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Salad Days Magazine | August 12, 2020

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Come te lo spiego il Cuore in Gola?

Come te lo spiego il Cuore in Gola?
Salad Days

Ci si era detti alle 15.00 in Via Gola, ma ovviamente non ci credeva nessuno.

Più o meno a quell’ora stavo uscendo dalla doccia quando mi ritrovo un messaggio di Turi sulla chat di gruppo dell’evento: “ciao ragazzi, noi siamo già qui. C’è qualcuno nei paraggi?”. Poveri Onoda, sotto quel sole cocente, credo che siano stati gli unici a prendere seriamente il discorso orari: fa niente, gli vogliamo bene lo stesso.

Passano quasi due ore ed iniziamo a convergere comunque tutti in via Gola.

Via Gola, per chi non conosce Milano, è un posto particolare. Nonostante si trovi in pieno centro, a due passi dai navigli e dalla nuova Darsena, via Gola è in qualche modo un’isola che prova a resistere a tutte quelle dinamiche che man mano si stanno fagocitando tutta Milano. Do per scontato che se state leggendo questo post, del senso comune del milanese medio a proposito di questo quartiere non ce ne freghi un cazzo, ok? Ok.

A Milano in questi giorni va in scena una rassegna di concerti lunga cinque giorni che risponde al nome de Le Cinque Giornate DIY di Milano. Domenica, la terza della serie, si era deciso di prenderci un pezzo di strada e suonarci in una decina di gruppi, senza palchi ne troppe menate. Già il nome dell’evento, Disgusto & Strafottenza Fest #1 direi che non lasci adito a troppi dubbi.

Il weekend prescelto è il peggiore a causa del caldo e dell’umidità percepiti praticamente a “livello inferno”… ma a noi comunque non interessa. Il tempo di spostare in maniera molto garbata una macchina parcheggiata proprio sul pezzo di marciapiede scelto come “palco” e si attacca.

Non è molto semplice rendere a parole quello che è successo domenica in quell’angolo di Milano. Immaginatevi una decina di band, che dal tardo pomeriggio a notte inoltrata, sotto un sole cocente prima, ed in mezzo ad una woodstock di zanzare poi, si alternano sull’asfalto di Milano. Immaginatevi 300 persone che bloccano una strada nel centro della città di Expo, facendo circolare secondo i nostri ritmi le macchine che per caso, attonite, passavano di li. Immaginatevi gente che poga dalla prima band all’ultima, stage diving all time long, con tanto di costumi da bagno e cuffiette, super liquidator, coccodrilli gonfiabili e gavettoni fatti nei sacchetti di plastica che piovono dal secondo piano della casa occupata sovrastante. Immaginatevi che tutto questo sia pure benefit per alcune persone alle prese con le solite infami beghe legali. Ecco immaginatevi tutto questo a due passi dal peggio della plasticosa movida milanese ed avrete un’idea di metà di quello che ha rappresentato via Gola domenica.

Ci sono cose che nella vita ci si prende e basta, senza dover aspettare il momento giusto, l’autorizzazione di qualcuno o l’allineamento dei pianeti. Ci sono situazioni che fa bene vivere assieme e per le quali ci sta anche sbattersi più del dovuto, anche senza nessuna ricompensa in cambio. Ci sono decisioni che purtroppo o per fortuna siamo costretti a prendere quotidianamente e che quotidianamente definiscono quello che siamo.

Ne parlavo con qualcuno proprio domenica: il verbo “vivere” è un verbo transitivo. Vuol dire che non si vive e basta. Vuol dire che si può scegliere se vivere attivamente o passivamente, se essere il soggetto o l’oggetto di una vita. La cosa figa è che domenica ho beccato un sacco di persone che, ognuna a modo proprio, hanno coscientemente scelto di essere il soggetto della propria esistenza, di non lasciarsi mai trascinare dagli eventi ma di proseguire per le proprie rotte, indipendenti, e come al solito, ostinate e contrarie. Domenica è stata speciale perché era pieno di amici che il cuore, mentre vivono, ce l’hanno in mano, non solo in gola.

Poi il DIY, l’hardcore, la militanza o il rock’n'roll, sono solo nomi che diamo alla stessa scusa che usiamo per salvarci a vicenda. E non ci stiamo solo salvando da un’esistenza triste e passiva, ma ci stiamo salvando anche quella cosa che alcuni chiamano l’anima.

Ho rivisto tanti amici domenica ed ognuno aveva i propri cazzi. Tutti, però, dico TUTTI, domenica avevano il sorriso stampato in faccia. Ed a sto giro non è una cosa motivata dal semplice party selvaggio in strada. No.

Domenica eravamo tutti sorridenti per un altro motivo. Domenica ci siamo sentiti parte di qualcosa che è ben di più della somma di tutti noi. Qualcosa che arriva spontanea senza richieste quando meno te l’aspetti.

Cantare con il cuore in gola ed a vivere con il cuore in mano salva le vite.

Txt: Noodles Pic: Ale Mob Sound

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  1. Zacca

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