicinarci alle persone che apprezzano la nostra musica anche dal vivo, poi cercare di suonare in altre occasioni, inoltre è in programma anche un minitour all’estero!

SD: Un saluto ai lettori di Salad Days?!
SE: Prima di tutto grazie per la pazienza che avete dimostrato arrivando fino a questa risposta! Speriamo di incontrarci molto presto e intanto…rock on!!!

Screaming Eyes I Myspace

(Txt by Arturo Lopez x Salad Days Mag – All Right Reserved)

SuperHillCool interview

Posted by Salad Days On October - 13 - 2011 ADD COMMENTS

SUPERHILLCOOL INTERVIEW

Quanto è legato il mondo del rock a quello dei comics? E quanto è difficile la vita del “fumettaro” in Italia? Lo abbiamo chiesto a Sergio Barbasso, autore del progetto SuperHillCool (www.superhillcool.com) realizzato in modo assolutamente autonomo ed indipendente: scrittura, disegno, colorazione, lettering. In pratica si tratta di un fumetto DIY in pieno stile punk…

SALAD DAYS – Ciao Sergio, bentrovato su Salad Days Magazine. Innanzitutto presentati e presentaci il tuo fumetto.

Sergio Barbasso – Ciao a tutti, mi chiamo Sergio Barbasso, ma per gli amici dell’Agenzia delle Entrate sono semplicemente “Cartella n°00124839274716″. Sono ricco, famoso e tutti quelli che dicono che in realtà mi guadagno da vivere facendo il grafico sottopagato mentono. Tre anni e mezzo fà mi è venuta la brillante idea di creare un fumetto pirla e dal nome altrettanto pirla, e così dopo aver detto addio al mio tempo libero l’ho pensato, disegnato, ripassato, colorato, effettato, ultimato ed infine stampato. Ed ora eccomi qui. A cercare di diventare ancora più ricco allestendo banchetti di fortuna in locali e festival rock sfidando le condizioni meteo più improbabili, e cercando di vendere copie su copie della ISSUE #1 per rientrare almeno delle spese. Certo, avrei potuto citofonare in una villa a caso ad Arcore e dire che ero minorenne e bisognoso, ma ho preferito autoprodurmi tutto dall’inizio alla fine. Che idiota.

SD – Quali sono gli autori a cui ti ispiri? Mi verrebbe da dire Matt Groening per alcune caratteristiche, Bryan Lee O’Malley per altre…

SB – Sono sincero, prima di questa avventura non avevo mai scritto niente nè tantomeno sapevo come realizzare uno storyboard, e dopo anni di lavoro a computer nemmeno sapevo se riuscivo a disegnare qualcosa di decente… quindi sono andato a ruota libera con l’aiuto di internet ma senza farmi troppo influenzare dagli altri; sicuramente gli unici input mi sono arrivati dai cartoni animati in tv, ma nel momento in cui ho disegnato i personaggi per la prima volta ho pensato solo “lo stile manga non fa per me” e “gli occhioni giganti e tondi mi fanno ridere”. Ah, e poi che i Raised Fist spaccano il culo ai passerotti.

SD – Come nascono i personaggi e le ambientazioni di “SuperHillCool”?

SB – Diciamo che in buona parte è colpa della birra; non tanto delle prime due quanto di quelle successive. In realtà inconsciamente ero alla disperata ricerca di una valvola di sfogo per le mie minchiate, e non essendoci stata poi la necessità di inventare a tavolino personaggi che potessero funzionare perchè DOVEVO farlo, ho attinto da ciò che mi circondava e dalle mie più grandi passioni (musica in primis, ma anche cinematografia e viaggi) per creare storie che facessero ridere me e i miei amici. Alcuni personaggi quindi sono caricature di amici e parenti, altri sono persone bizzarre che ho visto in giro (tipo il manager della Emorrock Records), altri ancora sono… IO. Sai com’è, ho pensato che dal momento che faccio un fumetto tutto mio che disegno io coi personaggi che voglio io è giusto che ci sia anch’io… e così sono il batterista dei Uattaffac, la band rivale. Eh sì. Son soddisfazioni.

SD – Sembrerebbe pronto per diventare un cartone…

SB – In effetti era nato proprio per essere un cartone, solo che dopo aver disegnato circa 200 tavole per neanche 2 secondi di scena ho capito che o brevettavo il “cartoon autoprodotto” come nuova forma di suicidio o ridimensionavo la cosa… e visto che all’Ufficio Brevetti mi facevano storie per il fatto del suicidio ho “ripiegato” sul formato fumetto, scoprendo che in realtà è un’ottima piattaforma per la narrazione delle mie storie, e molto utile per il concetto di sintesi. Sto comunque lavorando perchè diventi prima o poi un cartone, anche perchè i personaggi erano stati pensati per avere certe voci e movenze che su carta non posso ovviamente ricreare; ma ci vuole tempo. Cominciamo a vendere ‘ste 1000 copie intanto, và.

SD – Che ne pensi del fumetto digitale, nel senso di fruito senza la carta? Ha futuro? Mi viene in mente “Sugarshock!” di Whedon/Moon, simile per tematiche a “SuperHillCool”…

SB – Come autore emergente direi che è un’ottima cosa, perchè molte più persone possono venire a conoscenza di ciò che faccio e leggere le mie storie, tant’è che proverò sicuramente anch’io a proporre prossimamente i SuperHillCool anche in versione digitale. Come fruitore invece non so ancora, ho provato a scaricare un paio di fumetti digitali ma mi sentivo un po’ impacciato nel leggerli in quella maniera; credo comunque ci voglia solo un po’ di pratica, il cambiamento non si può ignorare e va sempre assecondato, mai porsi dei limiti. Sono in ogni caso straconvinto che il fumetto su carta non morirà mai, diventerà una cosa per cultori come lo è adesso il vinile e come tra poco lo sarà il CD, e proprio per questo ne acquisterà di brutto in valore e fascino.

SD – Visto che evidentemente segui il mondo del rock, quali sono i tuoi ascolti preferiti? Suoni in qualche band?

SB – Ho suonato la batteria fino a qualche anno fa in una gran bella band di Milano, però se prima battevo per passione, ora mi sa che devo battere per lavoro… per il resto, sono un divoratore di musica e collezionista sfegatato di CD, dall’Hardcore più violento ai City and Colour, dal prog italiano di Area e Banco agli esperimenti moderni di Patton, Meshuggah e The Dillinger Escape Plan. In linea di massima adoro tutto ciò che è suonato col cuore, quindi anche la band della Brianza che fa musica da paura e che non conosce nessuno. Ma il più grande artista in assoluto è Marco Carta, non dimentichiamolo mai. Anzi no, dimentichiamolo.

SD – Cosa significa fare fumetti in Italia?

SB – Essere un pirla, credo. Non tanto per i fumetti in sè, quanto per il fatto che qualsiasi cosa fatta in Italia è sempre più difficile da realizzare che da altre parti. Faccio il grafico da più di 10 anni, ho realizzato copertine di CD anche per artisti famosi e faccio un lavoro che adoro, ma il merito qui a Berluscolandia purtroppo non mi ha mai portato da nessuna parte. “Fantastiche le tue grafiche, sei davvero bravo, veloce e puntuale. Però sai, il figlio di un mio amico che quando non si fa le pippe su YouPorn ogni tanto smanetta un po’ con Photoshop mi costa meno di te”. È frustrante vedere che tanti disegnatori di talento (ma è un discorso che vale anche per molte altre figure professionali in ambito creativo) qui in Italia devono sbattersi come dei matti per pochi euro, non vengono gratificati e se provano ad investire su sè stessi lo stato anzichè promuoverli e supportarli gli tira tante di quelle sberle con le tasse da far passare la voglia di fare qualsiasi cosa. Ecco perchè per far sopravvivere il mio fumetto mi troverò una vecchiaccia coi soldi: è l’unico modo per attenuare la mia precarietà.

SD – I tre fumetti che tutti dovrebbero aver letto.

SB – Dipende cosa si cerca quando si compra un fumetto: se uno cerca umorismo a palate direi “A come Ignoranza” di Daw, mentre se uno vuole il disegno fantastico tipo “gioia per gli occhi” ce n’è a quintalate, della Marvel, della DC… se invece uno cerca sia umorismo a go-go che disegni fantastici beh… è appena uscito il nuovo fumetto dei SUPERHILLCOOL, sapete?

SD – Se non avessi fatto il “fumettaro”, cosa avresti fatto?

SB – La escort. O la twingo. Non sono fumettaro di professione e probabilmente non lo diventerò mai, però se non avessi fatto il grafico mi sarebbe piaciuto continuare a suonare la batteria, girare il mondo con la mia musica, drogarmi, spaccare tutto e poi a 40 anni cercare di rientrare in società con qualche lavoretto non impegnativo, tipo scrivere testi per Zucchero, o per Raf.

SD – Cosa dobbiamo aspettarci da te per il futuro?

SB – Farò il bravo, te lo giuro. Il progetto che ho messo in piedi prevede non solo il fumetto dei SuperHillCool ma anche il fumetto parallelo dei Uattaffac, che vedrà la luce appena il fumetto potrà autofinanziarsi e potrò permettermi i disegnatori/coloristi per la prossima storia; ho già altre sceneggiature pronte e un quaderno strapieno di idee e stronzate, nonchè un piano di marketing abbastanza verosimile… l’ideale sarebbe trovare prossimamente un investor (meglio se negli States) e creare un ottimo team di lavoro col quale sfornare storie su storie dedicandomi esclusivamente alle sceneggiature, agli storyboard e alla supervisione, ma comunque con o senza investor continuerò fino a quando saprò che sto facendo qualcosa che mi rende felice e che fa divertire gli altri. Nel frattempo voi spargete la voce più che potete, amici di Salad Days Mag, che il passaparola è l’unico strumento grazie al quale un’autoproduzione totale come la mia può pensare di avere un futuro. E se volete farvi un po’ di risate, comprate i miei fumetti e venite a trovarmi ai banchetti! E mi raccomando: stay Super. Stay HillCool.

www.superhillcool.com

(Txt by Flavio Ignelzi x Salad Days Mag – All Right Reserved)

In Infart We Trust 2011 – photorecap

Posted by Salad Days On October - 1 - 2011 ADD COMMENTS

INFART COLLECTIVE 2011

Infart Collective dal 2007 si impegna ad organizzare mostre ed eventi riguardanti l’arte contemporanea più underground. Nasce qualche anno fa dall’unione di artisti bassanesi e il suo scopo è di calare ,anche in una realtà piccola come Bassano del Grappa, la Street Culture in un modo più fruibile per tutti. Esempio palese ben riuscito è In Infart We Trust edizione di quest’anno, 2011. Credere in Infart significa credere nella città che lo ospita, avere fiducia nelle potenzialità di una piccola realtà che riesce a calamitare su di sé l’attenzione e l’interesse della scena artistica a livello europeo.

Il festival, che ha avuto luogo il primo week end di Settembre, si è svolto in vari punti della città coinvolgendo giovani e non, interessati ad avvicinarsi a questo fenomeno artistico. Ecco dunque che la città si è fatta palcoscenico di numerosi eventi dislocati in zone come l’Arena Cimberle e l’Ex Garage Nardini, dove muri e pareti sono stati trasformati in giganti supporti per artisti provenienti da tutta Europa. Sono infatti sessanta gli artisti che hanno partecipato alla scena di quest’anno, tra paintings, wall, installazioni, sculture e performances.

Tra gli artisti locali invece, si è fatta promotrice di un fenomeno musicale, Verena Stefanie Grotto, di origine bassanese, giovane fotografa a Londra. Ha esposto nel Castello degli Ezzelini. Si tratta di una mostra fotografica ‘Kids Of Grime’ riguardante il Grime, nuovo fenomeno musicale di origine londinese, che nasce dal ghetto. Ma Infart vuole essere anche intrattenimento. Quest’anno a farla da padrone sul palco è stato Jammer, esponente di spicco del genere Grime accompagnato da altri dj set della zona. Novità del Festival di quest’anno è stata l’entrata in scena di una curatrice, Carolina Lio, che ha organizzato una mostra parallela al Festival, nel Museo Civico di Bassano del Grappa. ‘Vulpes Pilum Mutare’, un’esposizione che raccoglie opere di 46 artisti italiani appartenenti a diversi tipi di arte, una vera e propria unione tra street culture e arte da galleria.

L’evento In Infart We Trust ha coperto un intero week end alternando numerosi live show, esibizioni d’arte, performances e mostre fotografiche. Filo conduttore: la voglia di coinvolgere e dare la possibilità allo spettatore di diventare protagonista. Se lo scopo di questa edizione In Infart We Trust era far sì che tutti credessero di più nell’arte nella propria città, di certo l’afflusso di pubblico dimostra che l’obbiettivo è stato raggiunto.

OFFICIAL VIDEO:

This year INFART FESTIVAL hosted the exhibition and night of the documentary KIDSOFGRIME created by the photographer and blogger Verena Stefanie Grotto.
KIDSOFGRIME has been the opening event of the three days Urban Arts and Music Festival in Italy. The night of the 2nd of September 2011 saw the opening of the doors of the Ezzelini’s Castle where 9 pictures (71inch x 51inch) of the infamous documentary about the GRIME scene were showcased. Mc pioneer, Jammer, from the collective ‘Boy Better Know’ was the ambassador of the genre in the ‘Bel Paese’, his PA showing to the Italian crowd what Grime is about with the crowd going crazy during his performance of some of the greatest hits made in the history of this amazing sound. Check out the footage of the Exhibition/Jammer here:

(Txt & Pics by Lisa Maria Boccaccio – All Right Reserved)

www.infartcollective.com

Animals as Leaders + Devotion @ Apartamento Hoffman / photorecap

Arrivo all’Appartamente Hoffman con buono anticipo. Fa caldo; c’è afa. Fumo una sigaretta. Sono impaziente di vedere la location estiva del locale e di sentire i due gruppi… A una prima occhiata non mi sembra il classico “stage” da concerti. Come per la stagione invernale l’Hoffman non si smentisce mai, si entra e si intravedono amache e sdrai e ombrelloni che ricorda una spiaggia. Il palco é molto piccolo e si respira un’autentica atmosfera undergrond, dove le band e il pubblico diventano tutt’uno durante il concerto! 

I primi sul palco sono i Devotion con base a Vicenza; con il secondo album in uscita a Maggio, ‘Timeless Beauty’ e operanti dal 2005. Noti per aver suonato con alcuni gruppo del calibro dei Sepultura, The Dillinger Escape Plan, Lordi, Caliban, Linea 77 … Esaltanti nella loro musica e nello spirito H.C. Memorabili nelle parole del cantante (Pucho) che, fra un pezzo e l’altro, hanno svelato alcune “verità” riguardanti l’ambiente underground attuale. L’atmosfera è carica, e spiace che stasera non ci sia un pubblico numeroso ad assorbire la loro energia. 

Mentre approfitto del cambio palco per qualche scatto, mi trovo su una colonna di sedie quando entrano in scena gl’Animal As Leaders.  Il Gruppo formato principalmente da Tosin Abasi, la sua chitarra a 8 corde e la sua formazione da metal-core (e ovviamente i suoi turnisti) concedono un’esibizione di pura tecnica hanno proposto il loro repertorio Progressive Metal suonando potenti tappeti ritmici, non sempre convincenti forse per la mancanza di una voce. Sotto palco vedo persone che si son amalgamati con la band, le loro movenze, la loro energia e in lontananza vedo altre persone che si riposano sull’amaca. Così l’ultimo mio pensiero è stato “ allora è vero che la musica unisce (anche in uno stesso posto) chiunque!”

(Txt & Pics Alice Scomparin – All Right Reserved)

Fucked Up @ Magnolia / Milano – photorecap

Posted by Salad Days On September - 6 - 2011 ADD COMMENTS

Fucked Up @ Magnolia / Milano – photorecap

‘Milano e le 120 Giornate di Sudore’, Pasolini avrebbe intitolato così questo report. Le giornate a dir la verità son state 2 ma il sudore versato ne è valso per 120. I nostri Blot e Layne approdano a Milano con le loro biciclette proprio nel giorno in cui pedalare equivale ad avere un phon che ti spara aria calda in faccia senza pietà. L’obiettivo è arrivare la sera al Magnolia per il concerto dei Fucked Up. Rapido salto alla Lomography, (un grazie Elisa per tutto quanto, anche per la granita), qualche giro per negozi a cercare frescura e aperitivo gigante sui Navigli. Con ancora pezzi di salsiccia e brie si parte in direzione Magnolia. La pedalata è di quelle appesantite anche grazie al pavé milanese, ai taxi in viale Forlanini che giocano a chi si avvicina di più ai nostri manubri, e ovviamente, concedetimi di ripeterlo, al caldo soffocante che non smette un attimo di farci grondare le tempie. La serata è free e il pubblico milanese se la prende con calma ad arrivare. Noi nel frattempo conosciamo i Fucked Up e ci concediamo qualche scatto e qualche birra in compagnia di Mattia aka Hellfire Booking.

Finalmente Damian e soci salgono sul palco e inizia lo show. Come da copione la t-shirt XXXXL è la prima cosa che salta via e mostra ai presenti una splendida pelliccia fronte e retro. Lui non sta fermo un attimo, salta, strilla, stritola persone, suda, importuna le persone, si concede a foto ricordo, gioca a calcetto, fa la lap dance, tutto rigorosamente mentre il gruppo suona diligentemente sul palco. Lo spettacolo visto devo dire che è unico nel suo genere e le risate e i sorrisi sui volti del pubblico accostati alla violenza della musica sono un ossimoro piacevole da contemplare (ammazza che frase che mi è uscita!).

Si riprendono le bici e si ricomincia a sudare pesantemente, cosa che persisterà per tutta la notte e il giorno successivo. Ma il viaggio per arrivare a casa è ancora lungo e le insidie sono molte. Sveglia con un funerale sotto la finestra, defecata fast and furious nei bagni di Decathlon, pranzo alle 11.30 a base di sushi e Trenitalia che come sempre non si smentisce mai e ci mette mille ore per “guasti tecnici”…

(Pics & vids Luca Benedet; Txt Matteo Bosonetto – All Rights Reserved)

www.lucabenedet.wordpress.com

Speciale Hellcat Records latest releases

Posted by Salad Days On August - 26 - 2011 ADD COMMENTS

Speciale Hellcat Records Latest Releases

Se volessimo definire la Hellcat Records con termini aziendali, dovremmo considerarla come un vero e proprio spin-off della Epitaph, in quanto nata nel 1997 da un accordo tra Brett Gurewitz dei Bad Religion (proprietario della Epitaph Records) e Tim Armstrong dei Rancid (fondatore della Hellcat Records). Se dovessi menzionare i primi ricordi personali relativi all’etichetta californiana, invece, sarebbero delle celebrazioni sentimentali della serie di compilation ‘Give ‘Em The Boot’, la quale presentava, anno dopo anno, il catalogo della label a prezzi accessibili a tutti (per l’epoca). L’etichetta di Los Angeles era naturalmente specializzata nel punk e nelle sue mille declinazioni, dallo ska all’oi!, dallo psychobilly all’hardcore, ed è diventata ben presto un riferimento imprescindibile all’interno della scena. Diamo quindi un’occhiata alla Hellcat oggi e alle sue ultime proposte discografiche, certamente ricche di spunti interessanti e ad alto livello energetico.

SOCIETYS PARASITES – 1753
Non è un caso che i Societys Parasites escano per la Hellcat, perché il loro sound sembra una variazione più acida ed allucinata dei Rancid di Tim Armstrong (deus ex machina dell’etichetta). In particolare il loro ultimo ‘1753’ (che non è nient’altro che il numero civico dove si trova il loro rifugio/studio di registrazione a Echo Park) allinea ben ventiquattro tracce di lunghezza irrisoria (sempre sotto i due minuti, a volte davvero pochi secondi) in cui il dettami del punk più grezzo e diretto vengono portati quasi alle estreme conseguenze. È un lavoro per può piacere soprattutto ai fan dell’hardcore primigenio di Crass, Dead Kennedys e Discharge.

STREET DOGS – Street Dogs
Molti li considerano i veri antagonisti dei Dropkick Murphys, anche se non c’è competizione tra le due band, tutt’altro, c’è amicizia fraterna. La band di Boston, come è facile intuire, si cimenta in un trascinante folk-punk, anche se questo quinto (eponimo) album accentua la seconda componente, sacrificando un po’ sull’altare della fisicità le fisarmoniche ed i reel irlandesi (ma le cornamuse dell’intro ‘Formation’ non smentiscono). I cori da stadio urlati a squarciagola (‘Rattle And Roll’), una scrittura vicina al rock (‘Yesterday’), qualche ballata (‘Bobby Powers’) e soprattutto tanta rabbia di strada contraddistinguono un album coinvolgente che difficilmente lascerà indifferenti.

G.B.H. – Perfume And Piss
In questo caso dobbiamo fare i conti con la storia. I Charged G.B.H., altresì detti G.B.H., si sono formati a Birmingham nel 1979, e rientrano di diritto nel novero delle leggende del punk. La Hellcat decide di dare loro una nuova occasione (dopo un periodo che definire sottotono è puro eufemismo) producendo questo ‘Perfume And Piss’. L’album è un buon concentrato di variazioni punk, con qualche piccola eccellenza come ‘Cadillac One’, dall’andamento oscuro e sensuale, o ‘Kids Get Down’, dall’impatto devastante. Certo, non è possibile fare confronti con i loro primi album (d’altronde sono passati trent’anni), ma questo disco non sfigura affatto. Insomma, viva l’ospizio del punk!

DEVIL’S BRIGADE – Devil’s Brigade
L’ugola cartavetro di Matt Freeman, già bassista dei Rancid, ma in questa occasione leader dei Devil’s Brigade (voce e contrabbasso), domina un sound che potrebbe descriversi come una versione psychobilly dei Motorhead, per quella che invece dovrebbe considerarsi come una rilettura dei Rancid stessi. Sono della partita, infatti, anche Tim Armstrong (chitarra e voce) e Lars Frederiksen (ma è solo ospite ai cori di ‘Bridge Of Gold’). Poi c’è DJ Bonebrake degli X alla batteria e la line-up è completa. Le dodici tracce sono veloci, incendiarie, r’n’r all’ennesima potenza, sia quando si pesta, sia quando si va più leggeri. Un esempio su tutti: ‘Ride Harley’ è splendida pulp-music.

THE SLACKERS – The Great Rocksteady Swindle
Dodicesimo album per la band newyorchese, che mostra la sagacia nel differenziare la proposta musicale da parte dell’etichetta californiana. Ci troviamo, infatti, al cospetto di un esempio di rocksteady/reggae (con scontate puntatine nello ska), abbastanza ortodosso, che non riserva sorprese particolari rifacendosi ai classici del genere. Fiati in bella mostra, battute in levare, atmosfere solari e vintage costituiscono la piattaforma stilistica sulla quale gli Slackers hanno costruito la loro carriera e che non può certo essere rinnegata col semplice passaggio alla Hellcat. Però è pure logico che sia un ascolto consigliato agli amanti di queste sonorità.

THE CREEPSHOW – They All Fall Down
Bisogna ammettere che un genere come quello dei canadesi Creepshow, cioé uno psychobilly particolarmente melodico e catchy, associato all’immagine della bella cantante/chitarrista Sarah “Sin” Blackwood, genera una bomba commerciale dal potenziale tutt’altro che irrisorio. L’ultimo ‘They All Fall Down’, in particolare, possiede cavalcate punk come ‘Get What’s Coming’ o pezzi spumeggianti come la title-track che dovrebbero garantire una diffusione anche al di fuori dei soliti giri punk. Persino lo slow ‘Sleep Tight’, in cui si sfruttano tutti i cliché degli anni cinquanta/sessanta in un contesto un pelo più moderno, ha un fascino magnetico dal quale è impossibile staccarsi.

CIVET – Love & War
Probabilmente ve le ricordate sul numero uno di Salad Days Magazine: quattro (bad) girl da Long Beach (California) tatuate, colorate ed incazzate. Oggi, dopo che la sezione ritmica ha dato forfait (sostituita da due maschietti, purtroppo per noi e per il livello estetico del gruppo), ci ritroviamo con il nuovo (quinto) ‘Love & War’ che è certamente figlio della vecchia formazione, ma che ostenta un’energia e un songwriting davvero inappuntabile. Le similitudini con Bikini Kill o Distillers sono ancora legittime ed attuali, ma pezzi come l’opener ‘Can’t Go Back’, la dura title-track, la viziosa ‘Sunset Strip’ e addirittura la melodica ‘It’s The Truth’ garantiscono appagamento e voglia di distinguersi.

NEKROMANTIX – What Happens In Hell, Stays In Hell
I riferimenti horror nello psychobilly dei Nekromantix sono fin troppo prevedibili, ma d’altronde la band originaria di Copenaghen è attiva fin dal 1989 e si può considerare a tutti gli effetti come una delle progenitrici del genere “macabro”, giusto un gradino sotto i Misfits. L’ultima (freschissima) uscita ‘What Happens In Hell, Stays In Hell’ conferma le loro lugubri qualità, come nella cadenzata ‘Nekro Tastic Extasy’, in ‘Sleep Walker With A Gun’ o in ‘I Kissed A Ghoul’, in cui sembra di assistere al ritorno di Elvis dall’inferno. L’accento europeo del cantante Kim Nekroman, inoltre, dona un fascino tutto particolare al sound, rendendo la proposta dei Nekromantix ancora divertente ed adescatrice.

www.hell-cat.com

(Txt by Flavio Ignelzi)

Way Out West

Posted by Graphic deparment On August - 25 - 2011 ADD COMMENTS

In Agosto ogni anno Göteborg ospita uno dei festival piu´popolari della Svezia “Way Out West“, che comprende non solo musica ma anche film, street dance e graffitti in giro per la citta´.

Way out West si svolge nei pressi del centro della citta´ nel grande parco “Slottskogen” (la foresta reale) e quest´anno le grandi star come Prince, Kanye West, The Hives e la reunion dei Pulp han rappresentato le attrazioni più rilevanti arrivando da subito al sold out con 35000 biglietti venduti.

 

L´organizzazione prevede che una volta terminate le varie esibizioni nel parco, la kermesse si sposta nei vari club/locali in giro per la citta´(Stay Out West) con concerti piú intimi.
Vista la grande richiesta per accedere ai club, WayOutWest ha dato la possibilitá di vedere in tempo reale attraverso l’inserimento dell´applicazioni per l´Iphone e Android  la visualizzazione del flusso di gente, in modo tale da controllarne prima di entrare. (Quando lo vedremo anche in Italia?)

Gli highlights di Way Out West:

Jarvis Cocker is still going strong, Pulp fa vedere che come band hanno ancora molto da dare.

The Hives han dato spettacolo fino allo svenimento, suonando sempre in modo impeccabile.

Robyn, cantante, produttrice, proprietaria di Konichiwa Records suona un pop elettronico che sta lentamente conquistando il mondo e sul palco ha fatto vedere tutta la sua competenza in materia.

Gli highlights di Stay Out West:

Dundertåget, il nuovo gruppo di Strängen (chitarrista degli Hellacopters) ha suonato un rock anni settanta cantato in svedese a un pienissimo Pusterviksbaren.

I concerti piú acclamati dai critici: Fucked Up & Off! (Black Flag, Circle Jerks) si e´svolto a Brewhouse, un locale nuovo che assomiglia piú a un centro congressi che un rock club.

Tra i tanti altri artisti che hanno suonato hanno impressionato: Explosion In The Sky, Empire Of The Sun, Deathcrush, Fleet Foxes, The Jayhawks, IAMAMIWHOAMI, Tiesto, Those Dancing Days, Robyn, Warpaint, Wiz Khalifa, Wu Lyf e Zola Jesus.

(Txt & amp; Pics Alexandra Romano)

(all rights reserved)

Beaty Heart live @ Roundhouse London

Posted by Salad Days On August - 24 - 2011 ADD COMMENTS

Beaty Heart at the Roundhouse London

Unique is a no-no word when it comes down to writing reviews and press releases. It’s like using “extreme” when referring to action sports: it’s a pure act of mental laziness. But Beaty Heart performance on Ron Arad’s temporary installation almost had us muttering the U-word – and for all the right reasons.

First of all it was at the Roundhouse, a circular brick building originally designed in the mid 1800s to contain a train turntable and now devoted to performing arts. This beautiful, unconventional venue is hosting Ron Arad’s Curtain Call, a gigantic eight meters tall curtain of white silicon rods that encloses the center of the main hall and serves as a 360° screen. Till the 29th of August, 12high definition projectors will show non-stop short films chosen personally by Arad himself and the total surface of the screen is a staggering 450 square meters.

The installation is as impressive as it sounds: the dimly lit main room and the glowing silicon puts you in an extremely perceptive state and pushing through the curtain to sit on the bare floor and look around is just worth the visit alone.

After the first 5 minutes this visual feast it became clear that the circular screen is a metaphor on the limitations of human perception and “10.000 Miles From A Car Window” is a hypnotic reflection on the experience of traveling – and not in a “Horse With No Name” way.

Beaty Heart and EYESONTHEWALL (well known for Moby’s and Glastonbury’s visual) produced in less than five weeks a sensorial recollection of a journey from London to Mongolia, in which sound and vision were in a constant dialogue with each other and echoes of foreign lands blended in western electronic beats.

The result was mesmerizing and hopefully this won’t be just a one off for those lucky enough to be in London in August – or is this a metaphor as well?

(Txt by Rita Comi; Pics EYESONTHEWALL)

Touché Amoré + La Dispute photorecap

Posted by Salad Days On August - 19 - 2011 1 COMMENT

Touché Amoré e La Dispute

“Parleremo per immagini per tenere gli occhi bene aperti su quanto non si vede”…già, per chè gli occhi di Luca Benedet aka Monsieur Blot erano presenti per raccontare, a chi di voi non è riuscito a passare, il Circle Fest. Partenza da Aosta, 1000 km, una valanga di red bull e tanta voglia di un concerto hc sono alla base di tutto.

Si alternano Lantern, Locked In, Death Is Not Glamourous, Touché Amoré e La Dispute. Il palco è quello del Lughé e ci troviamo a Lugo provincia di Ravenna.

Per i tre gruppi stranieri alla prima esperienza in Italia avrà fatto strano arrivare in questa piccola cittadina avendo immagini del nostro paese di città come Roma, Venezia e Milano. Sicuramente però i ragazzi del Lughé non gli hanno fatto mancare nulla per fargli sentire l’ospitalità italiana e per far sì che un giorno ritornino.

Il concerto è di quelli caldi, e le foto sono bollenti. L’atmosfera è delle migliori, c’è sudore, urla, stage diving, birrette a 1,50€ con cauzione di 50 cent per il vuoto a rendere e ci sono pure i pan cakes.
Già dimenticavo..c’era pure una mini bancarella ovviamente in puro stile vegan.

A voi le immagini migliori della serata…

(All Pics By Luca Benedet)

Mixtape – Mike Muir

Posted by Salad Days On August - 15 - 2011 ADD COMMENTS

MIXTAPE – MIKE MUIR

Mike Muir, founder and lead singer from hardcore legends Suicidal Tendencies, is the MIXTAPE starring of this week…5 bullets of his finest selecta; Mike is one of the most genuine person in past and modern hardcore, he starts the suicidal cycos saga, when Venice Beach was dominated by glammy punks in early eighties. The complete Mike Muir interview will be out on SALAD DAYS MAG #9 fall issue out end of october!!! Check them live on 18th August in Brescia (Italy) @ Radio Onda D’urto Fest!

1) Sex Pistols – Pretty Vacant
2) Jimi Hendrix – Foxy Lady
3) U.F.O. – Lights Out
4) David Bowie – Suffragette City
5) Minor Threat – Salad Days

www.suicidaltendencies.com
www.myspace.com/suicidaltendencies

Bricks & Wheels recap

Posted by Salad Days On August - 2 - 2011 ADD COMMENTS

BRICKS & WHEELS RECAP

GRAZIE A TUTTI PER IL SUPPORTO!
QUESTO è UN BREVE RECAP DI QUELLO CHE è SUCCESSO SABATO 23 LUGLIO ALLA WTC DI TORINO.
VIDEO BY ALBERTO CHIMENTI DEZANI E PICS BY CAROL SINISI.
ENJOY!

BLOT + LUCA LEDDA + LITO.

Prosport Bmx Riders In Bowl / photorecap

Posted by Salad Days On July - 31 - 2011 ADD COMMENTS

PROSPORT BMX RIDERS IN BOWL / PHOTORECAP
(Photo courtesy by Alex Luise and Prosport)


(ph. Alex Luise)


(ph. Alex Luise)


(ph. Alex Luise)


(ph. Alex Luise)


(ph. Alex Luise)


(ph. Prosport)


(ph. Prosport)


(ph. Prosport)


(ph. Prosport)


(ph. Prosport)


(ph. Prosport)


(ph. Alex Luise)


(ph. Alex Luise)


(ph. Alex Luise)


(ph. Alex Luise)


(ph. Alex Luise)


(ph. Alex Luise)

www.prosport.it

Till The Last Breath interview

Posted by Salad Days On July - 25 - 2011 ADD COMMENTS

TILL THE LAST BREATH INTERVIEW
Vengono da Brescia e sono in giro da poco più di un anno. Nonostante ciò i Till The Last Breath hanno già in curriculum un buon numero di show e un EP fresco di stampa. Conosciamoli meglio in questa intervista.

SD: Dando un’occhiata alla vostra bio si legge che siete in giro da circa un anno. Ciò nonostante avete già tirato fuori un EP, ‘Apeiron’, siete stati decisamente rapidissimi… Come siete riusciti a mettere in piedi il tutto in così poco tempo?
TTLB: Effettivamente sì, siamo nati solo un anno fa (nell’estate 2010), registrando allo SkieStudio di Roma il primo singolo ‘By The Memories Of A Daydreamer’. Avendo ottenuto un buon riscontro ed essendoci sentiti ancora più motivati, abbiamo intensificato l’attività di songwriting registrando i 4 pezzi che completano ‘Apeiron’ a gennaio.

SD: A proposito di Roma, ascoltandovi la prima band che mi è venuta in mente sono gli Hopes Die Last. Pensate di avere in comune qualcosa con il gruppo capitolino?
TTLB: I lavori degli Hopes Die Last hanno contribuito alla crescita musicale di ognuno di noi da prima che decidessimo di comporre materiale inedito. Siamo stati tutti ispirati da loro negli anni. Nonostante le influenze musicali all’interno del gruppo siano comunque varie e soggettive, nel nostro sound si avvertono elementi in comune con la band romana e un approccio simile a questo genere musicale.

SD: Siete consapevoli del fatto che look e ovviamente il vostro stile sonoro vi porterà al centro di critiche/dibattiti di chi non la pensa come voi? Come vivete queste situazioni (che credo abbiate avuto già modo di affrontare vedendo le crociate mediatiche dei più oltranzisti nei confronti di band come la vostra)?
TTLB: Siamo assolutamente consapevoli di questo. La sensazione generale è che questo movimento musicale, nelle sue varie sfaccettature e realtà musicali, non sia ancora preso del tutto sul serio, come invece sono considerati altri generi musicali. Ad ogni modo siamo poco interessati a polemiche tutt’altro che costruttive e poco obiettive. Amiamo fare musica, amiamo farlo a modo nostro. Accettiamo le critiche quando sono costruttive, ma crediamo che alcune di esse meritino solo indifferenza.

SD: Arriviamo ad ‘Apeiron’. Guardando in Rete il significato letterario di questa parola viene così descritta: “è una materia infinita, indeterminata, eterna, indistruttibile e in continuo movimento”. Significato che attribuite anche voi alla scelta del titolo o ci sono altre spiegazioni a riguardo?
TTLB: Hai colto nel segno, il concetto di ‘Apeiron’, maturato nell’ambito della filosofia greca ci affascinava particolarmente per il concetto di origine, inizio e movimento costante ma allo stesso tempo di indefinito ed infinito.

SD: Il vostro sound fonde diversi elementi, elettronica, metal, rock, hardcore. Quanto è complesso amalgamare il tutto e come nasce un vostro brano?
TTLB: In fase di songwriting non ci risulta complesso amalgamare tutti questi elementi, è un processo naturale ed inconscio. I nostri brani nascono da un intenso lavoro di gruppo, dall’apporto e lo sviluppo costante di idee da parte di ognuno di noi. Trovato il punto d’incontro tra le migliori idee, il pezzo comincia a delinearsi. A questo punto il processo si velocizza e si giunge ad una struttura grezza del pezzo, che viene in seguito lavorata e smussata in modo che ogni cosa ci convinca appieno.

SD: Il genere da voi proposto non è ancora ben assimilato dal pubblico italiano, siete d’accordo? Con questo penso che siate molto più adatti a guardare oltre i confini, in Paesi dove magari è più facile trovare sbocchi dove crescere. In chiave estera quali sono i vostri progetti?
TTLB: Siamo purtroppo d’accordo. La scena italiana è molto valida e agguerrita ma il nostro paese non permette a molte valide band di emergere, come di avere l’attenzione meritata. Complice di tutto ciò anche una certa esterofilia da parte del pubblico, sempre pronto ad assecondare l’ennesima “next best thing” che giunge dall’estero ma non a supportare le band locali. I nostri progetti futuri sono di riuscire appunto a portare la nostra proposta musicale fuori dall’Italia. Al momento puntiamo all’Europa ed in un futuro, speriamo non troppo lontano, all’America.

SD: Se non erro siete di Brescia. La vicinanza con Milano e la possibilità di avere a che fare spesso e volentieri con show di band rinomate e un panorama musicale alternative vivo e vegeto pensate possa avervi stimolato a mettere in piedi il progetto?
TTLB: Assolutamente sì. Milano è sempre stato un punto di ritrovo di realtà musicali abbastanza differenti tra loro nel sound ma unite in un’unica scena. Tutto ciò ci ha nel tempo affascinato e spinto a iniziare un progetto nostro, da portare avanti con costanza ed impegno.

SD: Quale brano dell’EP pensate sia perfetto per presentarvi a chi ancora non vi conosce? E quale invece pensate possa essere adatto come base per il futuro full lenght?
TTLB: L’EP contiene pezzi più inclini alla melodia come pezzi più pesanti. Non crediamo ci sia un singolo brano adatto a rappresentare in pieno i nostri intenti, anche perché probabilmente ogni membro della band avrebbe una risposta differente a questo quesito. Per il futuro full-lenght vogliamo riuscire ad amalgamare sempre meglio gli elementi che ci caratterizzano ed unirli ad idee nuove anche più particolari ed innovative.

SD: A proposito di album di debutto. Ci state lavorando? Quale sarà la direzione stilistica?
TTLB: L’album è già in lavorazione e molte cose sono ancora da definire… Puntiamo comunque a un lavoro più curato e in tempi più lunghi rispetto all’EP. Il songwriting sarà ancor più variegato e rallentato in modo da rendere perfetto ogni aspetto del materiale nuovo.

SD: Fattore live: come procedono le cose? E’ difficile trovare date in Italia?
TTLB: Siamo soddisfatti, abbiamo avuto occasione di suonare con band anche abbastanza affermate e trovare sempre un buon feedback da parte del pubblico. Siamo molto positivi per le date future nonostante in Italia sia sempre complicato trovarne di interessanti.

SD: Meglio DIY o booking agency?
TTLB: In fondo in fondo entrambe, anche se le agenzie di booking ricoprono un ruolo fondamentale per noi.

SD: Quanto conta il look in una band come i Till The Last Breath?
TTLB: Cerchiamo di curare al meglio ogni aspetto della band. La proposta musicale, la cura riservata ai pezzi e alla resa live, come la ricerca di un sound personale sono gli aspetti più importanti. Ad ogni modo siamo convinti che il look comunque se ne dica conti molto nell’impatto dato da una band e noi cerchiamo di far fronte al meglio anche a questo aspetto, ovviamente!

SD: Chiudete pure a vostro piacimento!
TTLB: A tutti voi che leggete, continuate a vivere la musica che vi piace con passione e supportate le band italiane. Ringraziamo per quest’intervista ed il tempo che ci avete concesso. Un saluto dai Till The Last Breath!

TILL THE LAST BREATH I MYSPACE

(Txt by Eros Pasi)

Eastern Jam 2011 – photorecap

Posted by Salad Days On July - 20 - 2011 ADD COMMENTS

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