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Salad Days Magazine | April 15, 2021

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Hell ’S/t’

Hell ’S/t’
Salad Days

Review Overview

8
8
8

Rating

HELL
’S/t’-TAPE
(Sentient Ruin)
8/10


Così come i Melvins negli anni novanta e gli Electric Wizard subito dopo, gli Hell oggi sono tra i padri fondatori di una scena underground metal. Nascono da un solo-project di colui che si fa chiamare MSW, attualmente frontman del gruppo, che eleva il doom ad una nuova forma sonora, ancora più violenta, ancora più psichedelica. Esce ora il quarto album omonimo. Il progetto Hell è così emblematico, dalla produzione alle scelte stilistiche che se ne potrebbe parlare per giorni. Una cosa è certa, gli Hell si consacrano come pilastri nel mondo del metal contemporaneo. La sperimentazione è l’esigenza prima della band dell’Oregon. Nella sperimentazione stessa apportano un marchio a fuoco che li distingue come una delle band più interessanti nel panorama metal e non solo. Con quest’ultimo disco gli Hell determinano un estremismo doom-sludge che tende quasi all’harsh-noise. Depravati e marci, lanciano grida disumane di dolore dall’inizio alla fine. I brani sono lunghi ed estenuanti, sin dall’inizio: l’opener ‘Helmzen’ è la quintessenza dello sludge. Distorti così tanto da far male, così deformi che risultano tachicardici. Non perché ci sia accenno di ritmi tirati, ma perché il suono, la voce, il ritmo sono così opprimenti che sembra di essere sepolti vivi in una bara. Questa sensazione continua inesorabile per l’intera durata dell’album. Gli Hell sembrano essere l’evoluzione più perversa ed oscena degli Eyehategod, Godflesh ed Electric Wizard. Per quanto paragoni di ogni tipo, in questo caso, siano del tutto ininfluenti. Nonostante le nuove forme stilistiche di vecchi stilemi, c’è comunque un respiro classico nel dna di questa band. Così perfetti nell’andare avanti tanto quanto nel guardare indietro. Una delle certezze assolute degli Hell è che sdoganano l’idea del metal, doom, sludge, o qualsiasi sia il mix di queste sottoculture, come genere impossibile da sviscerare e rimodellare.
(Valentina Vagnoni)

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