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Salad Days Magazine | December 2, 2022

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Death ‘Leprosy’

Death ‘Leprosy’
Salad Days

Review Overview

10
10
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Rating

DEATH
‘Leprosy’-Lp/Cd
(Relapse Records)
10/10


Per il sottoscritto Chuck Schuldiner è uno dei pilastri del death metal e del metal, un intoccabile. L’altra sera durante il set degli Anthrax di supporto agli Slayer in quel di Bologna, c’è stato un omaggio a Dio e Darrel; subito ho pensato che di fianco a loro due ci sarebbe stato bene anche Chuck. Ma lui è un eroe minore, un ragazzo che se n’è andato a 34 anni per colpa di un maledetto cancro. Un ragazzo che aveva solo uno scopo: portare il death metal su un altro livello, incurante della popolarità e dei soldi. Era difficile di carattere, passava dall’entusiasmo alla tristezza in un batter d’occhio, non era facile stargli accanto, era lunatico. Ma forse non sono tutte caratteristiche che si sposano con la genialità? Perchè lui era genio puro, capace di maneggiare la musica estrema come farebbe un bambino con il pongo, capace di creare, distruggere e ricreare il death metal senza porsi alcun tipo di restrizione mentale. Tecnicamente mostruoso, un creatore di riff inarrestabile, un compositore lucido, la cui mente era in continuo fermento. ‘Leprosy’ è il secondo album, rilasciato nel 1988, un anno e sei mesi dopo il fulminante e abrasivo ‘Screams Bloody Gore’. Il risultato: ineccepibile. La tecnica di Shuldiner ha fatto un balzo in avanti incredibile, la chitarra è diventata la protesi naturale delle sue braccia. Il suo stile è diventato pulito e maniacale, i riff ti si scolpiscono nella mente. I suoi nuovi tre compagni di viaggio sono Rick Rozz, Bill Andrews e Terry Butler (che poi al termine del tour del suddetto disco riporteranno a nuova vita i leggendari Massacre con il quale pubblicheranno il masterpiece ‘From Beyond’ su Earache Records), e danno vita ad un disco leggendario e importantissimo per l’evoluzione di un suono senza compromessi. Musicalmente ci troviamo su livelli altissimi, con un Chuck in stato di grazia sia musicalmente che vocalmente. Il suo stile è molto tecnico, ma allo stesso aggressivo e senza strafare. Il drumming di Andrews è pulitissimo, preciso e con dei tocchi di classe. La chitarra di Rozz è lancinante, suonata in maniera impeccabile, degno compendio dell’ascia di Schuldiner. Butler al basso è una garanzia di pulizia e precisione. La vera novità sono però i testi. Il concetto di morte viene sviscerato in tutti i suoi aspetti, con tocchi di altissima caratura. Consideriamo il fatto che il fratello di Chuck era morto quando lui aveva 9 anni, e quindi il nostro chitarrista attraverso questo album ha cercato di metabolizzare il grave lutto. Il pezzo che dedica al fratello è ‘Open Casket’, dove il nostro ricorda attraverso parole toccanti la visione dell’amato consanguineo disteso nella bara. La morte trova spazio anche in un altro brano ‘Pull The Plug’ dove viene affrontato in maniera commovente il tema dell’eutanasia. Basterebbero questi due brani per far schizzare alle stelle il giudizio del sottoscritto. I Death sono oltre il concetto di death metal, sono un qualcosa di irreplicabile, una somma di elementi sociali e culturali di un’epoca irripetibile. Chuck è riuscito ha creare un album storico, un pugno di canzoni che sono semplicemente oltre. Basta, mi fermo qui. Aggiungo solo che questa ristampa Relapse Records presenta anche un live e delle demo track dei brani di ‘Leprosy’.
(Marco Pasini)

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