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Salad Days Magazine | August 12, 2020

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One Machine ‘The Final Cull’

One Machine ‘The Final Cull’
Salad Days

Review Overview

6
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Rating

ONE MACHINE
‘The Final Cull’-CD
(Scarlet)
6/10


Ritorna in pista il progetto del chitarrista Steve Smyth (CV lungo, segnaliamo tra i più rilevanti Nevermore e Forbidden) che, dopo aver cambiato mezza line-up dal debut album ‘The Distortion Of Lies And The Overdriven Truth’, si è dedicato anima e corpo alla composizione di questo secondo album intitolato ‘The Final Cull’, che arriva alle nostre orecchie a poco più di un anno del suo predecessore. Il risultato finale suona vicino ad un curioso incrocio appunto tra i Nevermore ultima maniera e sonorità più rallentate e cadenzate di stampo british (Black Sabbath certo ma anche certa scena occult rock più heavy), e le atmosfere ricreate suonano senz’altro piacevoli. La tecnica della band non si discute, ma per fortuna non è mai fine a se stessa ma messa al servizio delle canzoni, piuttosto ruvidi e spigolose con un approccio vocale piacevolmente aspro. Curiosa e un pelo fuori posto (e a questo punto anche inaspettata) ‘Ashes In The Sky’, lento brano che sembra uscito dalle session dei Mad Season con quella vena malinconica e pseudo grunge: brano ben costruito che però sembra il classico pesce fuor d’acqua in una tracklist che va a parere mio verso ben altri lidi. Il noto producer Tue Madsen, giocando abbastanza sul sicuro e senza cercare di strafare, definisce come al suo solito il suono del disco rendendolo granitico ma non eccessivamente plasticoso. Gradevole infine l’artwork creato da Gustavo Sazes, perché siamo frivoli e anche l’occhio vuole la sua parte. Sufficienza piena ma visto gli sprazzi di alta qualità sparsi per il disco mi sarei aspettato molto di più!
(Davide Perletti)

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