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Salad Days Magazine | September 22, 2019

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Inert Project ‘Heartburn’

Inert Project ‘Heartburn’
Salad Days

Review Overview

6.5
6.5
6.5

Rating

Inert Project
‘Heartburn’-CD
(Tarok Prod.)

6.5/10

Il progetto INERT nasce dall’incontro di Raffaele Cileo (electronics) e Alessio Lottero (guitars), quasi settemila chilometri separano Pontassieve, in provincia di Firenze, da New York, le città in cui vivono i due artisti. Inspirati dalle sonorità crossover degli anni 90 e le colonne sonore dei films polizieschi il duo ha dato vita al loro nuovo album ‘Heartburn’ (Tarock Records prod.) fuori il 30 settembre: 10 tracce miste tutte unicamente strumentali con un sound che é mix di noise, industrial, funk e blues. All’ascolto immaginiamo di calarci scenari grunge e un po’ post-apocalittici dove atmosfere thriller si mischiano a tonalità roccheggianti anni’90 e groove percussivi inspirati alle colonne sonore dei film polizieschi e noir degli anni’80 e melodie blue note si alternano a distorsioni ingolfate e riff “wah-wah” anni’70. Un prodotto che, se non l’avete intuito, sarebbe perfetto per i nostalgici degli anni passati ma il surrogato che si crea suona molto diverso e tutto risalta come un genere indefinito. Un eccessivo mix di generi musicali abbinato ad un revival di colonne sonore confonde chi ascolta, il quale non riesce a dare un senso preciso al disco; quest’ultimo doveva essere votato ad almeno un genere musicale ben preciso. In questo groviglio sonoro, le sonorità strumentali delle tracce, però, si adattano bene alle varie situazioni di ascolto anche se alcune (poche) scadono un po’ troppo nella musica evanescente quasi “lounge bar”, non certo intonata con il generis degli artisti. Nonostante la critica, l’ascolto di ‘Heartburn’ é inevitabilmente gradevole e si sente l’esperienza e la cultura musicale alle spalle degli Inert. Il progetto é sicuramente migliore e più pensato di tanti altri lavori musicali di “pischelli” (detto alla toscana in onore degli artisti) che si presentano come gruppi di genere musicale ben preciso e in realtà la loro musica non ci azzecca niente. Agli Inert e ad ‘Heartburn’ non si può fare che la critica opposta e cioè sonorità azzeccate ma abbinate alla rinfusa, senza una linea logica perdendo così gran parte della loro presa e divenendo per molti melodie, si, ma senza un senso preciso e a parere personale. In definitiva questo album si becca una meritata sufficienza ma potrebbe fare molto di più.
(Lorenzo Bonechi)

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