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Salad Days Magazine | September 23, 2019

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Deafheaven ‘New Bermuda’

Deafheaven ‘New Bermuda’
Salad Days

Review Overview

7.5
7.5
7.5

Rating

DEAFHEAVEN
‘New Bermuda’–CD
(Anti/Epitaph)
7.5/10


I Deafheaven sono antipatici, perché dopo il successo fuori misura di ‘Sunbather’ sono stati condannati al girone delle band che “non possono non piacere”. L’incredibile acclamazione ricevuta dalla critica nel 2013 ha anche generato una grande attesa per il nuovo ‘New Bermuda’, perché i Deafheaven sono una band che vive di una duplice anima, quindi, dopo la sterzata decisamente post rock del disco precedente, quale prevarrà stavolta? Lo stile a metà fra black metal e shoegaze è stato fin da subito fonte di successo, ma anche di divisione: da una parte la band californiana rappresenta un punto d’incontro fra chi proviene da generi diversi, dall’altra si attira critiche di ruffianeria come nessun altro. Ebbene, in ‘New Bermuda’ i Deafheaven hanno deciso di ampliare un po’ lo spazio dedicato al metal, restando però in sostanza il gruppo attento alle atmosfere di ‘Sunbather’. In definitiva quest’album si rivolge allo stesso pubblico che ha apprezzato il disco precedente, del quale è un degno successore in quanto a qualità, con buona pace dei puristi che vivono la musica come una partita di calcio. ‘New Bermuda’ conta cinque lunghe tracce, nelle quali ritornano sempre i diversi caratteri della band: in ‘Brought To The Water’ spicca maggiormente la componente black, mentre ‘Gifts For The Earth’ è al contrario la canzone dal sapore più alt-rock, ma la traccia che meglio rappresenta il livello stilistico odierno dei Deafheaven è ‘Come Back’, un’ottima sintesi delle loro personalità: tre minuti di blast beat senza pietà, seguiti da una parte pesante e cadenzata nella quale si inserisce lentamente la melodia post rock, che diventa poi protagonista assoluta nell’ultima parte, dove la musicalità dei riff in slide guitar rendono il pezzo sopraffino ed elegante. Proprio la componente “sensibile e intellettuale” è ciò che sta al centro della disputa riguardante i Deafheaven, troppo spuri per alcuni, troppo smielati per altri, quando geni e quando traditori, ma che di fatto hanno creato un nuovo standard che, lontano da derive commerciali, sta già trovando emuli e seguaci in quantità. Pretendere di essere una band metal estrema e raffinata al tempo stesso non è semplice, quasi pretenzioso, ma i Deafheaven ci riescono grazie a climax e atmosfere violente ed eteree, sempre cupe ed efficaci, che sorpassano per importanza le singole parti strumentali e soprattutto quelle vocali, così incomprensibili e nascoste nel caos da essere un semplice accessorio. Dalle inconsistenti e pseudopoetiche lyrics però si può estrapolare una strofa, “A Multiverse Of / Fuchsia And Violet / Surrenders To Blackness Now”, che oltre a spiegare lo stile eclettico dei Deafheaven, aiuta anche a sintetizzare l’antipatia che per molti accompagna questi primi della classe.
(Francesco Banci)

-4

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