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Salad Days Magazine | September 16, 2019

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Heaven Shall Burn ‘Wanderer’

Heaven Shall Burn ‘Wanderer’
Salad Days

Review Overview

8.5
8.5
8.5

Rating

HEAVEN SHALL BURN
‘Wanderer’-CD
(Century Media)
8.5/10


Considerare gli Heaven Shall Burn un semplice metalcore è alquanto riduttivo. Anzitutto sono vegan (e alcuni di loro pure straight edge), cosa non scontata in un genere fatto molto spesso da ex metallari riciclati e dediti alla lussuria delle carni (in tutti i sensi) e dei vizi alcolici e fumerecci. In più hanno quell’aurea politicizzata, che si esprime molto bene in brani come ‘The Weapon They Fear’ e ‘Voice Of The Voiceless’. Dulcis in fundo hanno una grossa componente melodica figlia di un certo tipo di deah metal svedese (vedi la cover di ‘Black Tears’ degli Edge Of Sanity) che non è poi così comune nel genere. Detto ciò inoltriamoci in questo ‘Wanderer’, ottava prova in studio del quintetto proveniente dalla parte est della Germania. Il suono si è fatto ancora di più ragionato e meticoloso. Non c’è più l’irruenza degli esordi, ma un compiaciuto saper utilizzare al meglio le proprie qualità artistiche. I brani scorrono via davvero bene, sono confezionati e strutturati in maniera efficente ed efficace, e dal vivo troveranno la loro forma compiuta. Il concept che ruota attorno a questo nuovo lavoro è quello del fermarsi, tirare il fiato, estraniarsi per un istante dal caos dei nostri tempi, per riconsiderare il tutto sotto una nuova angolazione. Gli Heaven Shall Burn ci offrono la possibilità di guardare la società e suoi comportamenti sotto un’altra luce: quella di chi ha scelto di stare dall’altra parte della barricata. Il saper mettere a fuoco il fatto che non si può fare la rivoluzione se prima quest’ultima non parte da noi stessi. Ripensare il tutto, mettersi in discussione, cercare nuove prospettive in grado di farci raggiungere lo scopo prefissato. Questo è quello che gli Heaven Shall Burn ci consegnano nel 2016. Il tutto incastonato da un suono che pesca dall’hardcore quanto dal metal, con un Mark Bischoff che ha leggermente cambiato modo di cantare, favorendo un approccio più profondo e studiato rispetto al passato. Il riffing è granitico, mentre la sezione ritmica risulta cristallina. Dodici tracce, un booklet di 60 pagine, varie edizioni in vinile e cd, con bonus di cover e differenti masterizzazioni, una serie di special guest nelle varie track (tra cui segnalo Corpsegrinder dei Cannibal Corpse). Un’unica certezza: un certo modo di intendere la musica estrema, passa necessariamente dagli Heaven Shall Burn.
(Marco Pasini)

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