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Salad Days Magazine | December 17, 2017

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Common Eider, King Eide ‘Shrines For The Unwanted, Respite For The Cast Aside’

Common Eider, King Eide ‘Shrines For The Unwanted, Respite For The Cast Aside’
Salad Days

Review Overview

8
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Rating

COMMON EIDER, KING EIDE
‘Shrines For The Unwanted, Respite For The Cast Aside’-CD
(Sentient Ruin)
8/10


Tornano i Common Eider, King Eider con il decimo album. Omen Nomen: sono un collettivo artistico formato da Rob Frisk (Badgerlore, 7 Year Rabbit Cycle, ex-Deerhoof), mente e creatore di tutto l’aspetto musicale del collettivo a cui si aggiunge Andee Connors (A Minor Forest, P.E.E., ticwar, Lumen (5), ex-J Church), Andrew Weathers e Blaan Tod. Il collettivo include anche George Chen (Chen Santa Maria, 7 Year Rabbit Cycle, KIT (2)), Gregory Hagan (Pale Reverse) ed il musicista e designer Vicky Fong (Lake Of Blood). Inutile dire che i Common Eider, King Eider sono un progetto che scava le sue radici in un background da fare invidia. L’identità di questa band è così multiforme e prismatica che lascia senza parole ancor prima di ascoltare il nuovo album ‘Shrines For The Unwanted, Respite For The Cast Aside’. Non è solo musica. Dietro ogni brano c’è una storia e dietro ogni storia c’è una ricerca musicale, concettuale ed artistica che rende la band di San Francisco quasi impenetrabile. Il sound di questo gruppo si sviluppa attorno ad elementi sonori di ritual ambient, così oscuri, così profondi, che aprono le porte verso una realtà trascendentale, fatta di corpi eterei e nebbia. L’album inizia con il brano ‘Cast Aside For The Wolves To Devour, They Were Instead Embraced’, una traccia di nove minuti fatta di droni, echi e feedback. Questo è l’inizio del viaggio dei Common Eider, King Eider. Un viaggio che porta dritto al centro di un’Inferno senza ritorno. Così lugubre ed oscuro, il suono del collettivo di San Francisco continua con il brano ‘The Dark Winter (Sing Out Into The Night Sky!)’. Ogni titolo sembra l’inizio di un racconto, o meglio, il continuo del racconto precedente. Questa volta l’atmosfera si fa meno cupa e diventa più eterea. E’ il disegno di un paesaggio di ghiaccio, dove non c’è ossigeno e l’immanenza non è ammessa. Oltre ai droni e alle voci d’oltretomba, c’è un violino che fa da tappeto musicale. Lentamente tutto si muove verso una distorsione dai suoni sciamanici, marciando al ritmo di un tamburo tribale. La storia continua con ‘Antler Tongue’, brano di sei minuti, il più corto di tutti, che apre con una voce in lontanza. Sono spiriti che parlano. Da paesaggi fatti di ghiaccio si passa all’oscurità di foreste da cui non esiste via d’uscita. All’interno del brano vengono aggiunte registrazioni di suoni che rimandano all’utilizzo di carta e fuoco. E’ in atto un rituale che continua con il brano ‘Litha’. Litha è il giorno in cui i confini tra i mondi sono sottili. E’ il momento in cui le esperienze sovrannaturali sono facilitate perchè le fate si adunano nelle valli; tutto questo viene descritto musicalmente dai Common Eider, King Eider tramite un brano intriso di voci che si chiamano; l’uomo chiama gli spiriti e gli spiriti chiamano l’uomo. L’ultimo brano, di trentacinque minuti, è la registrazione di un live a Vienna. Il riassunto del suono di una band che grida all’unicità in un panorama in cui la scena dark ambient sembra raggiungere un punto di saturazione. Con i Common Eider, King Eider ci ritroviamo davanti ad una delle esperienze musicali più intense degli ultimi anni: una band che opera ai margini di suoni drone – dark ambient, mescolando neo-folk e registrazioni live. L’emblema assoluto di un suono ancestrale e performance fatte di riti primordiali connesse con l’ignoto.
(Valentina Vagnoni)

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