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Salad Days Magazine | December 5, 2022

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Human Improvement Process interview

Human Improvement Process interview
Salad Days

A settembre è uscito ‘Deafening Dissonant Millennium’, tra le migliori uscite in ambito metal made in Italy e non solo.

Per capire meglio come possa essere nato un disco del genere e cosa si cela dietro a una band dal nome chilometrico abbiamo incontrato bassista e chitarrista, Marcello e Fabio!

SD: Dopo Fleshgod Apocalypse, Nero Di Marte e altri che al momento non mi vengono in mente, sembra essere arrivato il vostro turno in fatto di celebrità. Vi aspettavate tale entusiasmo da parte dei media nei vostri confronti?
Marcello: Ti ringrazio per l’accostamento ai Nero Di Marte, ma ancora non mi sembra giusto parlare di celebrità: diciamo solamente che stiamo provando a ritagliarci una nostra fetta nel panorama metal nazionale e internazionale, e siamo solamente all’inizio del lavoro. Sinceramente non sapevamo nemmeno noi cosa aspettarci a livello di feedback del disco… Ma siamo indubbiamente felici dei risultati finora ottenuti e, appunto, dell’attenzione che i media stanno rivolgendo a ‘Deafening Dissonant Millennium’.
Fabio: Per quanto riguarda i Nero Di Marte credo che non possano essere confrontati con noi e con nessun altro gruppo in Italia, dato che il loro livello di composizione e maturità musicale è davvero fuori dal comune. I Fleshgod Apocalypse sinceramente non mi sono mai piaciuti, sin dai tempi del primo split, quindi non saprei che dirti. ‘Deafening Dissonant Millennium’ sta andando parecchio bene e riceviamo quotidianamente feedbacks entusiasti, ma c’è ancora tantissimo lavoro da fare e noi siamo soltanto all’inizio.

SD: Certo, rispetto ai nomi sopra citati non siete ancora sotto una major o comunque sia una potenza mondiale del metallo odierno. La cosa rappresenta un limite al momento oppure siete dell’ottica del non volersi bruciare subito?
Marcello: E’ verissimo! Infatti il paragone che hai fatto prima è un po’ esagerato anche se onorevole: ho avuto la fortuna di suonare nei pre-Nero Di Marte (allora Murder Therapy) per più di un anno e posso senza dubbio affermare che sono un gruppo incredibile sia a livello tecnico che compositivo; il loro impressionante disco non poteva certo passare inosservato a una major come la Prosthetic. Noi sotto major non ci siamo, ma se firmare un contratto con certe etichette significa sborsare decine di migliaia di euro allora stiamo bene dove stiamo e magari, in futuro, arriveremo sotto una grande label grazie ai nostri meriti e alla nostra musica: appunto come i Nero Di Marte o Hour Of Penance hanno fatto.
Fabio: I ragazzi di Memorial Records stanno facendo un lavoro eccezionale per promuovere il nostro album, ma chiaramente un’etichetta neonata non può certo avere a disposizione i mezzi e l’influenza di una major. Sinceramente non siamo in nessuna ottica, noi suoniamo e componiamo la musica che ci rappresenta; se questo porterà a fare ulteriori salti di qualità ben venga!

SD: ‘Deafening Dissonant Millennium’ è un disco che suona americano ma che sa disturbare in fatto di tecnica e soluzioni come solo quelli nordici sanno fare. Decapitated, Despised Icon e via dicendo sono sicuramente tra le vostre influenze, ok, ma come nasce un vostro brano e soprattutto quali musicisti vi hanno in qualche modo influenzato in fatto di tecnica e stile?
Marcello: I brani del disco sono nati in una situazione particolare: mi sono caricato sulle spalle la gran parte del processo compositivo insieme a Lorenzo – il nostro ex chitarrista – e ogni volta che un brano era pronto lo facevamo ascoltare agli altri del gruppo per chiedere consiglio o magari alcune modifiche da apportare. Una buona parte dei cambiamenti, poi, è avvenuta direttamente in studio mentre registravamo: talvolta venivano in mente idee nuove, effetti da inserire, arrangiamenti differenti. Di musicisti veri e propri che ci hanno influenzato non saprei sinceramente, chi nominarti: oltre agli idoli classici che uno si porta nel cuore attraverso gli anni ad un certo punto devi trovare una tua strada e un tuo modo di concepire e suonare la musica.

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SD: Sempre a riguardo del disco accostargli le parole deathcore e metalcore mi mette i brividi. Provate le stesse sensazioni? Quanto è frustrante per un musicista avere a che fare con pareri a volte fuori da ogni logica?
Marcello: Ognuno è libero di classificare la nostra musica come gli pare e piace: noi stessi non sappiamo che etichetta dargli e così abbiamo optato per “experimental death metal”. Probabilmente i termini deathcore e metalcore vengono accostati al nostro nome per via dei due EP precedenti, che ne risentivano maggiormente, ma senza dubbio su questo disco tali influenze sono calate drasticamente.
Fabio: In tutti i generi ci sono i gruppi di qualità e i gruppi spazzatura, quindi non vedo perché un’etichetta debba mettere i brividi! Una cosa che però, devo ammettere, mi da parecchio fastidio è il vedere che molti gruppi “nuovi” spesso non hanno un background musicale serio; per farti un esempio mi è capitato (tante volte) di vedere dei membri di gruppi metalcore che non conoscevano, per esempio, gli At The Gates… Di cosa stiamo parlando, che cazzo!

SD: Quali sono state le prime parole da voi esclamate una volta ascoltato per la prima volta il disco (imprecazioni annesse)?
Marcello: Appena ho sentito il master finito ho semplicemente detto: “Porca puttana! Ce l’abbiamo fatta alla fine!”.
Fabio: Noi emiliani bestemmiamo tantissimo, comunque eravamo proprio contenti.

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SD: L’artwork è una bomba, perché ovviamente lo si guarda e si dice “wow”. Capirlo e decifrare gli elementi al suo interno è però un bel casino, perciò forza sotto con le spiegazioni!
Marcello: Ti ringrazio! Come dicevo in altre interviste, l’artwork in sé non racchiude particolari significati: si tratta di un paesaggio biomeccanico/futuristico. La sua funzione è, però, quella di completare graficamente il concept iniziato con i testi dell’album e col nome del gruppo: le sofferenze e il senso di smarrimento dell’uomo nel futuro sempre più vittima di un meccanizzazione dei sentimenti che lo allontanano dalla sua vera natura e dall’armonia con il mondo naturale che lo circonda.

SD: Musicraiser. Tema scottante ultimamente, viste le storie che si sono sviluppate in Rete. Che ne pensate di questo nuovo modo di intendere “community”?!
Fabio: A mio avviso, per poter esprimere un parere sensato, è importante fare una distinzione tra i diversi approcci al crowdfunding. Un discorso è quando si organizza sostanzialmente un pre-order (con diversi bundle) per un CD che deve essere ancora registrato, chiedendo semplicemente ai fan di comprare il CD/merch in anticipo. Un altro è fare dell’accattonaggio puro vendendo delle cagate vergognose come: “passa una giornata con la band” piuttosto che “sali sul palco con noi”. Se un gruppo non può fare un tour, piuttosto che un disco, probabilmente non dovrebbe farlo e basta.

SD: Rispetto a qualche anno fa il livello medio di un musicista si è alzato parecchio. Se fino agli anni ’90 trovavi band con chitarristi buoni e magari batterista scandaloso, oggi ascoltando un qualsiasi disco sembra siano diventati tutti fenomeni. Questo livello si è alzato davvero o i produttori sudano il doppio per dare un motivo di esistenza a band di strappate alla fabbrica?
Marcello: Il livello tecnico dei musicisti si è senza dubbio alzato negli anni: oggi c’è più consapevolezza e maggiore cognizione di causa, ma è altrettanto vero che, grazie alle registrazioni in digitale, ormai un disco non testimonia più l’effettiva bravura dei musicisti che l’hanno suonato: basta saper usare correttamente un qualsivoglia programma, munirsi di una scheda audio e chiunque può registrare assoli impossibili o riff allucinanti… La differenza si vede poi dal vivo.
Fabio: La differenza si vedeva dal vivo, adesso c’è chi ha voci/chitarre/colpi di cassa in base. Una vergogna.

SD: Siete tutti metallari doc, eppure anche in voi c’è una componente elettronica. Skrillex ha aperto persino le menti dei defenders? A quando una band black metal con basi dub a vostro avviso?
Marcello: Ahah! Abbiamo sempre sentito la necessità di inserire una componente elettronica nei nostri brani che, nel caso del nostro ultimo disco, svolge una funzione più atmosferica e di sostegno rispetto agli EP precedenti. Non esiste già un gruppo black con basi dub?!
Fabio: Boh non lo so, tanto i migliori rimangono sempre loro:

Il fatto di avere side-project ha in qualche modo contribuito alla buona riuscita del vostro debutto?
Marcello: Come mi dice spesso Fabio, se io non avessi altri due gruppi gli Human Improvement Process farebbero probabilmente brutal death! Quindi diciamo che nel mio caso avere altre band mi aiuta a separare la mente e capire ulteriormente cosa può funzionare in ogni singola situazione.

SD: Finora avete reso disponibile solo un lyrics video, troppo poco per una band che si sta facendo notare in maniera devastante non credete? A quando il nuovo video? E vista la vostra tecnica non avete pensato a un video didattico?
Marcello: Sei un veggente?! Il primo video didattico è ormai pronto, mentre le riprese del videoclip le faremo a brevissimo!
Fabio: Eh sì, sono esattamente le cose che abbiamo pianificato per i prossimi giorni, ma tu sapevi già tutto. Coincidenza? Io non credo proprio. #eungombloddo.

SD: Arriviamo agli ascolti: i cinque dischi che state ascoltando in questo periodo?
Marcello: ‘Colored Sands’ dei Gorguts, ‘Parallels Of Infinite Torture’ dei Disgorge, ‘Construct’ dei Dark Tranquillity, ‘Morningrise’ degli Opeth e ‘The Destroyers Of All’ degli Ulcerate.
Fabio: ‘Colored Sands’ dei Gorguts, ‘Lawless Darkneess’ dei Watain, ‘Fools And Worthless Liars’ dei Deaf Havana, ‘Reinkaos’ dei Dissection e ‘Revocation’ dei Legion.

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SD: Parlando di live, cosa dobbiamo aspettarci e dove possiamo vedervi all’opera nei prossimi mesi?
Fabio: Stiamo iniziando a chiudere date, principalmente nel nord Italia, e contiamo di suonare il più possibile in Italia ed Europa per promuovere ‘Deafening Dissonant Millennium’ al meglio.

SD: Un saluto focoso ai lettori di Salad Days Mag?
Marcello: Continuate a supportare la musica seria, innovativa e fatta con passione! Grazie per l’intervista e per la vostra recensione di ‘Deafening Dissonant Millennium’!
Fabio: Focosissimo:

Human Improvement Process I Myspace

(Txt by Arturo Lopez x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

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