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Salad Days Magazine | October 3, 2022

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Nothing ‘The Great Dismal’

Nothing ‘The Great Dismal’
Salad Days

Review Overview

8
8
8

Rating

NOTHING
‘The Great Dismal’-LP
(Relapse)
8/10


Se molte uscite di quest’anno hanno rappresentato una sorta di riscatto “umorale” nei confronti di questa situazione surreale che ci sta attanagliando, il nuovo lavoro dei Nothing si candida invece ad esserne una delle colonne sonore più credibili. Il quartetto, che annovera tra le sue fila Dominic Palermo (Horrorshow), Kyle Kimball (Let Down, Night Sins) e Aaron Heard (Jesus Piece), non ha mai nascosto la propria capacità di far collimare i disagi più profondi dell’animo con una musica che spesso sfocia nel etereo, andando a fortificare quel contrasto per cui (spesso) dal malessere interiore escono fuori gemme pazzesche. Se a questo aggiungiamo pure l’isolamento e tutti i disagi provocati dalla pandemia ne salta fuori un terreno fertilissimo a cui i quattro hanno attinto a piene mani. ‘The Great Dismal’ è il quarto lavoro dei Nothing che prosegue il loro sodalizio con Relapse Records e festeggia i 10 anni di carriera del gruppo. La prima cosa che salta all’occhio è la dipartita dello storico chitarrista Brandon Setta in favore di Doyle Martin dei Cloakroom, una “perdita” che avrebbe potuto influire sul sound del gruppo visto il contributo nei lavori passati ma che fortunatamente non solo non è stato scalfito ma ne ha tratto pure nuova linfa. Non sono tipo da etichettare i generi, ma vista la loro evoluzione continua di album in album mi sento di poter finalmente utilizzare il termine “post shoegaze”, nel quale convergono appunto shoegaze, post punk e certe sonorità che attingono dall’alternative rock dei 90’s più oscuri. Rispetto ai lavori precedenti questo ‘The Great Dismal’ ne guadagna in dinamicità, basti pensare ai due singoli apripista ‘Say Less’ e ‘Bernie Sanders’ che portano una nota di freschezza nel sound classico del gruppo che permea inevitabilmente tutto il lavoro, come si può notare in pezzi come ‘Catch A Fade’, ‘In Blueberry Memories’ e la conclusiva ‘Ask The Rust’ che rappresentano una sorta di blueprint del sound del quartetto. Un lavoro che aggiunge qualche novità ma che allo stesso tempo certifica la grandezza di un gruppo che inevitabilmente risulta spesso incollocabile, specialmente se rapportato alle uscite più estreme della Relapse (e fa ridere come ci siano seguaci dell’etichetta che si scandalizzano della presenza dei Nothing nel roster quando hanno già tre album all’attivo con la label). Se già siete familiari con il sound del gruppo sapete a cosa andate incontro, se invece siete alle prime armi questo ‘The Great Dismal’ può essere un buon punto di partenza per entrare nel mondo del quartetto.
(Michael Simeon)

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