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Salad Days Magazine | March 23, 2019

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Nasty Farmers interview

Nasty Farmers interview
Salad Days

Il frontman Matteo Coletti ci introduce nel magico mondo Nasty Farmers, progetto capace di cambiare totalmente i propri connotati passando dall’essere una buona realtà stoner band a un’ottima garage band.

Cosa li ha spinti a cambiare? Scopritelo in questa intervista!

SD: Vi seguo dal disco d’esordio, ossia da quando eravate inclini a uno stoner/grunge rock di buona fattura. Oggi vi ritrovo con ‘The Strawman Fallacy’ un disco che per certi versi ha stravolto totalmente il vostro DNA. Cosa diavolo è successo?
TNF: Per citare i Pearl Jam : “It’s evolution baby!”. Semplicemente una scrollata ad alcuni cliché, che inevitabilmente subiscono anche i rockers sull’impatto che possono avere certi risvolti “non propriamente di genere”. Abbiamo gusti musicali eterogenei anche come periodi storici, abbiamo solo lasciato che queste idee fluissero libere nell’impasto generale.

SD: Solitamente il mondo live porta a schiarirsi le idee su cosa funziona e cosa no in un progetto musicale. E’ successo anche a voi?
TNF: Assolutamente. Un grande vantaggio avuto con questo album è stato inserire a piccole dosi i nuovi brani in fase di composizione durante la stagione live precedente all’album. Questo ha “testato” lo stile dei brani già sul campo, spesso facendo virare la rotta compositiva.

SD: Parliamo di ‘The Strawman Fallacy’, un album davvero interessante a iniziare dall’artwork che mi ricorda molto Rob Zombie come scenario. Come diavolo vi è venuto in mente un concept del genere e come è nata la parte grafica?
TNF: Tutto merito di SoloMacello, ormai un’istituzione (Calibro 35 e altri…). Abbiamo inviato i mix e l’idea del concept con i testi… la copertina è la materializzazione della sua visione e ci è talmente piaciuta subito da non cambiarne una singola pagliuzza.

SD: Arriviamo al succo del discorso, ossia il disco. Penso sia tutt’altro che semplice togliersi i panni stoner/rock per vestirne altri più “tradizionali” o se vogliamo “old school”. Come avete affrontato la fase di composizione del disco e quali sono state le prime avvisaglie che vi hanno fatto pensare di essere sulla strada giusta?
TNF: Appena iniziata la composizione “spontanea” dei primi brani ci siamo trovati di fronte un nodo artistico, sempre presente, la direzione da prendere, con i brani e con i suoni. Il nodo si è sciolto da solo quando abbiamo “rinunciato” a indirizzare o “censurare” alcuni impulsi che potevano apparire “border”, non propriamente “di genere”, come i riferimenti garage-psichedelici inseriti in un contesto più rock/stoner.

Nasty Farmers 02

SD: Non so perché ma in voi sento richiami alle classiche colonne sonore dei film western d’annata. Mi sbaglio? C’è qualcosa di quella tipologia di film che vi ha catturati?
TNF: Non ti sbagli. Fin dal primo album è sempre stata presente un’atmosfera vagamente western, sarà per l’affinità con la Toscana? O la nostra affinità con i fagioli?! Personalmente trovo molta “psichedelia” nelle ambientazioni western, unita a una realtà cruda e granitica che si riflette nel carattere dei personaggi. Ecco che gli stessi aggettivi si riflettono bene anche per il sound.

SD: Parliamo dei testi. Con quale spirito sono stati scritti e quali sono i temi portanti?
TNF: Tutto l’album, sebbene non dichiaratamente un concept, ha un filo conduttore, soprattutto nei testi. Il titolo e il soggetto inquadrano il protagonista, uno straw man, uomo di paglia, come simbolo di un individuo non ancora completo, dotato di forma ma non di struttura, cuore e cervello. In cerca di questo si scontra con la realtà, con gli altri, con l’amore e con sé stesso.

SD: Avete scelto come singolo ‘Nastyville’, un brano che è un ottimo biglietto da visita per il disco. Cosa vi ha convinto in particolare di questa canzone?
TNF: ‘Nastyville’ è anche la canzone che apre l’album, tematicamente è il biglietto da visita, la presentazione di tutto il contesto successivo: uno schiaffo per aprire gli occhi alla cruda realtà, che ti piaccia o no. Benvenuto a Nastyville, cosa intendi fare ora?

SD: La cosa complessa credo sia catalogarvi in una determinata scena. Potremmo definirlo un pregio, oppure no?
TNF: Potrebbe, ma potrebbe essere un rischio e un handicap. Certo è che abbiamo fatto la nostra scelta, quella di non limitare gli imput creativi per questioni di genere.

SD: Qual è il tipico ascoltatore dei Nasty Farmers?
TNF: Il bracciante dell’Illinois? La casalinga di Voghera? Non saprei, spero che questo aspetto di contaminazione unisca i fruitori delle varie sfumature del rock.

SD:Arrivate da Pontedera, cittadina sicuramente non famosa per la sua scena musicale. Ci sono realtà locali da menzionare a vostro avviso?
TNF: Essendo una zona con confini non netti, come ogni zona di provincia, ci limitiamo a citare solo Pontedera stretta, dove gli amici Venus In Furs e Apes On Tapes rappresentano i nomi più di rilievo sebbene in scene diverse, in quella rock i Venus e in quella electro gli Apes.

SD: Dal punto di vista live come vanno le cose? E’ complesso unire i brani del passato a quelli odierni?
TNF: No, o quantomeno creano la possibilità di uno show variegato, con un lato più diretto e energico e un risvolto più “ballerino” old-style.

SD: A voi l’ultima parola!
TNF: Grazie per averci “ospitato”, ci vediamo live!

(Txt by Arturo Lopez x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

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