
ENTER SHIKARI
‘A Flash Flood Of Colour’-CD
(Ambush Reality)
3,5/5
Gli Enter Shikari sono volati fino in Thailandia per registrare il nuovo (terzo) ‘A Flash Flood Of Colour’ e, sperando di non essersi fatti suggestionare troppo, si riescono a cogliere bene le sfumature orientali nel sound dell’album e pure nel songwriting. Sarà che il loro stile è per definizione un ibrido di più culture e di più etnie (Shiraki signitica “cacciatore” in Hindi, in Bengali e in altre lingue indoarie). La commistione di modern-rock e dubstep della band di St Albans (Hertfordshire) è il prodotto ideale per l’hipster medio, roba raffinata e curata, poco conosciuta dai più ma che suona come una variante bizzarra e colorata dei (migliori?) Linkin Park. Soprattutto perché ha alleggerito il carico post-hardcore che si portava dentro con i primi due dischi e ha aumentato ancor di più la già consistente componente elettronica. Resiste ancora qualche sprazzo più duro (tipo qualche parte vocale growls), ma il grosso del disco ha un impatto molto più techno-core, con la melodia che gioca il ruolo di primadonna. Se riesce a limitare la voglia di piacere a tutti i costi alle grandi platee, la band inglese rischia di aver inventato il primo crossover etnico cazzuto dai tempi dei SOAD.
(Flavio Ignelzi)

BLESSED BY A BROKEN HEART
‘Feel The Power’-CD
(Rude/Tooth & Nail)
3/5
Sì, lo so, sono un po’ tamarri e la copertina (e le foto promozionali) in cui posano in costumi post-apocalittici, diciamo tra Mad Max e i Duran Duran del video di ‘Wild Boys’, non aiuta molto. Ma i Blessed By A Broken Heart sono così: prendere o lasciare. La band metal-core, che è una delle poche che possiede l’elemento “metal” preponderante su quello “core”, giunge al terzo album via Tooth & Nail barra Rude Records e sciorina quasi cinquanta minuti divertenti e melodici. Già, perché quando si parla di metal, in questo caso si intende quello classico, che qualcuno chiama hard & heavy, insomma la vecchia scuola anni ottanta (‘Deathwish’), che possiede delle ascendenze glam (‘Forever’), con le tastiere ad abbellire (‘Shut Up And Rock!’), qualche accelerata quasi NWOBHM (‘Holdin’ Back For Nothing’) e l’immancabile lentone per il pomicio tra le borchie (‘I’ve Got You’). C’è persino un pezzo che inizia con il rombo di una moto e s’intitola ‘Rockin’ All Night’: è davvero uno spettacolo! Qualche anno fa avrei dato fuoco al disco, oggi questa roba è modernariato, nostalgia canaglia, e ci manca poco che mi scenda la lacrimuccia. E poi scommettiamo che ‘Skate Or Die’ diventerà un inno?
(Flavio Ignelzi)

ZOLA JESUS
‘Stridulum II’-CD
(Souterrain Transmissions)
4/5
Non si tratta dell’ultimo album in ordine temporale, quel ‘Conatus’ che ha riscosso ottimi consensi di pubblico e critica, finendo in molte classifiche di fine anno tra i migliori dischi dell’anno. ‘Stridulum II’ è il lavoro precedente della cantautrice statunitense (ma di origine russa) Zola Jesus, al secolo Nika Roza Danilova. In verità questo album è una riedizione by Souterrain Transmissions nonché made in Europe del precedente e.p. ‘Stridulum’ con l’aggiunta di tre (ottime) composizioni, lavoro che segna anche la consacrazione definitiva del talento brumoso della bionda e glaciale cantantessa, già nota per il progetto Former Ghosts. Il synth-pop marziale, spietato e gotico, è una magnifica ossessione, che spazia tra nenie esili come ‘Night’ e un pop post-apocalittico tipo ‘Trust’, ondeggiando continuamente tra dannazione e redenzione, tra buio e luce. La qualità di scrittura è sorprendentemente alta, tanto da lasciare avvinti nelle maglie wave, sempre dark e sperimentali, sebbene la chiusura con ‘Lightsick’ lascia l’ascoltatore con un inaspettato slancio pianistico meno teso e quasi distensivo. Per chi non ce l’ha, penso che ‘Stridulum II’ sia un disco da recuperare alla svelta.
(Flavio Ignelzi)

ATTACK ATTACK!
‘This Means War’-CD
(Rise Records)
Voto: 2,5/5
‘This Means War’ è uno di quegli album che hanno la straordinaria capacità di lasciarti interdetto nel giudizio: se da una parte possiamo ascoltare ogni traccia indipendentemente dalle altre e apprezzarne le varie componenti stilistiche e tecniche e tematiche, allora il disco risulta buono sotto quasi tutti i punti di vista, con inserti melodici ed elettronici (perché pur sempre di post-hardcore si parla!), con un ottimo utilizzo dei vocals da parte del ventenne Shomo; dall’altra, nel complessivo, non aggiunge, purtroppo, nulla di nuovo alla folta schiera di giovani band che popolano la scena metal/post, ed è forse questa la colpa maggiore, se di colpa si può parlare, che possiamo imputare agli Attack Attack!. Quindi, un album discreto in definitiva per questi ragazzi dell’Ohio, che non vi farà girare la testa, ma che almeno una buona mezz’ora ve la farà passare, grazie anche soprattutto alla open track ‘The Revelation’ e a ‘The Motivation’, i due pezzi a mio avviso migliori.
(Fabrizio De Guidi)

BRAVO
‘Apes In Space’-CD
(Autoprodotto)
Voto: 3/5
I Bravo si presentano ufficalmente con questo lavoro super punk alla Ramones, tanto per capirci, e devo dire che non hanno sfigurato. Già, ma chi sono questi Bravo? Sono un trio di Latina composto da Luca (voce e chitarra), Riccardo (batteria) e Giuseppe (basso). E direi che è abbastanza, dato che quello che ci interessa come suonano. Quindi, undici pezzi che coprono, come nel classico standard, circa la mezz’ora, spaziando dal punk rock al power pop, con qualche variazione skate punk, quindi ,veloci ed immediati come è giusto che sia. Le tracce migliori risultano ‘Street Lights’, ‘Television’ e ‘You Are Wrong’, che, nonostante i testi non troppo impegnati (tutti in inglese, e devo far loro i complimenti perché dimostrano di saperlo parlare), fanno passare un po’ la malinconia dell’inverno, preparandoci per la bella stagione. Sarebbe troppo facile concludere con la battuta “Bravi Bravo!”, quindi mi congedo con una vigorosa stretta di mano virtuale.
(Fabrizio De Guidi)

VEILS
‘Clarity EP’-MCD
(Tangled Talk Records)
Voto: 3,5/5
Bene, bene, trovarsi tra le orecchie questi Veils, una female fronted hc band della Cornovaglia, mi ha decisamente cambiato il pomeriggio, dandomi qualche speranza in più nel fatto di poter credere che esistano ancora band meritevoli di questo nome. Bene, dicevo, bene, perché con il loro EP di prossima uscita a fine Gennaio, ‘Clarity’, ci mostrano come la potenza e la profondità possano benissimo contenersi in soli cinque pezzi di puro e crudo hc melodico, grazie anche, e soprattutto, alla cantante Chlo Edwards, che sprigiona tutta la sua energia in testi profondi (‘Standing Alone (Isolation)’ e ‘Stallions (Adrenaline)’ su tutti) e performance sul palco (guardatevi anche qualche video), supportata ottimamente dalla batteria. Cinque tracce che non hanno nulla da invidiare ad altre di più titolate band della scena, e che, in attesa di un loro full lenght (spero a questo punto già quest’anno!), hanno già lasciato un’impronta.
(Fabrizio De Guidi)

THE LONG HAUL
‘Debtors’-MCD
(Tangled Talk Records)
Voto: 3/5
Devo dire che la Tangled Talk ci sta dando dentro con le sorprese quest’anno! È di prossima uscita, verso gli inizi di Febbraio, il lavoro dei The Long Haul ‘Debtors’, un EP di cinque pezzi di esplosivo prog hardcore! Dopo l’arrivo ai vocals di Harry Fanshawe, che ha portato nuova linfa allo stile di una band che aveva dato un’ottima prova con lo split assieme ai Kerouac, si arriva a questo ‘Debtors’ che va, come tematiche, dalle relazioni personali, alla religione, al disfacimento di una società; se poi aggiungiamo una batteria martellante ed una chitarra estremamente metal, allora il disco è fatto, ed è veramente devastante. Anche senza arrivare ai livelli dei Converge, che sarebbe ingeneroso scomodare nei confronti dei The Long Haul, si può tranquillamente affermare che questi ragazzi hanno ormaile spalle larghe per fare il grande salto. Date un ascolto, ne vale la pena!
(Fabrizio De Guidi)

MADISON AFFAIR
‘Teenage Time’-CD
(Acuity.Music)
Voto: 1,5/5
Subito ho pensato fosse uno scherzo. Poi un errore. Ma ho dovuto lasciare il posto alla dura realtà. Non è nemmeno facile parlare male dei Madison Affair, purtroppo o per fortuna al loro debutto, che sfornano un disco che è per metà un insuccesso: si prova con l’unione di diversi elementi, dall’hardcore all’elettronica, dallo screamo al rap, condendo il tutto con un fastidiosissimo auto-tune, che mi domando come ancora si abbia il coraggio di proporre (è servito solo con Antoine Dodson). Le tracce strumentali, seppur valide, non aggiungono molto al disco, che si schianta al suolo alla fine con la traccia ‘The Hardest Storm’, una mezza copiatura dei P.O.D. massicciamente condito dal diabolico strumento di intonazione voce e da una qualche tastiera disco anni ‘80. Non è tutto da buttare, e il pezzo ‘Now Let’s Be Honest To The World’ ne è la dimostrazione, che casualmente è quello meno condito da vari artifici bestiali.
(Fabrizio De Guidi)

SECRETS
‘The Ascent’-CD
(Velocity/Rise Records)
Voto: 3/5
Non abbiamo molte notizie su questi Secrets, quintetto utlra-fashion post-hardcore della torrida San Diego, qui al debutto discografico con ‘The Ascent’, patrocinato dalla giovane Velocity Records, che da quanto ho capito è una sorta di branca della Rise Records. A dispetto di quanti potrebbero pensare ad una prima occhiata (io in primis), i Secrets sono capaci di fare il loro lavoro, che si eleva notevolmente sopra la media delle recenti uscite del genere: undici pezzi catchy, un’estrema facilità di assimilazione, breakdown ben assestati e un cantato molto pulito contribuiscono al mantenimento di una soglia di interesse nell’ascolto durante tutto il disco. In ‘Somewhere On Hiding’, una tra i pezzi più riusciti, è possibile che ci sia lo zampino dell’ex chitarra degli A Day To Remember Tom Denney, qui in veste di produttore del disco, che pare aver dato l’ispirazione ai ragazzi su come improntare lo stile della canzone (e non solo in questa). Unica pecca è la mancanza di innovazione e il continuo giostrarsi con piccole variazioni sul tema, il tutto, però, con giudizio.
(Fabrizio De Guidi)

MERCE VIVO
‘lasortedelcanecheleccalalama’-CD
(I Dischi del Minollo/Audioglobe)
3,5/5
Con un titolo come questo che è una citazione di Erri De Luca (da ‘Montedidio’), non ci vuole molto a capire che l’ispirazione dell’intero lavoro è di tipo letterario, soprattutto quando ritroviamo in posizione 5 anche una ‘Oceanomare’ di palese e baricchiana illuminazione. Il terzo capitolo a firma Merçe Vivo (a quattro anni dal precedente ‘imbarcoimmediatoin7minuti’) si destreggia tra il cantautorato intimista (e anche molto accorato) nostrano e il post-rock dilatato, diluendo in poco più di trenta minuti una manciata di spezie delicate, a volte spudoratamente jazzy (per il sax?), in un brodo gustoso che rimanda inevitabilmente a(i) Benvegnù. Ballate catacombali, notevoli nonostante un po’ di maniera, con qualche impennata (come il finale noisy) su testi rarefatti, poetici e ambiziosi. La tendenza alla depressione si affaccia più volte (come è naturale che sia per questo tipo di composizioni), ma viene stemperata da aperture solari positive, come il chorus de ‘Il Sole e La Sorte’, con i cori di Valentine Carette e Daniel Benoit (Frank Williams and The Ghost Dance) a dare manforte. Per chi ama il cantautorato underground tricolore, non penso che ci sia modo migliore per iniziare l’anno.
(Flavio Ignelzi)