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Salad Days Magazine | January 19, 2022

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Hope Drone ‘Cloak Of Ash’

Hope Drone ‘Cloak Of Ash’
Salad Days

Review Overview

8
8
8

Rating

HOPE DRONE
‘Cloak Of Ash’–CD
(Relapse)
8/10


Ritenete che i Deaf Heaven abbiano portato il post metal ad un livello troppo Pitchfork, troppo biondo, troppo attillato? La cover di ‘Sunbather’ risulta ormai troppo hipster alla vostra vista? I cloni servono proprio a questo, a sostituire la componente underground persa da chi ha portato in auge un genere. Gli australiani Hope Drone trovano il proprio significato secondo tale declinazione, proponendo un atmospheric black/sludge metal in scia alla più famosa band californiana. Tutto ciò non deve sminuire ‘Cloak Of Ash’, primo album del gruppo per Relapse, al quale è inutile imputare la ripetizione di stilemi tipici di un genere che è nato e finito nel momento stesso della sua creazione. Suoni eterei mischiati a blast beat fragorosi, atmosfere scure e nichiliste, momenti ritmicamente stanchi ed inesorabili, screaming indecifrabili sullo sfondo… Non si scappa dalla ripetizione infinita di questi pattern, tutto sta nella qualità del sound e nella presa emotiva che ne risulta. Gli Hope Drone riescono efficacemente ad avvolgere chi ascolta questi ottanta minuti di musica, divisi in sette tracce, tra le quali spiccano la canzone fiume ‘Unending Grey’, venti minuti in cui si spalmano tutte le velleità della band, ‘The World Inherited’, la più tosta, e ‘The Waves Forever Shatter Upon Our Shores’, un flusso originale, un climax strumentale di dense atmosfere post rock accompagnate da una batteria non convenzionale, forse il pezzo che più distingue quest’album dal resto della produzione relativa al genere. ‘Cloak Of Ash’ è in definitiva un ottimo disco che congela all’istante le foto delle vacanze estive ammantandole di un buio infinito, e che soprattutto va in culo a Pitchfork.
(Francesco Banci)

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