VAULT 13 INTERVIEW
Con l’uscita di ‘We All Bleed’ i veneti Vault 13 sembrano intenzionati a voler lasciare il segno, grazie a una line-up finalmente stabile e le buone idee espresse dalla mente del progetto, Alberto Vischia che incontriamo sulle pagine di Salad Days.
SD: Siete attivi già da qualche anno, ciò nonostante siete venuti allo scoperto solo ora. Raccontateci qualcosa su di voi e come è nato il progetto Vault 13.
V: I Vault13 nascono nell’ormai remoto 2006, più come side-project che come band vera e propria. La formazione originale comprendeva Tony Cavaliere (Moravagine/Revo) alla batteria e con tale line-up abbiamo auto-prodotto il nostro primo EP ‘Taste Of Life’. Colgo l’occasione per far luce anche sull’origine del nome: non ha nulla a che fare con il videogioco “Fallout” al quale tutti ci ricollegano, semmai quel Vault deriva dalla mia passione per i vecchi fumetti horror della EC Comics “Tales From The Crypt”, non so se ricordate il Vault Keeper, lo zio Creepy dell’edizione italiana… Bene, da quel personaggio deriva il monicker della band e per quanto riguarda il numero 13, beh, suonava bene, nessun significato subliminale, tutto qui. In seguito al nostro primo EP la band non ha mai conosciuto una vera e propria stabilità di line-up ma nonostante ciò è riuscita a esibirsi in diverse situazioni live locali per poi fermarsi circa due anni fa. Questo stop, forzato da cause “esterne”, mi ha dato modo di concentrarmi sulla scrittura di nuovi brani e, in seguito, mi ha dato modo e tempo di cercare i giusti elementi che consentissero di concretizzare ciò che per anni avevo sempre sognato. Sono arrivati così etichetta, video e album a conferma che bisogna sempre credere fino in fondo ai propri sogni, senza mai mollare la presa.
SD: Il vostro nuovo album ‘We All Bleed’ ha dalla sua tanta sostanza, ovvero i brani sono godibili a mio avviso da un ampio raggio di ascoltatori. Da chi ascolta metal a chi si addice maggiormente a sonorità più melodiche. Come sono nati i brani e quanto è stato difficile mettere insieme il tutto?
V: Se escludiamo ‘Redeemer’ e ‘Death Wish’, già presenti in ‘Taste Of Life’ i restanti brani sono stati composti nell’arco degli ultimi tre anni e forse proprio per questo motivo ogni singolo brano si differenzia dall’altro perché fotografa momenti ben distinti di quell’arco di tempo. Testi e musiche partono sempre da me per cui, avendo il controllo dell’intera situazione, la stesura dei pezzi riesce sempre del tutto naturale. Semmai è stata una bella impresa cercare di renderli eterogenei tra di loro, non dimentichiamo che nell’arco di questi ultimi 36 mesi le mie influenze sono state davvero molteplici, ma devo dire che i ragazzi hanno svolto un ottimo lavoro.
SD: Qual è il concept su cui si basa l’intero lavoro a livello musicale e di testi?
V: Ovviamente il sangue, inteso come rinuncia, sacrificio, qualcosa che ho vissuto sulla mia stessa pelle, che mi ha logorato e trascinato in basso per troppo tempo. Quel sacrificio che, alla fine, mi ha portato a ottenere ciò che volevo e come diceva J.S. LeFanu “Non c’è sacrificio senza sangue”.
SD: Nonostante abbia apprezzato maggiormente il vostro lato più “core” come nel caso del primo singolo ammetto che sono diverse le influenze che troviamo in ogni brano. Quali dischi e artisti hanno influenzato la composizione del disco?
V: Apprezzo molto questa domanda dato che in moltissimi hanno indicato gli As I Lay Dying come nostra principale influenza ma, con tutto il mio rispetto per questa band, devo confessare che le nostre influenze sono state totalmente diverse. Fonte di maggior ispirazione – melodica e lirica – sono stati i Thrice di ‘Artist In The Ambulance’, i Fightstar di ‘Grand Unification’, i Rise Against di ‘Siren Song Of The Counter Culture’, i Blindside di ‘A Tought Crushed My Mind’, Alexisonfire, Deftones e Cancer Bats. Non posso negare la somiglianza del singolo a una certa band chiamata A Day To Remember, band che noi tutti apprezziamo moltissimo, ma devo dire che in un mercato come questo è davvero difficile creare qualcosa di nuovo quando quasi tutto è già stato sperimentato e provato… La ricerca dell’originalità la lasciamo ad altri! Il nostro obiettivo è quello di creare canzoni semplici, dirette e d’impatto che divertano l’ascoltatore e, senza falsa modestia, credo che ci sia riuscito molto bene.
SD: Quali sono a vostro avviso i pro e i contro sui quali bisognerà lavorar sodo di ‘We All Bleed’?
V: Credo, più che altro, che si debba lavorare maggiormente sull’identità di gruppo, sul fatto di creare un sound ben riconoscibile fin dal primo ascolto, ma per far questo è necessario rodare opportunamente la band in sede live dato che l’attuale formazione esiste dallo scorso luglio.
SD: ‘We All Bleed’ è il classico disco che può esser maggiormente apprezzato fuori dai confini nazionali. Siete d’accordo? Avete qualche progetto in chiave estera?
V: Sì e no, nel senso che l’album suona molto “America” ma la concorrenza lì fuori è spietata e il mercato – oltre alla crisi che sta attualmente attraversando – è super saturo di band tutte troppo simili tra loro ed è per questo che, come dicevo poco prima, dobbiamo lavorare sull’identità di gruppo. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda ti dico sì, abbiamo progetti in chiave estera ma è nostro desiderio testare prima l’impatto sul pubblico nazionale, ti dico solamente che di offerte ce ne sono già arrivate ma preferiamo procedere a piccoli passi.
SD: Trovare agenzie che credano ancora nelle band italiane oggigiorno è quasi un miracolo per quel che concerne la parte live. Come vi state muovendo a proposito di live, indipendentemente o tramite agenzie? Come vedete la situazione live in Italia?
V: E qui si arriva al tasto dolente! Noi ci stiamo muovendo indipendentemente anche se, devo confessarlo, l’etichetta ci sta già facendo delle proposte che riguardano soprattutto scambio di date con band del nostro stesso roster. Noi pensavamo di muoverci in questo modo, l’unione fa la forza ed è ora di smetterla con inutili rivalità e invidie tra colleghi, siamo tutti nello stesso barcone e galleggiamo in un mare di merda, se vogliamo venirne fuori bisogna darsi una mano a vicenda. La situazione live in Italia? Eh, la vedo molto magra! Ci son sempre meno spazi, meno soldi, meno gente disposta a rischiare e talvolta la stampa non aiuta per nulla, anzi… Alla fine se non sei della casta sei fuori dai giochi.
SD: I migliori 5 dischi dell’anno appena conclusosi e i 5 che aspettate con trepidazione per il 2012?
V: Allora… Stray From The Path ‘Rising Sun’, While She Sleeps ‘North Stands For Nothing’, Anchor ‘Recovery’, Betraying The Martyrs ‘Breathe In Life’ e ‘Returners’ dei Ghost Inside per quanto riguarda questo 2011, mentre per il 2012 attendo con assoluta trepidazione Cancer Bats, Caliban, Every Time I Die, I The Breather e Meshuggah che non guastano mai!
SD: Cosa avete in programma per i mesi a venire?
V: Live, live, live e… ho detto live? Show a parte, iniziare la stesura del seguito di ‘We All Bleed’, assolutamente!
SD: Chiudete a vostro piacimento!
V: Ringraziamo Salad Days per aver dato voce e dedicato spazio prezioso sulle vostre pagine ai Vault 13, ringraziamo inoltre chi c’ha supportato fino ad oggi e continuerà a farlo, This Is Core Label per la sua infinita pazienza, Maurizio Baggio dell’Hate Studio, Tony Cavaliere e tutte quelle persone che hanno creduto in noi. Ora vi aspettiamo ai nostri concerti per far festa e… Un ultimo consiglio a tutte le band dell’underground italiano: “ragazzi non mollate mai per nessun motivo, anche quando le cose vi sembreranno mostruosamente difficili o impossibili da superare voi dovrete premere su quel cazzo di acceleratore e dare gas, sempre!”
Vault 13 I Myspace
www.wearevault13.wordpress.com
(Txt Arturo Lopez x Salad Days Mag – All Rights Reserved)



































































































































