STRANA OFFICINA INTERVIEW
La vita a volte concede un’altra possibilità, quella che era una delle più belle storie del metal tricolore si era interrotta con la tragica scomparsa dei due fratelli Cappanera: Fabio e Roberto, ed ecco allora il ritorno con Dario, loro nipote e Rolando, figlio di Roberto, per l’Italian Godz Of Metal del 2006, ritorno che li riportò prepotentemente alla ribalta della scena metal italiana, dandogli questa seconda possibilità a loro e a noi di poterli ancora vederli e sentirli dal vivo. Qui con me ci sono Enzo Mascolo e Bud Ancillotti, i due membri storici della Strana, quelli che hanno vissuto tutte le ere di questa gloriosa e straordinaria BAND e aggiungerei anche unica…

SD: È stato il Godz Of Metal italiano del 2006 che vi ha fatto ripartire?
SO: Enzo. Si, io stavo in Bulgaria per lavoro, ebbi una telefonata da mio figlio che ero stato contattato da Rolando, che mi cercava, in quel periodo avevamo perso un po’i contatti fra di noi, Rolando mi avvisò di questa proposta di fare il Godz, io accettai senza problemi anche perché la musica è sempre stata la mia vita, da lì poi siamo ripartiti con le prove e a rifare i pezzi storici della Strana da preparare per i concerti. Visto che con i ragazzi ci si trovava bene, ti posso dire che io, loro, li ho visti nascere, praticamente sono cresciuti insieme a noi, quando noi provavamo, loro da piccoli erano lì presenti e già mettevano le mani sulla batteria e chitarra, con loro sin da subito si è instaurato un ottimo feeling, c’è niente da fare il sangue della Strana c’è l’avevano già dentro loro. Il Godz è stato un successo e da lì è ripartito tutto un’altra volta con la storia recente che ha portato al disco ‘Faith’ e successivamente a ‘Rising To The Call’.
SD: Ho notato che in ‘Rising To The Call’ tu non suoni tutti i brani?
SO: Ho messo giù le linee di basso e dopo ho delegato Mattia degli Extrema, ero troppo impegnato dal lavoro e non avevo il tempo materiale per dedicarmi a tutto questo, Mattia ci ha fatto questo grosso favore, ha fatto un buon lavoro suonando su otto brani e due li ho suonati io è stata una buona collaborazione, Mattia lo conosciamo da una vita c’è un rapporto di stima e di amicizia con lui.
SD: E’ stato difficile metter insieme il materiale o è avvenuto tutto abbastanza fluido, spontaneo?
SO: Rising è stato fatto da Dario Cappanera, lui aveva già un progetto suo i Rebel Devil, ma non tutti i pezzi (interviene Bud), al quel punto abbiamo cercato di cambiare mettendoli in linea con lo stile della Strana, erano pezzi validissimi, non tutti i pezzi che aveva scritto con i Rebel Devil andavano bene, certi avevano un altro sound rispetto a quello della Strana. Diamo merito a Dario Cappanera che è un grande compositore, ricalcando quella che è stata la strada di suo zio Fabio, ne è venuto fuori un buon prodotto, dove abbiamo deciso d’inserire due brani in italiano, perché è sempre stato quello il nostro cavallo di battaglia.

SD: Pensate anche in futuro di continuare ad usare questo doppio uso della lingua italiana e inglese?
SO: Bud: noi pensavamo, non so dirti quando, di far uscire fuori un disco tutto in italiano.
Enzo: Noi abbiamo fatto pochi dischi in confronto al materiale che abbiamo, ci sono parecchie canzoni tenute nel cassetto, da sempre da quando abbiamo iniziato con Johnny alla voce, i pezzi sono nati da improvvisazioni, pezzi come ‘Luna Nera’ sono stati fatti in una sera, c’era e c’è un feeling che bastava guardarsi per creare un pezzo, poi con l’avvento di Bud e di Marcello Masi c’è stata una evoluzione della vecchia Strana e ora con Dario e Rolando è partito questo nuovo corso, noi ci teniamo a far conoscere alla gente il prodotto in italiano.
SD: Sono sempre stati molto significativi i vostri pezzi in italiano…
SO: Si all’inizio penso che eravamo gli unici o quasi che hanno proposto hard rock prima e heavy metal dopo cantato in italiano.
SD: All’inizio eravate partiti come gruppo blues-rock?
SO: Io sono di origini foggiane, dove appunto ho fatto il conservatorio, ho iniziato a suonare in gruppi rock, poi quando sono arrivato a Livorno mi sono incontrato con Fabio Cappanera, ci siamo subito incontrati come gusti musicali, loro suonavano pezzi di Rory Gallagher, Johnny Winter, facemmo festival blues, addirittura con una formazione della Strana al Parco Lambro di Milano suonammo jazz rock.
Bud: io ero in mezzo al pubblico e fu la prima volta che sentii suonare la Strana Officina.
Riprende Enzo: abbiamo fatto il nostro percorso musicale che dopo è sfociato nel sound della Strana e con Johnny Salani la Strana Officina prese una sua identità.

SD: Sarete stati influenzati, con l’inizio degli anni ottanta, da tutti i gruppi inglesi della NWOBHM?
SO: Si, da lì siamo partiti sviluppando la nostra creatività come musicisti, eravamo in un periodo che eravamo operai, carpentieri e metalmeccanici ed eravamo veramente incazzati e quella rabbia la volevamo esprimere con la nostra musica.
SD: E adesso Enzo sei ancora incazzato?
SO: Ma io sono sempre incazzato.
SD: Secondo te c’è da essere più incazzati oggi o una volta?
SO: Adesso BISOGNA essere incazzati, perché adesso noi siamo schiavi del sistema, che ci stringe sempre di più, all’epoca nostra la classe operaia aveva più libertà, portava avanti dei progetti e riuscì ad avere, ad ottenere tanti di quei diritti. Se vediamo oggi, prendi Marchionne con la Fiat vuole toglierli questi diritti.

SD: Io penso che la cosa più importante che abbiamo sia il tempo, la nostra vita da poter spendere, ci sono cose che i soldi non potranno mai comperare.
SO: Vedi io te lo dico con esperienza perché sono una persona che ha vissuto tutta una vita in fabbrica, oggi la gente vive in un sistema che gli dà tutto e si impegna a prendere tutto, oggi l’operaio va a lavorare per pagarsi il mutuo, ma non ha più una lotta da fare, bisogna ritornare ad essere persone libere, per essere liberi bisognerebbe anche saper tornare indietro, vale molto di più avere la dignità che cento lire in più.
SD: I giovani di oggi rispetto alla tua generazione sono più incazzati o rassegnati?
SO: Io faccio il responsabile in una ditta dove ci sono molti giovani, i giovani oggi non sono incazzati perché li abbiamo abituati a vivere con tutte le agevolazioni per veder la gente incazzata bisogna andare nei paesi dell’est, dove c’è ancora quella misera che c’era qua una volta. I giovani adesso sono più intelligenti rispetto a una volta, sanno molto di più rispetto a noi, ma non sono incazzati, si incazzeranno quando si accorgeranno di essere schiavi di una società e allora diventeranno un metallaro, un rockettaro come lo eravamo noi ai nostri tempi.
SD: Secondo te l’heavy metal riesce ancora ad esprimere ribellione; disagio giovanile come negli anni ottanta o è diventato tutto omologato, l’heavy metal ha mantenuto o no tutto questo?
SO: Penso che ancora oggi se hai un certo aspetto ti guardano male, specialmente oggi che il metallaro viene visto come un appartenente alle sette sataniche, forse è addirittura più ghettizzato di una volta, la società si è evoluta ma mentalmente siamo rimasti chiusi. E’ impossibile che oggi non s’incazzino, oggi si devono incazzare per forza.

SD: In una società dove ognuno ha il suo orticello, penso che sia sempre più difficile vedere gente arrabbiata?
SO: Si è vero che ognuno si è creato il suo spazio, una volta c’era più aggregazione giovanile, ma nel metallaro c’è sempre questa voglia d’aggregarsi, il metallaro è UNO CHE CREDE, UNO CHE LE VIVE LE COSE, ha uno stile di vita un po’ annacquato, però la musica rock ti dà sempre quella energia, esprime ancora la forza viva che uno ha dentro. Non bisogna farsi influenzare da questa società che manda avanti chi ha una immagine, oggi quello che conta è l’immagine, vuoi metter uno col chiodo, con i capelli lunghi, la gente che lo vede come un drogato e magari il drogato è quello tutto vestito perbene che và avanti a piste di coca, i metallari forse si bevono qualche birra in più.
SD: Tu che l’heavy metal te lo sei vissuto tutto, dalle origini fino ai giorni nostri, si è evoluto o è sempre lo stesso? E’ statico? Per nostalgici o continua ad essere una musica innovativa con gruppi nuovi, con un seguito di ragazzi giovani?
SO: L’innovazione non la vedo, ci sono delle nuove forme di metal, ma i gruppi che hanno fatto la storia: Judas Priest, Black Sabbath, avevano il talento, il tocco, queste sono cose che sono nate in periodo che è stato il più fertile per la musica rock, l’evoluzione che c’è stata negli anni sessanta, settanta, in quegli anni sono nati tutti, cosi nel metal negli anni settanta o ottanta. Ora ci stanno tantissimi musicisti tecnicamente perfetti, al top, ma sono carenti come feeling, il rock è potenza, armonia, il cantato, tutte cose che oggi, io sarò anche diventato sordo…ma faccio fatica a sentirle.
SD: Voi avete sempre proposto musica vostra, originale, fatta con una certa complessità, oggi sembra che ci sia spazio in questo ambiente in Italia solo per le cover band?
SO: Torniamo al discorso precedente è come un karaoke dove tutti cantano la musica di ieri e quando propongono qualcosa di loro nella maggior parte dei casi sono prodotti costruiti a tavolino.

SD: Questo avviene anche nel metal?
SO: No il metal rimane una musica vera, magari a livello grosso c’è qualche compromesso.
SD: Ci sono gruppi oggi in Italia nel metal che hanno possibilità di emergere?
SO: No non li vedo, cosa vuoi in Italia non c’è più mercato per il metal, il metal non esiste in Italia.
SD: Mi ricordo che però una volta quando venivo a vedervi suonare a voi e agli altri gruppi italiani negli anni ottanta c’erano parecchie persone che venivano ai concerti, ci stava forse un po’ più di passione.
SO: Ma quelli erano gli anni del rock, del cambiamento.

SD: Se tu dovessi partire con un gruppo nuovo adesso, sarebbe dura?
SO: Ora il mercato è inflazionato, adesso un gruppo dopo sei mesi che si è formato va a incidere e magari finisce sulle pagine su Rolling Stone o Metal Hammer, prima c’era tutta una trafila da rispettare, forse oggi ci stanno più possibilità, ma se prima non ti fai la tua gavetta e non ti crei il tuo pubblico non vai da nessuna parte, meglio una tua canzone originale brutta che andar sempre a copiare gli altri.
SD: Nel vostro ultimo lavoro riprendete la collaborazione con James Hogg, vostro storico collaboratore, chi è costui?
SO: James Hogg è con noi dall’inizio, dal primo disco della Strana è quello che traduce tutti i testi in inglese, collabora alla pronuncia, per noi è molto importante questa collaborazione, James hogg per noi è il quinto componente, ha preso parte a Rising perché l’abbiamo voluto noi e come sempre ha fatto un ottimo lavoro.
SD: I testi sono di Bud con traduzione di James Hogg?
SO: Si lo aiuta nella dizione, nella fonetica.

SD: Toglimi una curiosità l’officina quella vera esiste ancora?
SO: L’officina non c’è più, era una ditta che morto il proprietario non è più andata avanti, resta lo studio di registrazione dove abbiamo inciso i primi demotape.
SD: Dimmi un po’ Bud come ti sei trovato a collaborare con James Hoog per le parti vocali?
SO: (Bud) Con Hoog mi trovo sempre bene, mi ha dato una mano anche con il mio gruppo i BUD TRIBE, abbiamo fatto un disco nel 2009 sempre con Giuliano della My Graveyard. Hoog lo considero come uno della band è sempre stato con noi.
SD: Con Giuliano vi siete trovati bene?
SO: Si, questo disco dei Bud Tribe ha ricevuto molte recensioni positive dalle webzine, addirittura è stato proclamato miglior disco heavy metal del 2009 è una pecca nei tuoi confronti che non lo conosci ahahah.

SD: Hai ragione…
SO: Feci questo gruppo con mio fratello e con alcuni componenti dei Sabotage, li conosci?
SD: Si, loro sono di Firenze, li vidi anche suonare a Padova.
(Txt X-Man; Pics & logos courtesy of Strana Officina)
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