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Salad Days Magazine | October 20, 2021

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LONELY GUEST ‘S/T’

LONELY GUEST ‘S/T’
Salad Days

Review Overview

8
8
8

Rating

LONELY GUEST
‘Lonely Guest’-LP
(False Idols/!K7)
8/10


Sempre bello ricevere un messaggio che segnala una nuova uscita di Tricky! Un po’ come Mike Patton (per non dire Robert Del Naja, che sarebbe troppo facile), il Nostro gode del mio incondizionato rispetto. Personaggio super trasversale, capace di collaborare (nel caso di Tricky capace di STARE) con – per dirne una – Bjork; capace di suonare nel peggiore dei centri sociali, piuttosto che di essere filmato da Sir Steve McQueen (l’artista/regista, non l’attore), per poi essere esposto alla Tate Modern piuttosto che alla Fondazione Prada. Personaggi che sono dei pilastri in ambito “storia della musica moderna”, gente che ha fatto dei grossi pieni in certi momenti della propria carriera, ma anche dei mezzi “vuoti” in altre, più recenti, fasi della loro vita artistica. E parlo, non a caso, delle ultime volte che mi è capitato di vederli: rispettivamente come Dead Cross (Mike), all’Alcatraz “reduced” (“reduced”, e pure lontano dall’essere pieno);
piuttosto che nel tour (mi sembra) di ‘Adrian Thaws’ per quel che riguarda Tricky, in un Leoncavallo “sala grande” che faceva freddo tanto era vuoto. Ma per Mike, Adrian, Chuck D, Dan Lilker etc. vale il famoso coro da stadio “Uno di Noi”: fede incondizionata, punto. ‘Lonely Guest’ è un ottimo progetto collaborativo, con Tricky che fa da main host/producer, ed una serie di voci più o meno famose che abbelliscono il tutto. Il punto di forza di ‘Lonely Guest’ è che Tricky ci aiuta nel solito esercizio di “digging”, alla scoperta di nuove voci o di suoi “competitors” in ambito produzione/djing. In questo lui è tra i numeri uno, forse IL numero uno. C’è qualche nome noto (vedi Maximo Park e Idles), ma la maggior parte di chi canta in ‘Lonely Guest’ ha, su Instagram, meno followers del mio amico @canthc666! Massima credibilità da strada, quindi. “Fattore scoperta” al top: roba che mi colpisce sempre, un po’ come quando andavo a leggere i credits dei dischi dei Cro-Mags. Atmosfere scarne, lontane da ogni velleità “cinematografica” tipica (a mio modo di vedere) del trip hop. E’ vero: genericamente questo lavoro potrebbe confondersi sotto il file “elettronica, quasi pop”. Ma, per fortuna, siamo lontani mille miglia da ogni riferimento Depeche Mode o, peggio ancora, ultimi Puscifer/Smashing Pumpkins. Un po’ di “follia”. Il giusto di “ossessione”. Quanto basta di “malattia”. Ingredienti non così forti come in altri lavori. Ma comunque ben presenti. Due esempi, due. Prendete il pezzo con Joe Talbot, e ditemi se non ho ragione. Un brano che, se ci credessimo, sarebbe da fare una seduta spiritica per avere il parere di Andy Weatherall su un remix in acido: BOMBA. O mettete a palla ‘Move Me’ con Marta. Vi verrà in mente ‘Black Steel’ di ‘Maxinquaye’. Quella era hardcore punk: quella erano gli Scream, se pensiamo a Dave Grohl. Questa sono i Foo Fighters: “classic rock”.
P.S.
Sono cresciuto come recensore: sono riuscito a non parlare del featuring di Lee “Scratch” Perry. Da giovane vi avrei detto che solo quel pezzo vale l’acquisto. Pelle d’oca.
(franz1972)

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