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Salad Days Magazine | September 27, 2022

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MY BLOODY VALENTINE ‘ISN’T ANYTHING + LOVELESS + EP’S 1988-1991 AND RARE TRACKS + M B V’

MY BLOODY VALENTINE ‘ISN’T ANYTHING + LOVELESS + EP’S 1988-1991 AND RARE TRACKS + M B V’
Salad Days

Review Overview

8.5
8.5
8.5

Rating

MY BLOODY VALENTINE
‘Isn’t Anything + Loveless + EP’S 1988-1991 And Rare Tracks + M B V’-Reissues
(Domino)
8.5/10


Prepariamoci a un’abbuffata di My Bloody Valentine. Bisognerà, però, aspettare fino al 21 maggio per avere tra le mani le copie fisiche di ‘Isn’t Anything’, ‘Loveless’, ‘EP’S 1988-1991 And Rare Tracks’ e ‘M B V’ ma, intanto, facciamo un bel ripasso, così a rammentare che i MBV sono stati, probabilmente, l’unica band anni 90 a dare un significativo cambiamento alla musica rock con un’attitudine che ha stravolto, ma anche modellato il sound dei nineteen. Per iniziare dividiamo le quattro uscite in due: da una parte i due capolavori ‘Isn’t Anything’ e ‘Loveless’ e dall’altra ‘EP’S 1988-1991 And Rare Tracks’ e ‘M B V’ che ne costituiscono, rispettivamente, l’ossatura e i muscoli(…). Start: ‘Isn’t Anything’ è del 1988 ed è un seme che germoglia circondato ancora dal post punk, dalle prime esternazioni grunge e dagli ultimi vagiti di band del calibro degli Smiths, i My Bloody Valentine in tutto questo rappresentano la sperimentazione, la via sbilenca che pochi riescono a seguire ma che, con tutte le sue eredità post punk e psychedelic rock, desteranno, da lì a poco, tutto il popolo cosiddetto shoegazer; ritornando all’album, i brani sembrano ancora acerbi, soprattutto se si pensa alla rivoluzione che porterà ‘Loveless’ di lì a poco, ma racchiudono splendide intuizioni come ‘Cupid Come’ che risuona storta, invadente, ma allo stesso tempo limpida, soprattutto nel cantato, ormai saldamente nelle mani di Bilinda Butcher che si occupa anche della seconda chitarra, o anche ‘All I Need’, che sembra anticipare il caratteristico suono delle loro chitarre sospese e tremolanti, tutto il brano sembra ergersi come un muro di suono, però senza avere ritmo, senza corpo. Infine, i brani punk, scheggiati dal noise che presto investirà band come I Ride. Insomma, è un album che spargerà i suoi frutti in modo generoso ed è anche l’album che mette in risalto Kevin Shields, dove il suo “chitarrismo” inizierà a stratificarsi a immergersi e purificarsi nel rumore più soave mai sentito (9). Nel 1991 esce ‘Loveless’. E’ ormai riconosciuto che questo album ha marcatamente stravolto tutto il decennio dei 90s e oltre, la forma e sostanza di cui è costituito ‘Loveless’ è materia divina. Niente suona come ‘Loveless’. Niente. Tutto è avvolto in una coltre di chitarre che si spezzano, si infrangono, cavalcano le onde di un rumore appassionante, coinvolgente e che alle orecchie sembra quasi musica da camera, ma è una tigre rivoltata quella che si ascolta dai brani di ‘Loveless’, è un modo di essere etereo e felino allo stesso tempo. Due brani a racchiudere il tutto, l’opener: ‘Only Shadows’ che, con una brevissima rullata introduttiva di batteria, innesca il big bang della creazione ed è subito la nascita di un nuovo sentire e ‘To Here Knows When’, il brano che ha il compito di prendere per mano l’ascoltatore e portarlo nel mondo dei sogni dark-pop (10). ‘EP’S 1988-1991 And Rare Tracks’ è una bella raccolta che conterrà ben 24 brani ed è qui che si sono fatti le ossa i MBV. La prima parte della raccolta è, soprattutto, ancora anni ’80 e le influenze primarie, dai Sonic Youth ai Dinosaur Jr e ovviamente i Jesus & Mary Chain, sono parecchio evidenti, ma sin dai primi loro innesti (che possiamo battezzare con la song ‘Soon’, tratto dal seducente Ep ‘Glider’) i MBV risalgono la china, creando composizioni originali e personali che passano da serpeggianti riverberi a combattivi riflessioni, da malinconiche decisioni a canzoni drogate dalla lussuria, culminando nel capolavoro ‘Tremolo E.P.’, un viaggio sabbatico che non ha conclusione. La seconda parte della raccolta è resa interessante soprattutto dal fatto di trovare ben tre brani mai pubblicati fino ad oggi e poi tutta una serie di songs tratti da uscite per riviste, brani strumentali e la versione completa di 10 minuti di ‘Glider’. Insomma, vera manna per i collezionisti e gli aficionados (9). Infine ‘M B V’ album del 2013 è stato il tanto invocato (dopo più di 20 anni) seguito di ‘Loveless’. Prendersi carico di ciò non è stato affatto facile e l’ascolto non è stato dei più semplici, soprattutto perché, fondamentalmente, i My Bloody Valentine hanno proprio preso tutto il kit di strumenti ed effetti di ‘Loveless’ ed hanno creato ‘M B V’ che, però, risente di una forzatura di fondo: dove ‘Loveless’ scivolava soave e liquido, qui l’oscurità inghiotte la luce soffocandola e se in ‘Loveless’ i muri che si ergevano erano attraversabili qui, invece, riflettono una tristezza che delimita un confine quasi invalicabile. I brani che compongono la track-list sono forme di espressione del suo autore: Shields, qui, elabora e propone, ma malgrado si senta molto sentimento nelle procedure stratificate così piene di dettagli, non riesce per nulla a convincere. Il caso è chiuso! ‘M B V’ è un album oscuro e isolato che, fra l’altro, non si riesce a collocare da nessuna parte, probabilmente causa anche del tempo che non perdona e, suo malgrado, nonostante ne esca fuori come una sorta di quadro intimo con una diffusa profusione d’amore, l’averlo ascoltato quasi dieci anni dopo non cambia di una virgola lo sterile risultato (6).
(Giuseppe Picciotto)

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