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Salad Days Magazine | September 22, 2020

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Classics Of Love ‘World Of Burning Hate’

Classics Of Love ‘World Of Burning Hate’
Salad Days

Review Overview

7
7
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Rating

CLASSICS OF LOVE
‘World Of Burning Hate’-EP
(Autoprodotto)
7/10


Durante la mia unica partecipazione al Riot Fest di Chicago, un mini sondaggio tra vicini in coda aveva rivelato che gli Operation Ivy erano l’unico grande gruppo rimasto da riformare e mettere su un palco. Al di là di un paio di episodi che hanno visto Jesse Michaels (il cantante) sul palco coi Rancid e gli ex compagni Tim Armstrong e Matt Freeman, è una reunion che molti vogliono ma che (per fortuna?) resta davvero improbabile. Mentre Tim Armstrong ha regalato le sue composizioni da lockdown alla italianissima Wild Honey Records per un 7″ benefit per la città di Bergamo, Jesse Michaels si ripresenta con i Classics Of Love, il suo ultimo progetto dopo Big Rig e Common Rider, rivoluzionandone la formazione con l’arrivo di Sharif Dumani, già nella Alce Bag Band, che qualcuno potrebbe ricordare nei Buford, nome piuttosto comune nelle distro di metà anni 90. Se l’omonimo Lp del 2012 prendeva tanto dai Minor Threat quanto dalla tradizione Bay Area delle prime uscite Lookout (Monsula ad esempio) con un paio di concessioni alle chitarre in levare, ‘World Of Burning Hate’ si dimentica completamente del passato skacore, mette per lo più da parte l’aspetto melodico e finisce per assomigliare ai Filth, che del filone appena menzionato erano i più sporchi e irruenti. Punk hardcore in quella che identifico come la sua forma più pura, 5 pezzi disponibili solo via bandcamp in attesa di un nuovo Lp e la voce di Michaels, sempre riconoscibile anche quando urla più del passato.
(Marco Capelli)

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