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Salad Days Magazine | January 22, 2022

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Highlights

Nightwatchers interview

January 15, 2022 |

I Nightwatchers sono una band punk e vengono dalla Francia. Hanno appena pubblicato un interessante album chiamato ‘Common Crusades’, un disco che mette in luce le gravi ombre della società post-coloniale francese.

Un album carico di significati e allo stesso artisticamente notevole. Abbiamo fatto una chiacchiarata con Julien Virgos, cantante della band.

SD: Il vostro nuovo album ‘Common Crusades’ è uscito da poco. Qual è il feedback?
NW: Finora il feedback è buono! Siamo molto felici del risultato, non vediamo l’ora di suonare il nostro nuovo set in tutta la Francia e l’Europa.

SD: È un album molto esplicito su antiche questioni sociali come il colonialismo e le loro conseguenze nella società moderna. Cosa vi ha spinto a scrivere un album del genere? Pensate che il punk possa avere un impatto nella società francese quando si tratta di questo tipo di disuguaglianze sociali?
NW: Abbiamo scelto questo tema dopo due dischi sulla violenza della polizia, perché la gestione contemporanea della polizia in aree prioritarie della politica cittadina è ancora molto influenzata dal periodo coloniale, senza che questa eredità sia sempre consapevole. Gli scritti di Malika Mansouri o di Manuel Boucher sono molto interessanti su questo tema. Trovo importante sottolineare i legami che esistono con questo periodo e soprattutto con questo territorio, quello dell’impero coloniale francese, che spesso tendiamo ad evitare quando pensiamo alla storia della Francia. L’Algeria era un dipartimento francese non molto tempo fa. La società sta cambiando e le cose si stanno muovendo su questi temi, direi di sì, ma non saprei dire in che modo. La musica punk può avere un impatto nella società francese, su scala molto piccola… il nostro album non cambierà molto riguardo ai problemi che affrontiamo, ovviamente. Ma l’obiettivo è quello di informare e illuminare un argomento di cui la gente non parla / scrive molto nella scena punk / alternativa francese.

SD: Perché la Francia è afflitta dai problemi che riportate nei vostri testi? C’è qualche tipo di critica verso il colonialismo al di fuori delle controculture radicali?
NW: La colonizzazione francese rimane un argomento molto divisivo, basta vedere gli ultimi dibattiti sulla commemorazione di Napoleone Bonaparte. Negli ultimi anni il cursore politico si è chiaramente spostato verso la destra conservatrice, in Francia come nel resto d’Europa. L’attuale governo ha deciso di fare della lotta contro l’”Islam radicale” o “Islam politico” una priorità, in nome della coesione nazionale e dei “valori della Repubblica francese”. Dal nostro punto di vista, questa lotta si inserisce nella continuità della storia coloniale della Francia, in particolare nel contesto algerino. I nostri governi hanno sistematicamente cercato di imporre lì dei valori cosiddetti “universali”, sostenendo che la pratica dell’Islam è incompatibile con essi. Non si parla molto di colonialismo in Francia al momento, ma sempre più persone cominciano a sottolineare un’eredità postcoloniale che il nostro governo rifiuta di riconoscere. Rifiutano ancora di prendersi la colpa e di affrontare la loro responsabilità storica sui crimini che abbiamo commesso in nome dell’Universalismo ad Haiti, in Indocina, in Algeria, in Camerun e così via. Abbiamo un problema con tutte le parti oscure della storia coloniale, come se parlarne e far luce su di essa equivalesse a sputare sulla Francia. Si viene rapidamente etichettati come islamisti, separatisti o quant’altro. Ci si lava con l’importanza del dovere di ricordare, ok molto bene, ma ci si rende conto che la memoria in questione è molto selettiva, e che ci sono certi passaggi che si preferisce mettere da parte quando turbano un po’ troppo il nostro romanzo nazionale. Non ci sarà nessuna riconciliazione, nessuna unità nazionale in Francia finché tutte le memorie potranno essere espresse e non saranno riconosciute allo stesso modo. Il fumo è una parte triste della storia francese. Anche l’uso del napalm in Indocina. La sistematizzazione della terra bruciata, la tortura e lo stupro in tutte le guerre decoloniali pure.

SD: Che tipo di band menzionereste se doveste descrivere i Nightwatchers a qualcuno che non ha mai sentito parlare di voi?
NW: Se non ci hai mai ascoltato, potrebbe essere descritto come un mix tra band come Red Dons, Radioactivity, Mass Hystery, Eagulls, Sad Lovers & Giants… punk cupo e malinconico. Credo che questo nuovo album sia in continuità con ‘La Paix Ou Le Sable’, esplorando un po’ di più alcuni orientamenti post punk.

SD: È difficile per una band francese cantare in inglese e avere un seguito nel proprio paese? Avete un feedback da altri paesi europei?
NW: In Francia siamo abituati ad avere band punk che cantano in francese o in inglese, non è un problema. Naturalmente ad alcune persone non piacerà se canti in inglese, ma non è insolito. Credo che in realtà ci aiuti ad avere un pubblico più vasto al di fuori della Francia. Siamo stati in tour in Germania, Svizzera, Spagna, Repubblica Ceca, Svezia… almeno possono dare un’occhiata ai nostri testi e capire di cosa stiamo parlando. È bello vedere che i temi che trattiamo interessano molte persone fuori dalla Francia.

SD: Come avete iniziato a lavorare con la vostra etichetta svedese, la Lovely Records?
NW: Dopo i nostri primi 2 EP, abbiamo chiesto alla Lövely se sarebbero stati interessati a lavorare con noi sul nostro primo LP. Li conoscevamo per via di Rotten Mind e Dahmers, soprattutto. Erano interessati, così abbiamo organizzato alcuni incontri su Skype per parlarne e la nostra collaborazione è iniziata abbastanza facilmente! Sono stati super gentili e pazienti con noi.

SD: Dove vorreste andare in tour con questo nuovo album?
NW: Inizieremo con la Francia e l’Europa, ma andremo in tour ovunque sia possibile! Il Sud America sarebbe fantastico, ma credo che dovremo aspettare un po’ a causa della crisi dei Covid… condivideremo un paio di concerti con i Rotten Mind a marzo/aprile, eventualmente altri con Marmol in Bask Country a maggio… annunceremo tutti i nostri piani molto presto!

Volk Flannel x Punk Rock Holiday 10th anniversary new year giveaway!!!

January 1, 2022 |

Happy New Year to everybody! We start the 1st day of 2022 with this banger: almost two Volk Flannel x Punk Rock Holiday 10th anniversary to giveaway.

Hoping the new year will be better than the past one, with less covid restrictions and less police statement, Salad Days Mag with Punk Rock Holiday Festival and Volk Flannel put on a plate two high quality pieces of classic street culture: Punk Rock Holiday x Volk collab – 10th anniversary special edition flannel release! This epic black and white buffalo plaid with orange stripes on Volk signature material that will never lose it’s form, detailed buttons and many more perks is a perfect match to celebrate 10 years of best Punk Rock festival on Earth. This is strictly limited to 300 pieces and will not be re-released. True to size. Please check size: Matic is 1.80 m tall and wears size M. All products are top quality, breathable materials for an excellent wearing experience! Carefully sewn with care and precision by skillful sewstresses! Precisely fitted to all body types. Just choose your size & the shirt will fit!

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-Black and white with orange stripes flannel

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-Tough and rugged but also double brushed for supreme comfort and softness

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-Volk special poly/rayon blend

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-Classic center pleat for added movement and comfort

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-Volk custom embroided button down with button sleeve cuffs, button chest pockets and hidden collar buttonschest Volk logo with a slit to hold sunglasses

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-Shrink and wrinkle resistant

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-Care: Machine wash cold, tumble dry low

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NOW YOU CAN TRY TO WIN, HOW? FOLLOW @saladdaysmagazine @volk_flannel @punkrockholiday AND TAG #LONGLIVESALADDAYSMAG IN EACH PROFILE. THIS COMPETITION ENDS SUNDAY 9th JANUARY 2022. GOOD LUCK!

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volkflannel.com

Holding Absence ‘The Greatest Mistake Of My Life’ 2021 – SharpTone Records

December 31, 2021 | 1

Per il terzo capitolo della rubrica vi parliamo di un disco uscito lo scorso Aprile… ma che è il mio disco dell’anno… quindi giusto parlarne prima che l’anno finisca.

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Holding Absence arrivano da Cardiff, Galles, sono in giro dal 2015 e suonano un “alternative rock/post-hardcore” che farà felici tutti i fan dei Saosin Cove Reber-era e degli ultimi Architects e Bring Me The Horizon. Dopo svariati singoli, uno split ep con i Loathe (2018) e l’album di debutto omonimo (2019), ad inizio primavera 2021 hanno rilasciato ‘The Greatest Mistake Of My Life’, preceduto dal singolo ‘Afterlife’, che lasciava presagire ottime cose.

Il disco è uscito per l’etichetta americana SharpTone Records, sussidiaria di Nuclear Blast ed è finito nelle top 10, top 20, top 50 dei dischi dell’anno di praticamente tutte le riviste/webzine del settore. Vinile rilasciato in cinque varianti colore, di cui ce ne sono passate tra le mani un paio, la Purple with Grey Splatter (tiratura 500 copie) e la Oxblood on Creamy White (tiratura 500 copie). Il disco è una mina e l’edizione in vinile non è da meno. Doppio vinile, gatefold e con doppio inserto con tutti gli scatti della giovane fotografa inglese Bethan Miller a comporre l’artwork.

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Foto che rispecchiano appieno quanto trattato nel disco, la vita che incontra la morte, la vita che continua e l’amore che non finisce mai. Produzione del disco impeccabile affidata alla mani di Dan Weller, come impeccabile la resa dei dischi sul piatto.

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Vi diremmo di non lasciarvelo scappare, ma al momento l’unico modo per portarvi a casa una copia fisica di questo fantastico disco è sui canali di secondary marketing, nell’attesa che venga (speriamo) ristampato.

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The Black Lips @ Circolo Magnolia, Milano – recap

December 17, 2021 |

E’ stato scritto e detto tutto riguardo ai Black Lips, questa volta approccio ‘sta pagina bianca un po’ meno gasato del solito. Una mezza idea mi viene, funzionerà?

Come è stata la mia prima volta live con Cole, Jared e compagnia? Mille anni fa, grandi aspettative. Tour europeo nel periodo pre-Vice. Facciamo fatica, pur consultando il mio omonimo Barcella ed i massimi esperti di garage italiani, a ricostruire il tutto. Era il tour di ‘Let It Bloom’? O addirittura del secondo su Bomp!, quello dal titolo interminabile? E, soprattutto, dove avevano suonato? Sicuramente non nei posti “istituzionali” (cazzo, erano veramente fuori per i tempi), parlo di Bloom et similia. Mi ricordo una vasca in solitaria per vedermeli, tanto che associo quel concerto al cuneese (come direbbe Totò: “io sono andato a vedermeli a Cuneo”). I Black Lips si portavano dietro una fama di cazzari, distruttori: vomito, nudità, elicotteri (per i maschi che leggono dovrebbe essere chiaro di che tipo di elicotteri stiamo parlando). Mi ricordo che me li aveva fatti ascoltare in negozio il buon Cattaruzza, Hangover. In un periodo che a Milano era tutto “post” Sottopressione. Atmosfere pesanti, nere. Gli chiedo di questi Black Lips, e lui mi mette il primo, l’omonimo. WOW, dico, ‘sta roba è allegra, ma anche molto potente! Comunque. Grandi aspettative! Tanto grandi, che alla fine il concerto era filato via “liscio”, quasi normale, comunque senza troppi sussulti. E’ vero, eravamo abituati bene: scene come i pieni dei Good Riddance al Tunnel penso siano state il nostro benchmark milanese per ogni live da lì in poi, in quanto ad “aspettative”. Detto ciò. Mai come in quel caso Chuck D ci aveva visto giusto: ‘Don’t Believe the Hype’.

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Fast forward, ed arriviamo a dicembre 2021. Da buon punkettone non seguo i Black Lips dall’esplosione Vice. Ma in questi turbolent times sono come ‘L’Attimo Fuggente’: carpe diem, ci devo andare! Aspettative meno di zero. L’aggiunta al lotto di Zumi Rosow, musa di Gucci, certo non mi aiuta in quanto a “punti scena”. Anche perché non credo che Alessandro Michele passi le sue serate ad ascoltarsi i dischi dei Black Lips. Sapete bene cosa penso di certe operazioni “moda meets underground”, in generale “mainstream meets underground”. Penso che l’effetto “scimmietta allo zoo” sia dietro all’angolo. Conclusione? Concerto dell’anno (e quest’anno ho visto i Kobra, i Golpe… ma anche i Sons Of Kemet o Fatboy Slim). Cazzo se ci siamo divertiti. Cazzo se si divertono. Ultima data del tour europeo: ci siamo pure beccati il finale/bonus con ‘Hippie Hippie Hooray’, LA cover per eccellenza. Per dirla come i Napalm Death: questi sono “Leaders, not Followers”.

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P.S.
Thanks to Paolo Proserpio, possiamo anticiparvi che i Black Lips sono ora a Parigi, per registrazione nuovo album. YES.

P.P.S.
A parte Gucci, tanta Italia nei Black Lips. E’ gente che ne sa, poche palle. Guardatevi il loro Instagram. E sentitevi i loro pezzi: qualcuno ha detto Pooh?

(Txt fmazza1972 & Pics Paolo Proserpio)

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Hot Mulligan ‘I Won’t Reach Out To You’ 2021- Wax Bodega

November 26, 2021 |

Non è stato facile scegliere la release vinilica novembrina. Tra le tante (prime stampe o ristampe) uscite che ci sono passate tra le mani, alla fine l’hanno spuntata gli Hot Mulligan, quelli che a quanto pare sono la #1 hot new band (cit.)

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Hot Mulligan sono un quartetto (erano un quintetto fino a qualche mese fa) del Michigan di recente formazione (2014) ma che nel corso di questi anni si è guadagnato fin da subito la stima del pubblico, e l’apprezzamento della critica, a suon di ottime release. L’ultima di queste, ‘I Won’t Reach Out To You’, è un ep di cinque pezzi uscito a maggio per l’etichetta Wax Bodega, nuova label di Philadelphia nata nella primavera di quest’anno da un’idea di Zack Zarrillo (già co-fondatore di Bad Timing Records) e che ha già avuto modo di farsi apprezzare per le splendide release di artisti come Mat Kerekes (Citizen), Gates (nuovo ep uscito a fine ottobre e vinile in uscita a dicembre) e Super American (fuori con uno dei dischi più interessanti del 2021). La prima stampa di ‘I Won’t Reach To You’, distribuita da Many Hats Endeavors (altra creatura di Zarrillo), è uscita lo scorso maggio in cinque varianti colore (per un totale di 1850 copie) andate esaurite praticamente subito. Wax Bodega ha ascoltato le numerose richieste e a inizio novembre ha rilasciato la seconda stampa, questa volta in sole due varianti colore, la prima Half Pink/Half Clear with White Splatter (tiratura 500 copie e disponibile solo sul sito di Wax Bodega) e la seconda Pink (tiratura 750 copie e disponibile solo durante le date del tour e da selezionati retailers US – per il momento), entrambe con etched b-side.

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Come per tutte le altre release di Wax Bodega, anche questa esce con il consueto obi-stripe realizzato da Matt Delisle di Eat Cold Pizza che rende riconoscibili tutte le uscite dell’etichetta e che riporta sullo stesso tutte le info di ogni release.

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Artwork affidato alle cure di Andrew Zell, digital artist del Wisconsin (e grande fan di Hot Mulligan) che in passato ha curato i lavori di band come Carousel Kings, August Burns Red e Texas In July e che ha realizzato l’artwork per ‘I Won’t Reach Out To You’ a stretto contatto con la band, utilizzando alcune sue foto scattate durante un viaggio presso il Canyonlands National Park in Utah e mashuppando il tutto con alcuni suoi lavori che i membri della band hanno personalmente scelto. E il risultato è quello che potete vedere nella gif e nelle immagini qui sotto.

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Altra release di qualità quindi per la label di Philly che vi suggeriamo di tenere d’occhio in quanto avrà in serbo parecchie bombette in uscita da qui in avanti.

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Stone Island presents Milano @ Fabrique, Milano – recap

November 12, 2021 |

Evento “as part of the Stone Island Sound” e “curated by C2C”: quindi “bomba”.
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Kilauea, lo skateshop/edicola di Sassari

November 9, 2021 |

“La dose quotidiana di notizie fresche, cruciverba, tavole da skateboard, penne, matite, quaderni, vecchi vinili, ritrovo degli skateboarders per una birra fresca insieme”

Nel tempo si evolve sempre, questo è il dna naturale dello skateboarding. Lo skateboarding è una spugna, è capace di prendere ispirazione da tutto ciò che lo circonda, una prospettiva che riesce a catturare anche le sfumature più nascoste.

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La globalizzazione ha fatto sì che il mercato cambiasse in modo permanente e velocissimo negli ultimi 15-20 anni. Nuove tecnologie da sfruttare, da spremere e la sfrenata corsa all’acquisto, tutti possono avere tutto e in tempi brevissimi, a volte a scapito della qualità dei prodotti e non ultima delle Esperienze.

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Ora è diventato molto raro trovare qualcosa di veramente speciale e che sia pienamente supportato da una particolare nicchia interessata e che questo sia sostenibile anche per chi ha l’iniziativa. Lo skateboarding ha sicuramente un legame di sangue con l’arte, la creatività e le sottoculture in generale, lo skateboarding è sinonimo di comunità.

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In tempi normali, amo molto scoprire nuovi luoghi interessanti durante un viaggio, un po’ nascosti, frequentati da nicchie particolari nelle quali stare e con le quali scambiare esperienze. Gli skateshops nascono per questo: creare aggregazione, senza differenze di culture, sesso, orientamento sessuale o “classe sociale”. Sicuramente gli skateshops sono fatti per gli skateboarder ma aprono le braccia a qualsiasi persona su questo pianeta terra e anche proveniente dal mondo extraterrestre, questo è lo skateboarding.

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Negli ultimi anni si è perso il senso di comunità, e i negozi locali sono stati visti, dalle nuove generazioni, come superati, sfigati. Tutto gira come una ruota, molte cose tornano alle loro origini ed è giusto che sia così. Se, da un lato, lo skateboarding è diventato una disciplina olimpica, uno “sport riconosciuto” grazie ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 e mentre i “big players” sono interessati a spremerlo per sfruttarlo al meglio; dall’altro lato, ci sono piccole realtà che tornano e piccole masse che tornano ad avere un “senso di appartenenza a una certa comunità di simili”.

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Negli ultimi anni, abbandonati dagli stessi skaters (non è bella la cosa che ho appena detto ma rappresenta la realtà) i veri core skateshops si sono evoluti offrendo anche altri prodotti e servizi, altri invece si sono “tuffati” nella più estrema dipendenza dal fashion. Personalmente è da molto tempo che non sentivo il “senso di comunità” e l’ho appena vissuto. Non capita tutti i giorni di entrare in una classica edicola che, allo stesso tempo, è anche un classico core skateshop al servizio degli skaters. Questo skateshop non si trova ad Amsterdam, Berlino, New York o Los Angeles, si trova a Sassari, Sardegna – Italia e si chiama Kilauea skate & surf shop.

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Ci sono diversi esempi di skateshop che offrono anche altri prodotti e servizi ai loro clienti, solo per citarne alcuni: l’amatissimo Benny Gold Shop che offriva skateboard, abbigliamento, caffè e chai tea (ora definitivamente chiuso) attivo nell’area di S.Francisco, Stitch a Grafenwohr – Germania, che offre skateboard e vaporizzatori, Quonset Hut in Ohio che vende vinili, golf disc, freccette, regali e vaporizzatori, Sanantonio 42 a Pisa – Italia, che offre libri, accessori per dj, graffiti lattine, vinili e ancora Folks a Verona – Italia che vende skateboards e vinili. Non ultimo nomino South Central, un negozio che possedevo che ho gestito per circa dieci anni, offrendo, skateboards, marchi streetwear di nicchia come Reeson, Lobster, marchi come Stussy, A Quiet Life, Undefeated, Brixton e molti altri ancora. South Central era un luogo per incontrare persone che la pensavano allo stesso modo. Il negozio offriva anche eventi, libri, prodotti artigianali e un angolo caffè molto “fresh” semrpe all’interno del negozio e un noleggio gratuito di biciclette.

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Quindi, può essere reale che nel 2021 ci sia un’edicola di 60 mq che è anche un core skateshop? Sì, esiste dagli anni 70 come classica edicola e azienda familiare di Vito Porcu (il proprietario) e si chiama Kilauea. Sabato scorso sono rimasto davvero sorpreso dall’aria che respiravo all’interno dello spazio, punto d’incontro per gli skateboarders. Giusto per essere sincero direi “più luoghi di aggregazione e meno social network”.

Luca Rizzotto

Element x Hotel Radio Paris launch @ Polartec Showroom, Milano – photorecap

October 30, 2021 |

Element x Hotel Radio Paris launch @ Polartec Showroom, Milano – photorecap

Pictures by Salad Days Mag – All Rights Reserved.

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Thrice ‘Horizons/East’ 2021- Epitaph Records

October 29, 2021 |

Primo appuntamento con la nuova rubrica Vinyl Of The Month e non potevamo partire che con uno dei dischi più attesi dell’anno.

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Non ci soffermeremo qui a parlare del contenuto musicale del disco (la recensione la potete trovare qui) ma andremo ad analizzare più nello specifico il prodotto fisico. ‘Horizons/East’, il nuovo lavoro dei californiani Thrice, è uscito lo scorso 17 settembre su tutte le piattaforme digitali e l’8 ottobre in versione cd e vinile per Epitaph Records. Per il vinile previste diverse varianti, alcune esclusive per il territorio americano (e che verranno rilasciate a novembre), altre esclusive per l’Europa e altre ancora sia per i retailers a stelle e strisce che per quelli europei, più l’esclusivissima variante per i membri della Thrice Alliance, per un totale di dieci varianti colore. Qui sotto potete vedere le prime quattro varianti che mi sono passate tra le mani: Cloudy Purple (Kings Road Merch Europe exclusive), Purple & Mustard Galaxy (Kings Road Merch exclusive), Orange & Mustard Galaxy (German retail exclusive) e Purple in Neon Yellow (european indie retail). Ve lo diciamo già, il prodotto è, ovviamente, curatissimo. Direzione artistica e design affidate alle sapienti mani di Jordan Butcher e della sua nuova creatura Strange Practice (ex Studio Workhorse – quello che ci ha regalato gli artwork di Underoath, Anberlin, mewithoutYou, Haste The Day, The Devil Wears Prada e molti altri ancora). La cover è presentata in Chromadepth, sistema brevettato dall’azienda Chromatek che funziona sfalsando i colori nell’ordine dell’arcobaleno e che vi potrete godere appieno utilizzando gli occhialini 3D inclusi nella confezione (occhialini che potrete usare anche per gustarvi tutti i lyric video presenti su youtube).

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Il titolo dell’album e il nome della band sono embossed in carettere Sväng dai regaz di Letters From Sweden; retro copertina con ritaglio quadrato nella parte centrale e logo band embossed nella parte inferiore e inner sleeve a doppia facciata con la track list e i credits da una parte e tutti i testi dall’altra. Niente da dire nemmeno sul fronte audio, il disco sul piatto suona bene tanto che vi farà apprezzare tutte le sfumature e i bellissimi arrangiamenti presenti nelle dieci canzoni che compongono il disco. Uno dei platter più attesi (e più belli) dell’anno non poteva non essere supportato da un prodotto fisico di qualità. Compratelo online, richiedetelo al vostro negoziante di fiducia, ma non lasciatevelo assolutamente scappare.

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DR. MARTENS x “TOUGH AS YOU” FEST DAY 1 @MI AMI x CIRCOLO MAGNOLIA, MILANO – PHOTORECAP

October 22, 2021 |

DR. MARTENS x “TOUGH AS YOU” FEST DAY 1 @MI AMI x CIRCOLO MAGNOLIA, MILANO – PHOTORECAP

Pictures by Emanuela Giurano x Salad Days Mag – All Rights Reserved.

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Full Of Hell – interview

October 5, 2021 |

I Full Of Hell hanno rilasciato un nuovissimo album, intitolato ‘Garden Of Burden Apparitions’.

Il quartetto statunitense nel corso degli anni ha saputo mutare pelle, incorporando elementi anche molto distanti dal loro primigenio grindcore. Ho rivolto qualche domanda a Dylan Walker, voce e campionamenti della band divisa tra Ocean City nel Maryland e la Pennsylvania.

SD: Il vostro nuovo album, ‘Garden Of Burning Apparitions’, esce ancora una volta sotto l’egida di Relapse Records. Credo proprio siate molto soddisfatti di loro…
FOH: Sì, Relapse e’ un’ottima etichetta mandata avanti da gente che ama davvero la musica. Puoi dire, lavorando con ognuno di loro, che amano veramente quello che fanno e vogliono solo costruire qualcosa di speciale tramite la label.

SD: Possiamo considerare il nuovo album come un concept sulla religione? Dico questo perche’ mi pare abbiate spinto molto su questo argomento…
FOH: Non credo che abbiamo spinto il tema religioso in maniera così forte rispetto ai precedenti lavori. Il focus questa volta e’ stato maggiormente orientato sul concetto di spiritualita’ ad un livello individuale e sulle tormentose domande che riguardano l’impermanenza e la mortalita’. Abbiamo sempre scritto di questi argomenti in una forma o nell’altra, ma questa volta il rasoio e’ un po’ piu’ affilato.

SD: Avete registrato durante lo scoppio della pandemia nel vostro paese. Che tipo di sensazioni avete avuto? Questa tragedia in che modo ha influenzato la vostra vita privata e quella dei Full Of Hell?
FOH: E’ stata un’esperienza strana per tutti. E’ stato tutto estremamente stridente per cio’ che riguarda il gruppo. Da un lato abbiamo visto il nostro mondo cambiare dall’oggi al domani. Dall’altro pero’, e’ stato positiva per due ragioni. Ci ha permesso di prenderci una pausa dall’essere costantemente in tour, il che e’ stato molto importante a livello personale per valutare che cosa stavamo facendo. La seconda ragione e’ che ci ha forzati a fare perno e a essere creativi con cio’ che avremmo potuto ancora fare. Per cio’ che mi riguarda, questo periodo ha rinvigorito il mio amore nel creare arte e mi ha fatto concentrare in una maniera che non sarebbe stata possibile se non ci fosse stata la paura per la fine del mio mondo. E’ stato un periodo duro, abbiamo perso persone amate come e’ successo a molti. Non c’è altro modo in cui guardare cio’ che e’ successo, davvero. Sfortuna e tragedia, ma l’unica opzione che abbiamo e’ tirare avanti.

SD: Joe Biden e’ il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Felici di cio’? L’eredita’ di Trump e’ ancora viva?
FOH: Joe Biden fa schifo. Non e’ un terrificante autocrate come Trump, ma e’ un lupo travestito da agnello come tutti gli altri. Nessuno di loro ha a cuore il miglior interesse per l’umanita’.

SD: Qualcuno descrive i Full Of Hell come grindcore per hipster. Non mi trovano minimamente d’accordo, anche perche’ non suonate solo grindcore. Cosa ne pensate?
FOH: Non ci importa, anche se ad essere onesti e’ una bella descrizione. Se fossi un purista del genere, probabilmente la penserei allo stesso modo, ma non lo sono. Mi piacciono un sacco di tipi di musica differente e non voglio sentirmi limitato nel nostro approccio. Credo sia molto importante che vi siano band che mantengano sempre lo stesso focus in un unico genere. Noi non siamo minimante interessati, questo e’ quanto.

SD: Puoi parlarci della cover? E’ davvero intrigante… puoi spiegarci il significato del libro? Di chi e’ la faccia del ragazzo?
FOH: E’ una interpretazione di Mark McCoy di un sogno che ho fatto, in cui un serafino discende in un giardino in rovina.

SD: Fin dall’inizio, i Full Of Hell hanno sperimentato con differenti suoni. Questo sara’ l’approccio che userete anche per i futuri album, o tornerete ad una forma piu’ semplice?
FOH: Spero diverremo sempre piu’ strani.

SD: Progetti per una nuova venuta in Europa? Mi ricordo una gran concerto a Bologna con i Disciples Of Christ…
FOH: Quel tour con i DOC e’ stato decisamente malato. Torneremo al 100% quando sara’ sicuro e facile farlo. Sono ottimista per il 2022…

SD: Grazie mille per il tuo tempo. Se vuoi aggiungere qualcosa…
FOH: Grazie mille per l’intervista! Stay safe…

(Txt by Marco Pasini x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

Artist photo (above) by: Jess Dankmeyer

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Photo by: Kevin Spaghetti

FULL OF HELL, ON TOUR WITH WOLVES IN THE THRONE ROOM & UADA:

1.11 • Seattle, WA • Crocodile

1.12 • Vancouver, BC • Rickshaw

1.14 • Edmonton, AB • Starlite Room

1.15 • Calgary, AB • Dickens

1.17 • Salt Lake City, UT • Metro Music Hall

1.18 • Denver, CO • The Oriental Theater

1.19 • Lawrence, KS • Granada Theater

1.20 • Minneapolis, MN • Fine Line Music Café

1.21 • Chicago, IL • The Metro

1.22 • Detroit, MI • El Club

1.23 • Toronto, ON • Danforth

1.25 • Montreal, QC • Fairmount

1.26 • Boston, MA • Sinclair

1.27 • Brooklyn, NY • Warsaw

1.28 • Pittsburgh, PA • Mr. Smalls

1.29 • Washington, DC • The Black Cat

1.31 • Charlotte, NC • Amos’ Southend

2.01 • Atlanta, GA • The Masquerade

2.02 • Tampa, FL • The Orpheum

2.04 • Dallas, TX • Amplified Live

2.05 • San Antonio, TX • The Rock Box

2.07 • Phoenix, AZ • Nile Theater

2.08 • Los Angeles, CA • The Regent

2.09 • Berkeley, CA • UC Theater

2.11 • Portland, OR • Hawthorne Theater

Rixe + Sempre Peggio + Negative Path – 18/9/2021 Catania – recap

September 27, 2021 |

Nudi e crudi – Si può riassumere così nell’essenzialità del titolo, la serata organizzata da Catania Hardcore e Nafout’ Crew, che ha visto esibirsi a Catania…

…i parigini Rixe, i milanesi Sempre Peggio e i “locals” palermitani Negative Path. Il cambio di location all’ultimo minuto non ha scoraggiato ne fatto cambiare idea al popolo che fluttua attorno alla scena hardcore/metal e altre contaminazioni catanese, accorsa infatti in un nutrito e folto gruppo. Aprono i Negative Path che fa sempre piacere incontrare e vedere dal vivo; uno spiccio, grezzo e sudicio thrashcore invasato e casinista con palesi influenze anni 80 ci accompagna per buona mezz’ora.

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Attesi subito dopo i Sempre Peggio, band Oi! punk che sin da subito hanno messo le cose in chiaro con brani tosti e diretti tratti dai loro ultimi lavori creando un feeling epico con i presenti, supportata da una grande presenza scenica per un live che sarà difficile da dimenticare.

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Infine i parigini Rixe (fra l’altro unica data in terra italica!) che malgrado le temperature proibitive della serata sciorinano un set pieno di sudore/cori e fratellanza! Incredibile il senso d’apparenza che per tutta la durata del live si è creato, punk Oi! suonato come un hardcore band senza risparmiarsi di una virgola. Impatto Totale.

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(Txt & Pics Giuseppe Picciotto x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

Lorenzo Senni – full interview

August 28, 2021 |

È poco più di un anno che Warp ha fatto uscire ‘Scacco Matto’, del nostro Lorenzo Senni.

Nell’ambito delle celebrazioni (e delle riaperture) del caso, avremo modo di vederli suonare (Senni e ‘Scacco Matto’) live! Per partecipare, a mio modo, alla partita, mi è sembrato carino imbarcarmi in questa strana impresa di proporre a Lorenzo una track by track: da una parte i miei deliri e le mie suggestioni, dall’altra le sue risposte, le sue contromosse. In realtà c’è anche la bonus track, o la traccia nascosta: ho voluto chiedergli anche del titolo. Il risultato è una super chiacchierata, piena di riferimenti e idee, alla faccia di chi pensa che l’elettronica sia cosa per gente gelida, e che la Warp sia un covo di snob o di nerd.

SD: ‘Scacco Matto’ – Partirei dal celeberrimo campione: ‘The Game Of Chess Is Like A Sword Fight’. Wu Tang Clan: ‘Da Mystery of Chessboxin’. Il Wu Tang per gente della vecchia come me aveva il rispetto totale, no matter che musica si ascoltava/si faceva. Loro erano un collettivo, con delle regole, una bella dose di mistero, il kung fu, roba se vuoi non lontana da certe cose che avevamo noi in ambito hardcore. Stesse suggestioni? Stessi ascolti? BTW, giochi a scacchi?
LS: Prima di tutto ciao, e grazie mille per la pazienza e per l’interesse incondizionato (n.d.r.: è da un po’ che sto “seguendo” Lorenzo, diventato oramai la mia ossessione giornalistica), anche ora che siamo a un anno dall’uscita di ‘Scacco Matto’! Ma questo compleanno mi/ci permette di tornare a parlarne, quindi timing perfetto! Prima domanda, prima suggestione. A dire la verità il titolo, anche se mi è piaciuto molto il riferimento al Wu Tang Clan, non viene da lì. Ho un profondo rispetto per il Clan, ma ci sono arrivato “tardi”. Da giovane mi ero rifiutato di dedicarmi a certe cose, per un discorso di appartenenza. Ero meno maturo (negli ascolti) di te (n.d.r.: WOW, e con questa mi ritiro). Era bello riconoscersi in un gruppo (n.d.r. inteso come sottocultura, tribù), poteva risultare limitante, ma era così. Quindi tenevo lontano da me certe cose (tipo il Wu Tang). Il titolo viene fuori “un po’ così”, durante il processo di composizione e creazione del disco. Stavo facendo fatica, in studio, a metterlo assieme, a realizzarlo come volevo. Era una lotta con me stesso. Da una parte avevo delle idee, volevo provare delle cose nuove: dall’altra volevo confermare in maniera molto precisa tutto il percorso che avevo fatto nei dischi passati. Insomma, cambiare visione, restando fedele, sia a livello musicale che a livello concettuale, a quello che avevo sempre fatto. Questo contrasto mi stava dando grossi problemi. In quel periodo ho incominciato a riscoprire il gioco degli scacchi. Non ero un appassionato, ma mi piaceva. E’ stato un bellissimo spunto per capire cosa mi stava succedendo. Ho letto tanti libri, tante interviste a riguardo. Tantissimi si riferiscono agli scacchi come ad un gioco con se stessi prima che con l’avversario. Ho iniziato a capire che quello che stavo facendo era un sfida con me stesso: gli scacchi mi hanno aiutato a costruire una narrativa, mi hanno dato molti spunti per mettere un po’ di ordine. Sono poi andato a incontrare Kasparov a Monaco, e ho avuto modo di scambiarci qualche parola. Tutto stava prendendo forma. Mi piaceva il discorso introspettivo, e mi piaceva anche utilizzare un’espressione in italiano. Anche in questo caso, era per dare continuità ad un’idea che avevo realizzato in precedenza, con ‘Persona’ (n.d.r. primo disco per la Warp).

SD: ‘Discipline Of Enthusiasm’ – In generale disciplina ed entusiasmo vanno insieme nella musica elettronica, non mi viene in mente il caos quando penso a te, o ai tuoi colleghi. Qui l’accostamento, per uscire un po’ dal seminato, lo potrei fare con Romare, visto in concerto a Miami (non vanno a Miami solo i musicisti, ci vanno anche gli ingegneri) prima che vedessi te (a Parma). Lui (almeno in quel set) molto più organico che “glaciale” (ma forse anche tu non sei sempre “glaciale”?). Comunque mi chiedevo cosa pensi/ascolti dei tuoi “diretti” concorrenti, vedi Ninja Tune (Romare’s). Mi aspetto che essendo un voyeur ascolti molta roba: ma con che spirito? Parentesi, hai i famosi scheletri nell’armadio? Io, per esempio, godo quando passa ‘Levels’ di Avicii.
LS: Per quanto riguarda ‘Discipline Of Enthusiasm’, ti posso dire che è il titolo che ha dato ad una mia intervista un bravissimo giornalista che si chiama Philip Sherburne. Scrive per tante testate, tra cui Pitchfork (tanto per cambiare/NDR). Mi piacque subito, penso che mi descriva molto bene. La parola disciplina mi riporta alle mie origini hardcore, in particolare alle dinamiche straight edge. Ho vissuto quel periodo, senza “sconfinare” nell’hardline. Ma non voglio entrare in troppi dettagli, visto che l’idea originale è stata poi “interpretata” in maniera controversa (n.d.r.: cose di cui stiamo discutendo e ri-discutendo dall’uscita di ‘Disconnection’ e di ‘Schegge Di Rumore’). Disciplina, dicevo. Mi è sempre piaciuto saper essere in grado di fare quello che si vuole fare, e di non fare quello che non si vuole fare. Entusiasmo, qui si entra nella sfera personale. Sherburne ha colto il fatto che sono una persona molto entusiasta, nei confronti di quello che faccio e di quello in cui credo. Non mi tengo mai quando c’è la possibilità di esprimermi, nel mio lavoro, piuttosto che rispetto alle cose che mi piacciono, o che reputo di un qualche valore. ‘Discipline Of Enthusiasm’ è un ossimoro, e secondo me rappresenta bene anche nella musica che faccio: elettronica, clubbing, ma non esattamente ballabile. Ci sono dinamiche contrastanti che condividono lo stesso spazio nella mia musica. Per tornare alla tua domanda, sono un tipo abbastanza disciplinato anche negli ascolti. Penso di essere informato riguardo a quello che mi succede attorno, per quanto sia difficile, vista la quantità di cose che esce. Sono sicuramente attento a quello che fanno i miei colleghi. Chiaro: potrebbero essere tantissimi da seguire! Quindi prediligo quelli che sento più vicini, quelli che conosco. Sono curioso di vedere cosa fanno, e se li conosco sono ancora più curioso! Mi interessa vedere qual’è il loro percorso artistico, di analizzare in che modo, attraverso quali mezzi si produce e si realizza la loro personalità. Devo ammettere che ascolto tanto rock, in generale tanta musica suonata da “vere” band, e con strumenti diciamo più classici. A partire da semplici power trio, piuttosto che i nuovi gruppi hardcore che vengono dagli Stati Uniti, ma anche tante cose vecchie. Sto riscoprendo tante cose italiane che non conoscevo, cose che risalgono a 10-15 anni fa, periodo in cui seguivo meno ciò che succedeva in Italia. Penso di esser molto attento a quello che succede nell’ambito musicale, fino ad arrivare alle cose più pop. Detto questo, sono molto critico. Penso che pochi progetti esprimano delle idee interessanti. Usando un termine molto brutto, Simon Reynolds parlò di me in un articolo in cui mi metteva assieme ad Arca e Sophie, definendo la nostra proposta come “Conceptronica”. Giustamente, perché in effetti siamo cresciuti tutti nello stesso periodo, condividendo tante cose, più o meno esplicite. Reynolds faceva riferimento a musica elettronica con una forte componente concettuale. Non so se vale anche per gli altri nomi dell’articolo. A me interessa molto questo lato: cerco sempre di sposare le mie sonorità con delle idee, e cerco sempre di fare in modo che i riferimenti possano essere tangibili, possano essere riconoscibili abbastanza facilmente. Spesso (n.d.r.: il riferimento è alla scena di sui sopra) non è così. Spesso ci sono dei progetti in cui si parla di idee filosofiche più o meno musicali, ma è davvero difficile coglierne il senso, piuttosto che “toccare” il legame. Preferisco fare cose semplici, fare in modo che ci sia una precisa connessione, come tirare una linea. Riguardo agli scheletri nell’armadio… eccome se ne ho! Quelli musicali direi di averli resi abbastanza espliciti, pensa a ciò che ho fatto su Justin Bieber, o cose del genere. Non ho paura di lasciarmi andare e di essere giudicato: questo non è mai stato un mio problema.

SD: ‘XBreakingEgeX’ – Qui il rimando allo straight edge e all’hardcore è direi ovvio. Mi chiedo cosa ti è rimasto di quell’esperienza. E mi chiedo anche se ti capita, andando in giro per le “gallerie d’arte”, che ti venga mai l’idea che ti stiano guardando un po’ tipo “zoo”, proprio per questi trascorsi underground. Una volta a Camden Town, ad un banchetto di mixtape ragga, delle tipe fotografavano il rasta dietro al banco. Il tipo ovviamente si è incazzato: “ma mica sono la vostra scimmietta da fotografare!”. Mi interessa questo rapporto tra alto e basso, e sapere cosa succede quando si rompe quel confine.
LS: ‘XBreakingEgeX’ è ovviamente un rimando a quel passato, che mi fa sempre piacere ricordare. Fortunatamente, avendo amici più legati all’universo gabber e hardcore (inteso come elettronica), ho imparato a vivere il mio essere straight edge in maniera molto tranquilla e assolutamente non estrema. Per intenderci, non come gli una volta hardline, ora amanti della cotoletta e del vino. Non essendo così estremo mi sono trovato a continuare: penso di avere trovato un certo equilibrio. Mi è piaciuto anche cercare di unire quest’idea, in maniera più concettuale, alla mia musica. Parlo di “sober dance music”. Non c’è la cassa, quindi non è ballabile, quindi è “sobria”. Ovviamente nel mio ambiente sono visto come una mosca bianca. Sono una mosca bianca a livello di backstage, non bevendo, non facendo uso di sostanze. Ma anche musicalmente sono considerato una mosca bianca: la musica che faccio non è una cosa facile da categorizzare, o da avvicinare ad un genere preciso. C’è sempre, comunque, un certo rispetto. Si sa benissimo cosa significhi al mondo d’oggi essere “sobri”, specialmente nel mondo della musica elettronica. Si sa benissimo quali e quanti siano i problemi che certe sostanze, ma anche solo l’alcol, creano. Parlo con colleghi un po’ più vicino a me, che sono purtroppo abituati ad un certo stile di vita che comprende anche queste cose. Finisce che non riesci a salire sul palco se non hai bevuto tre gin tonic e se non hai pippato. Diventa difficile liberarsi di questo tipo di abitudini. Insomma, penso che mi vedano come una mosca bianca, sì… ma anche con un po’ di invidia. Si rendono conto che il mio risveglio la mattina è decisamente migliore del loro! Riguardo all’hardcore, ed a quel particolare periodo. Penso che mi abbia insegnato questo discorso del “non mollare”. Fare le cose da te. Fare le cose come le vuoi fare, contando sull’aiuto di chi ti è vicino. Chi ti può appunto aiutare senza chiedere tanto. Tutto ciò che sta sotto all’ombrello del D.I.Y.: credo che questo faccia la differenza in ambito artistico, piuttosto che in ambito “gestione di una carriera”. Sei abituato fin da giovane a stampare il tuo vinile, piuttosto che a disegnare le tue magliette, o a preparare il tuo flyer e a mettere tutto sul tavolo del merch. Alla fine ritrovi il tutto, solo un po’ più in grande, man mano che il progetto cresce. Le dinamiche, i meccanismi e l’entusiasmo sono gli stessi. Devi fare in modo che tutto funzioni, e che tu riesca ad andare avanti contento di quello che fai. Sicuramente chi ha vissuto ed è cresciuto in questi contesti ha già un certo tipo di attitudine. Devo ammettere che anche a me capita di venire a sapere che quando qualcuno sta riuscendo bene in un qualcosa spesso è venuto su da un contesto punk hardcore, o comunque da un ambiente DIY.

SD: ‘Move In Silence (Only Speak When It’s Time To Say Checkmate)’ – Documentario su ‘Tavola Rasa Elettrificata’. CSI. Mongolia. Zamboni e Ferretti dalla parte del silenzio, della quiete. Canali dalla parte del rumore. Il gruppo, poi, si scioglie. Mi ritrovo molto con Canali che dice: “io comporrei sempre e solo dietro alla stazione, con i treni che passano”. Qual è il tuo rapporto con il rumore? E con il silenzio? ‘Move In Silence’ è la condizione perfetta per i “guardoni”, o no?
LS: Yes, ci hai preso. Volevo descrivere un’attitudine, la mia attitudine. Non sono uno che si perde in troppe chiacchiere: sono uno che va abbastanza diretto. Cerco di sviluppare quello che voglio fare nel miglior modo possibile. Cerco di comunicarlo nel modo più efficace e diretto ma anche coerente con quello che sono e con quello che voglio dire. Per esempio, spesso uso dei degli slogan, o dei motti che poi adatto al concetto. Mi piacciono molto, per esempio, i discorsi che vengono dal mondo del fitness o della palestra, sai quelle cose un po’ motivazionali? Sento che potrei essere anche un buon coach. Mi immedesimo abbastanza in quel ruolo. Quindi non tanto dire alle persone cosa dovrebbero fare, quanto dare dei consigli che mi sembrano corretti. ‘Move In Silence (Only Speak When It’s Time To Say Checkmate)’ è una frase che racchiude un approccio generale alla musica e alla vita. Mi piace molto perché io ci metto tanto impegno in quello che faccio, ed alla fine quello che si vede è solo la classica punta dell’iceberg. Tutto questo lavoro, tutta questa dedizione è un po’ quello che mi fa andare avanti, più del successo o meno del disco, più del suonare o meno ad Sonar…

SD: ‘Canone Infinito’ – Qui, avendo visto l’opera in terapia intensiva a Bergamo, il riferimento è obbligato a quel ‘Canone Infinito’. Mi chiedo come mai metterla nell’album portandola fuori dall’ospedale. Mi chiedo come mai non differenziarla (parlo del titolo). Con tutto quello che è successo dopo, col Covid, mi chiedevo se ci avessi pensato, se in qualche maniera il progetto ti avesse scosso, ancora di più.
LS: ‘Canone Infinito’ è semplicemente il titolo di un libro di teoria musicale che ho studiato all’Università. Si tratta di un libro di Loris Azzaroni, sottotitolato ‘Lineamenti Di Teoria Della Musica’. Un titolo che mi piacque da subito, e quindi l’ho voluto riutilizzare. Ho pensato che le due cose non sarebbero andate ad interferire più di tanto. Poi, quando si è parlato molto di terapie intensive (n.d.r. ci riferiamo a Bergamo e al ‘Canone Infinito’ composto da Senni per “alleggerire” l’attesa in quella terapia intensiva, ricordiamolo una volta in più), ovviamente il discorso è tornato un pochino più attuale, soprattutto quando stava uscendo il disco. Ma non è stato un grosso problema: solitamente sono più bravo a tenere divise le cose e ad essere preciso. In questo caso, come dicevo, era un titolo che mi piaceva molto; quando è venuto fuori questo pezzo in studio ho pensato di inserirlo nel disco e gli ho voluto dare quel nome. Il pezzo rispecchiava questa sorta di spirale, il canone come è descritto nel libro: queste strutture e formule musicali che si ripetono in un modo specifico. Insomma è un titolo che mi suonava bene. A differenza di molti altri titoli che ho usato, che sono più diretti, questo è un pochino più astratto e riguarda più la sensazione del pezzo, che qualcosa di specifico o tecnico. Mi sto perdendo: le due tracce non hanno niente in comune, se non il titolo!

SD: ‘Dance Tonight, Revolution Tomorrow’ – Qui viene facile pensare alla rave generation, alla summer of love, all’acid house etc. Quando sei entrato in contatto con quel mondo? Assumo che il fatto di essere “romagnolo” sia stato determinante, visto che qui a Milano (a mio modo di vedere) la separazione era molto più marcata, e la situazione era molto “settoriale”. Quindi BEATO TE!
LS: ‘Dance Tonight, Revolution Tomorrow’ viene dagli Orchid (n.d.r. wow!). A me serviva per spiegare il mio background. Come hai un po’ accennato tu, vivendo a Cesena ed essendo così vicino alla riviera sono cresciuto in un background molto eterogeneo, e soprattutto legato a due fazioni. Io ero un fan di ragazzi un po’ più grandi di me che suonavano in gruppi hardcore straight edge come Sentence o Reprisal. I Sentence sono di Cesena quindi li andavo a vedere in sala prove. Era quello che mi appassionava, quello che seguivo durante la settimana, durante la mia la mia vita da studente delle scuole superiori a Cesena. Nel weekend, quando passavo più tempo nel mio paesino, ero più soggetto all’influenza degli amici del bar. Parliamo di provincia. Gli amici del bar che erano dei frequentatori del Cocoricò, del Gheodrome, si andava qualche volta al Number One… erano degli hardcore warriors piuttosto che dei gabber. Quindi io sono cresciuto in questo limbo dove mi dividevo puntualmente tra questi due gruppi di amicizie. Per come sono io caratterialmente, penso che entrambe mi accettavano in maniera molto molto tranquilla. Potevo appunto andare ad ascoltare i Sentence in sala prove, per poi ritrovarmi in giro con questi ragazzi che andavano al Gheodrome! Diciamo che l’anello di congiunzione era un caro amico, mio compagno di classe, che era un hardcore warrior, spacciatore, che mi ha introdotto in questo suo gruppo e poi ha spiegato ai suoi amici più stretti che anche se io non facevo uso di sostanze come tutti loro, potevo essere ben accetto e molto carico per uscire! Da una parte l’hardcore straight edge, dall’altra l’elettronica/gabber: da molto giovane sono venuto a contatto con due realtà molto diverse che però, col senno di poi, mi hanno entrambe influenzato molto. Proprio qui direi nasca l’idea del “Rave Voyeurism”: tutta quell’esperienza personale di avere vissuto certe cose in un modo un pochino diverso, inusuale, magari come un voyeur, appunto.

SD: ‘The Power Of Failing’ – Titolo molto forte. Sottopressione: ‘Distruggersi Per Poi Risorgere’. Ma pure tutto il discorso fede/religione/spiritualità, che in un certo periodo era rilevante dalle nostre parti (Krishna-Core et similia). Sto volando troppo in alto? Ti riferivi “semplicemente” al saper perdere?
LS: ‘The Power Of Failing’? Disco dei Mineral, ma anche tanto altro. Diciamo che era un momento in cui non mi stavano tanto simpatici i social. Mi spiego. Facendo un disco ti chiedi se piacerà, se ci farò qualche concerto dopo, se la Warp ne venderà qualche copia. Poi, conoscendo la “music industry” da un pochino più dentro, capisci che queste cose non sono così importanti, fortunatamente, per il contesto in cui mi muovo. Comunque ci sono dei soldi che vengono investiti e dei soldi che eventualmente devono tornare. Questa la preoccupazione che mi viene per le persone che mi hanno dato fiducia. La preoccupazione mia, più personale, riguarda invece la domanda “questo disco piacerà o non piacerà a chi mi segue? ‘Scacco Matto’ era una specie di reazione a tutto questo. Non piace? Sarei contento lo stesso, e quindi va bene fallire. In senso ampio fallire non significa non essere felici: anzi, fallire ti mette davanti a certe dinamiche che è bene incontrare. Non sono andato troppo fondo nell’argomento però mi piaceva molto pensare a questo: mi è capitato in passato di cercare di fare una cosa al meglio, di cui potevo essere felice del risultato, ma senza raggiungere certi standard richiesti. Magari per qualche motivo non sono riuscito in una determinata cosa? Anche questo “fallimento” ha avuto sempre e comunque dei risvolti (buoni) nella mia esperienza successiva. Forse perché ho un’attitudine abbastanza positiva. Era un semplice riferimento all’idea di non dover sempre e per forza fare tutto bene, come oggi siamo portati a pensare. In generale mi sono sempre stati simpatici i loser, gli outsider. Questa cosa va un po’ a pari passo col non riuscire a incontrare degli standard richiesti. Comunque, anche qui mi sto perdendo, il titolo viene da un disco dei Mineral, quello in cui c’è anche ‘Gloria’, uno dei loro pezzi famosi.

SD: ‘Wasting Time Writing Lorenzo Senni Songs’ – Gli Anal Cunt mi danno un paio di spunti. UNO. Collegato a prima. Il tuo essere guardone dove ti porta/dove ti ha portato a livello di ascolti. Il Grind è la cosa più LONTANA da quello che fai! DUE. Seth era uno dei personaggi più “stronzi” della scena. Torniamo a prima: essere “guardoni” è una cosa “sana”?? Essere “guardoni” non è qualcosa cosa che porta inevitabilmente alla solitudine, ed alla “paranoia” di dover vedere/fare tutto?
LS: Gli Anal Cunt li ho conosciuti grazie ad un mio capo, parlo di un lavoro estivo. Per undici stagioni consecutive ho lavorato in un magazzino di sementi. Il mio compito era “impedanare”, praticamente fare dei piani di sacchi da 25 kg sopra un pallet che poi veniva spedito. Era un lavoro pesante, per quello era pagato bene. Il mio capo era un personaggio molto particolare, che però mi aveva preso in simpatia. Ero l’unico a cui era permesso ascoltare la musica mentre si lavora. Ero anche uno dei pochi italiani in tutto il magazzino. Però dopo i primi giorni ci siamo scoperti avere tante passioni in comune, tra cui la musica. Lui ha “imparato” a ordinare dischi e merch on-line, cose che io facevo già per me ed i miei amici. Io ho scoperto tante cose più legate al grind ed al metal, visto che lui era un appassionato di quei generi, ma anche tanto rock in generale! Gli Anal Cunt me li ha fatti scoprire lui. Dal punto di vista musicale devo dire che non mi hanno mai entusiasmato, faccio fatica ad ascoltarli. Però sicuramente mi ha colpito l’attitudine, tutto il livello grafico, e soprattutto i titoli dei brani. Mi sono andato a leggere la storia di Seth, ed anche quella mi ha colpito. Se ci pensi: forse adesso non si può neanche dire che ascolti gli Anal Cunt, siamo talmente politically correct☹. Però appunto mi hanno colpito subito, tanto che poi nel disco ‘Scacco Matto’, nello sticker in alto a sinistra, le “x” di L(orenzo) S(enni) sono proprio le “x” degli Anal Cunt, le abbiamo prese “paro paro”! Riguardo al suo essere “stronzo”, e ad eventuali punti in comune con me. Se viene fuori questo accostamento, è forse perché io sono molto specifico nel modo in cui comunico le mie cose; non mi perdo troppo in altro, mi interessa la musica e mi interessa pensare a quello che faccio. Non sono uno che si siede e fa dei suoni senza chiedersi cosa sta facendo. Quindi, se mi è stato fatto presente che sono uno “stronzo”, penso ci si riferisca a questo mio modo di essere molto dentro al mio trip, senza lasciare spazio ad altro. Sembra che me la tiri, sembro un po’ snob, ma è solamente il fatto che non mi interessa molto altro. E ancora di più non mi interessa condividere molto della mia vita personale. Detto ciò, non so se questa cosa si sposi con la questione di essere dei voyeur in senso musicale, perché in quel mondo penso di essermi sempre comportato in modo molto cristallino, con tutti.

SD: ‘Think BIG’ – Gran finale. Che forse risponde un po’ ai dubbi del punto precedente. Pensare in grande. Alzare la barra. Arrivare a Warp. Bilancio? Curiosità: a livello “monetario” ne è valsa la pena?
LS: ‘Think Big’ è quell’attitudine positiva che mi porto dietro in tutto quello che faccio. Credere a quello che si fa e pensare possa essere rilevante. Alla fine il titolo è proprio un link diretto a tutto quel mondo di cui abbiamo detto prima: lo straight edge hardcore. Penso che una riga di testo di tante band che mi piacciono o mi sono piaciute potrebbe tranquillamente finire in un mio titolo. Comunque è un titolo che racchiude bene l’idea di averci creduto e di essere finito su una delle etichette più importanti per quanto riguarda la musica elettronica. Intendiamoci, questo vuol dire tutto e niente, ma sicuramente è una bella soddisfazione personale. Mi chiedi anche se dal punto di vista economico questo abbia fatto la differenza. La risposta è sì, ma non tanto in termini di contratti firmati, non tanto in termini “formali”. Parlo del fatto che posso continuare a fare il mio lavoro, che è quello di fare musica e di suonarla in giro, anche per gli altri. Ora sto lavorando su roba nuova, e sto pensando un pochino a dove questa “roba nuova” potrebbe portare. Sicuramente mi interessa fare ancora qualcosa con Warp. Però bisogna vedere dove vado a finire: tutto è ancora da decifrare. In studio ho provato tante cose nuove, ma ancora nessuna mi ha soddisfatto. I tempi del mondo musicale non sono esattamente quelli per cui ci si può prendere troppo spazio. Ma io fortunatamente ho i miei tempi: quando sarò contento di qualcosa, qualcosa eventualmente uscirà. Sto provando a fare delle cose in direzioni abbastanza disparate, ma tutte ancora giustificate da un’idea, quell’idea di ‘Scacco Matto’, l’evoluzione di quello che ho fatto in precedenza. Quindi non so cosa finirò per fare, ma sono sicuro che dal punto di vista del progetto in generale sarà un disco nel quale chi mi ha seguito può trovare dei punti in comune con quello che ho gia’ fatto in precedenza, oltre che delle altre cose che stanno guardando ad una direzione nuova.

(Txt by fmazza1972 x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

Bull Brigade live @ CS Bocciodromo, Vicenza – photorecap

August 2, 2021 |

Bull Brigade live @ CS Bocciodromo, Vicenza – photorecap

Pictures by Rigablood x Salad Days Mag – All Rights Reserved.

LEGGI LA RECENSIONE DI ‘IL FUOCO NON SI E’ SPENTO’ IL NUOVISSIMO DISCO DEI BULL BRIGADE!

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