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Salad Days Magazine | September 24, 2020

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Shades Apart ‘Eternal Echo’

Shades Apart ‘Eternal Echo’
Salad Days

Review Overview

6
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Rating

SHADES APART
‘Eternal Echo’-LP
(Hellminded)
6/10


Identifico tre diversi periodi nella lunghissima esistenza degli Shades Apart: nel 1988 quando esordiscono per Wishing Well, l’etichetta di Pat Dubar degli Uniform Choice, suonano un hardcore melodico inconsueto per il periodo, miscelando alcune uscite Dischord (i Dag Nasty di ‘Wig Out At Denko’s’, i Government Issue più recenti) agli Husker Du che hanno già definito la loro fase più orecchiabile. A metà degli anni 90 quando tornano a pubblicare su Skene, e ancor più negli anni successivi su Revelation (con Stevenson/Egerton dei Descendents alla produzione), il suono si è inspessito – chiamatelo rock alternativo se volete – e gli Shades Apart sono in buona compagnia, con Samiam, Man Will Surrender e Seaweed che lavorano su materia analoga. Qualche altro anno e i tre di Bridgewater Township finiscono su major, smussando gli angoli e avendo relativo successo con ‘Valentine’, una mezza ballad che trovo poco rappresentativa, e anche una delle peggiori copertine nella storia della musica (cercate pure Shades Apart ‘Sonic Boom’). 19 anni dopo gli Shades Apart tornano in studio e quel che ne esce naviga per lo più nell’hardcore melodico di stampo nineties. ‘So What Now’ e ‘Only Light’ aprono sulla falsariga dei Good Riddance più tranquilli, ‘Dark Valley Like’ è insopportabile nel suo somigliare tanto a Bon Jovi quanto ai Lag Wagon lenti, e mi ritrovo ad aspettare ‘Thread’ e ‘Counting Down’, entrambe un poco più Quicksand/Far, e la corale ’Aurora’ per trovare qualcosa che risvegli l’attenzione. Non so se sia un problema di tracklisting, di scelte musicale o di età, ‘Eternal Echo’ mi sembra manchi un po’ di spinta, nulla su due piedi che vorrei vedere perpetuato da una reunion full time.
(Marco Capelli)

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