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Salad Days Magazine | September 29, 2022

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Killing Joke @ Live Club, Trezzo (Bg), 13 Novembre 2016 – Live Report

Killing Joke @ Live Club, Trezzo (Bg), 13 Novembre 2016 – Live Report
Salad Days

Nessun saluto, nessuna parola, le luci si accendono ed il basso di Martin “Youth” Glover comincia a suonare il riff martellante di ‘The Hum’, accompagnato dalla batteria di Paul Ferguson e la chitarra metallica di Geordie.

Sugli accenni di questa danza apocalittica sale sul palco a passo lento e meccanico Jaz Coleman. Nero corvino. Sembra arrivi da un’altra epoca. Coleman da sempre si trascina dietro un’aurea surrealista. Recita la sua poesia post-industriale guardando fisso nel vuoto e marciando verso l’apocalisse. Si scatena l’enfasi del pubblico che non poteva aspettarsi intro migliore. Con il secondo pezzo ‘Love Like Blood’ sembra che i Killing Joke vogliano rievocare il respiro gotico degli anni ottanta. Il sound si fa più melodico e malinconico. Certo non poteva essere altrimenti, suonando una delle dark-song più belle di sempre, diventata negli anni uno degli inni di tutta la scena new wave. Continuano con ‘Eighties’, brano tratto dallo stesso album. Era il 1984 e Ferguson descriveva il loro sound come “Aggressive music. It’s not polite entertainment”. Di certo nulla è cambiato. Dopo questa triade evocativa, per la gioia dei nostalgici e non, i Killing Joke inseriscono nella setlist ‘Autonomous Zone’, brano tratto dall’ultimo album. I ritmi si accelerano, le chitarre si fanno ancora più metalliche e Coleman, che decide di non scomporsi, torna a mettere in scena la sua danza militare. Il pubblico al contrario balla questo rito al limite tra industrial e musica tribale, accompagnato da synth iper acidi suonati dal giovane Reza Uhdin. Continua così il rituale industrial messo in atto dai Killing Joke, suonando ‘New Cold War’, brano parte di Pylon e subito dopo ‘Exorcism’. Due canzoni che descrivono l’evoluzione musicale della band di Notting Hill. Quello che loro avevano presagito negli anni ottanta, si trasforma ora in vero e proprio industrial sound. Ma dopo la furia metallica, si scatena nella sala del Live Music Club un coro sbilenco e scoordinato che canta ‘Requiem’ insieme a Coleman. Parte subito dopo ‘Change’. Entrambi brani tratti dall’EP ‘Requiem’, pubblicato negli anni ottanta. Queste due canzoni segnarono un’epoca e furono il riassunto musicale di un’Inghilterra, annoiata dal punk primitivo, che necessitava di un nuovo grido di ribellione, ancor più violento ed intimista. I Killing Joke incarnavano perfettamente tutto questo. Con le loro liriche funeree e desolate ed il loro sound gotico che si strutturava su tessuti elettronici distorti, rappresentavano la rottura con il movimento punk che ormai era diventato scadente. La scaletta continua con ‘Turn To Red’ e si torna ancora più indietro nel tempo. 1979. Inevitabile il boato dei vecchi nostalgici che acclamano Jaz Coleman, il quale si accinge a cantare uno dei pezzi più distorti e avanguardisti della loro intera carriera. Basso ripetitivo, echi oscuri e synth cosmici. Si interrompe l’effetto Nostalghia con due brani che reclamano la contemporaneità, facendo ballare il pubblico con un’industrial visceralmente aggressivo. Il live continua con la canzone che chiunque in sala aspettava fremendo: ‘Complication’. Sulla scia del sound gotico, ossessivo, malsano e spettrale di quelli che furono i primi Killing Joke, arrivano in scaletta ‘Unspeakable’, ‘The Wait’ e ‘Pssyche’. Quale chiusura migliore?. Escono così di scena i Killing Joke per poi tornare tra applausi ed urla isteriche per l’Encore. Difficile scegliere di mettere un nuovo punto ad un live che sembrava già perfetto così ed invece Jaz Coleman, con un’aria sempre più corvina, comincia a cantare ‘War Dance’ ed infine ‘Pandemonium’. Si spengono definitivamente le luci ed è il pubblico ad uscire di scena tra ricordi di epoche passate e adrenalina. Una setlist perfetta, dove tutti i migliori brani sono stati eseguiti, seppur con l’affanno del tempo. Ma gli intervalli di contemporaneità che i Killing Joke hanno inserito nella scaletta non hanno fatto altro che confermare che grande band siano. Forse stanchi, ma ancora capaci di instaurare un legame tra pubblico e band; fatto di un’energia dal potere evocativo, quasi a voler mettere in scena un rituale atto al ricordo di quel mondo oscuro, proprio di chiunque fosse a disagio con se stesso ed il mondo. Corvi che vestivano un’idea decadente di nero. E chissà se bisogna sperare che i Killing Joke siano i residui di questa desolazione o se quest’ultima faccia ancora parte di loro e del loro pubblico.
(Valentina Vagnoni)

Setlist:

1. The Hum

2. Love Like Blood

3. Eighties

4. Autonomous Zone

5. New Cold War

6. Exorcism

7. Requiem

8. Change

9. Turn To Red

10. European Super State

11. I Am The Virus

12. Complications

13. Unspeakable

14. The Wait

15. Pssyche

Encore:

16. War Dance

17. Pandemonium

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