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Salad Days Magazine | September 16, 2019

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Not dead yet. Siamo comunque in vantaggio noi.

Not dead yet. Siamo comunque in vantaggio noi.
Salad Days

Le persone si fiutano. E se anime o cuori son stati intagliati allo stesso modo, prima o poi si incrociano di nuovo.

Il mio primo incontro con i saronnesi fu nell’estate fra la terza media ed il liceo, spendevamo i nostri pomeriggi in uno dei pochi skatepark della zona e la nostra idea di libertà all’epoca passava per quattro ruote e sette strati di acero canadese. Ci pigliavano per il culo per lo skateboard, per i vestiti a cui non badavamo, per la musica che ascoltavamo ed a noi andava bene così. Ci saremmo rivisti sempre più spesso a quei concerti che tutti i nostri compagni di classe bollavano come serate da sfigati. Per noi invece erano la fine del mondo, ammassi di corpi fradici ed entusiasti che cantavano le stesse canzoni, senza security fra palco e pogo, senza divismi da parte di chi suonava, senza regole se non quelle del quieto vivere che ci autoimponevamo. Erano le nostre prime esperienze negli squat, e l’atmosfera era così autentica da sembrarci magica. Col passare del tempo ognuno di noi iniziò a mettere sempre più a fuoco le proprie idee di libertà, autonomia e dignità, finchè ad un certo punto, sentii un nostro compagno di liceo declinare per la prima volta il verbo occupare nella prima persona plurale. Cazzo, lo stavano facendo sul serio! Feci in tempo a vivermi il primo Telos solo una manciata di volte: con l’infame scusa della legalità le forze dell’ordine prima e gli speculatori poi riuscirono a chiudere un sogno durato comunque troppo poco. I ragazzi di Saronno liberarono subito un altro spazio. Per il primo periodo, si suonava in una stanza al piano superiore. Immaginatevi una cinquantina di persone che ballano, urlano e pogano nel salotto dei vostri genitori e capirete perché eravamo sempre così esaltati dall’idea di suonarci.

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Dopo qualche tempo i ragazzi liberarono anche un salone gigante al piano terreno e quello credo sia il Telos che avete avuto modo di conoscere tutti. Un posto che ieri, alle 4.30 del mattino è stato chiuso con le solite scuse lerce di ipocrisia. I miei ricordi legati al Telos rimangono cazzi miei. Non ho intenzione di raccontare a chi non l’ha vissuto cosa fosse il Telos per me ne tanto meno iniziare a fare il vecchio che parla dei bei tempi andati. Vaffanculo. Non è morto proprio nulla. Perché quello che si è creato in quello spazio abbandonato non lo puoi ammazzare. Sono sorrisi, sudate e nottate che non ti leverai mai più dalla testa. Percorsi personali che, grazie a quello che significava quel posto, prendono pieghe inaspettate, amicizie che ti cambiano la vita, spunti per riflessioni che non ti lasceranno più lo stesso. Erano persone che stavano assieme sul serio, un’aggregazione ed una socialità che qualsiasi istituzione se la può solo sognare da lontano. I Kalashnikov l’hanno già spiegato meglio di me ieri (link: http://kalashnikov-collective.blogspot.it/2014/09/we-talk-about_11.html).

Mentre scrivo queste righe, vengo a sapere che stanno già ridipingendo la facciata di quello stabile, come se cancellare quella frase di Pietro Gori potesse cancellare quello che abbiamo vissuto li. Beh sapete cosa? Cancellatela pure. Tenetevi l’edificio. Coprite i nostri disegni, spaccate scale e pareti come avete già fatto. Cagate su mobili e letti come avete già fatto. Sequestrate caschi ed oggetti da lavoro e romanzateci su qualche bella denuncia. Siamo comunque in vantaggio noi. Il solo fatto che debba esistere un apparato repressivo è sintomo di come siate già finiti. Chi si è servito della repressione ha sempre fatto una brutta fine.. ed in più, non avrete mai in mano un piano che possa prevedere tutto. Se il Telos è resistito per cinque anni, vuol dire che altri telos potranno farcela, e forse fare addirittura di meglio. I sigilli si possono rompere, le inferiate si possono abbattere, quello che non si può fare è cancellare cinque anni vissuti da tante persone assieme perché non erano le pareti del Telos ad essere speciali ma quello che ospitavano. Ed ha ragione quel mio caro amico quando scrive che comunque chiudere quel posto servirà a poco perché, ognuno a modo suo, ognuno con la propria specificità, ci ritroverete sempre li, tutti assieme, dall’altra parte, diritti in fronte a voi, in direzione ostinata e contraria.

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(Txt by Noodles x Salad Days Mag – spread the word now!)

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