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Salad Days Magazine | January 27, 2021

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JOAN AS POLICE WOMAN ‘LIVE’

JOAN AS POLICE WOMAN ‘LIVE’
Salad Days

Review Overview

3
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Rating

JOAN AS POLICE WOMAN
‘Live’-CD
(Sweet Police)
3/10


Mi avvicino al live di Joan Wesser e compagnia infrangendo il voto che m’ero fatto a inizio lockdown: la parola “dal vivo” sarebbe riapparsa nel mio mondo solo al momento di un mio ritorno, fisico, in presenza, davanti ad un palco. In realtà, nel nome del supporto senza se e senza ma alla scena, un’eccezione (ma solo una) l’ho fatta: mi sono visto in streaming esclusivo gli Ovo suonare ‘Miasma’ al Bronson, tanto per cambiare tra i primi a proporre operazioni del genere in Italia (parlo di tutte le entità coinvolte). Ora, però, la ripresa della “cultura partecipata” si sta spostando, lenta e inesorabile come un drone dei Sunn O))), verso destra. E quindi, tipo metadone per un eroinomane in cura, mi tocca cedere alla tentazione. Non mi faccio mancare niente, la mia dipendenza è grave, per chi mi conosce: di farmaci me ne concedo due. Prima di tutto qualcosa di sicuro e di ultra testato, come gli show in streaming delle quattro decadi dei Bad Religion. Non ci si può sbagliare, ed infatti funziona tutto a meraviglia, come l’Aulin alle ginocchia dopo una maratona. Poi mi serve qualcosa di nuovo e stimolante, come questo live in studio di JAPW. Non l’ho mai vista dal vivo, mea culpa: essendo io un vecchio punk sono molto poco “diverse”. Non esistono voci femminili nel mio mondo, se non le Donnas. Pj Harvey è troppo intellettuale… Florence + The Machine troppo commerciale… l’unica che gode il mio favore incondizionato è Bjork, di cui ho tutta la discografia doppia: in vinile ed in cassetta… ma come diceva il pizzettaro (italiano) razzista di ‘Fa La Cosa Giusta’ a Spike Lee riguardo a suoi eroi neri: Bjork non è una donna! La mia scorza da duro (caxxo spero che capiate: sto scherzando, ok!), in realtà, ha iniziato a vacillare in occasione dell’ultima calata di Wasser a Milano, quando me la sono persa per reali motivi di lavoro. Il mio compare di concerti era tornato entusiasta: “lei è supertosta, anche sul palco. Un bel concerto in pieno stile Manhattan, mancava solo la classica nebbiolina”. Wow, penso! Sapete che la stessa parola – “tosta” – è stata utilizzata per caratterizzarla su un veloce WhatsApp da un altro mio compare di avventure? Il Bruno Dorella di cui sopra! Veniamo a noi: ‘Live’ è un ottimo album, molto godibile. Dimenticatevi l’elettricità e i glitter richiamati nella copertina… dimenticatevi il “tosta”: si tratta di un “bel concerto in pieno stile Manhattan”. Più club che arene, più moquette che prati. Certe atmosfere mi riportano a Beth Gibbons ed ai Portishead: un complimento, anzi, IL complimento! Gli “amici” di Virgin saranno un po’ spiazzati, visto che qui di rock ce n’è poco: il rischio (o la fortuna) di questo disco è che potrebbe essere bellamente (e colpevolmente) ignorato dai nostri, essendo troppo sofisticato. Personalmente trovo la cover di ‘Kiss’, il gran finale, perfetta per descrivere il mood di ‘Live’: JAPW tolgono tutto, e la rendono “diversamente sexy”… il famoso “less is more”. E allora dove sta il problema? Ci si sta abituando agli incontri su zoom. Ci si sta abituando allo smart working. Ci si sta abituando a non viaggiare. Ci si sta abituando a bersi una birra d’asporto, quasi di nascosto. Ci si sta abituando alla didattica on line (IL FALLIMENTO! / NDR). Ci si sta abituando ai live esclusivi, streaming on line. Ci si sta abituando ai dj set in cuffia. Ecco, un mondo dove non ci si muove per me è un mondo da 3. Ed un concerto in studio pure.
(franz1972)

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