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Salad Days Magazine | June 28, 2022

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Crowbar ‘Simmetry In Black’

Crowbar ‘Simmetry In Black’
Salad Days

Review Overview

8
8
8

Rating

CROWBAR
‘Simmetry In Black’-LP/CD
(Century Media)
8/10

Il 2014 vede il ritorno sulle scene dei Crowbar, leggende viventi dello sludge metal. Capitanati da Kirk Windstain, che dopo 25 anni continua con passione e dedizione a portare avanti il suo progetto. Da notare come sia stato per 22 anni membro dei Down di Phil Anselmo, per poi abbandondarli amichevolmente per dedicarsi al gruppo madre. Il suono del combo proveniente da New Orleans è un mostruoso connubio di riff ultra pesanti uniti ad una lentezza pachidermica che ogni tanto lascia spazio a ritmiche più veloci, figlie dell’hardcore più sanguigno. E’ come se un panzer tedesco della seconda guerra mondiale vi ingoiasse molto lentamente sotto i suoi cingoli per poi ripassare sul vostro cadavere maciullato per frantumarvi le ultime ossa rimaste intere. Il gruppo dimostra di essere molto affiatato in sede compositiva: i brani risultano molto ben strutturati, ricchi di groove e suonati alla perfezione. Il suono che fuorisce dalle casse è oleoso e sporco, come quando vi ritrovate a camminare su una strada impolverata in un soffocante pomeriggio di luglio, madidi di sudore e con la bocca ridotta a carta vetrata dall’arsura. Un riffing spossante, opprimente, che vi farà mancare l’ossigeno ma che del quale non potrete fare a meno. I Crowbar rappresentano gli incubi peggiori dell’America sudista, un concentrato di violenza sonora e cattiveria che non vi lascierà scampo alcuno. Le atmosfere che creano con i loro pezzi sono paludose e opache, come se guardaste il paesaggio da un vetro sporco, in una capanna immersa nella vegetazione più fitta, nella quale si nascondono tanti pericoli. Creare un simile suono al giorno d’oggi non è affatto facile, ma i Crowbar ci sono riusciti in pieno. Un suono diretto e privo di fronzoli, sintetizzato alla perfezione da una copertina tanto semplice quanto efficace. Da ascoltare rigorosamente in formato vinilico, per apprezzare al meglio le basse frequenze e la potenza ammaliatrice di un gruppo che non si arrende e che continua imperterrito a rovinarsi di metallo claustrofobico incurante delle mode.
(Marco Pasini)

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