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Salad Days Magazine | January 21, 2020

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Dance! No Thanks interview

Dance! No Thanks interview
Salad Days

Quella con Luke dei Dance! No Thanks potremmo annoverarla di diritto tra le interviste più “minimal” mai pubblicate sulle pagine di Salad Days Mag.

Poco importa, in fondo a parlare deve essere la musica, come nel loro caso.

SD: In un solo anno avete pubblicato EP e disco d’esordio, qualcosa non mi torna… Avevate già i pezzi pronti del disco ai tempi del mini oppure siete stati ispiratissimi negli ultimi tempi?
DNT: In realtà avevamo solo qualche idea, abbiamo scritto tutto tra ottobre e gennaio.

SD: Ciò che sta di fatto è che rispetto all’EP avete fatto dei grandi passi in avanti, musicalmente e vocalmente parlando. Cosa pensate abbia fatto scattare quella scintilla artistica all’interno della band?
DNT: Abbiamo lavorato veramente tanto per sei mesi e ci siamo affidati a persone esperte che ci hanno dato una grande mano.

SD: Quanto è frustrante per certi versi essere sempre accostati ai nomi noti della scena statunitense? Ve lo chiedo perché è uso comune soprattutto nel pop-punk…
DNT: Sinceramente è una cosa che ci può solo fare piacere perché la maggior parte dei gruppi della scena vengono da lì e ci hanno da sempre ispirato.

SD: Il vostro è un mix tra pop-punk e hardcore melodico, qualcosa insomma che può andare bene sia in contesti live “party style” che in ambientazioni più intime. Qual è la vera anima della band? Quella più riflessiva o quella più adrenalinica?
DNT: Diciamo che un mix di tutte e due

SD: Guardandosi attorno si è quasi perso il conto delle band attinenti al vostro genere. Cosa pensate avvicini così tanti musicisti al pop-punk?
DNT: E’ una cosa che non si riesce a spiegare, la si sente e basta.

SD: E quali nomi italiani credete possano essere identificati come portabandiera di questa scena?
DNT: Ce ne sono davvero tanti ma se dovessi fare dei nomi direi: Vanilla Sky, Melody Fall, Last Day Before Holiday, 4th n’ Goal, Foolish Pride, Now.Here.

SD: Andrea Fusini ha svolto ancora una volta un lavoro sublime sui suoni del vostro disco. Quanto conta avere un professionista del genere al vostro servizio e quanto c’è di suo in ‘Something To Believe In’?
DNT: Conta tantissimo! Fusix ha svolto un ruolo fondamentale nell’album, senza di lui non saremmo riusciti ad ottenere quello che cercavamo.

SD: In Italia musicalmente parlando (e non solo) le cose non vanno granché bene. Sempre più difficile suonare e sempre più difficile vendere dischi. Come sopravvive una band come la vostra in un periodo di disagio totale come quello che stiamo vivendo?
DNT: Sopravvive grazie alla passione, altrimenti fa prima a non cominciare direttamente.

SD: Sull’aspetto live, c’è ancora modo di chiudere show in maniera autonoma oggigiorno?
DNT: Lo scambio date tra gruppi è ancora abbastanza frequente ma i rimborsi purtroppo sono quello che sono.

SD: Chi si occupa dell’aspetto live all’interno della band e come si trovano le date oggi come oggi?
DNT: In due ci occupiamo della parte live assieme al nostro manager, anche se ormai sta diventando davvero difficile.

SD: La vostra è una band dalla line-up decisamente stabile. Questo ha influito sulla buona riuscita del disco?
DNT: E’ stabile dall’anno scorso quando le cose stavano cominciando a diventare più “serie”, quindi sicuramente ha influito.

SD: Cosa vorreste fosse colto all’interno del disco da chi lo ascolta?
DNT: Il fatto di credere qualcosa in qualcosa e portarlo avanti senza pensare ad altro.

SD: Guardando da qui a fine 2013, quali saranno i prossimi passi in casa Dance! No Thanks?
DNT: Sicuramente altri tour ed altri video.

SD: In chiusura… Ma alla fine… in discoteca… ci andate?
DNT: In discoteca ci andiamo, soprattutto se beviamo!

Dance! No Thanks I Myspace

(Txt by Arturo Lopez x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

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