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Salad Days Magazine | April 15, 2021

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Parkway Drive ‘Reverence’

Parkway Drive ‘Reverence’
Salad Days

Review Overview

5
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Rating

PARKWAY DRIVE
‘Reverence’-CD
(Epitaph)
5/10


Quando pensiamo all’Australia ci figuriamo automaticamente spiagge, cavalloni e l’arte del surfare, la stessa che i Parkway Drive da Byron Bay hanno mostrato nella prima parte della loro carriera nel metalcore. Terminata l’onda lunga della moda giovanilista, la band si è poi bruscamente sbilanciata verso la propria inclinazione più classicamente metal con ‘Ire’, album del 2015 in cui sono stati raggiunti estremi bonjoviani, lasciando in attesa di sviluppi futuri. Questo mese le aspettative si sono concretizzate con la pubblicazione di ‘Reverence’, necessariamente atteso come l’album “della nuova maturità”. Consta di dieci tracce che rafforzano il nuovo corso dei Parkway Drive, portando con loro sonorità e ritmiche che strizzano l’occhio al classicismo degli anni‘80, ma riferite talvolta anche a certe cadenzature tipiche degli anni‘90: è il caso di ‘Absolute Power’, in cui i ritornelli chiamano in causa addirittura i Rage Against The Machine, mentre le strofe resuscitano il periodo più discusso dei Machine Head. Questa traccia è comunque una mosca bianca che si fa notare in mezzo alle melodie cristalline delle chitarre e ai breakdown che con coerenza continuano a far parte del repertorio della band. In generale l’album suona molto gloomy, in alcune parti propriamente funereo (la scrittura è avvenuta dopo alcuni lutti che hanno colpito i membri della band), tanto che ‘Cemetery Bloom’ vuol essere un’epica canzone esequiale in cui domina lo spoken word. Tale tecnica ricorre più volte, come nell’iniziale ‘Wishing Wells’ e nella terribile ‘Shadow Boxing’, servendo solo ad abbassare il livello e a rispolverare estetiche fuori tempo di cui non si sentiva la mancanza. Il cliché torna anche nel finale con la prevedibile e stucchevole ballad sofferta, tra violini e chitarrine. I Parkway Drive vogliono fortemente porsi come attuali difensori di un certo metal tradizionale e melodico, e in questo senso ‘Reverence’ è davvero l’album della nuova maturità, da esporre però nelle vetrine di modernariato. Insomma se questo è il colmo stilistico del nuovo corso dei Parkway Drive si può affermare che – per quanto ben curato – non è affatto esaltante e che si nutre di anacronismi formali privi di un impatto significativo sulla scena musicale e su chi ascolta.
(Francesco Banci)

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