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Salad Days Magazine | January 24, 2022

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Continents ‘Reprisal’

Continents ‘Reprisal’
Salad Days

Review Overview

6.5
6.5
6.5

Rating

CONTINENTS
‘Reprisal’–CD
(Victory)
6.5/10


Sta diventando piuttosto imbarazzante la vacuità immensa della definizione “metalcore”, quasi alla pari di “indie”. Ok, non esageriamo, fatto sta che è una parola evitata come la peste da band che oggi preferiscono descrivere il proprio stile “metal/hardcore”, scansando una grammatica ridotta a parodia. I Continents si ritrovano in questa galassia, che ancora non ha trovato degne sottodirectory, dove dunque galeggiano band molto diverse tra loro, accomunate da linee musicali energiche e voci incazzate, declinate però secondo scuole ben diverse. ‘Reprisal’ è il secondo full di questa band inglese, che senza gavetta è approdata alla Victory, proponendo uno stile molto americano e in voga, nel solco dei The Ghost Inside, coi quali hanno condiviso anche un tour in Giappone. Le caratteristiche di fondo ricalcano l’estetica delle chitarre massicce e ricche di groove, pronte a farsi docili come cagnolini feriti per addentrarsi in terreni melodici, allo scopo di creare quel contrasto dolce/amaro che traina le emozioni, ma che per molti è sinonimo di ballo scolastico. L’album si apre con intenzioni bellicose, grazie ad un paio di pezzi che vogliono impattare decisi con breakdown violenti e ritmiche travolgenti, senza troppe divagazioni, se non qualche cadenzatura dispari e ricercata. Nella successiva ‘Life Of Misery’ esce fuori il lato numetal o, se preferite, groove metal dei Continents, che rimbalzano e rimbalzano in stile primi anni’00. Improvvisamente l’album subisce una frattura a causa di un pezzo d’atmosfera, una sorta di interludio che apre ad un trittico di canzoni dedicate alla presa emotiva. La canzone centrale dell’album, omonima nel titolo, vuol essere il perfetto connubio fra l’attitudine da cattivi ragazzi e la sensibilità post rock della band, attenta alle atmosfere cupe e malinconiche. Lo stesso succede in ‘Awakening’, in cui riff trillati e arpeggi allontanano i Continents dal metal/hardcore, se non fosse per la voce, che per tutto l’album rimane in screaming. Il tentativo di mischiare queste due anime risulta piuttosto riuscito, pur rientrando in una casistica inflazionata. Lo stesso vale per la seguente ‘Love. Loathe. Loss.’, nella quale una solida prima parte sfocia in un finale agrodolce: questa probabilmente è la miglior formula per la band, per cui le atmosfere stanno in secondo piano rispetto alla verve metal. Terminata questa seconda parte del disco, il finale vuol riassumere il bipolarismo maniaco (‘The Defeatist’) e depressivo (‘Alone’) dei Continents, chiudendo con un pezzo strumentale. ‘Reprisal’ è un disco metal? È hardcore? No, è incastrato proprio in quella definizione “metal/hardcore” che distrae solamente e che probabilmente può solo contribuire a screditare un album che invece ha piena dignità.
(Francesco Banci)

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