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Salad Days Magazine | January 27, 2023

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Neurosis ‘Fires Within Fires’

Neurosis ‘Fires Within Fires’
Salad Days

Review Overview

8
8
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Rating

NEUROSIS
‘Fires Within Fires’-LP
(Neurot Recordings)
8/10


Ogni nuovo disco della band di Scott Kelly & co.è atteso come un “momento epifanico”, una sorta di rito mistico e rivelatore che risveglia nella memoria di chi lo ascolta memorie arcane nascoste nei più profondi meandri del proprio animo. Questo è ancora più vero se si pensa che il nuovo album, in uscita oggi per Neurot Recordings, arriva proprio in concomitanza con le celebrazioni del 30° anniversario della band di Oakland. Il titolo del nuovo lavoro è già, di per sé, rivelatore: ‘Fires Within Fires’. Nella filosofia greca classica col termine ecpiros si intendeva la conflagrazione universale, un grande incendio che distruggerebbe il mondo alla fine di ogni suo ciclo. Secondo la dottrina stoica, infatti, ogni cosa deriva dal fuoco e nel fuoco ritorna alla fine del proprio ciclo evolutivo per poi rinascere in una nuova forma. La carriera musicale dei Neurosis può, partendo da questo presupposto, essere considerata una sorta di flusso esistenziale: se infatti i primi anni di attività erano più legati a sonorità punk hardcore rivisitate in una chiave più heavy, quasi a voler testimoniare una rabbia e un vigore “adolescenziale” (si pensi, ad esempio, a ‘Pain Of Mind’ dell’87), è con la metà degli anni’90 che arrivano lavori più maturi, che ne definiscono il suono, portandoli a diventare i pionieri di quel post-metal costruito su contrasti tra lirisimo e improvvisi attacchi di violenza sonora. Nel 2012 ‘Honour Found In Decay’ segna una sorta di svolta per la band: il disco, infatti, è forse il più oscuro, intimo, mi azzarderei a dire “ambient” della carriera del gruppo. Una sorta di tributo alla presa di coscienza che solo con la maturità, col tempo, con la vita può giungere. Una consapevolezza che, però, portando alla resa dei conti con se stessi, porta dietro di sé anche il dolore dei rimpianti. ‘Fires Within Fires’ è composto da 5 brani per la durata di circa 40 minuti, risultando così uno dei dischi più brevi della formazione californiana. Proprio per questo, risulta difficile parlare singolarmente dei pezzi perché ciò che si evince dall’ascolto è più un intento compositivo che mira ad esprimere un “concept” attraverso la creazione di un’atmosfera avvolgente e ipnotica, guidata anche dalla sapiente produzione di Steve Albini. ‘Bending Light’ è il brano perfetto da ascoltare con l’arrivo dell’autunno, una stagione ingannevole nella quale tutto si trasforma, proprio come nel brano. Se infatti l’apertura sembra voler cullare
l’ascoltatore, è a circa metà del brano che la consueta furia distruttiva della band si fa strada, lasciandoci disorientati e turbati. ‘A Shadow Memory’ è un concentrato di pura grazia, un pezzo sofisticato che richiama molto le sonorità dei progetti solisti di Scott Kelly e Steve Von Till. ‘Fires Is The Lesson’ coincide con la parte centrale del disco e, non a caso, possiamo considerarla una traccia-chiave per comprendere questo ultimo lavoro: in questo brano, infatti, tutti i membri del gruppo sono pratagonisti. Da un lato, Scott Kelly e il bassista Dave Edwardson si rincorrono l’un l’altro, in una disarticolata performance vocale; dall’altro, Steve von Till e il tastierista Noah Landis creano uno dei momenti più cupi, noise ed evocativi dell’album, sostenuti dall’ottima performance di Jason Roader. Il fuoco dunque ci avvolge e ci porta agli ultimi due pezzi del disco, ‘Broken Ground’ e ‘Reach’, probabilmente uno dei brani più belli composti dai Neuroris negli ultimi anni. Una ballata triste, malinconica e sconsolata che sembra un canto ateo che accompagna il nostro corpo lentamente verso quel calore crematorio che, distruggendoci, ci dona nuova vita. Cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro? Quale sarà la nuova forma di quel mostro sacro che prende il nome di ‘Neurosis’?

-In girum imus nocte et consumimur igni – giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco-
(Serena Mazzini)

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