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Salad Days Magazine | January 31, 2023

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Hirax ‘Born In The Streets 1983/1984′

Hirax ‘Born In The Streets 1983/1984′
Salad Days

Review Overview

6.5
6.5
6.5

Rating

HIRAX
‘Born In The Streets 1983/1984′-LP
(Foad)
6.5/10


Katon W. De Pena è uno dei motori che ha dato vita alla scena thrash metal nei primissimi anni’80. Con i suoi Hirax ha inciso un paio di validi album in quegli anni, per poi scomparire, per poi magicamente riapparire nei primissimi anni 2000. Il nostro è anche un dj con tanto di programma alla radio e suona dj set nel sud della California. Un uomo che affonda le sue radici anche nel punk e nell’hardcore. Un uomo che ha decisamente sposato in toto la causa della musica estrema, anche se ovviamente ha sempre giocato in serie b senza mai affiancarsi neppure lontanamente in termini di popolarità e vendite ai colossi del thrash che tutti noi conosciamo. Foad Records ci propone (nella solita formula extra lusso con tanto di vinile limited edition), i primi passi di Katon dietro al microfono e dei suoi Hirax. Si aprono le danze con il demo del 1984. Non aspettatevi le bordate assassine di cui il thrash metal sarà capace solo dal 1986 in poi, ma preparatevi a gustare 4 pezzi di speed metal veloce e trascinante, un connubio tra la New Wave Of British Heavy Metal e i Motorhead. Su tutto, come è ovvio che sia, spicca l’ugola del singer di colore, capace già di raggiungere tonalità molto alte. Musicalmente il tutto suona molto onesto. Ideale antipasto a ciò che verrà dopo (anche se i nostri comunque saranno sempre su quel filone speed al confine col thrash, ovviamente più cattivo e rifinito). I successivi tre pezzi provengono nudi e crudi dalla sala prove, tra il 1983 e il 1984. Filano via senza prticolari scossoni emozionali. Girando il lato troviamo gli LA Kaos, gruppo che poi aiuterà a formare gli Hirax. Qui troviamo la vera sorpresa. Tutto l’amore di Katon per i Rainbow, gli AC/DC, i Deep Purple e i Kiss viene fuori in questi 5 scattanti brani. Un hard rock quasi sleazy, cadenzato e molto potente, in cui il nostro canta con un registro più basso ma che non ha nulla da invidiare a singer più blasonati dell’epoca. Il pezzo ‘My Baby’, in cui declama di un’amore che non si vuol lasciare poi è da antologia del glam. Mi piacerebbe un giorno sentirli registrati decentemente, perchè son sicuro farebbero ancora la loro porca figura. Detto questo, una buona ristampa per saggiare i primordi del gruppo di Los Angeles… Ah, se vi capita adate a vederli dal vivo, sono davvero divertenti…
(Marco Pasini)

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