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Salad Days Magazine | August 17, 2017

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Interviews

Mad Caddies interview + biglietti omaggio!

August 14, 2017 |

Manca davvero pochissimo alla data milanese dei Mad Caddies, attesi il prossimo 17 Agosto per una unica data italiana al Circolo Magnolia di Segrate (Milano).

In collaborzione con Hub Factory abbiamo messo in palio un biglietto omaggio per il concerto, ma nel mentre siamo riusciti ad intercettare il chitarrista Sascha Lazor per un breve botta e risposta per prepararci al meglio a uno dei concerti più attesi per questo caldissimo mese di Agosto.

SD: La data milanese è ormai vicinissima, cosa possiamo aspettarci? Avete in serbo qualche sorpresa?
(Sascha Lazor): Siamo molto eccitati per la data di Milano. Sono passati molti anni dal l’ultima volta che abbiamo suonato dalle vostre parti. Il nostro set per questo tour sarà un mix di vecchi e nuovi brani. Sappiamo quali canzoni ottengono la migliore reazione in sede live e sono proprio le canzoni che ci piace maggiormente suonare. Nella setlist ci sarà quindi spazio per un po’ di tutto, pescheremo brani dal primo all’ultimo album.

SD: Ci giochiamo subito la domanda più attesa… puoi darci qualche news sul nuovo album?
(Sascha Lazor): Il nuovo album è in lavorazione! Abbiamo già registrato cinque canzoni e altri brani sono già completi e pronti per essere registrati. Sarà diverso dagli altri, come sempre. Punk / reggae / latino / pop. C’è un po’ di tutto.

SD: Avete sperimentato qualcosa di particolare per questo nuovo album: qualcosa di diverso e mai fatto prima? Modalità di approccio alla composizione? Sound?
(Sascha Lazor) Stiamo registrando le canzoni in modo da non avere limiti di tempo e libertà totale per sperimentare e provare idee diverse. Il tutto sta prendendo forma e sta venendo fuori davvero bene.

SD: Ripartendo dal vostro ultimo album ‘Dirty Rice’, ma in generale la vostra musica, è molto varia, da brani velocissimi a canzoni più lente: questa varietà di sound rispecchia anche i tuoi gusti musicali?
(Sascha Lazor): Ogni componente della band ha gusti molto diversi e penso che sia molto facile da percepire quando ascolti i nostri album. Siamo influenzati da tonnellate di musica e molto dei nostri ascolti influenza certamente le canzoni dei Mad Caddies.

SD: I Mad Caddies hanno superato la fatidica soglia dei 20 anni: c’è ancora qualcosa da depennare dalla vostra “lista dei desideri”?
(Sascha Lazor): Lista dei desideri? Solo suonare in nuovi posti, ad esempio non siamo ancora stati Argentina, Perù e Cile. Ci piace viaggiare in luoghi nuovi e il visitare nuovi paesi è la parte più gratificante di far parte della band, a mani basse!

SD: Qual è la tua opinione sul genere ska-punk/ska-core? Sembra che in questi anni la popolarità del genere sia andata su e giù, ci sono bands americane che ci vuoi segnalare?
(Sascha Lazor): Sai che non so davvero cosa risponderti, personalmente non ascolto più molto quella musica e quindi non posso davvero darti consigli su nuove band. The Interrupters è il primo nome che mi viene in mente, abbiamo suonato qualche data insieme. Potrei invece consigliarti qualche band reggae, ad esempio gli inglesi The Skints e Gentleman’s Dub Club, entrambe band incredibili. Dategli un ascolto!

SD: Grazie mille e ci vediamo a Milano, hai un ultimo messaggio per nostri lettori?
(Sascha Lazor): Cercate di divertivi ragazzi, sempre!

PER VINCERE IL BIGLIETTO OMAGGIO NON DOVETE FARE ALTRO CHE REPOSTARE LA LOCANDINA IN ALTO SULLA VOSTRA PAGINA INSTAGRAM TAGGANDOLA @saladdaysmagazine IN QUESTO MODO PARTECIPERETE ALL’ESTRAZIONE FINALE DI UN “FREE ENTRY PASS” PER LO SHOW DEI MAD CADDIES!

Punk Rock Raduno intervista agli organizzatori

June 24, 2017 |

Manca circa un mese alla seconda edizione del Punk Rock Raduno, 4 giorni di concerti, mostre e iniziative a Bergamo, divise tra il centro città e l’Edoné, una bella cornice open air,

dove sono garantiti anche 6/7 gradi in meno rispetto a qualsiasi afa estiva! Franz Barcella e Andrea dei Manges suonano, organizzano e promuovono da una vita, non è strano che questa fantastica idea sia venuta a loro.

https://www.facebook.com/punkrockraduno/
https://www.facebook.com/events/326114477759219/

SD: Siamo solo alla seconda edizione del Punk Rock Raduno e quindi mi sento ancora autorizzato a chiedervi: come vi è venuta l’idea?

[Franz] Chiacchiere tra amici. È partito tutto da me e Andrea. Io rappresento Otis Tours che è l’agenzia del suo gruppo, i Manges, cui ho fatto anche uscire qualche disco nel corso degli anni. Oltre che essere tutti grandi amici, io e Andrea avevamo iniziato anche a collaborare più intensamente per via della sua distribuzione e online store, Striped Music, che praticamente si prende cura di tutto ciò che faccio uscire. Guardando alla programmazione estiva di Edoné, il locale bergamasco che ospita l’evento, abbiamo iniziato a pensarci e quando è venuto a mancare il festival Monster Zero (dell’omonima etichetta austriaca) abbiamo proseguito con l’idea di fare un meeting che raccogliesse etichette, promoter e appassionati a noi vicini. Volevamo una specie di festa di fine anno, come lo è il Festival Beat per il mondo garage, dove ci si potesse divertire al di là dei gruppi che suonano, creare collaborazioni e fare pace se si era scazzato durante l’anno! Ci tenevamo che l’;evento fosse inclusivo ed “istruttivo” approfittando del fatto che le serate Edoné sono gratuite, sembrava una buona occasione per fare appassionare qualcuno. Come dice Fat Mike “il punk rock è la musica più figa di tutte”, è comprovato, ma talvolta manca di esposizione, spesso la gente ha dei preconcetti verso il punk rock dovuti alla moda o altro, ma se la si espone nel modo corretto, anche al do it yourself, molti posso ancora venirne attratti. Al di là del programma che pubblicheremo a margine, cosa sta per succedere al PRR 2017?

[Andrea] Quest’anno abbiamo cercato di espandere il programma, non solo facendo più live, ma cercando di creare più spazi in centro Bergamo, dove il pubblico del festival possa cogliere l’occasione per visitare la città e trovare piccole cose da fare o vedere fuori dall’Edoné. Ci saranno mostre ed eventi a tema punk a Bergamo, alcuni iniziaranno già da metà giugno. Poi viene il festival vero e proprio.

[Franz] Si parte già di mercoledì 12 luglio allo spazio Goisis con l’acustico di Dr. Frank e la presentazione di King Dork Approximately, il suo nuovo libro. Sarà una specie di “welcome party”. Giovedì 13 Luglio è la volta dei New Bomb Turks e l’inizio ufficiale del PRR, il venerdì è la giornata più particolare con le varie iniziative in centro città – dove abbiamo scelto quattro realtà affini dal punto di vista etico che ospitassero i loro eventi – e i concerti la sera, sabato tutto gratuito all’Edoné. La domenica, visto che lo scorso anno ci siamo arrivati come degli zombie, abbiamo optato per una giornata rilassante, pranzo tutti assieme, Punk Rock Yoga, l’Hangover Cup di calcio per finire con il mega schermo e la proiezione all’aperto del film ‘Gimme Danger’ in collaborazione con Lab80. Inizialmente pensavamo di fare meno giorni per questa edizione, ma ovviamente poi siamo finiti a farne di più e pure più intensi….

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SD: Come è stato recepito il concerto a pagamento dei New Bomb Turks, che è una novità per il festival e quasi anche per l’Edoné?

[Franz] Ne abbiamo discusso molto. Il primo anno è stato fantastico, è andato tutto bene, ma vorremmo crescere. I concerti gratuiti sono perfetti perché permettono di rendere fruibile la musica, ma ti obbligano a lavorare con budget piuttosto bassi. L’edizione 2016 è stata resa possibile dagli sponsor – dalle etichette all’Ostello di Bergamo – e dai gruppi stessi che sono arrivati per il semplice rimborso spese. Sono arrivati i Chixdiggit! dal Canada perché erano coinvolti in un regalo di matrimonio, gli abbiamo organizzato una settimana di tour e abbiamo fatto quadrare i conti. Anche quest’anno dobbiamo ringraziare la maggior parte dei gruppi che arrivano per il minimo indispensabile e anche le band più piccole che spesso vengono a loro spese, l’evento può funzionare in quel modo grazie alla grande collaborazione che abbiamo trovato. Ci teniamo che il festival rimanga gratuito o comunque molto accessibile e molti sono tuttora sorpresi del fatto che lo sia. Vorremmo allargare anche i confini musicali, in questo senso il PRR nasce attorno al cosiddetto Ramones-core, ma già quest’anno la collaborazione con Mazza (No Reason Records & Booking),
Corner Soul e altri va in questo senso. Non vuole essere un festival strettamente di genere, vorrebbe essere un festival di punk rock do it yourself allargato a suoni vicini. In cui tutti si sentano un po’ a casa.

SD: Avete mai pensato a un kickstarter per il PRR?

[Franz] Da una parte è una cosa figa, io stesso ho contribuito ad un paio di progetti, ad esempio a quello dello stesso Andrea per la realizzazione di due singoli dei Veterans. Dipende ovviamente da come lo si fà, ma sfruttato bene e con la giusta consapevolezza è uno strumento interessante. Dall’altra parte però in me resta sempre viva quest’etica per cui le cose devi fartele da te. Se mai avessimo la possibilità di portare al PRR i Jawbreaker o gli Screeching Weasel, potrebbe essere divertente lanciare un crowdfunding, ma non sarebbe mai la condizione vincolante per farlo accadere. Il bello del PRR è proprio che non sta alle generiche regole o vincoli di un’organizzazione da festival e se qualcuno vuole contribuire può donare anche ora tramite il sito, può comprare la compilation online, il vinile o il merchandise.

SD: C’è una ragione per cui si chiama raduno e non festival?

[Franz] Manuel Cossu, batterista dei Manges, ha suggerito il termine “raduno”, all’inizio suonava strano ma descrive bene l’evento e suona esotico agli stranieri! Descrive meglio l’idea della collaborazione che ne sta alla base. Ti faccio un esempio, c’è una disegnatrice di Bergamo che a titolo personale ha fatto dei segnalibri dedicati ai Ramones per chiunque abbia prenotato l’ostello e queste cose arricchiscono il raduno. Lo scorso anno è nata spontaneamente una fanzine del PRR che viene replicata anche quest’anno ancor più approfondita ed io stesso non so nulla di questa cosa. Queste cose esulano dal business. Fanno sentire tutti partecipi, distruggono le barriere tra organizzazione, band e pubblico.

[Andrea] L’età media dei punkrockers si è alzata tanto. Molti appassionati hanno figli, impegni, e non riescono ad andare spesso ai concerti delle rispettive città. Quindi per unire chi ancora si sbatte e farlo incontrare con chi è più comodo e prendere 3/4 giorni per stare a Bergamo e vedere tutti insieme un sacco di bei gruppi, si fa il raduno. Sperando di riaccendere la passione di tanti e risvegliare anche le scene locali, per far andare meglio le cose a chi si fa il mazzo durante tutto l’anno. Bergamo è una città che in questi anni sta offrendo tantissimo, farlo qui è stata una scelta naturale.

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SD: A poco più di un mese, quanto spazio prende il PRR della vostra giornata?

[Andrea] Da quando abbiamo deciso di fare la prima edizione, ovvero a primavera dell’anno scorso, non abbiamo più smesso di lavorarci! Per fare un bel lavoro bisogna dedicarci tutto l’anno e la speranza è che ogni edizione faccia da trampolino di lancio per l’anno successivo. Al momento è una mole di lavoro enorme… ma già quest’anno stiamo lavorando più veloci dell’anno scorso ed ogni cosa che impariamo la potremo replicare l’anno successivo con molti meno sforzi.

[Franz] Tanto. Tantissimo. È un incubo se guardi alle ore che ci devi dedicare, anche perché non ci tiriamo mai indierto davanti a niente. Giusto per farti un esempio: a fine festival, l’anno scorso, alla fine di tutto io ed Andrea ci siamo ritrovati su un tavolo di Edoné alle due di notte, per tirare un pò le somme. Abbiamo preso una penna ed un foglio di carta, e ci siam detti “ok, cosa facciamo l’anno prossimo? Partiamo subito!”. Non è qualcosa che dobbiamo fare, è che siamo proprio contenti di lavorarci. È allo stesso tempo fatica, piacere, ma anche tanta soddisfazione ed orgoglio.

SD: Qual è la cosa che vi terrà sulle spine fino all’ultimo?

[Franz] L’alloggio dei gruppi, le tempistiche ed il meteo!

[Andrea] Franz Barcella!

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SD: In ambito festival, avete dei riferimenti personali cui paragonate il PRR?

[Franz] In Europa manca un festival di riferimento sul genere e ci piacerebbe esserlo. Il problema è che un evento simile puoi farlo da appassionato o per business e in quest’ultimo caso subentrano agenzie, numeri, biglietti, che è anche giusto, ma vorremmo mantenerlo a un livello in cui tutto ci piace. In Europa sono un grande fan del Festival Beat, che si concentra sul creare un piccolo mondo tutto legato all’evento e Bergamo sotto questo punto di vista si presta bene. È una citta in espansione, ha una bolla di concerti e attività incredibile, la Portland italiana come dice qualcuno, c’è l’aeroporto che è fondamentale, non sono tantissime le strutture recettive ma sono ben disposte verso di noi. Una cosa che tengo a dire è che le risorse di Edoné, tra la qualità del cibo, le postazioni
del bere, l’entusiasmo dei collaboratori, sono superiori a molti festival che vedo in giro.

[Andrea] Non credo abbia senso imitare gli altri eventi punk rock che ci sono in Europa. Il Punk Rock Raduno ha una identità propria. Sì, il Festival Beat di Salsomaggiore può essere una bella fonte di ispirazione, sarebbe fantastico raggiungere un simile status con il raduno.

SD: Franz, Bergamo Sottosuolo, con cui organizzi altri concerti, ha avuto uno spinoff veneto. Nessuno vuole il PRR in franchise?

[Franz] Son sicuro che qualcuno potrebbe volerlo, anche se non abbiamo ancora avuto richieste! Forse perché, per usare un termine calcistico, siamo i classici giocatori “bandiera”, quelli che ormai non esistono più. Non pensiamo al miglior offerente, perché nulla di quello che facciamo è in vendita.

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SD: L’idea del Punk Rock Holiday, di far suonare gruppi “nuovi” che abbiano partecipato all’edizione precedente come pubblico, la condividete?

[Franz] Non so se mi spingerei al punto di renderla una regola ma la condivido dal punto di vista etico, con BG Sottosuolo facciamo una cosa simile per i gruppi locali, chiedendo che chi vuole suonare ci porti il materiale durante una qualsiasi precedente serata. L’idea di essere sfruttati non ci piace.

SD: C’è qualcosa che vi rende particolarmente fieri del PRR 2017?

[Andrea] Sono colpito dai tanti che si offrono di aiutarci, dalle bands che non vedono l’ora di esibirsi, dagli amici che ci supportano continuamente e in generale la nostra scena che ha capito quale fosse lo spirito della nostra iniziativa e la sta facendo propria. Sono contento che si sia capito che non stiamo vendendo un format a nessuno, stiamo creando una piattaforma per dare spazio ad una nicchia musicale che per varie ragioni non si era ancora tolta la soddisfazione di avere un pò più di attenzione addosso.

[Franz] I concerti in centro città, le esposizioni, ed in generale la scaletta dei gruppi. C’è anche la storia di Dr. Frank dei Mr. T Experience che è abbastanza divertente, lui ha suonato nel medesimo posto in cui si trova l’Edoné, quando era semplicemente un parco che ospitava la festa di Mellow Mood. Nel 2006 era stato chiamato a suonare a sorpresa a un matrimonio a Monza e lo avevamo inserito senza fare promozione anche nella festa qui a Bergamo ed è rimasto un concerto mitico costruito sul passaparola. È tornato poi a suonare nella saletta dell’Edoné e quest’anno torna con i Mr. T Experience e farà un set specifico per il PRR. Prendono il posto dei Queers che hanno cancellato l’intero tour, sai che i miei grandi desideri nella vita erano Queers a Bergamo e Atalanta in Europa…

SD: Quando riuscirai a coniugare punk rock e Atalanta?

[Franz] Ah ah, in un certo senso, sono già due realtà vicine. Anche Manuel dei Manges è tifoso dell’Atalanta, i Manges han suonato alla festa della Dea diversi anni fa, ma soprattutto il mondo ultras non è poi così distante dal punk rock: ci sono le fanzine, l’;autoproduzione, l’organizzazione di feste… Sono due mondi che uniscono, creano aggregazione, riempiono vuoti. Se invece parli della società Atalanta, non credo sia una cosa vicina a noi, o che ci avremo mai a che fare…

SD: Qual è il sogno proibito del Punk Rock Raduno di Bergamo?

[Franz] Il mio sogno sono i Rancid. Sarebbe il cerchio che si chiude, soprattutto per Bergamo. È ovviamente impossibile, ma di sogni ne abbiamo realizzati tanti!

[Andrea] Io più realisticamente vorrei che l’amico CJ Ramone tornasse a Bergamo per una delle prossime edizioni del Raduno.

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(Txt Marco Capelli x Salad Days Mag / Pics Stefano Bevilacqua – All Rights Reserved)

Soulburn interview

May 29, 2017 |

I deathster Soulburn non si possono di certo definire prolifici ma la pubblicazione di ‘Earthless Pagan Spirit’ a soli due anni dal precedente lavoro…
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Mark Stern x Punk Rock Bowling full interview

May 9, 2017 |

PRB is a 3 day festival in Downtown Las Vegas created in 1998 by Mark and Shawn Stern of BYO Records and Youth Brigade. The headliners of this 2017 edition are Iggy Pop, Bad Religion and Cock Sparrer! I had such an amazing time two years ago when I went – between shows, bowling, pool parties and lots of drinking, I even won some money! – so I can’t wait to be back this year! If you don’t know the festival yet I hope this interview will make you want to check it out soon. Trust me, you won’t regret it!

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Diana Spaghetto: This is PRB 19th year. How did the idea of PRB came about in 1998? Were bowling tournaments something you guys were already doing with friends in other bands and punk rock labels and decided to turn that into a whole festival experience?

Mark Stern: In 1998, we started a small bowling tournament in Santa Monica with a bunch of labels and bands. Epitaph, Hopeless, BYO, I think Nitro had a team and some others, probably about 40 of us. We heard Fat Wreckchords were also doing a league in San Francisco, so we decided to all meet in Vegas for a bowl off. Kind of like a punk rock convention, hanging out with bands and labels that we all worked with and only saw once in a while. We had 28 teams total the first year at The Gold Coast Casino. We all stayed there, bowled, gambled and we threw a few shows. The awards party was at The Double Down Saloon which is a small punk bar near the airport, and I believe it was one of Me First and the Gimme’s first shows. That little bar was packed and everyone had such a great time that we decided to do it again the next year. Well, word spread about this crazy weekend and before you know it, we had sold out the 2nd year with over 60 bowling teams.

Diana: Wow that’s more than double the teams you had the first year!

Mark: Yeah! So after that, we started having waiting lists to get a team. If you were a band or label that had a team from the previous year, you got to keep your spot until a cut off date. If that team didn’t register, then we opened up the spot to the waiting list. Soon the waiting list got so big that we started doing 2 squads of bowling and then 3. We now have over 800 bowlers and use 3 different bowling centers that we shuttle everyone to from downtown. Bowling happens before the festival starts, so it doesn’t conflict with going to any shows.

Diana: I think the idea is so clever. Not only bowling and punk rock go together perfectly but it’s also a very nice way to hang out with your friends and meet new people in a total different environment than a regular music festival. What are the labels that usually take part in the tournament?

Mark: These days we don’t have as many labels taking part since it got bigger and we’ve opened it up to the general public. The festival and the shows are more of the focus now, but we still have the core bowling teams coming back to take part. Epitaph still comes, Fat and BYO still have teams (although I don’t bowl on it anymore because I’m too busy with the fest). We’ve got some newer labels participating as well and a lot of bands too.

Diana: So anyone can participate now.

Mark: Yes, now it is open to everyone to bowl. We do have a screening process to weed out professional bowlers as they like to try to get in on the tournament to win some of the prize money which is somewhere around $10,000. But if you want to bowl, you can just get 4 friends together and sign up on our site. once everyone has been screeened and accepted, then you just register and pay and show up and bowl!

Diana: What’s the team that has won more tournaments in the history of PRB?

Mark: Actually Epitaph has won the most. Originally since none of us are real bowlers, we all just bowled and whoever had the highest team score placed accordingly. The top teams went to a playoff elimintation round the 2nd day until there were 2 teams left for the championship match. We didn’t have a handicap system so it was just scratch bowling. Epitpah were the best bowlers of our whole event, so they would win more often. My label BYO lost to them in the championship one year by 1 pin, that was exciting. After 2 years I believe, the bowling alley told us to implement a handicap system to make it more fair to the bowlers that weren’t as good. After we did that, then it was anyone’s game. It’s much more fair with the handicap system because if you aren’t a good bowler and have a huge handicap, then bowl a fluke of a great game, it really puts you in the position to do well.

Diana: Can you share your favorite memory, crazy moment, funny situation, something memorable that has happened at one of the PRB events?

Mark: Wow, there are so many (and some of those Vegas moments can NEVER be shared). The time the guy who was all fucked up crawled out his hotel window at the El Cortez and ran across the roof above the valet which is made of glass and the whole thing shattered and he fell through into the valet. Went to the hospital to get 26 stitches in his head and was back at the festival in the pit within a few hours. Then there was the time when a guy (not with PRB) had a suite at the hotel and charged it to his grandmother’s credit card. Got drunk and passed out in the tub with the water running. It overflowed and flooded out every suite in the 3 floors below him.

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Diana: His grandma must have been very happy!

Mark: Hahah yes I’m sure! And about the bowling… when we used to stay at Sams Town and have all our bowling there, the 3rd squad of the day was always more of the “party” crowd who didn’t take bowling as seriously. A lot of them would dress up in costumes, Davey from Tiltwheel dressed up as a banana, there was a rabbit, guys with trombones that would blow them when you were about to bowl, people sliding down the lanes holding on to the ball, total shit show.

Diana: Is there any band that comes every year to play the club shows or the festival as a tradition?

Mark: We actually try to not repeat bands until 2 or even 3 years so the lineup doesn’t become redundant. Once in a while we do, but it’s my goal to not repeat. After that first year that The Gimme’s played the awards party, we started getting Manic Hispanic to alternate years with The Gimme’s for the awards party and soon it was just Manic Hispanic every year to close things out. Now we’ve been having Punk Rock Karaoke close out the weekend at a club show. It’s usually the only club show we do on the last night so everyone can get together and get up on stage and sing their favorite songs to end the weekend. It gets pretty crazy at those shows and it’s almost like summer camp where no one wants to go home no matter how ruined they are from the weekend festivities.

Diana: Last year a second PRB in Asbury Park was added and this is the second year. What made you decide to add a June date, with a different line-up and why in NJ?

Mark: Well we just knew that a lot of punks that live on the East Coast would never be able to afford to come all the way across the country, get a hotel, buy a ticket, etc. so we wanted to try an East Coast version to give those people a little bit of the experience from Vegas. It will never be exactly the same because of curfews, etc. but Asbury Park has a lot going on and we still do late night club shows. This year we are hoping to do pool parties there as well as movie screenings, art exhibit and some other ideas are in the works. Last year was a huge success so we are trying it again this year with what I think is an awesome and more diverse lineup. If people come out and support the event then we have every intention of coninuing to build on it. We picked Asbury Park because it’s right by the ocean, it’s summer, it’s kind of easy to get to for a lot of people in the surrounding cities.

Diana: Are you guys planning on adding more cities to the festival in the future?

Mark: We did some big club shows in Denver last year and are about to announce Denver in the next few days with some great PRB club shows, but beyond that, we won’t do any more cities.

Diana: How did you guys manage to keep the spirit of the festival so diy and “for the people” during the years? It’s really a festival that for me embodies the spirit of “from the punks to the punks”. It’s accessible, affordable and you see old punks, families, and young punks all together. From hardcore, to punk rock to Oi! it’s really a festival with a perfect line-up that brings all the punks together.

Mark: Well it ain’t easy!! Hahaha! We have a great team that we work with for all aspects of the festival. Everyone is involved with punk rock and it’s a part of their life so we all have the same vision when putting this whole thing together. Obviously our prices are dictated by the cost of the bands and production, so that is something that is always a challenge, but wherever we can control prices, we try to keep them down as best as possible. We aren’t out there to price gouge people and try to get discounted hotel rooms to offer, keep the ticket fees down compared to other festivals and most importantly keep the drink prices down and serve drinks that people actually want. Our bar prices at the festival are probably 1/2 what other festivals charge. We want people to be able to enjoy themselves and it’s a long weekend so we try to be as accommodating to that as possible. We also do quite a few free events and try to reward the people who support the festival (which is what enables us to do all the other events) with priority entrance for the free events, etc. Because without the support of the PRB audience, we would not be able to put this whole thing together for 19 years.

Diana: Thank you Mark for the interview! Anything else you want to add for people who will be attending the festival for the first time?

Mark: If you have never been to PRB in Vegas, I think it’s a great festival to experience. Sign up for a team, come to the festival, the pool parties and just jump in and see what it’s all about. We usually sell out so now is the time to make your arrangements because it’s a holiday weekend and hotels start filling up right around now. If you live on the East Coast, make the trek to Asbury Park. There are some great hotels within walking distance of the festival, it’s right by the beach and is always a good time.

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https://punkrockbowling.com/

(Txt by Diana Spaghetto x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

AIRBOURNE INTERVIEW

April 18, 2017 |

Se cercate dell’onesto, fottuto e ubriachissimo rock’n’roll l’Australia è il paese che fa per voi!
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Mecna interview

February 11, 2017 |

A sorpresa, il 13 Gennaio è uscito ‘Lungomare Paranoia’, terzo lavoro di Mecna, all’anagrafe Corrado Grilli.

Dopo ‘Disco Inverno’ del 2013 e ‘Laska’ del 2015, in questo nuovo album l’artista (rapper sarebbe riduttivo) foggiano torna a rivelarci la sua intimità in modo diretto e sfacciato, con una sincerità quasi disarmante sulle produzioni di Iamseife, Lvnar, Nude e Godblesscomputers solo per citarne alcuni. Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con lui…

SD: Osservando il disco di ‘Lungomare Paranoia’ le prime cose che mi vengono in mente sono ‘Lil Boat’ di Lil Yachty (la copertina) e ‘Hotel Paranoia’ di Jazz Cartier (il titolo): sono solo richiami infondati o hai voluto creare un parallelo?

M: Ah si? Ma io non ho mica quelle treccine rosse. Scherziamo?

SD: ‘Lungomare Paranoia’ esce a quasi due anni esatti di distanza da ‘Laska’. Com’è avvenuta la sua gestazione (per ‘Laska’ ti eri ritirato in Norvegia) e la decisione di farlo uscire senza alcun preavviso?

M: Questo disco è nato in maniera molto facile, forse più facile dei precedenti. Ho scritto in pochi mesi, mi si è materializzato subito davanti. La scelta della release a sorpresa era quasi d’obbligo, ero sparito da tutti i social non per strategia ma perché non mi interessa postare selfie per dire “sto andando in studio”, lo trovo poco interessante.

SD: La sperimentazione e la commistione di generi è ormai sempre più forte nei tuoi dischi, probabilmente figlia dei tuoi ascolti: ti senti soddisfatto delle collaborazioni di ‘Lungomare Paranoia’? Le hai scelte tu o ti sono state proposte?

M: Questa cosa di mischiare i generi è una cosa che ho sempre cercato di fare, forse più vado avanti e più mi è facile trovare collaboratori all’altezza. Ho sempre ascoltato un sacco di roba (che non vuol dire “tutto”) e mi hanno sempre affascinato le contaminazioni, quindi per forza di cose i miei pezzi rispecchiano quest’entusiasmo. Tutti i producer di ‘Lungomare Paranoia’ sono stati degli ottimi alleati per costruire queste sonorità e sì, li ho cercati io, ma con quasi tutti c’è un rapporto di amicizia e stima, quindi è stato facile.

SD: Quanto è importante il tuo rapporto con Seife? E con i ragazzi di Blue Nox?

M: Seife è uno dei miei migliori amici e il momento in cui ci siamo conosciuti è coinciso con il momento in cui io stavo cercando dei suoni nuovi, che neanche a farlo apposta lui aveva. Ci siamo subito trovati, poi di lui mi piace che se ne frega di produrre tutti e tutto, fa pochissime cose e solo quando è ispirato, senza stress. Con i ragazzi di Blue Nox c’è sempre un ottimo rapporto, ci vediamo spesso e ci confrontiamo, forse non come prima perché le vite di ognuno cambiano ed è normale che sia così, ma ci vogliamo bene, siamo stati essenziali l’uno per l’altro e questo credo sia una cosa che ci legherà sempre.

SD: Sono un fan di Frank Ocean e con te mi capita spesso di cogliere citazioni estetiche sue. Che ne pensi di ‘Blonde’? Hai comprato anche tu il suo magazine Boys Don’t Cry?

M: ‘Blonde’ è un disco stupendo. La fanzine ce l’ho, forse ci sono troppi uomini mezzi nudi ma è una bomba.

SD: ‘La Pagherai’ e ‘Nessuno Ride’, pezzi non contenuti in nessun disco, sono solo frutto di guizzi d’umore temporanei, riempitivi tra un disco e l’altro oppure tracce che alla fine non sono state incluse perché considerate b-side?

M: E’ raro che io abbia dei pezzi che non inserisco negli album, quindi si, questi due che hai citato sono stati scritti e composti in momenti morti tra un disco e l’altro. Questo perché quando faccio un disco non sono uno che fa sessanta brani e poi ne sceglie dodici, proprio perché quando scrivo è per dire qualcosa.

SD: Come è stata scelta tutta l’estetica del video di ‘Nessuno Ride’?

M: Ho lasciato carta bianca a Martina Pastori, regista con cui abbiamo lavorato spesso e che ora sta firmando alcuni tra i videoclip più belli.

SD: ‘Kryptonite’ è forse il tuo pezzo che preferisco: chi ha provato a copiartelo?

M: Il video? Beh, un po’ di persone. Credo sia stato uno dei video che hanno segnato la svolta nell’estetica di molti artisti italiani, e lo dico non per vantarmi. Se riguardi quel video, non puoi non rimanere colpito soprattutto pensando che è uscito nel 2012. In questo Ludovico e Sami, i registi, hanno fatto una roba veramente degna di nota.

SD: Trovi difficoltà come persona e come artista nel raccontare le cose tue più intime e non inventare magari storie in cui comunque chi ti ascolta possa riconoscersi o ritrovarsi?

M: Per me sarebbe proprio difficile fare come dici tu. Cioè per me non è difficile raccontare le mie cose, lo sarebbe molto di più inventarle.

SD: ‘Disco Inverno’ è stato il tuo album di debutto, ‘Laska’ invece quello della maturità. Come consideri o come vorresti fosse visto ‘Lungomare Paranoia’? Come sono cambiati Corrado e Mecna?

M: Io continuo a non trovare grosse differenze tra questi tre dischi, a livello di attitudine. Sono cambiate le sonorità, è vero, ma meno male perché fare i dischi uguali non porterebbe da nessuna parte. Io vedo la musica come qualcosa che ti aiuta a crescere, ed è normale che io cresca facendola. Quindi sia Corrado che Mecna sono cresciuti insieme, con la differenza che ora hanno più controllo del mezzo espressivo.

SD: Pensi sia più facile e più alla portata di tutti fare rap al giorno d’oggi rispetto a quando hai iniziato tu? Cosa ne pensi delle nuove leve? Hai qualcuno da consigliarci in particolare?

M: Penso sia più facile arrivare alla gente, quello si. Ci sono i social, le sponsorizzazioni, Youtube. Prima tutte queste cose te le dovevi guadagnare con calma, io ho dovuto fare così e mi è piaciuto perché mi ha aiutato a stare sempre con i piedi per terra. Le nuove leve secondo me sono una boccata d’aria fresca che si è imposta su una scena che ha sempre bacchettato tutto e tutti, non riuscendo mai veramente ad esprimersi. Quindi è anche grazie a questo movimento che c’è adesso se potranno emergere realtà diverse tra loro e sempre più contaminate, perché l’hip-hop degli anni 90’ era figo… negli anni ’90.

SD: Oltre all’aspetto musicale, noto come tu abbia gusto e ricercatezza nel vestire. Quali sono i tuoi riferimenti in campo di moda?

M: Non ho dei veri e propri riferimenti, però ho sempre amato essere stiloso. In questo preciso momento mi piace la roba senza scritte o loghi enormi, anni fa uscivo pazzo per Supreme e tutta quella roba là, quando dovevi andare a New York per prenderla. Ora la fanno anche a Barletta (ride).

SD: Non voglio rievocare fantasmi del passato, ma raccontami del tuo esame di Final Cut in rima…

M: Ah, merda. Eh, si nella scuola che ho fatto per imparare ad usare i programmi di progettazione grafica, c’era anche il corso di Final Cut. Il professore ci aveva detto di provare ad applicare in un video tutto ciò che ci aveva spiegato, e che il tema doveva essere “l’imprevisto”. Quindi se ci pensi è stata una mega paraculata, però presi 30 e lode e il professore impazzì, bloccando l’esame degli altri e chiamando altri alunni e colleghi in aula per mostrarglielo.

SD: In questo mondo dove pure innamorati pazzi non regaliamo fiori, tu sei ancora quello che compra una rosa dai tipi delle rose?

M: No, ma mi piace sorprendere chi vale la pena di essere sorpreso.

SD: Qui su Salad abbiamo una rubrica chiamata Mixtape, dove chiediamo ad un artista di scegliere cinque pezzi (tra i suoi preferiti del momento o di sempre, senza un particolare ordine): dimmi i tuoi…

M: Senza dubbi ti dico tutto quello che gravita attorno a 070 Shake. Non sto ascoltando altro ormai da un paio di mesi.

SD: Grazie del tempo che ci hai concesso, Corrado.

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1041 © Mattia Buffoli

(Txt Fabrizio De Guidi, @fabriziodeguidi; Pics Mattia Buffoli)

Nasty Farmers interview

March 13, 2016 |

Il frontman Matteo Coletti ci introduce nel magico mondo Nasty Farmers, progetto capace di cambiare totalmente i propri connotati passando dall’essere una buona realtà stoner band a un’ottima garage band.
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Midrake interview

February 15, 2016 |

I Midrake sono una punk rock band anomala, è difficile dargli un posto di provenienza, i vari membri si dividono infatti tra la Svizzera ed il Colorado, nonostante questa improbabile provenienza geografica e le difficoltà che ne conseguono hanno realizzato nel 2015 un ottimo disco punk rock per la celeberrima Monster Zero Records. Sfrutto il fatto di essere in tour con loro per fargli un’intervista.

SD: Ciao ragazzi, siete un giro nel punk rock da un bel po’ di tempo ma Midrake è un progetto relativamente nuovo, volete presentarvi per chi ancora non vi conosce?
M: Certo, come hai detto tu in modo carino, da un bel po’ effettivamente vuol dire che stiamo andando verso la calvizie. Con il grande vantaggio che ci conosciamo tutti da oltre 15 anni e che abbiamo già suonato insieme in altri progetti, diviso palchi e pavimenti. Eric suona il basso e con lui ho suonato in un gruppo per un decennio, si chiamava the Plus Nomination. All’epoca avevo un’etichetta che si chiamava Floppy Cow Records sotto la quale facevamo anche uscire un gruppo di ragazzini dell’est della Svizzera che si chiamava The Masked Animals, punkrock alla Screeching Weasel e Queers per dire. Il cantante di quel gruppo era Marco, nostro cantante chitarrista. Non sapevo che Marco si fosse trasferito a Berna e ci siamo visti per caso in un locale incontro brevissimo perché lui era già vicino al collasso alcolico. Pero’ in seguito abbiamo deciso di tirare su questo progetto che poi da progetto è diventato il gruppo attuale.

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SD: Come è nata la collaborazione con Chris dei The Gamits, e soprattutto com’è avere un batterista ad un continente di distanza?
M: Per finire la presentazione ovviamente non può mancare Chris, che letteralmente ci ha salvato all’inizio. Praticamente appena deciso di fare il gruppo abbiamo prenotato lo studio di registrazione (questo e i primi concerti li abbiamo organizzati senza avere ne un nome ne una singola canzone scritta). Il primo batterista ci ha mollato un gran pacco poche settimane prima. Da tempo suono anch’io nei Gamits ed ho anche un altro progetto con Chris (Dwayne – Paper + Plastik), quindi inizialmente c’era l’idea di farlo venire per produrre le registrazioni, ma poi visto la mancanza di un batterista ha detto: “Beh, mi devo allenare un po, ma se volete la suono io!”. Ci sballiamo tutti quanti per come va e siamo molto contenti per come si è formato il gruppo! Ovviamente la distanza non aiuta molto, ma ormai ci basta una prova veloce per suonare, quindi Chris viene a suonare quando riesce. Per fortuna lui vola quasi gratis e così è un progetto che ci possiamo anche permettere a livello economico. Sembra tutto impegnativo ma alla fine è più fattibile di quanto si possa pensare! Abbiamo anche un batterista svizzero che si chiama Yannick che ci aiuta per concerti last minute o quando Chris ha altri impegni.

SD: Siete usciti per Monster Zero Records più che una etichetta discografica ormai la si può considerare una grande famiglia?
M: Esatto! Appena formatosi il gruppo abbiamo fatto una gita ad un Monster Zero Mash (che in Italia negli ultimi due anni si è svolto a Bergamo) e visto l’affetto per la musica e la birra per noi era chiaro che la prima copia del disco registrato sarebbe stata mandato alla Monster Zero. Per fortuna il buon Kevin dopo il primo ascolto ci ha dato il benvenuto alla famiglia allargata. Allargata poi in tutti i sensi che oltre alla collaborazione con Kevin e Kim ed i gruppi stessi, la Monster Zero ormai per tante persone ha anche l’effetto “sigillo di garanzia” come magari lo è stata la Lookout per tanto tempo. Tanto che per esempio l’ultimo tour di CJ Ramone aveva come gruppi di spalla quasi solo gruppi Monster Zero!

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SD: Tu Michael giri molto il mondo e spesso sei in Italia, come vedi la scena punk rock nella nostra nazione, come siamo messi in confronto al resto dell’Europa?
M: Direi piuttosto bene e sicuramente in ascesa di nuovo. Abbiamo suonato con un sacco di gruppi fighi in Italia, con la novità che suonano anche bene a livello tecnico e c’è una scena che quando suoniamo ci da sempre un benvenuto affettuoso. Questo risveglio vale anche per me stesso, pur suonando sempre un pò in giro, c’era un periodo in cui mi ci sono voluti un pò di anni per riprendere la grande passione per suonare ed ascoltare il punkrock. Ancora in Italia non siamo ai livelli fine anni’90 / primi 2000, ma a differenza io oggi percepisco anche una mente più aperta rispetto all’epoca, forse più curiosità ed evidentemente più maturità. Anche nell’essere scemi eh! Per esempio noto che chi si sballa prevalentemente più con il classico Ramones-core magari in noi apprezza le cosine che appunto non c’entrano tanto con il genere così amato. Cose che prima erano impensabili hehehe.

SD: Recentemente ho avuto il piacere di stare in giro con voi per alcune date in Svizzera, devo dire che ho visto un’ottima risposta ai concerti punk rock, sono stato fortunato io oppure pare sia un buon momento per il genere nel vostro paese?
M: Fondamentalmente trovo la Svizzera un paese un pò noioso. A viverci si diventa comodi per motivi evidenti, però quando posso far vedere i posti fighi a gente che viene da fuori come quando sei salito tu, allora si riapprezzano molte cose che nel giro quotidiano magari uno non tiene in considerazione. Quindi devo dire che hai ragione, anche qui sentiamo più passione ultimamente! Certo che è sempre difficile organizzare concerti DIY, soprattutto a Berna, ma visto l’interesse magari in futuro cambia qualcosa. C’è sempre la gente che si lamenta ma poi sta a casa perché sta meglio sul divano, ma è anche un problema più della generazione over 30 credo, meno male che ci sono i pischelli che si danno da fare!

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SD: Nel disco la canzone che preferisco è ‘Eternal Jetlag’ il testo è autobiografico?
M: È il perfetto esempio di un testo, il cui concetto ci è venuto in mento facendoci due risate in saletta, che alla fine può sempre l’apparenza di essere un pò debole, ma che in fondo provoca reazioni reali perchè è facile interpretarci stati sentimentali propri. Per essere sincero, tutto ciò non era previsto, ma è stato un colpo fortunato. Io per esempio mi ci vedo come lo senti tu Canth, una malinconia nel viaggio, magari un viaggio che non finisce mai, in cui ci si diverte, ma che è anche seminato di solitudine, però per Marco è completamente diverso. Lui è mezzo indonesiano e spesso significa essere “cinese” qui (ho letteralmente visto gente chiedere “no, ma veramente, da dove vieni?” al suo dire che è di San Gallo). Quindi non è mai veramente a casa e di conseguenza gli viene anche il jetlag eterno.

SD: Progetti per l’immediato futuro? Tour, disco nuovo, che possiamo aspettarci da voi a breve?
M: Stiamo cercando di aggiungere delle date per la primavera e spero di tornare in Italia entro la fine di Marzo, Chris compreso. Abbiamo un paio di tour in programma che vorremmo cercare di fare, ma è possibile che ci mettiamo prima a scrivere il secondo disco. Siccome funzioniamo soltanto con le deadlines veramente severe, direi che si va a registrare entro autunno.

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Be The Wolf interview

January 31, 2016 |

Con il debut album ‘Imago’ fresco d’uscita i torinesi Be The Wolf sono riusciti ad unire le sonorità made in UK e USA in maniera ottimale…
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Cayman The Animal interview

December 7, 2015 |

Dissacranti e innovativi i Cayman The Animal sono ormai da anni una realtà della scena hardcore punk italiana, in molti nel tempo hanno provato a dargli un etichetta o una città di provenienza senza per altro riuscirci, i Cayman sono imprendibili. A poco tempo dall’uscita del loro terzo disco ‘Apple Linder’ incontriamo Diego, voce della band.

Cayman The Animal (live)

SD: Ciao ragazzi e benvenuti, siete una band ormai da parecchio tempo, ma vuoi scrivere un paio di righe di presentazione per chi ancora non vi dovesse conoscere?
CTA: I Cayman the Animal nascono dalla volontà di Diego e Mics, finita l’esperienza con gli Ouzo nel 2009, di creare una band che riportasse l’hardcore old school ai tempi d’oro. Fallita miseramente questa missione dopo pochi giorni, i due chiamano a rapporto i fratelli Birindelli (la storia del punk romano). Dopo il primo concerto il quartetto Cayman diventa subito un quintetto aggiungendo il caro Robèrto (la storia del punk viterbese) nelle proprie file. Robèrto ancora oggi soffre molto di questo concerto in meno sulle spalle. Il resto è un bagno nell’acido.

SD: Un luogo comune su di voi è che siete una live band devastante, eh si mi sento di sottoscrivere anche io questa affermazione, vi preparate per i live in maniera particolare oppure la vostra forza è appunto la spontaneità?
CTA: I nostri live dipendono da molti fattori. Se decidiamo di mascherarci allora è facile e il live funziona da solo. Se invece suoniamo in borghese tutto dipende da cosa dice Diego al microfono tra un pezzo e l’altro (ha sempre il fiatone, si mangia le parole, è incomprensibile) e da cosa dice Mics (che però abusa di ironia e finisce che passiamo per sostenitori dell’Aids, dell’esercito italiano, del fantasma della Democrazia Cristiana, dei professori di matematica). A volte capita che ci auto sabotiamo e allunghiamo il finale dei pezzi, in modo da rendere più difficile l’applauso spontaneo del pubblico. Ancora non abbiamo capito perché lo facciamo. Come avrai notato è tutto molto aleatorio.

SD: Siete arrivati già al terzo disco, di solito il terzo lavoro per una band è il lavoro della maturità dopo le prime uscite iniziali, vi sentite arrivati a questo punto?
CTA: Abbiamo raggiunto la maturità una domenica di marzo di quest’anno, quando in shorts colorati, paradenti, caschetto e pattini ci facevamo malissimo per registrare il video di ‘Easy English’. Là, guardandoci negli occhi, abbiamo capito che ormai eravamo arrivati da qualche parte.

SD: A proposito del video di ‘Easy English’, come è nata l’idea e la collaborazione con il team di Roller Derby?
CTA: La capitana della squadra romana di roller derby è una nostra vecchia conoscenza, quindi la cosa è nata in maniera piuttosto spontanea. L’idea era quella di ribaltare il cliché del macho core, che troviamo insopportabile. Siamo più fan delle Bikini Kill che del New York Hardcore, insomma.

SD: Sento molte influenze differenti nel vostro ultimo disco, è un collage preparato oppure si può ormai parlare di stile alla Cayman The Animal?
CTA: Abbiamo tante influenze diverse ed è successo che ce ne hanno aggiunta qualcuna che non sapevamo. e’ il bello di fare musica: noi ci mettiamo il nostro e chi ascolta ci mette il suo. Una sorta di collage reciproco.

SD: Mi piace il fatto che date molta importanza ai testi pur scrivendoli in un’altra lingua, un pezzo in particolare è dedicato alle liriche scritte da Greg Graffin dei Bad Religion, ce ne vuoi parlare?
CTA: Sì, tengo ai testi come immagino ci tenga chiunque canti qualcosa con la propria voce. Scrivo da sempre in inglese perché mi viene più naturale, avendo comunque sempre ascoltato sopratutto cose americane. A livello espressivo mi trovo parecchio a mio agio così e non mi metterò a scrivere in italiano (come spesso mi viene “intimato” ahah). Prima di tutto perché ammetto di non esserne capace e scriverei dei testi molto brutti. Il secondo motivo è che a questo punto mi sembrerebbe una bella “paraculata”. Ci è anche stato detto di scrivere in un inglese più facile (!), così le persone si imparano le parti anthemiche e ai concerti le cantano. Su questo ovviamente abbiamo subito scritto una canzone (‘Easy English’), facendoci beffa delle frasi fatte hardcore che ci tormentano da una vita, come l’intramontabile “we stand still”. Il testo di ‘Bad Religion­ Italian Dictionary’ è stato divertente da scrivere. Parla della difficoltà che abbiamo avuto da adolescenti nel cercare di tradurre i testi dei Bad Religion, che ci impressionavano per la loro complessità, soprattutto rispetto alle altre cose punk rock che ascoltavamo. “Aó, il cantante dei Bad Religion è LAUREATO! Fa il PROFESSORE!”.

SD: Tu Diego sei nella “scena” italiana ormai da parecchio tempo, con i tuoi occhi esperti come giudichi il periodo attuale?
CTA: Il concetto di scena è un grosso cliché della scena stessa. Parafrasando Totò in “cosa sono le nuvole” potrei dire che la scena appena la nomini non c’è più. E però è anche la caratteristica che più ci piace del punk. Intendo l’aspetto comunitario, il sentirsi parte di qualcosa che va oltre te stesso, l’essere comunque una controcultura anche in questi tempi difficili, fare cose che appaiono incomprensibili alle persone comuni. Tutto questo ha sempre un grande fascino, non c’è niente da fare.

SD: Venite da città diverse, questo per voi rappresenta un problema oppure è uno stimolo? Come fate ad organizzarvi per provare e fare i pezzi nuovi?
CTA: Venire da due città complica solo un po’ di più le nostre vite già incasinate. Il risultato però può essere visto sotto una buona luce per almeno tre motivi. Il primo è che siamo più felici quando riusciamo ad essere tutti alle prove. Il secondo è che se manca qualcuno possiamo preparare dei bellissimi scherzi a chi è assente. Il terzo è che abbiamo due basi: Roma e Perugia.

SD: Prima di salutarci ci vuoi parlare un attimo dei vostri progetti per il futuro?
CTA: Andare a vivere nella stessa città, fare un genere ben definito (pop con tastiere e voce femminile), mascherarci da noi stessi, fare dei live sobri e ricevere applausi.

Txt & Pics by Andrea “Canthc” Cantelli x Salad Days Mag – All Rights Reserved

Eagles Of Death Metal – Carroponte 6 Luglio 2015

November 24, 2015 |

Decidiamo solo ora di pubblicare l’intervista con gli Eagles Of Death Metal, per dovuto rispetto nei confronti della piega davvero sciagurata che han preso le vicissitudini delle ultime settimane della band. L’assalto armato al Bataclan, venue parigina dove stavano suonando, con relativo assassinio del loro merchandise manager, Nick Alexander e di altri 3 colleghi della loro record label, Thomas Ayad, Marie Mosser, and Manu Perez.

E’ un caldo pomeriggio di luglio in quel di Sesto SG… Welcome to San Bernardino Valley, California. Arrivano per la seconda data italiana nel giro di 20 giorni gli Eagles Of Death Metal, in uscita con ‘Zipper Down’, e abbiamo l’onore di scambiare 4 parole con Jesse “The Devil” Hughes. Jesse è in stanza a godersi la climatizzazione e la sua bad girl ma dopo una mezz’oretta si presenta, nota la mia maglia dei Band Of Horses con una bella arancia della Georgia e mi abbraccia fortissimo dicendo: “Cazzo mia madre lavorava in quella farm!!! Sono i frutti più buoni e mi ricordano l’infanzia. Fumi?” e con una bella Chesterfield iniziamo a parlare di musica.

SD: Allora Jesse, visto che ne avrai piene le palle alle sesta intervista parliamo di te. Ho visto il bellissimo docufilm di VICE su di te, ‘REDEMPTION OF THE DEVIL’, e mi ha colpito molto. Come mai questo documentario?
JH: Oh WOW. Grazie della domanda. Non pensavo fosse arrivato anche qui. Quando VICE mi ha chiesto di parlare di quel periodo così lungo e particolare della mia vita all’inizio ero restio all’idea perché non mi va di parlarne. Ma vaffanculo era il momento di dire al mondo quanto fa male quella merda. Perché si, è merda. Ora fumo 2 pacchi al giorno e qualche joint ma con la merda ho smesso. Vado in chiesa con mia madre quando riesco e ringrazio Dio per avermi dato la forza e l’aiuto di persone care in quel periodo. WOW. Grazie ancora amico (con lungo abbraccio annesso).

SD: Avete finalmente un disco nuovo di zecca dopo 7 anni. Come mai questa lunga pausa?
JH: Si usciamo con ‘Zipper Down’ ma suoniamo sempre appena possiamo. Io e Josh (Homme) ci vediamo spesso e componiamo i brani. Milioni di brani. Cazzate, probabili masterpiece e ancora cazzate. Non abbiamo fretta. Josh ha molti impegni e quindi quando siamo pronti usciamo con un disco. Ma credimi man, sarà un disco della madonna!

SD: ‘Complexity’ che anticipa l’album è il vostro marchio di fabbrica. Radiofonica e irriverente. Cosa aspettarsi dal resto del disco?
JH: Non puoi aspettarti niente e puoi aspettarti tutto da noi. Facciamo Rock’N'Roll. Facciamo quello che ci sentiamo di fare e sappiamo che lo facciamo meglio che possiamo.

SD: Con questo mercato discografico sputtanato da Spotify e Apple Music avete pensato a qualche uscita particolare in Vinile?
JH: Si usciamo su tutti i canali disponibili, usciamo in vinile, presto usciremo con un box set di b-side in 7 pollici. Josh tiene molto a queste cose e sinceramente anche io amo il merchandise e comprare al merch delle band. Quindi più cose fighe trovi e più vuoi ascoltare quella band! Anni fa un artista italiano ci dedicò un poster (MALLEUS) e credimi man, è una delle cose più belle che possiedo.

SD: Capisco che Josh non può esserci in tour spesso ma noto con piacere che i musicisti che porti con te sono sempre grandissimi artisti (Matt McJunkin degli A Perfect Circle e il batterista dei Puscifer), quanto conta il LIVE per gli EODM?
JH: Gli EODM sono una fottuta LIVE BAND. Amiamo stare sul palco e condividere coi fans le emozioni. Quando sali sul palco e guardi la folla che balla, si muove, beve birra e canta le tue canzoni… è li che vediIL DIAVOLO. E’ li davanti a te. E ti gasi così tanto che ne esce sempre uno show della madonna. Tra qualche giorno saremo in Polonia a suonare. In Polonia cazzo!!! E i ragazzi saranno così gasati che ne uscirà uno show pazzesco anche in posto dove il Rock’N'Roll non passa spesso.

SD: Come darti torto, non so perché ma la vostra cerchia di amici li nel deserto riesce sempre a dimostrare il meglio in sede LIVE dai tempi dei Kyuss.
JH: Eh cazzo si. Sarà il clima man. Che cazzo ne so a noi piace trovarci per jam quando i ragazzi non sono in tour con le altre band e suonare. Suonare sempre e fare mille cazzate. Alla fine se vuoi suonare devi suonare. La musica è il mio lavoro e voglio farlo sempre al meglio.

SD: Ok Jesse, direi che possiamo andare a berne una. Ultima cosa… tornerete più spesso in Italia?
JH: Cazzo si! A dicembre siamo ancora qua. Amiamo l’italia e quando la booking mette le date siamo entusiasti. Per il pubblico e per il cibo cazzo! Grazie davvero e se ti viene in mente qualcosa durante lo show o dopo non esitare a chiedermelo! Se tu lavori e mi intervisti è perché io lavoro e suono bene o almeno ti piaccio sennò non lavorerebbe nessuno dei due. Ora andiamo a prenderci una cazzo di birra man.

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Sesto San Giovanni. San Bernardino Valley per questo 6 luglio. Matteo Fregnan

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http://www.vice.com/read/coming-soon-the-eagles-of-death-metal-speak-out-for-the-first-time-since-the-paris-attacks

If I Die Today interview

October 27, 2015 |

Cosa spinge una band a suonare metal dopo anni di punk-hardcore. Cosa porta a una tale rabbia interiore? Sono tutte domande che potrebbero essere rivolte agli If I Die Today, che con ‘Cursed’ hanno stravolto ogni regola del gioco trasformandosi in qualcosa di dannatamente affascinante e nero. Eccoci quindi faccia a faccia con Marco “Frez” Fresia, frontman del combo piemontese.

SD: Nella mia recensione mi sono posto una domanda, che ora vi farò direttamente: Perché? Perché una fin qui promettente band hardcore melodica ha deciso di diventare tutto ad un tratto portavoce di cause così ingombranti?
IIDT: Ciao, sono contento di questa domanda, perchè sei stato l’unico a porla. Non sono mai stato un tipo troppo allegro da scrivere testi sul quanto mi sbronzo la sera o su come ci provo con le ragazze. Ho sempre pensato che la musica potesse essere il veicolo per far sì che la gente iniziasse a pensare e a ragionare. Questa è la mia premessa. Ovviamente in ‘Cursed’ c’è stata una crescita generale che avevamo già iniziato in ‘Postcards From The Abyss’ e che ha portato a far sì che l’ascoltatore iniziasse a dire “mah, sentiamo un po’ che cazzo sta urlando sto tipo”, e così eccoci qui. ‘Cursed’ è un concept album. Ogni canzone è un personaggio maledetto della letteratura classica, religiosa o contemporanea. Si passa dalla Bibbia, a Ellis a Baricco e così via. Sono tutti personaggi additati, cattivi, o semplicemente non capiti. In questo album noi raccontiamo storie già raccontate, dal nostro punto di vista. Trattiamo tutti gli stessi personaggi nello stesso modo. Se ti riferisci nel particolare a ‘Jesus’ e ‘Lucifer’, il discorso è lo stesso. Jesus è un figlio mandato a morire dal Padre, padrone e onnipotente, per un’umanità che, col senno di poi, non merita tale sacrificio. Dall’altro lato Lucifer è il male del mondo agli occhi dei più, ma che semplicemente si gode lo spettacolo dell’autodistruzione umana. Mi piace pensare, e questa tua domanda mi da la conferma, che siano storie che portano a ragionare, a pensare e perché no, a leggere di un certo argomento. E di questo non posso che esserne contento. Sarei decisamente più contento se una persona qualsiasi prendesse il nostro disco, ascoltasse ‘Jesus’, ‘Lucifer’ o ‘The Ancient Mariner’ e, invece di dichiararsi satanista, il giorno dopo si andasse a comprare la Bibbia o un libro di Coleridge per leggere, informarsi e farsi una cultura. Già i Propogandhi, d’altra parte, dicevano “knowledge is power, arm yourself” e questo è lo spirito con cui mi approccerei a questo album.

SD:’Cursed’ è un disco che nasce dalla scuola Converge: ostile in ogni singolo aspetto, sonoro, concettuale, visivo. Che è successo dal precedente ‘Liars’ a oggi?
IIDT: Da ‘Liars’ a oggi c’è semplicemente stata un’evoluzione musicale. Siamo invecchiati, ci siamo incattiviti. Più che altro ne abbiamo passate veramente tante, abbiamo rischiato di scioglierci diverse volte nel corso di questo tempo, e ancora oggi non so fino a quando suoneremo.

SD: Sinceramente nel mini ‘Postcards From The Abyss’ si iniziavano a intravedere i primi segnali di cambiamento, soprattutto nelle linee vocali. Ma mai ci si sarebbe aspettati di avere a che fare con una band capace di estremizzare il concetto Post-Hardcore fino a questo livello. Possiamo dire che quel mini è servito ancor più a darvi quegli imput necessari a spingervi oltre?
IIDT: Esatto, ‘Postcards…’ è stato l’inizio del cambiamento. E’ stato anche il primo album in cui ci siamo allontanati dal punk-hardcore di ‘Liars’. Le linee vocali sono diventate meno lineari, meno cantate e più urlate.

SD: Guardando il tuo profilo Social noto quanto tu sia chiamato in causa/schifato dalla società odierna in ogni suo aspetto: dal rispetto per gli animali alla religione. Possiamo dire che ‘Cursed’ sia nato proprio dal tuo bisogno di esprimerti in una maniera talmente netta da non risultare congrua col passato “happy” degli If I Die Today?
IIDT: Ho 33 anni e non ho più bisogno di esibire la mia vita di fronte agli altri. Facebook ha un grande potenziale, ossia quello di rendere tutto più fruibile, in primis l’informazione. E’ di certo un’arma a doppio taglio, ma per quanto riguarda la mia esperienza personale, e con tutta l’umiltà nel dirlo, lo utilizzo per diffondere consapevolezza dove si può e stimolare discussioni dove necessario. Per quello che riguarda animali, religione e società, io sono vegan, ateo e apolitico. Se guardi il mondo da un punto di vista esterno, da un punto di vista di non appartenenza, tutto, o quasi, ti sembra un non sense. L’asse trainante delle sinergie mondiali sono i profitti, tutto il resto sono i condimenti con cui cercano di fare andare giù il boccone, con cui cercano di addolcirti la pillola. Bisognerebbe cercare di guardare tutto da una prospettiva diversa, senza il velo di Maya che ti pongono davanti i poteri forti. Se immaginiamo un mondo senza religione, senza politica, senza l’idea del profitto, ciò che rimane è la nostra idea più pura, che “concimata” con un’istruzione decente e a 360°, ti offre una mente capace di prendere decisioni e avere idee giuste e sicure. So che è un’utopia, ma finche non sarà così, finché ognuno non avrà una propria coscienza sociale, troppe cose mi schiferanno e mi daranno talmente fastidio da farmi rimanere incazzato nero.

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SD: Il disco ha come colonna portante il disprezzo verso ogni tipo di religione/credenze popolari. I testi tra l’altro vantano passaggi che vanno a ripercorrere filoni storici, quindi possiamo parlare di frasi e concetti testati e per certi versi rivisitati. Come è stato avvicinarsi a livello mentale a situazioni e concetti decisamente pesanti e delicati da trattare?
IIDT: Come ti ho già risposto prima, non penso che la religione sia l’argomento principale. E’ solo uno dei temi che andiamo a trattare raccontando le storie dei due principali protagonisti della dottrina cristiana. Avvicinarsi non è così difficile, sfido chiunque a non farlo se fa parte di un particolare ambiente, che è quello della musica alternativa. Sarò vecchia scuola, sarò cresciuto troppo con Propagandhi, Minor Threat, Refused, Orchid, Converge, Botch, ma se sei in questa scena e non vedi che tutto si sta sgretolando e andando a puttane, continuando a parlare di cazzate nei tuoi testi, allora forse è tempo di rivalutare la tua posizione.

SD: Credo che l’errore più grande che si possa fare oggigiorno su di voi sia quello di classificarvi come una metal band, ma d’altra parte il filo che divide ciò che fate da esso è molto sottile. Come pensate reagiranno i vecchi fan ascoltando questi If I Die Today 2015?
IIDT: Considerando le poche date che abbiamo fatto finora, i fan di vecchia data sembrano decisamente entusiasti. Ci hanno sempre seguito attentamente e ci sono venuti dietro nel nostro percorso, nonostante questo grosso cambiamento. Una delle cose, comunque, che mi ha sempre fatto piacere nel militare negli If I Die Today, è che nessuno è mai riuscito a definire il nostro genere.

SD: Concettualmente siete arrivati a parlare di Gesù come di Lucifero, mettendoli per certi versi a confronto. Non credete che fondamentalmente stiamo parlando comunque sia di due entità fin troppo osannate/chiaccherate? Come vi siete posti dinnanzi a questi due nomi?
IIDT: Sono visti da tutti come il giusto e il cattivo, quello morto per noi e quello ripudiato. Onestamente li vedo di più come l’uomo che soffre perché sacrificato dal padre e l’altro la pedina necessaria per avere qualcosa da odiare, un capro espiatorio. Se li intendi in questo modo rivaluti le posizioni di entrambi.

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SD: Quali sono state le maggiori difficoltà? Comporre la struttura sonora o scrivere testi che rappresentassero al meglio la band?
IIDT: Sicuramente comporre la struttura sonora, e soprattutto per questo album. Abbiamo passato dei momenti veramente pesanti che si sono rispecchiati direttamente sia nei testi che nella musica di ‘Cursed’. Abbiamo cambiato modo di comporre, abbiamo pensato attentamente alle atmosfere, alle situazioni che volevamo ricreare e questo ci ha portato via un bel po’ di ore in sala prove. I testi poi sono venuti da sé.

SD: Quanto ha influito l’ingresso in formazione di Morgan, ex Stigma, nel cambio stilistico?
IIDT: Morgan è un punto cardine della band, lo conosco personalmente da molti anni, dai tempi del liceo. Suonavamo già insieme in una band tipo Orchid ere fa. Il suo ingresso è stato quanto di più naturale. Amiamo la stessa musica e ascoltiamo le stesse cose. Il suo arrivo da un ambiente metal estremo ha sicuramente contribuito a scurirci ulteriormente.

SD: Come vorreste fosse visto e giudicato ‘Cursed’ da un ascoltatore?
IIDT: Sicuramente non vorrei fosse visto come un inno contro la religione, ma che la gente si fermasse a leggere attentamente tutti i testi, capire cosa c’è dietro e si facesse la propria idea su tutti gli argomenti trattati. Siamo disposti anche a discuterne al banchetto a ogni concerto se necessario.

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SD: Ascoltandolo ora vi trovate ancora perfettamente a vostro agio?
IIDT: Sicuramente. Siamo molto soddisfatti. Dopo anni siamo finalmente riusciti a realizzare qualcosa che ci rappresenta in tutto e per tutto.

SD: Dal punto di vista live come procedono le cose? Avete in cantiere un tour per i prossimi mesi?
IIDT: Noi siamo principalmente una band live. Abbiamo fatto qualche data per promuovere l’uscita di ‘Jesus’, il singolo. Abbiamo suonato con i Dead Kennedy’s a Pinarella, con i Dillinger Escape Plan a Milano, coi Negative Approach sempre a Milano dove abbiamo tenuto anche singoli shows, poi Torino e ovviamente a casa nostra a Mondovì. Abbiamo pianificato per fine novembre un mini tour di 4 date in Inghilterra, stiamo chiudendo altre date italiane e ci sono in ballo tour in Lettonia, Russia e Germania. Siamo carichi come delle molle.

SD: Altra curiosità è il vostro approdo in Sliptrick Records. Come si sono svolte le cose?
IIDT: Super facile, hanno ascoltato il disco, gli siamo piaciuti e ci siamo messi d’accordo. Mai stato così semplice. Siamo super contenti di questa collaborazione.

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SD: A voi la chiusura.
IIDT: Grazie a voi per lo spazio, il tempo, il supporto, e per questa intervista che mi ha dato la possibilità di chiarire alcuni aspetti di ‘Cursed’. Finalmente qualcuno che ci offre l’opportunità di spiegare ciò di cui parliamo nei nostri lavori. Grazie a tutti quelli che verranno ai prossimi live, a quelli che ci conoscono già e a quelli che ci conosceranno. Un abbraccio a tutti.

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(Txt by Eros Pasi x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

Mineral interview

September 4, 2015 |

SD: Mi stavo domandando: voi siete ricordati come una band emo anni 90, pensate che questa definizione sia ancora adatta a voi? Ormai non si sente più parlare granchè di emo oggi.
Chris Simpson: Non credo che ci siamo mai identificati con un’etichetta del genere che in fondo è emersa nei 90… non lo so.

SD: E oggi siete più influenzati da gruppi contemporanei o più da cose 80s tipo la roba Dischord come Embrace e Rites Of Spring?
Chris Simpson: No, direi che non ci riferiamo a quel background della scena di DC, siamo molto di più coinvolti in quello che tu chiameresti probabilmente alternative rock tipo gli Smashing Pumpkins, Sugar, Buffalo Tom… quello che negli States si chiama college rock, immagino, ciò che alla fine rappresenta l’inizio della scena Indie con etichette tipo Matador e Merge. È la roba con cui siamo cresciuti negli 80s.

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SD: Si, sai, a volte un sacco di band emo sono nate da sonorità sebbene morbide, decisamente hardcore punk, anche se è pur vero che la Dischord è una entità per conto suo, quasi una sottoscena.
Chris Simpson: Assolutamente vero: Dischord ha rappresentato l’origine di una sonorità completamente nuova nella musica indipendente americana. Però non è da dove veniamo noi… anche se pensiamo che gli Embrace siano incredibili.

SD: Prima hai citato la scena alternative rock: che mi dici di tutte quelle band come per esempio i Biffy Clyro che hanno cominciato contemporaneamente a voi, a metà dei 90? Che ne pensi?
Chris Simpson: Non saprei sai… i Biffy Clyro erano al nostro show a Glasgow (Chris qui intende come spettatori, 11 febbraio 2015 @ Stereo – ndr). Al di fuori di quella circostanza non li avevo mai sentiti nominare… ma ho saputo che sono un gruppo molto seguito. Però non li conoscevamo. E non sono sicuro di aver capito la domanda.

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SD: Ti ho chiesto un’opinione sulla scena alternative rock e ti ho citato a mò di esempio il primo gruppo alternative rock che mi è venuto in mente, te ne posso citare altri, se vuoi. Il punto è che vorrei avere la tua impressione sull’ambiente al quale ritieni di appartenere. Vedi, io penso di essere un outsider rispetto a questa scena (e forse anche molti nostri lettori lo sono), è per questo motivo che te lo chiedo.
Chris Simpson: Ah, non saprei, anche noi siamo un pochino degli outsider, specialmente poi se pensi che stiamo suonando al Groezrock che non è proprio il nostro giro. Tuttavia non ho un’opinione né sulla scena alternative né sulla sua controparte mainstream. Ascolto la musica che mi piace e fine.

SD: Sei tipo un’eremita, allora!
Chris Simpson: Ahah si, direi che tutti noi lo siamo un po’…

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SD: E quindi cosa ascolti in questi giorni?
Chris Simpson: Aaah… [silenzio] eeeh… al momento sono sotto a Josephine Foster… tipo che mi sono innamorato di un po’ di dischi suoi. Però non ascolto molta roba contemporanea, anzi a casa mi sento molti dischi 60s e 70s.

SD: Ah, ti piace la musica della gente morta! Anche a me!
Chris Simpson: Ahahah si dai, dal jazz in poi. Preferisco la roba che suona primordiale se vuoi, meno pulita.

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SD: A me sembra che ad ogni modo nella scena, o nell’industria musicale se preferite, ci siano comunque delle buone novità che però vanno a finire nell’oblio perché la qualità è sopraffatta dalla quantità pazzesca di nuovi input… ma magari sbaglio perché non sono un musicista.
Jeremy Gomez: Anche io come Chris evito di spendere un sacco di tempo a stare dietro alle nuove uscite, mi limito ad apprezzare cose che ascolto casualmente e mi suonano bene ma come dici tu, con internet e i social media gli utenti vengono costantemente bombardati da nuove band. Dall’altro lato per le nuove band è relativamente facile crescere e diventare popolari alla svelta ammesso e non concesso che riescano a farsi strada nella giungla di cazzate quotidiane. Sicuramente non invidio chi sta cercando di cominciare una band ora. Sono un uomo vecchio e stufo, ahah… semplicemente sono anni che in un certo senso mi rifiuto di ascoltare nuove band, forse mi sono stancato della musica in generale. Solo negli ultimi anni ho ricominciato grazie a una ottima radio che abbiamo ad Austin che tende a trasmettere cose che una radio mainstream non trasmetterebbe… ma è molto raro che mi sieda ad ascoltare un nuovo album.

SD: Vedi, se mi dici che sei stufo in generale, la accetto come risposta, sono abbastanza dello stesso avviso, specialmente per il discorso dell’overflow di input. Come diciamo in italiano: scaglie di cioccolato in un mare di merda.
Chris Simpson: Ahahahah… si noi non neghiamo che ci siano persone di qualità che fanno musica di qualità… solo che tutto adesso è più grande e inflazionato.

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SD: L’ha detto anche Gene Simmons dei Kiss in una intervista: è molto soddisfatto della sua carriera ma non raccomanderebbe mai al figlio di percorrerla per via della difficoltà di mantenersi come musicista.
Jeremy Gomez: Anche perché ora puoi scordarti di fare dei soldi dalle vendite di dischi, questa è una delle ragioni principali… finché poi non arrivi al punto di essere in grado di guadagnare dai tour ma è incredibilmente difficile per le band in quanto devono prima generare un sacco di interesse per riempire gli stadi. Ma questo è il metodo, e io non invidio chi sta cominciando ora.
Chris Simpson: Inoltre c’è anche da dire che le bands che possono permettersi uno stile di vita del genere sono quelle giovani. Tipo noi all’inizio non eravamo interessati ai soldi, volevamo solo suonare e avevamo dei lavori di merda che potevamo lasciare a piacimento per andare in tour per poi trovarne un altro al ritorno.

SD: Voi venite dal Texas, non mi ricordo se da Austin o Houston.
Chris Simpson: Austin, anche se abbiamo cominciato a Houston. Jeremy, io e Gabe, il batterista, abbiamo finito le superiori a Houston.

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SD: Onestamente non sono mai stato in Texas ma ho sentito che Houston è molto particolare e aperta come città, è vero?
Chris Simpson: Si, è un processo ancora in divenire. Il Texas in generale è uno stato molto conservatore e Houston sicuramente è avanti. Penso però che Austin sia ancora più progredita da un punto di vista artistico: un sacco di giovani e anche di… cosa?
Jeremy Gomez: Hippies.
Chris Simpson: Ahah si, hippies.

SD: Ahah non avevo mai sentito nominare gli hippies texani ma mi fido. Invece ho sentito parlare di una grande scena rap e di un fotografo molto tosto di nome Peter Beste che ha fatto un libro con i loro scatti chiamato ‘Houston Rap’. Strafigo (solo dopo ho scoperto che Peter Beste ha scattato foto anche ai Mineral – ndr). Dal nostro punto di vista di europei siamo portati a pensare che il Texas sia molto diverso dal vecchio continente e anche dall’Asia e dall’Oceania. Tu che ne pensi? Esistono anche delle differenze fra Austin e Houston?
Chris Simpson: Si, siamo stati da poco in Giappone e Australia in febbraio e ti dirò che più viaggio e più sicuramente rimango stupito da tutti questi posti anche esotici se vuoi come il Giappone, ma sento anche in un certo senso che in fondo tutti i paesi sono la stessa cosa. Il Texas sicuramente è un posto noioso in confronto all’Europa… c’è un sacco di spazio.

SD: Come si suol dire, la parte più lunga di un viaggio dal Texas è sicuramente uscire dal Texas stesso.
Chris Simpson: Ahah assolutamente, ti prende tutta la giornata. Se ci pensi in tutto quello spazio qua in Europa ci mettereste tipo 5 nazioni!

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SD: Siete venuti dagli US apposta per partecipare al Groezrock ma questo inverno avete fatto un reunion tour e saprete bene che generalmente i fans li accolgono con parecchio scetticismo. In generale cosa ne pensate delle reunion?
Chris Simpson: Ovviamente noi ce la viviamo bene, invece, ahahah! So cosa intendi però…
Jeremy Gomez: Si, scetticismo è la parola giusta. C’è sempre qualcuno che pensa che la reunion farà cagare a prescindere, che il gruppo è solo interessato ai soldi… chiamiamoli detrattori. Noi siamo stati fortunati perché penso che il nostro pubblico, venendoci a vedere penso abbia capito che l’abbiamo fatto solo per riconnetterci con la musica e fra di noi, divertendosi. Quindi non penso che i detrattori siano un nostro problema come invece accade in generale… ma ti dirò che è anche molto chiaro distinguere quelle band che fanno un tour ma in realtà vorrebbero essere da tutt’altra parte. Capiamoci: anche io sono stato un detrattore per tanto tempo, specialmente su questi temi!

SD: State pianificando un nuovo disco?
Chris Simpson: Si! No, sto scherzando. Non ti dico che non vorremmo, ma non l’abbiamo ancora fatto. Per ora pensiamo solo ai tour. Di certo potremmo avere nuovo materiale da usare e l’unica conseguenza logica in effetti è farci su un nuovo disco.

officialmineral.com/

(Txt & Pics by Alessio Fanciulli Oxilia x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

Spanish Mike interview – english version

August 11, 2015 |

SD: Mike, let’s start with the basics: state your name, age, city where you were born and where you live now.
SP: Michael “Spanish Mike” Cusanelli, 24, born in Washington Heights but raised in Long Island, New York. Currently living in beautiful sunny California.

SD: How did you start to get involved with skateboarding?
SP: I started skating around the age of 10 when my parents bought my brother and I ‘Toys “R” Us’ boards for Christmas and later, I remember my brother breaking both of our trucks; that was when I received my first video camera, Sony TR-900, for my 15th birthday.

SD: When and how did you decide to start filming professionally?
SP: Well, that is great question; it goes back to Tampa Am ’08 when I would film in the stands then one year I spotted Manny Santiago catching me film him. I have always been a fan of Manny’s skating since the ‘Thanks Camera’ days. I remember telling my older brother, “I am going to skate with this dude one day, just watch.” Fast-forward to 2008 at Tampa Am when I had all this footage of the ‘Famous’ team and knew I wanted to give it to them somehow; so, I went up to Manny and asked how I could send them the footage and he then proceded to give me his number and mentioned me to Felix Arguelles. I still remember to this day, Felix would always tell me, “No worries man, we are going take care of you.” I could not believe what I was hearing. I remember a whole year went by and nothing happened and then footage came out for Manny Santiago’s ‘Welcome To Famous’ part. Two years later and I remember Santiago telling me that Arguelles needed someone to film this *AMMO* USA promo and was wondering if I would be interested in moving to California and that was it, the rest was history. Felix always had a bigger plan for me but I never imagined it was going to be this. I am grateful for all of the opportunities Felix and Manny have given me.

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SD: Without getting too technical and specific, wanna tell our readers what your equipment is?
SP: I use a Canon 60D EOS DSLR Camera, Canon EOS 7D SLR Digital Camera, and a Panasonic AG-HMC150 AVCCAM Camcorder.

SD: East to west, I’ve seen that you contributed with RB Umali to film that Zoo York x Uprise skateshop part of Chaz Ortiz and you even filmed some tricks of Nick Tucker Primitive part ‘Golden Hour’. What are you up to these days?
SP: Yes, I am hyped I was able to contribute to great projects like those two. Having the chance to work with RB is like no other; he has been making skate videos longer than I have been alive and is responsable for a lot of the classic videos that we still all enjoy today. He is well respected in the industry and someone I definitely look up to. The Nick Tucker, ‘Golden Hour’ Primitive part was dope and put together by Primitive videographer and editor, Kyle Steneide, I only had two clips in the part but felt very connected to the project when I would hear some of the gnarly tricks Nick had accomplished. Nick Tucker is a beast and is for sure one of many great professional skateboarders out. Congrats on the part, Nick!
Nowadays, I am always out filming with whoever is trying to skate, I just love skateboarding and want to contribute as much as I can and be able to help out by creating something they are going to remember when they get older. I feel like if you have the ability to do something why not do it and do it good.

SD: What the typical day of Spanish Mike consists of?
SP: I usually wake up and text message some of my friends to see where they are skating for the day or what sessions are happening and I link up and join them. One day it could be a P-Rod session, next day, I could be at The Berrics or even the skate plaza that was recently built called “Sheldon Plaza” – no matter what I am always working and having fun.

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SD: What is your project that you are most proud of?
SP: The one project that I am most proud of just because of how life changing it was for me would have to be the *AMMO* New Years Revolution promo we dropped on New Year’s Eve 2011. I was given the opportunity to make this three-minute edit of Felix Arguelles, Manny Santiago, and Javier Nunez. I did not know what I was getting myself into but I knew it was going to be great. One thing I will forever appreciate and never take for granted is the fact that I was given an opportunity to truly showcase my talent and love for skateboarding. The promo focused on representing everyone’s personality as well as their passion for skateboarding. Thank you Felix, Manny, and Javier for the great times I had making that video.

SD: Being exposed all day to the evolution of street skateboarding must feel like a blessing for you. There must have been some heavy stress moments involved in all this sometimes. May you tell us a story that stuck to your mind of a pro skater going nuts?
SP: Skateboarding can be stressful at times it’s never easy. I just know that as a Filmerall you can do for a skateboarder is to be patient with them and support them throughout their trails and errors while filming a trick. When you can support someone in such a very stressful moment, know how to get them back on track, make sure they don’t lose focus, and come out on top with that clip, you feel like you were a part of that moment.

SD: At The Berrics there is a sign that says “never stop hopping fences”. How often do you get a ticket for trespassing?
SP: *knock on wood* but I have never received a ticket for trespassing and hopping fences is something I don’t want to stop doing ever because it’s only going to get worse when I get older if I stop now; I have to keep these legs going.

SD: I see that there is a lot of hype on that project called ‘We Are Blood’ that will be out next August. Are you involved in it? May you explain us a little more what it’s all about?
SP: Ty Evans is making history with that piece and is the mastermind behind it. I am not actually a part of it but I contributed one day at the courthouse with Ty. He let me use all of this amazing RED and MōVI equipment — I was very grateful for that. If I would have known what was happening earlier on I would have definitely helped him out more. I know it’s going to be something that will change skateboarding filmmaking forever and I can’t wait for it.

SD: Imagine that you could become the exclusive personal filmer of a pro skater. Who would you choose and why?
SP: Too many to choose from and honestly, I just enjoy capturing skateboarding from many different skateboarders and styles across the board.

SD: The video part of your dreams: name the skater and the soundtrack.
SP: Paul Rodriguez’s Girl – ‘Yeah Right!’ would have to be the video part of my dreams as for the soundtrack, it would have to be between Nas’ ‘Get Down And Made You Look’.

SD: The world wide web made clips accessible easily all over the world. This means that skateboarding gets a greater exposure but at the same time there is the risk that a video part that took months to be over will be forgotten in a matter of days. What’s your opinion on that?
SP: My opinion on it is that video parts will always be dropping and skateboarding is going to progress. I feel that the Internet hurts and help skateboarding in a way because you get to see stuff go down quicker then back in the day and waiting three years for a videotape drop. The thing that is change is the value on a video now then compared back then. I still watch all of my favorite skate videos from the early 2000′s before I go skate because that’s what drives me everyday. All I know is that skateboarding will always be there and the feeling you get while riding one will never change.

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Txt by Max Mameli – The Maxiemillion x Salad Days Mag – All Rights Reserved

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