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Salad Days Magazine | October 24, 2020

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Evergreen Terrace ‘Dead Horses’

Evergreen Terrace ‘Dead Horses’
Salad Days

Review Overview

8
8
8

Rating

EVERGREEN TERRACE
‘Dead Horses’-CD
(Rise Records)
8/10


Che Evergreen Terrace non sia solo l’indirizzo della famiglia Simpson lo sappiamo dal 1999, quando la band della Florida fece il proprio ingresso nella scena melodic hardcore, ma che probabilmente molti stavano scordando visto il silenzio durato ben quattro anni ed interrotto solo oggi da ‘Dead Horses’. Questo ritorno incuriosisce non poco per la qualità che gli ET hanno dimostrato negli anni, per il ritorno del bassista Jason Southwell ed il nuovo batterista Brad Moxey, nonché per la separazione dalla Metal Blade a favore della Rise Records. Molto tempo, molte novità, ma due certezze rappresentate dai leader della band quali Craig Chaney e Andrew Carey, che lasciano su quest’album un chiaro segno di continuità con gli ultimi lavori. Il mix degli Evergreen Terrace è infatti sempre quello composto da hardcore melodico, punk rock e metal, fatto di ritornelli melodici contrapposti a breakdown pesantissimi. Detta così suona come una band modaiola e per ragazzini, ma chi già li conosce sa che sono fra quelle pochissime in grado di mettere insieme questi ingredienti in maniera convincente e cazzuta. ‘Dead Horses’ suona davvero bene, potente e anche ricco di suoni nuovi per la band, come nell’ottima ‘When You’re Born In The Gutter, You End Up In The Port’, dove spicca un nuovo lato post rock che sarà riproposto più volte nell’album, segno della volontà di curare le atmosfere al massimo. Le parti mosh sono bestiali, in canzoni che portano poi in direzioni malinconiche come nel caso di ‘Browbeaters Anonymous’, o alternate da melodie molto catchy come in ‘Post Satanic Ritual Baby’, smorzando il clima, ma sempre con stile. I sing along che tipicamente appartengono loro coinvolgono nella canzone/inno ‘Dead Horses’, completando così il quadro che caratterizza quest’album, che nella seconda parte scende leggermente di tono, e di cui si possono criticare alcune scelte che appaiono forzate, come un inserto in stile Soulfly in ‘Lacuna Inc’, ma che in generale segna un graditissimo ritorno che non tradisce affatto le attese.
(Francesco Banci)

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