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Salad Days Magazine | April 15, 2021

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MOGWAI ‘AS THE LOVE CONTINUES’

MOGWAI ‘AS THE LOVE CONTINUES’
Salad Days

Review Overview

7
7
7

Rating

MOGWAI
‘As The Love Continues’-CD
(Rock Action)
7/10


Se i Mogwai escono con ‘As The Love Continues’ e si piazzano al numero uno in UK, io sono contento. E’ un po’ come quando gli Hives hanno avuto successo. Quei gruppi che segui da quando suonavano di fronte a quattro stronzi. Quei gruppi che hai visto crescere, senza troppi stravolgimenti. Magari, come me, ci hai pure “provato” a trovarne i difetti: “troppo commerciali”, “troppo facili”, “si sono sputtanati”. La risposta ce l’hanno sempre data sul campo (i.e. dal vivo): sono gruppi inattaccabili, gruppi che spaccano, e basta. ‘As The Love Continues’ è l’album “pop” dei Mogwai, di gran lunga il loro lavoro più accessibile, e questo spiega il mio relativamente basso 7. I Mogwai, ben prima di Sunn O))) et similia, hanno introdotto nel nostro mondo il valore assoluto e imprescindibile del “volume alto”, del “rumore bianco”, del “feedback”, dell’acufene come di un danno (o di un piacere?) necessario a seguito dei loro live. Qui di pezzi coi fuochi d’artificio ne conto uno: ‘It’s What I Want To Do, Mum’. Il resto, al fan di vecchia data, risulta molto controllato. Il brutto andazzo della riscoperta di certe atmosfere new wave prende anche Stuart Braithwaite e compagnia. Un brano (cantato) come ‘Ritchie Sacramento’ lo digerisco a fatica, solo perché mi dicono si tratti di un omaggio al povero David Berman. E comunque, non è certo la new wave per i managers della city, quella roba innocua di Corgan o di Keenan: siamo ampiamente sopra alla sufficienza. Altro motivo di riflessione? L’utilizzo dell’elettronica. I Mogwai sono un’istituzione (post) rock, per non dire gli inventori di un genere in cui la formazione classica chitarra/basso/batteria ha il suo ruolo e la sua importanza. In quest’ambito, e per la critica “istituzionale”, l’uso di tastiere o di arrangiamenti pomposi, se suonati, è ammesso. L’effettistica varia? Non del tutto. Un po’ come quando mia madre parla con sufficienza di super artisti che si fanno qualche canna: “E’ un genio: peccato che fumi”. Quindi mi piace molto scoprire come illustri colleghi di varie testate “classic rock” riescano a dare il meglio di loro stessi, arrampicandosi in avventurose descrizioni pur di non ammettere che almeno in due pezzi (‘Here We, Here We, Here We Go Forever’ e, anche un sordo se ne accorgerebbe, ‘Fuck Off Money’) c’è lo spettro dei Daft Punk, cazzo, degli ultimi Daft Punk (quelli Moroder/funky)! Ma, anche qui, i Mogwai non perdono niente della loro credibilità, del loro spessore. Finisco segnalando l’altro pezzo che mi ha fatto viaggiare, un bel viaggio: ‘Midnight Flit”, collaborazione con Atticus Ross. Cosa mi è venuto in mente? A quanto figo sarebbe questo pezzo sotto le mani di Andrew Weatherall (RIP). Ora non vedo l’ora della prossima partita, perché ci deve essere: li voglio vedere al chiuso, con i muri che tremano come solo in Inghilterra, e con le casse che esplodono. Voglio l’acufene, e le orecchie ovattate per ore.
(fmazza1972)

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