Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Salad Days Magazine | October 1, 2020

Scroll to top

Top

No Comments

Lodz ‘Something In Us Died’

Lodz ‘Something In Us Died’
Salad Days

Review Overview

8
8
8

Rating

LODZ
‘Something In Us Died’-CD
(Klonosphere/Season of Mist)
8/10


L’Europa è un ottimo concentrato di civiltà e tragedie, di delicatezza e violenza, e forse non c’è miglior genere del post-rock / metal che riesca a sintonizzarsi con l’anima di questo continente senza risultare pretenzioso. La musica dei francesi Lodz si inserisce proprio in questo solco, già attualmente battuto da band affermate e divinizzate come i Cult Of Luna. Non a caso nella produzione di ‘Something In Us Died’ troviamo coinvolto anche Magnus Lindberg, componente della band svedese. Si tratta del primo full length per questo promettente gruppo, che ci porta in tour attraverso le fredde emozioni dell’ Europa continentale, rigorosamente di notte e con una tempesta di neve costantemente in atto. Nell’ottimo brano d’esordio ‘Detachment’ troviamo subito tutti gli ingredienti: atmosfere doom, cupe e trascinate, stanze post-rock con melodie molto presenti, pathos fra lievi arpeggi, esplosioni improvvise e screaming. Ma già col successivo ‘Follow The Crowd’ i Lodz fanno intendere che non vogliono stare all’ombra dei Cult Of Luna, ed infatti risultano più strutturati, più melodici, con la voce di Eric che prende il sopravvento e si pone in primo piano. Non solo atmosfere quindi, ma canzoni più inquadrate, in cui alcune parti ritornano, sullo stile dei Ghost Brigade. L’album prende decisamente questa direzione, il raffinato mix di brutalità e sentimenti tiene bene e non annoia affatto, tutt’altro, tiene letteralmente le cuffie inchiodate alle orecchie. La formula funziona, ‘Leading The Rats’ e ‘Sulfur’ sono estremamente coinvolgenti e le emozioni si alternano incontrastate. La parte finale dell’album, perde un po’ di aggressività e fluisce ancora più triste e struggente, ma appassiona fino alla coda dell’ultimo brano ‘Close To The Flames’ col suo prevedibile quanto desiderato climax di atmosfere ed intensità emotiva. Il viaggio si conclude a Lodz, città polacca nota per i campi di concentramento a cui erano destinati i bambini, fatto che probabilmente ha determinato il nome di questa band che riesce ad essere insieme intellettuale, orecchiabile e tosta.
(Francesco Banci)

Submit a Comment