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Salad Days Magazine | January 24, 2022

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JIM LINDERBERG ‘SONGS FROM THE ELKHORN TRAIL’

JIM LINDERBERG ‘SONGS FROM THE ELKHORN TRAIL’
Salad Days

Review Overview

5.5
5.5
5.5

Rating

JIM LINDERBERG
‘Songs From The Elkhorn Trail’-LP
(Epitaph)
5.5/10


Questa è una di quelle recensioni che non avrei voluto fare, perché è sempre brutto stroncare un’artista che ti ha accompagnato negli anni ruggenti della tua crescita musicale e oltre, ma bisogna essere professionali, quindi cercherò di essere delicato nella speranza che il me quindicenne possa perdonarmi. Dicono che non ci sia due senza tre e dopo i Black Pacific e WRATHS, questa è la terza “fuga” musicale dai Pennywise e questa volta ha deciso di farlo in veste da solista. E qui iniziano i drammi. Due anni di pandemia e pause forzate di tour e concerti hanno lasciato molti musicisti con le mani in mano e con tanto tempo a loro disposizione. ‘Songs From The Elkhorn Trail’ è il prodotto di questi due anni, una raccolta di canzoni che forse finirebbero su qualche stazione radio AOR o nella colonna sonora di qualche film teen stile ‘American Pie’. Credetemi mi sto sforzando a cercare un modo per descrivere quello che sto ascoltando, ma è difficile. Mettiamola così, prendete artisti come il compianto Tony Sly o Joey Cape per rimanere nel genere. Molte canzoni di No Use For A Name e Lagwagon sono nate così, con l’ossatura acustica di quella che sarà poi la canzone full band, e li si capisce il valore delle canzoni. Nessuna delle canzoni di Jim Lindeberg finirebbe in un album dei Pennywise. Qualcuno potrebbe obiettare che gente come Chuck Ragan o Tim Barry faccia cose diverse da Hot Water Music e Avail, ma lo sanno fare e sono credibili anche in un’altra forma. Questo lavoro solista di Jim Lindberg suona come se i Sugar Ray si fossero messi a fare i Counting Crows per finire dentro le colonne sonore di O.C., e già così è da brividi. Il punto è che bisogna avere stoffa per fare un progetto acustico e mi sembra che il buon Jim stia ancora imparando a fare a maglia. Anche perché se al posto del suo nome ci fosse Gino il salumiere, questo album non se lo filerebbe nessuno. Meglio andare avanti coi Pennywise, nel mentre io passo volentieri oltre.
(Michael Simeon)

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