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Salad Days Magazine | September 19, 2021

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Low Standard High Fives ‘Are We Doing The Best We Can?’

Low Standard High Fives  ‘Are We Doing The Best We Can?’
Salad Days

Review Overview

8
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Rating

LOW STANDARD HIGH FIVES
‘Are We Doing The Best We Can?’
(Engineer)
8/10


Tutto ciò di cui, nell’ultimo periodo, non abbiamo assolutamente bisogno è: stress e fretta. Bene, la band torinese Low Standard High Fives è riuscita in questo senso ed a piccoli passi è arrivata sin qui, pubblicando finalmente il suo primo full lenght dal titolo ‘Are We Doing The Best We Can?’. E’ stato rilasciato lo scorso 31 Marzo 2018, in collaborazione con Engineer Records, label inglese che raccoglie per lo più sonorità melodiche, trascurando note eccessivamente moderne e cavalcando ancora l’onda del vecchio e puro sound emo della fine dei ’90. Nove brani, ben strutturati, molto articolati, ricchi di effetti e armonie, canzoni queste, alle quali la band arriva dopo una lunga avventura iniziata un bel po’ di anni fa, ed esattamente nel 2012. Texas Is The Reason, American Football, Mineral sono solo alcuni dei riferimenti chiave per questi ragazzi di Torino che sfornano il loro primo Ep ‘Revolushhhh’ già un anno dopo, nel 2013, fino ad arrivare al loro secondo lavoro in studio, dal titolo ‘Enough’ nel 2015, che li proietta in avanti, carichi della collaborazione con Garrett Klahn, voce e front man dei già citati Texas Is The Reason, band di punta dell’emo statunitense. Durante lo stesso anno la formazione cambia, gran scossa: il sound dei Low Standard viene arricchito da una terza chitarra, suonata dal già chitarrista della band punk rock, fuori per Noreason Records, Malemute Kid, Luca. Le sue idee di certo portano una ventata di freschezza, dando spazio a più armonie, nuovi contrasti tra le ritmiche spinte adesso da un basso di spessore e una particolare sovrapposizione di melodie, tutte sfaccettature ben curate di cuisi può prender nota ascoltando il nuovo album ‘Are We Doing The Best We Can?’. Nove brani dicevamo: ‘Remember Me’ e ‘Crazy Boy’ erano già apparse nei precedenti Ep, ‘Silent Decor’ diviene il singolo promozionale, con il quale la band sceglie di aprire le danze insieme ad un bel video clip diretto da Ame Ray, chitarrista e cantante della compagine. Tutto è stato registrato in un’unica soluzione, in presa diretta all’interno dello Spazio Rubedo insieme a Manuel Volpe, prima di essere spedito a Chicago, dove viene masterizzato da Carl Saff. Questo album non vuole essere semplicemente melodico, emo, ma vuol essere ancora punk nel suo intento graffiante, nelle urla, nelle rullate, ed anche parecchio indie rock, nelle sue movenze melodiche, nei suoi continui cambi di stile. Un disco maturo che vuol essere ascoltato, e si farà ascoltare alla grande.
(Turi Messineo)

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