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Salad Days Magazine | December 14, 2019

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Obituary ‘Inked In Blood’

Obituary ‘Inked In Blood’
Salad Days

Review Overview

7.5
7.5
7.5

Rating

OBITUARY
‘Inked In Blood’-LP/CD
(Relapse)
7.5/10


Relapse Records aggiunge un altro tassello di prestigio alla sua scuderia di allegri musicanti, pubblicando il nono album delle leggende del death metal dalla Florida, ovvero gli Obituary. I primi tre dischi del combo capitanato dai fratelli Tardy sono a dir poco fondamentali per chiunque segue un minimo la scena. La peculiarità del loro suono è quella di fondere elementi propri del death con i tipici rallentamente monolitici dei mostri sacri Celtic Frost, creando un suono immane e mostruoso. Questo accadeva con i primi 3 dischi. A partire da ‘World Demise’ i nostri cominciano a cambiare un poco la formula, diventando a mio parere molto più hardcore punk. Arriviamo fino al 1997, in quanto sopraggiunge lo scioglimento. I nostri tornano sulle scene nel 2005, con l’album ‘Frozen In Time’, e la formula subisce un nuovo cambiamento. Il suono si fa più scarno, la voce di John Tardy diventa meno profonda e guttuale ed abbiamo un incremento delle parti groove. ‘Inked In Blood’ prosegue grossomodo sullo stesso percorso, con pezzi veloci quasi thrash metal, alternati a rallentamenti pesanti ed incisivi. Una critica che era stata mossa al gruppo è che le registrazioni dei loro album, post 1997, non fossero all’altezza. Personalmente mi piacciono moltissimo quegli album cosiccome il modo in cui sono stati incisi, visto che suonano lugubri, putrefatti e molto punk. Ma evidentemente il metallaro medio, abituato a suoni perfetti e puliti, non apprezza affatto. Peggio per lui. Il nuovo album suona decisamente più pulito rispetto al passato più prossimo, senza però stagnare in suoni fasulli e plasticosi. Per meglio inquadrare la cosa, direi che si presenta asciutto, conferendo ai pezzi un taglio decisamente freddo e raggelante. Il riffing è potente e molto ben studiato, non troppo elaborato ma molto diretto. Il drumming è preciso e con un grande uso della doppia cassa (marchio di fabbrica degli Obituary). Basso che regge molto bene l’impalcatura dei brani e la voce di Tardy che è un rantolo agghiacciante, sebbene i tempi del growl siano molto lontani. In definitiva un album che sò già verrà stroncato da pubblico e critica, ma che rappresenta appieno il sound degli Obituary nel 2014. Un sound piantato nell’old school, semplice ma molto efficace.
(Marco Pasini)

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Ester Segarra

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