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Salad Days Magazine | April 18, 2021

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Gods Of Metal @ Autodromo Nazionale di Monza (MB) – recap

Gods Of Metal @ Autodromo Nazionale di Monza (MB) – recap
Salad Days

Ritorna dopo 4 anni il festival metal per eccellenza, che riunisce realtà storiche e novità in una giornata totalmente imperdibile per gli amanti del genere. 

In questa giornata di quasi 13 ore di gruppi in rotazione su un singolo palco, perdiamo sia gli openers italiani Overtures e Planethard che i Jeff Angell’s Staticland, arrivando in corrispondenza dell’inizio dei The Shrine. Non proprio all’inizio certo, perchè da tabella la loro prima nota doveva essere alle 13.30 mentre alle 13.15 dalla cassa ticket sentiamo il riff iniziale di ‘Tripping Corpse’ che apre il loro set. Ci affrettiamo per raggiungere lo stage e vedere in azione il loro stoner skaterock anche se comunque tra punti di controllo vari la distanza è di circa 10/15 minuti a piedi, riusciamo quindi a vedere la rimanenza del loro set, con un pubblico che sembra apprezzare il loro sound vintage ma forse non capisce a 360 gradi la vera essenza di questa band. Tempo di un veloce pranzo nei truck mobili ed ecco salire sul palco gli Halestorm, l’imponente voce di Lzzy Hale e la sua presenza con in braccio una Explorer valgono sicuramente lo spettacolo, prima volta che li vediamo dal vivo dopo la loro lunga carriera e non siamo rimasti delusi. Successivamente la band ha incontrato i fans sul rig Monster Energy, veramente molta gente si è fatta decine di minuti di coda per una foto, una firma, o un bacio sulla guancia da Lzzy. Verso la fine del loro set andiamo nel backstage dove incontriamo gli Shrine per un’intervista programmata all’ultimo, ci ritroviamo quindi in piedi in cerchio con birrette in mano ed un registratore nel mezzo a parlare di amplificatori vintage, skateboarding e psichedelia mentre di fianco a noi stavano intervistando Dave Mustaine con telecamere fisse, seggioline e backdrops… Ritorniamo in zona pubblico che stanno iniziando i Gamma Ray, quindi rimaniamo lì ad ascoltare gli assoli di Kay Hansen e soci: forti della loro presenza sulle scene da ormai decine di anni ci son piaciuti molto e siamo rimasti ad ascoltarli anche quando una pesante ma breve pioggia ha bagnato la folla davanti a loro. A metà pomeriggio è il turno dei Sixx: A.M, ed avevamo lo stesso feeling di quando dopo un fantastico film di supereroi ti appresti ad andare al cinema a vedere lo spin-off. Le premesse erano molto alte: una formazione che oltre al “the infamous” Nikki Sixx annovera anche Daren Jay Ashba (già precedentemente nei Guns N’ Roses) e prima data in Europa dopo 4 dischi e 1 ep. Ammettiamo che lo show è divertente e coinvolgente, niente amplificatori nè elementi scenici in favore di due coriste affianco alla batteria, il pubblico canta con la band che fa di tutto per muoversi da una parte all’altra del palco, fino quasi a scendere in zona pit, col sudore che si riversa sul trucco del face painting. Finiscono in anticipo rispetto agli orari segnati, i fans li raggiungono al rig Monster Energy per una signing session con abbracci di rito e ne approfittiamo anche noi per un giro di bevande che ci aiuteranno ad affrontare i gruppi successivi. Inizio esplosivo per i Megadeth, forse uno dei gruppi con la maggioranza di fans all’interno del pubblico, intro e ‘Hangar 18ì che ha fatto impazzire al volo sia i supporters della vecchia guardia, sia chi se la suonava semplicemente in Guitar Hero. Una cosa divertente era la differenza tra il Mustaine cantante, che seppur con qualche difficoltà tirava fuori un cantato tendente al potente, e quello che parlava in mezzo ai pezzi con voce tenera e flebile che faceva quasi tenerezza. Scherzi a parte, uno show solido, quasi da headliner. Il parco dell’autodromo di Monza si è ormai riempito di gente, che si accalca sempre di più in corrispondenza del centro per l’inizio di uno dei due main guest della serata, i Korn. Direttamente da quel passato non troppo lontano fatto di adidas gazelle, high-knee socks con baggy shorts e dreadlocks, i Korn ripropongono tutte quelle hit che son state la colonna sonora della “X Generation”. Jonathan Davis, che i fan hanno potuto incontrare sul Monster rig precedentemente alla salita sul palco per una molto partecipata signing session, si fa veramente in quattro per riportare vivo quello spirito nu-metal che forse ai giorni nostri trova meno spazio. Si nota che lo show è solido ma manca quel “quid” nella sua voce, ci viene poi spiegato che sporadicamente deve attingere alla bombola d’ossigeno posizionata dietro la batteria, quindi gli perdoniamo se ogni tanto la voce non rimane presente come dovrebbe. Momento top con il medley del riff centrale di ‘One’ dei Metallica, stoppato purtroppo prima dell’inizio degli assoli della canzone originale. Cambio palco infinito che ritarda di qualche minuto l’inizio degli headliners Rammstein, ma capiamo subito il perchè: non deve essere facile il lavoro dei tecnici che devono montare uno scenario che va oltre il semplice concerto, quasi verso una scenografia teatrale. Partenza con fuochi pirotecnici e chitarristi che scendono direttamente dal tetto del palco con delle piattaforme, con tutta la scenografia in puro stile industrial ovviamente. Cassa dritta e voce baritonale che fan da padrone, con un pubblico che pur di cantare coi propri idoli si reinventa madrelingua tedesco. Lo spettacolo è coinvolgente e decisamente a 360 gradi, quasi sensoriale. È di sicuro un’esperienza che può coinvolgere anche gente che, come noi, non è patita di questo tipo di metal ma che di fronte ad un vortice di spari, fuochi, volumi molto molto alti non riesce a rimanere indifferente. Uno spettacolo inquadrato, con delle parti imparate ad arte, pezzi di scenografia che si muovono, girano, scoppiano, ed un climax su ‘Du Hast’ dove Till Lindemann imbraccia un lanciarazzi che fa partire dei fuochi verso le torrette dei mixer, che gli rispondono con altrettanti fuochi in direzione opposta dando il via ad una finta esplosione di palco che lascia tutti a bocca aperta. Riusciamo a scappare via subito per non incorrere nel classico collo di bottiglia della fine di ogni concerto così grosso, e tirando le somme possiamo dire che innanzitutto il tempo ha graziato questo fest, secondo le previsioni poteva andare molto peggio e l’area concerti, totalmente su erba naturale, poteva diventare un immensa distesa di fango. Secondariamente bisogna dire che il forfait dei precedentemente annunciati Kiss e Down è stato si un duro colpo ma la lineup è rimasta comunque interessante ed aperta a svariate sfumature di metal.

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(Txt by Marco Mantegazza; Pics by Arianna Carotta) – All Rights Reserved

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